SCHEDE
TESTIMONIANZE
E DOCUMENTI
LA
SHOAH DOPO LA SHOAH
|
LA
PERSECUZIONE NELLA NOSTRA PROVINCIA |
- La
deportazione degli ebrei alessadrini
- Elenco
degli ebrei alessandrini deportati nei campi di sterminio
- Elenco
dei deportati alessandrini nei campi di concentramento
(tratto da Cesare Manganelli, Brunello Mantelli, Antifascisti,
partigiani, ebrei: i deportati alessandrini nei campi di sterminio
nazisti, 1943-1945, Milano, Angeli, 1991, pp 79-125
- Vittorio
Finzi, Il mio rifugio in Val Borbera
- Aldo
Perosino, Gli ebrei di Alessandria. Una storia di ciquecento
anni
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Filmografia
Il
Grande Dittatore (The Great Dictator), USA , 1940
Regia: C. Chaplin
Attori: C. Chaplin, P. Goddard, J. Oakie, R. Gardiner
Genere: Satirico, b/n
Durata: 128'
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Ambientato
in un immaginario Stato dittatoriale, il film è una storica
satira del regime nazifascista: Chaplin, nel doppio ruolo di un
barbiere ebreo e del dittatore, le cui sembianze ricordano in modo
inequivocabile quelle di Hitler, offre una serie di lirici, acuti,
sofferti episodi simbolici sul regime. Alcune sequenze, ad esempio
quella in cui il dittatore gioca con il mappamondo, sono passate
di diritto alla storia del cinema. Il regista subì, per le
sue scelte, l’ostracismo della classe politica e di quella
intellettuale e fu persino creduto ebreo dai nazisti: non smentì
mai, perché tale atto sarebbe potuto sembrare una presa di
posizione antisemita. Recentemente è stata presentata la
versione originale, alla quale sono state aggiunte le scene a suo
tempo tagliate, comprese le sei censurate dal regime fascista.
Kapò,
Italia-Francia, 1960
Regia: G. Pontecorvo
Attori: S. Strasberg, L. Terzieff, E. Riva, D. Perego, G. Garko,
P. Pitagora
Genere: Drammatico, b/n
Durata: 102'
Opera
controversa, premiata e stroncata, rimane un imprescindibile esempio
dell’annullamento, della degradazione e della perdita di dignità
in cui venivano precipitati i deportati nei campi di sterminio.
Narra la vicenda di una giovane ebrea che, per salvarsi, riesce
a diventare caposquadra (kapò, appunto) in un campo di lavoro
polacco, trasformandosi così da potenziale vittima in aguzzina.
Nella seconda parte del film, la redenzione della protagonista passa
attraverso l’amore per un soldato russo.
Paesaggio
dopo la battaglia
(Krajobraz po bitwe), Polonia, 1970
Regia: A. Wajda
Attori: D. Olbrychski, S. Celinska, T. Janczar, M. Stoor, Z. Malanowicz,
L. Drogosz
Genere: Drammatico
Durata: 109'
Andrzej
Wajda, basandosi sul romanzo-testimonianza di un sopravvissuto ai
campi di sterminio, propone una storia d’amore fra una giovane
ebrea e un intellettuale polacco. La vicenda è ambientata
al termine della guerra in un campo di smistamento nazista dove
vengono ammassati i sopravvissuti ai lager, e descrive la fine dell’incubo,
la prima aria di libertà (appropriata la scelta delle musiche)
e le tragedie interiori dei personaggi. Il finale è tragico
e assurdo, come potrebbe simbolicamente apparire la Storia di quegli
anni. Ma la vita continua, sembra voler dire Wajda.
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La
vita è bella, Italia, 1998
Regia: R. Benigni
Attori: R. Benigni, N. Braschi, G. Cantarini, G. Durano, S.
Bustric, H. Buchholz
Genere: Drammatico
Durata:
120'
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Pluripremiata
opera del regista italiano, narra come la vita di una famiglia possa
essere sconvolta e precipitare nell’orrore e nella distruzione,
e nel contempo di come si possano mantenere dignità, amore
e coraggio. L’ebreo Guido, Dora e il piccolo Giosuè,
vissuti per anni in una tranquilla quotidianità toscana piena
d’amore e di colori, in seguito alla promulgazione delle leggi
razziali in Italia vengono deportati in un campo di concentramento
e catapultati al centro dell’orrore e della nullificazione,
dove i toni cromatici diventano freddi e grigi. Guido, per nascondere
al figlio la verità, riesce a fargli credere di trovarsi
al centro di un gioco, il cui premio sarà un carro armato.
Benigni fa scegliere a Dora, non ebrea, di farsi deportare, e dunque
di morire, per seguire Guido e Giosuè: ancora una volta l’amore
materno passa attraverso il sacrificio.
Train
de Vie, Francia-Belgio-Olanda, 1998
Regia: R. Mihaileanu
Attori: L. Abelanski, Rufus, C. Larari, M. Muller, B. Abraham-Kremer,
A. de la Fontaine
Genere: Commedia
Durata: 103 |
Tragedia
e commedia si fondono con abilità in qu'est’opera,
che narra la fuga degli abitanti ebrei di un villaggio romeno: per
salvarsi dai rastrellamenti predispongono un convoglio ferroviario
fasullo, simulano una deportazione (alcuni di loro si travestono
da SS) e dopo molte avventure riescono a raggiungere la Palestina.
Analisi critica dei regimi, musica klezmer. Amaro e ironico, forte
e poetico, colto e infantile.
Notte
e nebbia (Nuit et bruillard), Francia – Italia, 1955
Regia: A. Astruc, J. Baratier, J. Valère, H. Gruel, A. Resnais
Attori: J.C. Pascal, A. Aimée
Genere: film a episodi, dei quali quello di Resnais è un documentario
Durata: 120' – bn/colore
Dei
quattro episodi che compongono il film, tutti francesi girati intorno
alla metà degli anni cinquanta, Notte e Nebbia di Alain Resnais
affronta per la prima volta in Francia a viso aperto la tragedia
che il Paese sembrava, nell’immediato dopoguerra, voler rimuovere:
un documentario lucido e implacabile, duro e intollerabile. Le immagini,
tratte dai cinegiornali nazisti dell’epoca, non permettono
giustificazioni né rimozioni. E’ diviso in due parti:
il passato è in bianco e nero, e mostra i documenti dei campi
di sterminio; il presente viene rappresentato a colori: una visita
ai luoghi della memoria.
Jona
che visse nella balena, Italia –Francia, 1993
Regia: R. Faenza
Attori: J. Aubrey, J.H. Anglade, L. Petterson, J. Del Vecchio
GENERE: Drammatico
DURATA: 96'
Il
film si inserisce nel filone dedicato alla memoria dei bambini vittime
dei nazisti: narra le vicende del piccolo Jona, un ragazzino olandese
che nel ’42 a soli quattro anni viene deportato e perde entrambi
i genitori durante gli anni di guerra. Dopo la fine del conflitto
verrà adottato ma dovrà ancora soffrire molto. Jona
cresce, durante il percorso filmico, e mutano progressivamente il
suo sguardo sul mondo e il suo approccio agli orrori. Faenza riesce
a trasporre le vicende narrate nel romanzo di Jona Oberski, dal
quale l’opera è tratta, senza mai cadere nel patetico
e sottolineando lucidamente la potenza e la forza dei sentimenti.
Schindler’s
list (Schindler's List), USA,1994
Regia: S. Spielberg
Attori: L. Neeson, B. Kingsley, R. Fiennes, C. Goodall, J. Sagalle,
E. Davidtz, M.Gebel,B.Macola
Genere: Drammatico, b/n - colore
Durata: 195' |
Premiato
con 7 Oscar, “La lista di Schlinder” narra la vicenda
di un industriale tedesco che sceglie di salvare da morte certa
nelle camere a gas più di un migliaio di ebrei, quegli stessi
esseri umani che ha sempre sfruttato come manodopera a basso costo
nel corso della sua carriera, caratterizzata da collaborazioni con
il nazismo. Film potente e drammatico, penetra all’interno
del mostro olocausto, narrando storie e mostrando corpi, destini,
deliri. Notevole l’approccio all’aspetto economico,
che ha costituito parte importante dello sterminio. Il regista riesce
a mantenere sempre alta la tensione e a delineare con precisione
e lucidità i tratti dei personaggi e le loro contraddizioni,
legando con unità e coerenza i passaggi dal bianco e nero
al colore.
La
passeggera (Pasazerska), Polonia, 1961 - 1963
Regia: A. Munk
Attori: A. Slaska, A. Ciepielewska, J. Kreczmar, M. Walczewski, I.
Malkiewicz, M. Koscialkowska
Genere: Drammatico, b/n
DURATA: 42'
A distanza
di quarant’anni dalla sua realizzazione, l’opera resta
uno dei migliori esempi di analisi di quanto gravitava intorno ai
campi di sterminio e del legame fra carnefice e vittima, nel tentativo
di superare l’orrore e indagare e scavare in profondità
quanto sia rimasto nella mente degli scampati e come tale materiale
incida nelle loro vite future. La storia, ambientata all’inizio
degli anni sessanta, narra di una sorvegliante nazista che incontra
casualmente una donna ebrea che fu sua vittima nel lager, e con
la quale aveva cercato inutilmente di avere una qualche forma di
rapporto. L’incontro rappresenta per la sorvegliante un’occasione
per iniziare una lunga opera di riflessione e analisi con il marito
ma soprattutto con se stessa. Il film, rimasto incompiuto a causa
della morte improvvisa del regista, fu portato a termine da un suo
collaboratore che utilizzò le fotografie di scena al posto
delle sequenze mancanti: ne risultò comunque un capolavoro.
Andremo
in città, Italia, 1966
Regia: N. Risi
Attori: G. Chaplin, N. Castelnuovo, Federico
Genere: Drammatico, b/n
Durata: 95’
Il
film, scritto da Edith Bruck, descrive l’intenso rapporto
fra una ragazzina ebrea e il suo fratellino, rinchiusi in un vagone
ferroviario per essere deportati e sterminati: la ragazza narra
una favola al piccolo, nel tentativo di far assumere al dramma i
contorni di fantasia e simbolo, per rendere in tal modo più
lieve e sopportabile l’orrore.
Fuga
da Mauthausen (Die Flucht), Germania, 1963
Regia: E. Zbonek
Attori: G. Ungehuer, G. Goetz, K. Hofmann
Genere: Drammatico
Durata: 94'
Edwin
Zbonek pone gli spettatori di fronte all’ antico ma sempre
attuale problema delle alterità e delle similitudini legate
alle radici, della forza disperante dei legami familiari: due fratelli
si affrontano sul ciglio dell’immenso baratro creato dal nazismo
all’interno della società tedesca. Entrambi ebrei,
hanno infatti scelto le due sponde opposte del mare in tempesta:
uno è un ufficiale delle SS, l’altro è prigioniero
in un campo di sterminio; la fuga di quest’ultimo dal lager
sarà l’occasione per lo svilupparsi di un rapporto
teso e drammatico fra i due fratelli, legati ma nemici.
Olocausto
(Holocaust), Stati Uniti, 1979
Regia: M. J. Chomsky
Attori: J. Anbach, S. Arnold, J. Bailey, B. Baker, I. Barth, M. Beck
Genere: serie televisiva
Durata: 475'
E’
un serial televisivo ambientato nella Germania nazista, che narra
le vicende di una famiglia ebrea durante le persecuzioni. Di bassa
qualità e semplicistica, l’opera merita in ogni caso
di essere citata in quanto ebbe il merito di portare per la prima
volta a un ampio ed eterogeneo pubblico le tematiche inerenti lo
sterminio, prima appannaggio di studi specialistici di settore.
La serie ebbe enorme successo, dagli Stati Uniti venne diffusa in
tutta Europa e fece registrare un interesse nei confronti dell’argomento
mai verificatosi in precedenza e che non venne più meno nel
corso degli anni successivi: l’olocausto era divenuto finalmente
parte della patrimonio di conoscenza popolare.
Il
diario di Anna Frank (The Diary of Anna Frank), Stati Uniti,
1959
Regia: G. Stevens
Attori: M. Perkins, J. Schildkraut, S. Winters, E. Wynn, R. Beymer,
L. Jacobi, D. Baker
Genere: Drammatico
Durata: 170', b/n
Film
tratto da un libro - testimonianza (“Il diario di Anna Frank”
appunto) divenuto uno dei simboli della tragedia europea che ha
segnato il ‘900. Anna, tredicenne ebrea, narra nel suo diario
la storia della propria famiglia nascosta per due anni nel tentativo
di salvarsi dalle persecuzioni: verranno scoperti e deportati nei
campi di sterminio.
Max
e Helen, (Max e Helen), Stati Uniti, 1990
Regia: Ph. Saville
Attori: M. Landau, A. Krige, T. WilliamsDurata: 79’
Max
ed Helen, una coppia ebrea deportata nel lager e scampata allo sterminio,
si ritrovano al termine della guerra, e tentano di ricominciare
ad esistere. Solo dopo alcuni anni Max riuscirà a denunciare
la propria tragedia: la narrazione porterà lo spettatore
al centro dell’orrore e dell’annullamento, facendosi
testimonianza documentaria dell’indicibile.
Il
portiere di notte, Italia, 1974
Regia: L. Cavani
Attori: D. Bogare, Ch. Rampling, Ph. Leroy, I. Mirando, G. Ferzetti
Genere:
Drammatico
Durata: 114' |
Il
film si inserisce nel filone di opere che analizzano il rapporto
fra vittima e carnefice. Una donna ebrea, deportata e sopravvissuta
al campo di sterminio, vent’anni dopo riconosce nel portiere
di un albergo viennese il suo torturatore, e rivive gli episodi
sadomasochisti ai quali era stata costretta a partecipare, ancora
ragazzina. L’opera suscitò scandalo all’epoca
della sua uscita, e resta ora una testimonianza di alto livello
su aspetti, difficili da trattare ma comunque impossibili da rimuovere,
delle violenze sessuali perpetrate ai danni delle donne all’interno
dei lager.
Documentari
L’ultima
tappa (Ostatni etap), Polonia 1947
Regia: W. Jakubowska
Genere: Documentario autobiografico
La
regista documenta la propria drammatica esperienza all’interno
del campo di Auschwitz. Testimonianza lucida e imprescindibile.
Vincitori alla sbarra (Le temps du ghetto), Francia,
1961
Regia: F. Rossif
Genere: Documentario
Durata: 84'
Il
documentariocontiene documenti girati dai tedeschi stessi all’interno
del ghetto di Varsavia e comprende anche la distruzione del ghetto
stesso e interviste ai superstiti.
Shoah – Olocausto, Francia, 1985
Regia: C. Lanzmann
Genere: Documentario
Durata: 570'
E’
un lavoro di notevole mole, diviso in due parti, basato su testimonianze.
La memoria diviene elemento unico ed essenziale per un percorso
di ricostruzione storica senza finzione cinematografica: una molteplicità
di personaggi riflette sulla tragedia e ne ricostruisce gli antefatti,
il dispiegarsi, le conseguenze. Hanno voce ebrei e nazisti, accomunati
dalla necessità di oltrepassare il mito, la leggenda, le
banalizzazioni, per ricostruire e fissare la realtà senza
filtrarla attraverso gli abituali artifici del cinema. Le ricerche
documentarie e le riprese sono state effettuate nell’arco
di cinque anni. Da quest’opera in poi, il termine “shoah”
viene assunto come termine ebraico alternativo ad “olocausto”.
Gli ultimi giorni (The Last Days), USA, 1998
Regia: J. Moll
Genere: Documentario
Durata: 87'
Testimonianze
dure e drammatiche di cinque ebrei ungheresi sopravvissuti alla
deportazione nei campi di sterminio che seguì l’occupazione
dell’Ungheria da parte di Hitler nel 1944. Il documentario
è diviso in quattro parti: “Da cittadini a emarginati”,
“L’inferno di un pazzo”, “La liberazione”,
“Rifarsi una vita”, e ricostruisce le vicende di poco
meno di un milione di ebrei che vivevano in Ungheria fra gli anni
’30 e ’40. Le testimonianze orali sono supportate da
immagini di repertorio, quasi tutte in bianco e nero e in gran parte
inedite.
Per ignota destinazione, Italia, 1995
Regia: P. Farina
Genere: Documentario
Il
filo conduttore che lega le molte testimonianze è il viaggio
che il regista compie ad Auschwitz, e le interviste offrono un ampio
panorama degli avvenimenti in Italia, dalla promulgazione delle
leggi razziali in poi.
Memoria, Italia, 1997
Regia: Ruggero Gabbai
Attori: Testimonianze di alcuni superstiti ebrei dei campi nazisti.
Genere: Documentario
Durata: 90' (colore)
Documentario
importante per ricostruire le vicende degli ebrei italiani deportati
ad Auschwitz. Giancarlo Giannini è la voce narrante che lega
novanta testimonianze degli ultimi superstiti fra gli ottocento
che furono liberati dal campo.
Il processo di Norimberga, (Nürnberger Prozess), Germania,
1958
Regia: F. Podmaniczky
Genere: Documentario
Durata: 92’ b/n
Uno
fra i più noti e puntuali documentari sul processo di Norimberga,
alle cui immagini il regista alterna le prove documentarie dei crimini
commessi dai nazisti.
Uno specialista, Francia/Germania/Austria/Israele,
1999
Regia: E. Sivan
Genere: Documentario
Durata: 128’
Adolf
Eichmann, tenente colonnello delle SS e capo del dipartimento di
sicurezza interno del Terzo Reich, fu oggetto di un processo durato
otto mesi a Gerusalemme, imputato come criminale di guerra. Il processo
fu seguito in tutto il mondo, si svolse alla presenza di giornalisti
provenienti da diversi Paesi, e fu filmato integralmente da telecamere
nascoste. Il documentario proposto è frutto di selezione,
restauro e montaggio di alcune parti di esso, ad opera del regista
israeliano Sivan. La linea scelta dal regista per dare unità
alle parti, prende le mosse dalle posizioni assunte da Hannah Arendt,
filosofa politica tedesca, emigrata negli U.S.A. per sfuggire alle
persecuzioni e inviata a Gerusalemme a seguire il processo. La Harendt,
e con lei Sivan, dà una lettura del processo analizzando
il punto di vista dell’imputato: ne emerge la figura di un
impiegato, un uomo ligio al dovere, fedele burocrate, esecutore,
essere umano di terribile normalità. La filosofa analizza
“La banalità del male”, e in tal modo titola
il proprio rapporto, che suscita all’epoca roventi poemiche
e accuse di antisemitismo. In realtà, ciò che Harendt
volle evidenziare, e su cui il regista pone l’accento, è
la frammentazione delle azioni e delle responsabilità, che
rese possibile a centinaia di nazisti ordinare crimini efferati
pur restando in pace con la propria coscienza e senza farsi carico
di alcuna responsabilità. Eichmann sarebbe potuto essere
chiunque: questo fu l’aspetto terribile e inedito emerso dal
processo e qui documentato.
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