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L'Istruttoria  

Oratorio in undici canti
di Peter Weis
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Riportiamo in queste pagine alcuni canti dell'oratorio di Peter Weiss, di cui la rappresentazione teatrale allestita dalla Compagnia Nuovo Palcoscenico e da Maria Paola Casorelli, in occasione della Giornata della Memoria 2003, rappresenta un libero adattamento.

"L 'Istruttoria" di Peter Weiss è stata pubblicata in italiano nel 1966 dalla casa editrice Einaudi (traduzione a cura di Giorgio Zampa). Si ringrazia l'Einaudi per averci permesso di riprodurre in queste pagine parte del testo.

 

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Presentazione
Dal 10 dicembre 1963 al 20 agosto 1965 si svolse a Francoforte sul Meno un processo contro un gruppo di SS e di funzionari del Lager di Auschwitz. In seguito al movimento di opinione pubblica provocato nel mondo dal processo ad Adolf Eichmann tenuto a Gerusalemme nel 1961, per la prima volta la Repubblica federale tedesca affrontava in maniera impegnativa la questione delle responsabilità individuali, dirette, imputabili a esecutori di ogni grado, attivi nei recinti di Auschwitz. Il processo ebbe dimensioni proporzionate alla sua importanza; nel corso di 183 giornate vennero ascoltati 409 testimoni, 248 dei quali scelti tra i 1500 sopravissuti del Lager.

La storia del campo o meglio dei campi di Auschwitz, dalla loro apertura, nel giugno del '40, all'evacuazione per l'avvicinarsi delle truppe russe (gennaio 1945) fu rievocata, a un quarto di secolo di distanza, da chi vi aveva partecipato come vittima, aguzzino o complice, rimasto a piede libero, degli aguzzini stessi. I volti, gli atteggiamenti, certe battute degli imputati piú conosciuti: il vicecomandante Robert Mulka, il Rapportfuhrer Oswald Kaduk, i funzionari della Sezione politica Wilhelm Boger e Hans Stark, divennero noti in tutto il mondo attraverso servizi giornalistici; una sinistra celebrità acquistarono personaggi che, per singolari dispositivi della macchina della legge, figuravano non tra gli imputati ma tra i testimoni, a fianco delle loro vittime.

Tale categoria era rappresentata soprattutto da medici, dal personale impiegato in Auschwitz per la « selezione », per la scelta, cioè, del materiale umano da eliminare immediatamente o da consegnare all'industria (durata media della vita di un detenuto-operaio: nove mesi). L'operazione di cernita, che comportava l'invio diretto, nelle camere a gas, dei bimbi, dei vecchi, dei deboli, dei malati, apparve forse per la prima volta, in maniera cosi evidente, legata all'accordo tra alcune industrie tedesche e il governo. I grandi industriali del Reich non potevano ignorare il prezzo reale d'una mano d'opera offerta a condizioni estremamente vantaggiose.

Peter Weiss assistette a molte sedute del processo di Francoforte. Vide le figure degli imputati e dei testimoni, assistette al tentativo di fare rientrare negli schemi della giustizia umana crimini non solo senza precedenti, ma inconcepibili. Da note prese durante le sedute, soprattutto dai resoconti redatti da Bernd Naumann per la « Frankfurter Allgemeine Zeitung », lo scrittore ricavò materiali per Die Ermittlung, L'Istruttoria (il titolo italiano rende solo in parte il senso di quello tedesco, il suo aspetto tecnico-giuridico, escludendo il significato di accertamento dei fatti, di verifica, pure essenziale). Il giudice, il difensore, il procuratore, diciotto accusati e nove testimoni anonimi, ognuno dei quali impersona piú di un testimone reale, sono i personaggi di questo « oratorio in undici canti »; nel quale non è passata una parola che non sia stata pronunciata nell'aula del tribunale.

In versi liberi, brevi e brevissimi, spesso d'una sillaba, la materia inaudita: accuse, testimonianze, difese tutte egualmente, se pure per ragioni diverse, atroci, si dispone in modulazioni essenziali, convertendosi in una sostanza verbale apparentemente incolore, in realtà portata al calore bianco da un'altissima tensione interna. Le combinazioni di parole ritrovate da Weiss restituiscono, con un'immediatezza a volte quasi insostenibile, non un senso, ma tutti i possibili sensi di quello che la documentazione storica piú completa può offrire: una volta tanto, un testo di poesia integra, anzi approfondisce, dati della storia.

L'inferno del maggiore Lager, del Lager per antonomasia, è disegnato nella sua estensione e profondità, le sue istallazioni descritte con rigore catastale, l'iter del detenuto, anzi dello Haftling, se vogliamo conservare, come titolo d'onore, questa qualifica che ha accompagnato nella morte milioni di innocenti, minuziosamente tracciato, dalla sosta sulla banchina ferroviaria al forno crematorio; il modo con cui questo inventario è pronunciato, quasi se ne cogliesse per la prima volta la consistenza reale, oltrepassa di gran lunga il dato naturalistico, s'impone con la chiarezza conferita da una forza elementare.

Ma il passato è solo una delle dimensioni dell'oratorio di Weiss: l'altra, meno avvertibile per la sua stessa mobilità e ambiguità, è quella del presente, dei modo in cui quel passato è rivissuto, atteggiato. All'evocazione dei fatti compiuta dagli scampati, corrispondono le interpretazioni, le prese di posizione degli imputati e di molti « testimoni », che depongono a piede libero. Questo aspetto dell'Istruttoria, se anche meno emozionante, ha una forza di rivelazione, anzi di denuncia, stupefacente: reticenza, malafede, menzogna, viltà, cinismo, ottusità, sono caratteri dei despoti, dei boia, dei carcerieri di un tempo; la lezione che si ricava dal loro atteggiamento, certo favorito dall'indulgenza, dall'acquiescenza, quando non dall'appoggio attivo della società in cui oggi vivono, è in un certo senso, forse, piú drammatica di quella derivante dall'evocazione del passato. Non sono parole, quando si dice che Auschwitz continua ancora dentro e intorno a noi.

GIORGIO ZAMPA


 

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