POLVERE
UMANA
(Il
mio nome è 174517)
di
e con: GIORGIO BOCCASSI e DONATA BOGGIO SOLA
Ispirato
ai romanzi di Primo Levi
Genere
Drammatico
- Teatro d’attore e di movimento
Trama
o descrizione dello spettacolo
Lo
spettacolo, nelle sue scelte artistiche, vuole essere intimamente
fedele alla precisione e alla chiarezza della scrittura di Primo
Levi.
Si
riferisce in particolare a "Se questo è un uomo",
dove, un’esperienza personale tanto drammatica, è documentata
e resa universale.
Vuole
essere un’ eco delle parole di Levi sul suo incitamento a "non
dimenticare".
Il
percorso dello spettacolo segue il viaggio da uomo libero a prigioniero
nell’inferno del Lager.
Una
voce fuori campo e la musica scandiscono e isolano i momenti salienti
della storia.
Il
linguaggio prevalente è quello del movimento e dell’immagine.
Due
i personaggi esemplari: un uomo e una donna.
La
scena iniziale è un prologo coreografico ispirato ad una
scena tratta da "La Tregua"dove l’alienazione imposta
all’uomo dall’uomo diventa spettacolo ripetitivo,disperato e grottesco.
E’
una scena paradigmatica che lascia attoniti e senza risposte.
La
scaletta narrativa delle scene si sussegue partendo dal viaggio
nei vagoni merci fino all’arrivo dei due personaggi, stremati
e inermi, nel luogo infernale chiamato Lager.
Qui
la spogliazione e l’annullamento della propria identità.
Il
nome viene sostituito da un numero.
La
vita e la sopravvivenza nel Lager, cominciando dalla sveglia.
La
fame e la corsa al pezzo di pane. L’uomo costretto a cambiare
il suo codice morale.
L’uomo
contro l’altro uomo.
La
difficile lotta per la vita nella quotidianità.
I
sogni che diventano arma autodistruttiva.
I
camini.
La
nostalgia di casa e il dubbio sulla vera esistenza.
La
memoria, il non dimenticare ciò che "l’uomo è
stato capace di fare dell’uomo".
L’ultima
scena, che vede riuniti i personaggi uomo- donna, termina con
una sequenza di diapositive dei lager Auschwitz I e Auschwitz
II.
Temi
prevalenti
Il
tema centrale dello spettacolo è l’OLOCAUSTO e in particolare
la testimonianza di questo momento storico estremamente drammatico
attraverso gli occhi di un uomo, un giovane chimico, uno scrittore:
Primo Levi .
Una
riflessione sull’uomo: vittima e carnefice di se stesso.
L’attualità,
nonostante tutto, di continue e reiterate violenze ai danni dei
più deboli.
Il
desiderio di testimoniare e la necessità di non dimenticare
sono le motivazioni che spingono gli artisti a rileggere attraverso
il teatro un argomento difficile da affrontare.
Riferimenti
all’esperienza del bambino e/o adolescente
Il
giovane, nella maggior parte dei casi, vive o conosce di riflesso
situazioni estreme quali quella narrata nello spettacolo.
La scuola oltre che avvicinare i ragazzi alla storia, li può
spingere a riflessioni sull’attualità della stessa, utilizzando
in positivo anche gli stimoli, onnipresenti nella vita del ragazzo,
provenienti dalla televisione.
Il teatro, in questo caso, lavora con lo spettatore, lo rende
responsabile, testimone, vittima, richiede partecipazione intima.
Quindi diventa un’esperienza di vita.
Tecniche
e linguaggi teatrali utilizzati
Le
tecniche usate per la rappresentazione di POLVERE UMANA sono sostanzialmente
le tecniche del movimento.
Quindi
un’espressività che scaturisce da un corpo, da un volto,
dai movimenti o dalla fissità. Da un respiro.
La
parola è importante ma è ridotta e diventa voce
fuori campo pronta a puntualizzare le scene.
La
musica è come un testo emozionale di primaria importanza.
Le
luci sono scelte con precisione a formare un disegno nitido per
l’occhio profondo dello spettatore.
Metodo
di lavoro utilizzato dalla compagnia nella creazione dello spettacolo
Lo
spettacolo nasce da un profondo interesse degli artisti per l’argomento.
La
volontà di non dimenticare, di ricordare cosa l’uomo è
stato in grado di fare di se stesso.
La
compagnia sente l’attualità di questa proposta e in POLVERE
UMANA sceglie di parlare attraverso l’esperienza di un testimone:
Primo Levi.
La
scelta e l’impegno artistico sono quelle di essere fedeli ad una
testimonianza non retorica e di tradurre le parole con l’espressività
del corpo.
Il
metodo utilizzato parte da un attento studio dell’opera di Primo
Levi in particolare dei testi riferiti alla sua vita ad Auschwitz.
Importante
è anche l’attenzione allo stile della scrittura di Levi
che diventa un filo rosso da seguire nella composizione dello
spettacolo.
Sobrietà,
chiarezza scientifica, volontà di comunicazione.
Fa
parte dello studio, della preparazione allo spettacolo, un viaggio
degli autori ad Auschwitz, in Polonia.
Questo
viaggio trasmette indirettamente allo spettacolo quel qualcosa
di indicibile e interiore che lascia la visita ai Lager nazisti.
Tutto ciò si traduce più concretamente nelle immagini
in diapositiva che verranno introdotte nel finale dello spettacolo.
Immagini forse già viste, ma in qualche modo mai viste.
Le
scene di movimento vengono ispirate dal testo.
A
volte queste scene sono descrittive, altre volte sono metaforiche
ma in ogni caso seguono la la storia originale.
Studiate
su musiche di vario genere, per lo più kletzmer, nascono
da improvvisazione su tema.
Solo
la scena iniziale esula da una narrazione lineare per essere metafora
di una condizione disumana. Qui, spettacolarmente, la scelta artistica
è intervenuta su una scena de"La tregua" prendendola
come punto di partenza per un’azione ossessiva.
Scelte
le strade principali su cui condurre lo spettacolo, definite le
scene,
nel lavoro sono intervenuti come occhio esterno un esperto di
teatro e, per il movimento, un’artista- danzatrice.
Fonti
utilizzate
Le
principali fonti utilizzate sono state: Primo Levi – Se questo
è un uomo, La tregua, Il sistema periodico, I sommersi
e i salvati, Lilìt, L’altrui mestiere. Vari commenti a
questi testi.
Pubblicazioni
sui campi di concentramento di Auschwitz e altri.
Documentazioni
video sui Lager.
Profilo
caratteriale della Compagnia e breve curriculum professionale
La
compagnia Coltelleria Einstein nasce nel 1985 dal desiderio due
artisti di teatro di esprimere attraverso la propria personalità
e professionalità un impegno civile.
Il
teatro come comunicazione e come necessità di affermazione
dello spirito dell’uomo nella quotidianità contemporanea.
Quello
della compagnia si inserisce come teatro contemporaneo di testo
e movimento nutrito dalla comicità.
I
testi messi in scena sono per lo più originali o ispirati
a libri di narrativa.
Le
tematiche negli ultimi anni sono da individuare nel sociale, nella
pedagogia legata al gioco e alla poesia.
Attualmente
la Coltelleria Einstein è composta dal nucleo originario
artistico, da un organizzatore di compagnia ,da un responsabile
amministrativo e da due tecnici. Collaborazioni artistiche sono
ricercate dalla compagnia come motivo di confronto.
Nel
corso degli anni, la compagnia ha lavorato sia per un pubblico
adulto che per un pubblico di ragazzi.
Indicazioni
sulle scenografie
La
scelta della scenografia si è orientata subito all’essenzialità.
Si può parlare più di oggetti di scena che di vera
e propria scenografia.
Una
cassa di legno, una vecchia valigia e una candela accesa sono
gli unici elementi fissi.
Gli
oggetti sono strettamente funzionali alle scene e diventano scenografia
o disegno scenico al loro comparire.
I
costumi dei personaggi richiamano quelli dell’epoca rappresentata
e sono stati scelti fra abiti usati.
I
costumi dei prigionieri sono stati cuciti da una costumista, studiati
osservando le foto dei prigionieri dei Lager, tinti per avere
un effetto meno realistico.
BIBLIOGRAFIA
SE
QUESTO E’ UN UOMO – Primo Levi - Einaudi Scuola - a cura di G.
Tesio
LA
TREGUA – Primo Levi – ed.Einaudi
I
SOMMERSI E I SALVATI- Primo Levi – ed.Einaudi
LILIT
– Primo Levi – ed. Einaudi
IL
SISTEMA PERIODICO – Primo Levi – ed.Einaudi