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Gianbattista
Lazagna
Intervista
a Gianbattista Lazagna sui rapporti fra distaccamenti e comandi
di brigata e di divisione di Roberto Botta
Per
la morte di Gianbattista Lazagna "Carlo" di Antonio
Gibelli
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Carlo.
N. a Genova il 15.12.1923; avvocato. Figlio di Umberto Lazagna (v.),
nell'estate del 1942 entrò in contatto con l'organizzazione
clandestina dei Partito comunista a Genova (Gaetano De Negri, Giacomo
Buranello, Walter Filllak) e nell'ottobre vi aderì come «candidato».
Durante l'inverno, insieme ad altri compagni di università
(tra cui Giuseppe Gallo, Campanella, Di Benedetto, Podestà)
costituì un gruppo antifascista che si proponeva azioni di
propaganda e di lotta armata contro il fascismo. Nell'estate 1943,
ripresi i contatti col Partito (Buranello, Fillak e Scano), vi si
iscrisse.
Dopo
l'8 settembre lavorò alla costituzione della cellula universitaria,
a iniziative di propaganda e alla diffusione dell'Unità clandestina.
Nell'aprile 1944, dopo la cattura e la fucilazione di Buranello,
salì in montagna ed entrò a far parte della Brigata
Garibaldi insediata a Cichero (v.). Compiute le prime esperienze,
fu nominato commissario politico del Distaccamento « Peter
» comandato da Aurelio Ferrando (Scrivia). Raggiunse Parinesi
e il monte Fasce, dove rimase dal maggio al luglio 1944, organizzando
le S.A.P. di Uscio e Pannesi e studiando, insieme a Vuccio, l'azione
di Cavassolo nella quale furono disarmati circa 70 marinai della
X Mas.
Il
16.7.1944, gravemente ferito a Terrarossa di Gattorna durante una
imboscata contro un automezzo tedesco, dovette lasciare il Distaccamento,
che raggiunse poi a Bobbio il 23 agosto. Trasferitosi con la formazione
in Val Borbera, partecipò ai combattimenti di Pertuso, guidando
poi i suoi uomini durante il successivo rastrellamento. Divenuto
vicecommissario politico della Brigata «Oreste» e infine
commissario della stessa, nell'autunno-inverno 1944-45 partecipò
a numerose azioni di guerra. Vicecomandante della Divisione Garibaldi
- Pinan-Cichero dalla sua costituzione
(marzo 1945), entrò a far parte del comitato di partito della
Divisione stessa. In quel periodo curò in modo particolare
i rapporti con la popolazione civile (Giunte comunali, scuole medie
di nuova istituzione) e i problemi di strategia e tattica delle
formazioni, sia da un punto di vista offensivo (battaglione mortai,
servizi logistici, squadre di villaggio) che difensivo (piani di
difesa, di ritirata, di occultamento, di aggiramento).
Il
25.4.1945 ricevette e controfirmò l'atto di resa della guarnigione
tedesca di Tortona.
Dopoguerra
Decorato
di medaglia d'argento al valor militare per il contributo dato alla
lotta partigiana, dopo la Liberazione lavorò ' per alcuni
mesi all'edizione genovese dell'" Unità e, nello stesso
tempo, scrisse il libro Ponte Rotto, frutto della sua diretta
esperienza partigiana (ed. a Genova nel 1946; 2 edizioni, nel 1964
e nel 1968 a Novi Ligure; IV e V ed. nel 1972 e nel 1975 a Milano)
.
Collaborò
inoltre al settimanale «Il partigiano», in particolare
alla breve storia dell'insurrezione di Genova ivi pubblicata (1947).
Segretario di sezione dei P.C.I. dal 1947 al 1951 e tra i dirigenti
della Federazione comunista genovese fino al 1964, è stato
segretario per la Liguria del Comitato di solidarietà democratica
(1949-56), consigliere provinciale di Genova (196064), consigliere
comunale di Novi Ligure (1966-71), consulente centrale dell'I.N.C.A.
per i problemi giuridici della previdenza sociale fino al 1970.
Nel
1974 pubblicò il libro Carcere, repressione, lotta di
classe, sintesi della sua esperienza di studioso e di antifascista
militante di fronte ai problemi della repressione giudiziaria. Nell'ottobre
'74 fu arrestato in connessione alla inchiesta sulle « Brigate
Rosse ». Nel carcere di Fossano conobbe Giovanni Pircher e
compilò il libro Il caso del partigiano Pircher
(La Pietra, 1975) contribuendo cosi alla sua liberazione.
Negli
anni Novanta era ritornato all'attività politico-culturale
in provincia di Alessandria, diventando l'animatore della sezione
ANPI Val Borbera, distintasi subito per l'impegno nel promuovere,
oltre alle manifestazioni celebrative, importanti moneti di riflessione
e di dibattito sui temi della resistenza e dell'antifascismo.
Grazie al suo impegno la sezione ANPI Val Borbera fondù anche
il "Centro di documentazione dui Rocchetta Ligure", che
in questi anni si è segnalato per l'irganizzazione di importanti
convegni storici e per la pubblicazione di una collana di studi
storici.
Tra i volumi pubblicati dal "centro" bisogna ricrdare
gli atti del convegno (svoltosi neòl settembre 200) Val Borbera
1943-1945. Cronache e testimonianze di libertà e di solidarietà
internazionale, e L'intervista a "Minetto" comandante
della brigata Arzani, che rappresenta l'ultimo lavoro saggistico
di Lazagna.
Il
suo commento sugli atti vandalici subiti dal Sacrario della Benedicta
lo scorso autunno
Informato
dell’oltraggio e della devastazione del Sacrario della Benedicta
dedicato ai quattrocento partigiani fucilati o deportati il 6 aprile
del 1944, Giambattista Lazagna, partigiano
e presidente dell’ANPI Val Borbera “Pinan” ha dichiarato:
La notizia mi riempie di rabbia nei confronti dei teppisti che hanno
consumato l’oltraggio da vigliacchi come erano nel 1944 e come sono
oggi i loro figli e nipoti, operando in luogo deserto ed incustodito
per ferire la memoria dei caduti e di tutta la popolazione di cui
essi erano figli. La notizia tuttavia non mi sorprende perché innanzitutto
è frutto di un clima creato negli ultimi anni da chi ha voluto rivalutare
fascisti e nazisti per varie ragioni di ambizioni elettorali, di
interessi economici di pennivendoli, e soprattutto di servilismo
rampante.
Anche qui da noi, in Val Borbera, terra
di zona libera partigiana, gli SS della casa dello studente di Genova,
i seguaci dell’ergastolano colonnello Engel
e i suoi giovani ammiratori, si sono dati appuntamento il 22 settembre
scorso a Vigoponzo di Dernice per ricordare
i 33 SS italiani, spie travestiti da partigiani e traditori che
avevano giurato fedeltà ad Adolf Hitler,
catturati e fucilati dai partigiani il 14 settembre. Il 14 settembre,
un po’ dappertutto, messe, cerimonie, servizi giornalistici, ispirati
ad una pietà di cui nessuno aveva sentito il bisogno per oltre cinquant’anni!
Facciano liberamente i loro riti, ma non osino ostentare la loro
presenza come è stato fatto sparando sulla lapide di Pertuso che ricorda 108 caduti partigiani e valligiani . Abbiamo
organizzato a Pertuso un presidio con
appelli telefonici e verbali, e abbiamo radunato cinquanta persone
attorno alla stele dei caduti e alla nostra bandiera.
Ma il presidio ideale e materiale al nostro territorio libero partigiano,
rimane e sarà rafforzato.
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