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Alessandria sotto le bombe  
 

di Pietro Sacchi

da La Provincia di Alessandria, Anno XXXIII, 279/2

ALESSANDRIA IN TEMPO DI GUERRA

 

 

L'asilo di via Gagliaudo squassato dalle bombe. Nel bombardamento, avvenuto il 5 aprile del 1945 morirono 160 civili fra cui 40 bambini ospitati dall'asilo.

 

 

Venne per Alessandria il giorno del battesimo di sangue, era il 30 aprile 1944, poco dopo mezzogiorno, la domenica dell'Ascensione. Questa la cronaca da "Il Piccolo" del'8/5/ 44: "Domenica scorsa, poco dopo il mezzogiorno, Alessandria ha avuto il suo battesimo di sangue. Lunedì notte ha registrato il secondo attacco aereo nemico. 1 'liberatori' ‑ pilotati da razze promiscue di discendenza barbara, reclutate dagli americani per sfogare il loro odio e la loro totale avversione verso la civiltà secolare europea ‑dopo aver dato vita ad un vero e proprio spettacolare carosello nel cielo di Valenza hanno preso di mira il centro abitato alessandrino, sganciando a casaccio centinaia di bombe dirompenti, senza discriminazione di sorta, spinti soltanto dalla loro libidine distruttrice.La caccia avversaria di scorta ha mitragliato, da 40 metri d'altezza, la popolazione che in quell'ora affollava le vie e le pìazze della città. La seconda incursione, che è seguita lunedi verso mezzanotte, ha avuto carattere spiccatamente terroristico: tant'è vero che il nemico ha fatto uso particolarmente di spezzoni incendiari. La città è stata, nelle due incursioni, duramente provata. Particolarmente colpitì sono stati il Cristo e il Borgo Littorio, rioni popolari abitati prevalentemente da operai e da impiegatì... Nell'incursione di lunedì notte, colpito da bomba incendiaria, è andato distrutto il Teatro Municipale... Il numero delle vittime èrilevante e i danni gravi".1 morti accertati sono 239, in maggioranza casalinghe (n. 75), bambini e studenti (n. 45), ferrovieri, operai e artigiani (n. 59). 1 militari deceduti, quasi tutti nella caserma di Cabanette, sono 17. Molti nuclei familiari risultano mutilati o interamente distrutti, I morti sono così numerosi e l'organizzazione di soccorso e recupero così precaria che la cerimonia funebre ha luogo senza che si sia riusciti non solo ad estrarre tutte le salme, ma neppure a dare sepoltura a quelle già recuperate e riconosciute.Dopo questa prima tremenda incursione sono in molti a sfollare dalla città perchè sinistrati o nel timore di nuovi bombardamenti. A settembre del 1944 sì calcola che gli sfollati sinistrati sono circa 10.000 dal solo concentrico urbano. 1 più fanno i pendolari tra città e sobborghi, senza modificare l'attività lavorativa in una situazione che, per i cittadini, è di crescente miseria e di vera e propria fame. La distruzione della città e la morte dei civili entrano nell'esperienza quotidiana, insieme alla tensione provocata dal lacerante urlo delle sirene, che nell'arco della guerra ‑suoneranno ben 1.016 volte. La vita in città, nonostante la minaccia di continue incursioni, riprende con relativa normalità. H bisogno è più forte della paura. Per i più giovani il pericolo può essere oggetto di sfida, mentre la voce del ricognitore notturno, che puntualmente ogni sera interrompe il sonno, sviluppa la fantasia popolare. Nasce il mito di Pippo, così radicato che la propaganda fascista ritiene necessario intervenire per decretarne la morte: "Campane a morto per Pippo! La fine del molestatore volante! " titola Il Piccolo del 16 settembre 1944.Le bombe continuano a scoppiare anche tra un'incursione e l'altra in quanto diverse giacciono inesplose tra le macerie e quelle che non si riescono a dissinescare vengono fatte brillare, dandone avviso alla popolazione per limitare i danni.Le notizie sull'andamento della guerra sono sempre peggiori, gli alleati sono sbarcati in Normandia e risulta sempre più difficile accettare sacrifici per rallentare una sconfitta evidente e irrimediabile.Nonostante questo "11 Corriere di Alessandria", all'epoca il settimanale dei repubblichini, continua a fare del becero umorismo annunciando ad esempio come una "Pioggerella sulla Scozia" l'uso delle prime V1 contro l'Inghilterra.E' questo uno dei motivi per cui la popolazione alessandrina reagisce ai bombardamenti terroristici anglo‑americani con una crecente insofferenza verso il fascismo, ritenuto il principale ostacolo verso la fine del conflitto.La "pioggerella" continua infatti anche sulla città per tutto il 1944:
  • il 21 e 29 giugno, a metà mattinata, vengono bombardati rispettivamente i ponti ferroviari sul fiume Bormida e sul Tanaro
  • l'11 luglio, alle ore 11, è la volta di un bombardamento massiccio su tutta la città e sull'area della stazione ferroviaria, con un bilancio di 46 morti;
  • le incursioni proseguono il 17/20/21/27 luglio, senza vittime, ma con molte distruzioni lungo la via ferrata;
  • le stesse si ripetono il 2/7/20 agosto, sei arcate del ponte sulla Bormida vengono demolite, mentre la città viene occasionalmente mitragliata di notte;
  • il 21 agosto la città è nuovamente colpita in modo massiccio e prolungato, sono colpiti tutti i quartieri, i morti sono 31;
  • a fine agosto e settembre lo stillicidio prosegue, il 3 settembre muoiono altre 8 persone, viene colpito il palazzo della GIL e le officine del Gas;
  • il 5 settembre un nuovo massacro: il rifugio di Borgo Cittadella situato sotto la statale viene colpito ad una delle estremità da una bomba dirompente, che maciulla tutta la popolazione ívi rifugiata. 1 morti sono 39, ma per 20 di questi verrà stilato un certificato di .,morte presunta" per l'impossibilità di una qualsiasi identificazione dei resti.
Con minore intensità le incursioni proseguono fino alla fine del 1944. La vita civile ora è praticamente ferma. Molte le scuole occupate dai sinistrati, molti i negozi distrutti o chiusi. Con gli alleati che avanzano e la Resistenza che ha superato il momento critico dei rastrellamenti, questo è l'inverno che prepara la resa dei conti col nazi‑fascismo. Tra il Comando alleato e il Comando della Sesta Zona Operativa sui monti dell'Appennino Ligure, superato l'attrito causato dal "Proclama Alexander" la collaborazione e le comunicazioni si sono intensificate. Vengono meglio definiti i compiti e gli obiettivi militari. Nonostante questo la città di Alessandria viene investita da un nuovo massiccio bombardamento a tappeto nel primo pomeriggio del 5 aprile 1945. Il bilancio di morti èpesantissimo: 160, quasi tutti civili e tra essi quaranta, tra bambini e suore, dell'asilo di via Gagliaudo. Quarantacinque case rase al suolo, oltre mille vani distrutti o resi inabitabili, oltre seicento feriti, Il dolore e la rabbia della popolazione per questo atto di guerra totalmente ingiustificato viene, per la prima volta, registrato anche dal C.L.N. provinciale che invia una dura nota di protesta al Comando alleato in Italia. Nonostante questo la città sarà ancora oggetto di bombardamenti e di mitragliamenti a bassa quota fino al 24 aprile. Il prolungarsi della trattativa per la resa delle truppe tedesche, che in Alessandria si avrà solo il 29 aprile, costringe più volte i comandi partigiani a intervenire verso gli alleati per bloccare nuovi bombardamenti a tappeto, prima su Acqui, poi su Alessandria e infine su Valenza.
Con la resa dei nazi‑fascisti la città viene riconsegnata ad una gestione democratica con l'insediamento del sindaco Ernesto Torre sotto la benevola protezione dell'Allied Military Government.
Nei sei anni di guerra si può affermare che gli alessandrini ne conobbero il vero volto soltanto e soprattutto nell'ultimo anno. E questo volto fu quello della città sotto la devastazione delle bombe. Anche se non fu mai sottoposta all'area bombing del Comando Bombardieri inglese che carbonizzò Milano nell'agosto del 1943, Alessandria conobbe una distruzione di vasta portata che rase al suolo almeno il quindici per cento dell'area edificata. L'urlo della sirena, il boato delle bombe, la desolazione delle morti sono impresse ancora nella memoria, legate in particolare alle due date del 30 aprile 1944 e del 4 aprile 1945. La ricerca di questa memoria, che soltanto ora muove i primi passi, ce lo conferma.
"Nel periodo della guerra sono stata a casa, perchè c'era pericolo mi sono licenziata,‑ sono venutì a prendermi loro, c'era poca gente e mi hanno presa, sono venuti i carabinieri, mi hanno obbligata e sono andata da Baratta a fare le capsule, i proiettili, le scatole di sardine per i militari. Ho lavorato 11 mesi poi sono andata in malattia, mi sono aggiustata perchè lì c'erano bombardamenti continui ... quando c'erano i bombardamenti era il '44, il primo bombardamento il 30 aprile 1944. Io ho avuto undici persone morte sotto il bombardamento ... c'era da aver paura, c 1 erano quegli areoplani che ti giravano sulla testa e ti lasciavano giù tutte quelle bombe che erano un flagello. Lì dove lavoravo c'era un rifugio che faceva ridere: si andava giù tre o quattro scalini e si finiva in un corridoio di cantina. A casa, invece, nell'orto avevamo fatto una buca e poi si erano messe delle traverse di ferrovia coperte con delle balle di paglia e allora si andava li dentro. Suonava l'allarme, si sentiva un ronzio da lontano e c'era una squadra di apparecchi che arrivava ... nei rifugi non si era sicuri, infatti i miei parenti erano nel rifugio, è caduta la bomba sopra ... io ero in mezzo ad un campo e mi sono salvata. Andavamo sotto un gelso, in qualunque posto, in aperta campagna pur di non farsi trovare in casa, perchè c'era paura che se cadeva la casa ti soffocava ... per il mangiare c'era la tessera e la borsa nera, però io avevo la fortuna di avere i miei in campagna e avevano di tutto".
Questa testimonianza è della nonna di Diego, oggi ha 67 anni.
Diego è un alunno della 31 B della scuola elementare del Villaggio Europa che con i suoi compagni ha raccolto le testimonianze di vita dei nonni. Queste testimonianze sono tutte duramente segnate dalle sofferenze della guerra, ma il racconto non è semplicemente il travaso di un'esperienza da una generazione all'altra. 2 anche l'occasione di una riflessione perchè oggi vale la pena di chiedersi‑ i rumori della guerra sono veramente cessati nell'aprile del 1945?
Le generazioni che sono venute dopo hanno fatto veramente i conti con la violenza distruttrice della guerra? Nella nostra città, anno dopo anno si sono susseguite le celebrazioni della Liberazione.
La ricerca storiografica ha sviscerato i nodi legati allo sviluppo della lotta di liberazione, ma si è sempre dimenticata di analizzare il volto vero della guerra, moderna, fredda, tecnologica portata dai bombardamenti contro le città. "Contro‑città" si è chiamata anche, fino ad oggi la strategia per l'uso delle armi nucleari, ma il legame, l'idea strategica di base è nata nella fase finale del conflitto ed ha assunto i nomi di Amburgo, Dresda, Tokio, Hiroshima, Nagasaki.
Oggi la Peace Research rivendica il diritto di mettere in discussione la validità, ai fini della difesa, delle attuali strategie, basate sull'uso della guerra elettronica e delle armi NBC (nucleari, chimiche, batteriologiche); essa nega la possibilità di una convivenza tra queste strategie e la democrazia e propone soluzioni alternative basate sul transarmo, sulla partecipazione popolare, sulla non collaborazione, sulla non violenza.
L'attualità di uno studio sugli anni bui dei bombardamenti sta in questo: nel rivendicare il diritto a celebrare anche questi morti, nel dare loro un nome e un senso. Il rifiuto della violenza, cieca, bestiale, terroristica anche quando esercitata dagli stati nel nome della democrazia.

 

 

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