testo
tratto da Orizzonte Costituzione. Materiali per un laboratorio,
a cura di Giorgio Canestri e Luciana Ziruolo, Alessandria,
Consiglio regionale del Piemonte, Istituto storico per lo studio
della Resistenza e della società contemporanea di Alessandria,
1998
|
Questo
percorso, che è stato pensato per una terza media e che
intende affrontare il tema dei diritti di genere nella Costituzione
italiana, è volutamente ampio perchè si pone come
indicazione per un uso didattico che coinvolga altre ore di lezione,
oltre a quella di educazione civica: seguendo il filo conduttore
del diritto costituzionale, infatti, è possibile allargare
lo sguardo ed affrontare le principali tematiche della complessa
questione femminile.
La struttura delle singole parti in cui il lavoro si articola
(diritto di cittadinanza; diritto al lavoro e all'accesso alle
cariche pubbliche; diritto di famiglia) è pensata
in modo tale da vedere la Costituzione come "spartiacque": in ogni
fase, c'è quindi sempre un'attenzione a come era la situazione prima dell'entrata
in vigore della Costituzione e alla sua successiva evoluzione nei decenni seguenti.
Semplificando, possiamo infatti asserire che, prima della Costituzione, la condizione
della donna si sostanziava in rapporti di asimmetria, subalternità, diseguaglianza
civile, politica e sociale; dopo la Costituzione, pur con i limiti che ci si
propone di analizzare, alle donne fu riconosciuto il diritto di cittadinanza
sociale, politica, civile, anche se va sottolineato che si tratta, ovviamente,
di un cambiamento puramente giuridico: le affermazioni contenute nella Carta
costituzionale non sono certo, di per sè, risolutive di una lunga storia
di prevaricazioni e discriminazioni ed il costume non vi si è di certo
completamente adeguato.
I vari esercizi intendono guidare per mano i/le ragazzi/e, passo passo, aiutandoli
anche a districarsi, là dove è necessario, tra termini giuridici
e/o comunque specifici e a rendersi conto anche di come si svolgesse l'attività della
Costituente.
L'intero percorso, infine, è stato pensato e costruito in modo tale da
guidare a riflettere sulla discrasia, presente negli articoli della Costituzione,
tra diritti della sfera pubblica e diritti della sfera privata ("i diritti
dimezzati", appunto).
SEZIONI DEL PERCORSO DIDATTICO
• IL
DIRITTO DI CITTADINANZA
• IL DIRITTO AL LAVORO E L'ACCESSO ALLE CARICHE PUBBLICHE
• IL DIRITTO DI FAMIGLIA
• I DIRITTI DIMEZZATI
RILEVAZIONE
DELLE PRECONOSCENZE
(per individuare atteggiamenti, pregiudizi, stereotipi - per rafforzare le
motivazioni)
-
Secondo te, donne e uomini sono uguali e devono avere uguali
diritti e uguali doveri?
- Ritieni che oggi, in Italia, esista una reale parità uomo/ donna sul
piano dei diritti?
- Sapresti indicare le principali tappe di queste conquiste?
DIRITTO
DI CITTADINANZA
In
questa sezione facciamo esplicito riferimento a 3 articoli della
Costituzione italiana: l'articolo 3, a cui ci rifaremo anche
per le altre sezioni, l'articolo 48 e l'articolo 51.
DOCUMENTO 1
Articolo
3 della Costituzione italiana.
"Tutti
i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti
alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua,
di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali
e sociali.
E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di
ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza
dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva
partecipazione di tutti i lavoratori all' organizzazione politica, economica
e sociale del Paese".
ESERCIZI
• ESERCIZIO
1
Di quale sezione della Costituzione fa parte questo articolo? (Rispondi per
iscritto)
• ESERCIZIO
2
Che cosa significa secondo te uguaglianza? equivale a identità? (Motiva
la tua risposta per iscritto)
• ESERCIZIO
3
Questo articolo sancisce che l'uguaglianza tra i cittadini non deve essere
inficiata da distinzioni esistenti
tra loro: riporta quelle a cui l'articolo fa espressamente riferimento.
• ESERCIZIO
4
Tra le varie distinzioni che non devono impedire l'uguaglianza tra i cittadini,
l'articolo 3 della Costituzione fa esplicito riferimento a quella di "genere",
cioè alla distinzione uomo/donna. Ti sembra importante e necessario
che questo aspetto venga esplicitamente codificato nella Costituzione? Prima
di rispondere, motivando la tua opinione, leggi la testimonianza che segue:
DOCUMENTO
2
"Lina
Merlin ricorda che, quando propose alla Costituente l'emendamento
al testo dell' articolo 3 della Costituzione con l'aggiunta delle
parole "di sesso", alcuni colleghi osservarono "che
con le parole "tutti i cittadini" si indicavano uomini
e donne, il mio emendamento era
dunque superfluo" e
lei replicò: "Cittadino è considerato solo
l'uomo con i calzoni, e non le donne, anche se oggi la moda consente
loro di portare i calzoni". (Anna Rossi-Doria, Diventare
cittadine. Il voto alle donne in Italia, Firenze, Giunti,
1996, p.B).
ESERCIZI
• ESERCIZIO
5
Consultando il libro di testo o facendoti aiutare dall'insegnante,
spiega che cosa era la Costituente e cosa significa il termine "emendamento".
DOCUMENTO
3
Articolo
48 della Costituzione italiana:
"Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la
maggiore età.
Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere
civico.
Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile
o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indignità morale
indicati dalla legge."
DOCUMENTO
4
Articolo
51 della Costituzione italiana:
"Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici
pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti
stabiliti dalla legge.
La legge può, per l'ammissione ai pubblici uffici e alle
cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla
repubblica.
Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha il diritto di disporre
del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro."
ESERCIZI
• ESERCIZIO
6
La Costituzione sancisce quindi, anche per le donne, il diritto di voto, attivo
e passivo. Spiega, per iscritto, che cosa si intende con tale espressione ed
indica a quale di questi diritti fa esplicito riferimento l'articolo 48 e a
quale l'articolo 51.
• ESERCIZIO
7
Nell'articolo 51 si afferma esplicitamente che chi è chiamato a funzioni
pubbliche elettive ha il diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento.
Che cosa significa, secondo te, questa affermazione? Ti pare che ci possano
essere, nei fatti, differenze a tale proposito tra uomini e donne? Se sì,
sai indicare quali? (Rispondi per iscritto)
••••••••••••••
PRIMA
DELL'ENTRATA IN VIGORE DELLA COSTITUZIONE
DOCUMENTO
5
"Viene
qui riportato, in ordine alfabetico, l'elenco dei vari Stati
con accanto l'indicazione della data in cui in essi è stato
introdotto il diritto di voto per le donne (suffragio femminile):
Albania, 1946; Argentina, 1947; Australia, 1902; Austria, 1919; Belgio, 1920;
Bolivia, 1945; Brasile, 1946; Bulgaria, 1947; Canada, 1918; Cecoslovacchia,
1919; Ceylon, 1931; Cile, 1949; Cina, 1947; Corea, 1948; Costa Rica, 1936,
Cuba, 1940, Danimarca, 1915; Ecuador, 1946; Egitto, 1956; El Salvador, 1946;
Filippine, 1937; Finlandia, 1906; Francia, 1946; Germania, 1919; Giappone,
1945; Giordania, 1955; Grecia,
1949; Guatemala, 1945; Honduras, 1955; India, 1921; Indonesia, 1949; Inghilterra,
1918; Israele, 1948; Italia, 1945; Jugoslavia,1945; Libano, 1952; Liberia,
1945; Lussemburgo, 1919; Mongolia, 1944; Norvegia, 1953; Nuova Zelanda, 1893;
Olanda, 1919; Pakistan, 1921; Panama, 1946; Polonia, 1919; Portogallo, 1945;
Repubblica Dominicana, 1942; Romania, 1946; Siria, 1949; Spagna, 1942; Svezia,
1921; Tailandia, 1932; Turchia, 1934; Ungheria,1945; Unione Sudafricana,1930;
URSS, 1917; USA, 1920; Venezuela, 1942." (Esistere come donna,
a cura di Rachele Farina, Milano, Mazzotta, 1983, p. 72).
ESERCIZI
• ESERCIZIO
8
Trascrivi in ordine cronologico l'elenco dei vari Stati,
facendo riferimento alla data in cui in essi le donne hanno ottenuto il diritto
di voto.
DOCUMENTO 6
"La
storia del voto alle donne inizia in Italia nell' anno stesso
della costituzione del Regno [...]. Nel 1861 un gruppo di donne
lombarde, che si definiscono "cittadine italiane" rivolge
la prima petizione alla Camera dei Deputati e nel 1863 Peruzzi
presenta un progetto di legge sul voto amministrativo, che mira
fra l'altro a non far perdere questo diritto alle donne toscane,
lombarde e venete, che prima dell'unificazione lo avevano esercitato
[...].
Nel progetto Peruzzi il voto era limitato alle vedove [...] e alle nubili [...].
Anche nel progetto Lanza del 1865 sulla nuova legge comunale e provinciale,
era previsto il voto per corrispondenza delle donne aventi diritto, che fu
respinto dalla commissione e quindi dalla Camera.
Ben diverso, di impronta universalistica e utopistica è il progetto
di legge presentato dal deputato Salvatore Morelli il18 giugno 1867, e ripresentato
nel 1877, "Abolizione della schiavitù domestica con la reintegrazione
giuridica della donna accordando alle donne i diritti civili e politici",
il cui art. 1 dichiarava: "La donna italiana può esercitare tutti
i diritti che le leggi riconoscono ai cittadini del regno". Altri progetti
sul voto amministrativo delle proprietarie, legati all'idea della organicità degli
interessi e non a quella della individualità dei diritti, vengono presentati
da Lanza nel 1871 e da Nicotera nel 1876 [...].
Nel 1877, nel clima di speranze suscitate dall'avvento al potere della Sinistra,
Anna Maria Mozzoni tiene la conferenza Del voto politico alle donne, e promuove
la prima delle petizioni da lei redatte, in cui chiede al Parlamento di considerare
le donne "per quello che siamo veramente: cittadine, contribuenti e capaci,
epperò non passibili, davanti al diritto di voto, che di quelle limitazioni
che sono o verranno sancite per altri elettori". La relazione della commissione
per la riforma della legge elettorale politica, redatta nel 1880 da Zanardelli,
prima elenca tutti i motivi a favore della richiesta presentata [...], ma poi
conclude con un rifiuto basato su ragioni non di principio, ma di opportunità.
I.;argomento principale è il ruolo essenziale della donna nella famiglia,
che non le consente cittadinanza:
" Nella sua missione tutta d'educazione e di affetti, a gioia, conforto
e altissimo incitamento dell'uomo nella vita
domestica e intima, la donna sarebbe spostata, snaturata, involgendosi nelle
faccende e nelle gare politiche. Quelle stesse virtù nelle quali vince
veramente l'uomo [...] di tenerezza, di impeto, di passione, [...] non sono quelle
che ai forti doveri della vita civica maggiormente convengono".
Quando nel 1881 , in occasione del disegno di legge di riforma elettorale,
il voto alle donne torna in discussione alla Camera, il relatore della Commissione,
Coppino, riprende brevemente la motivazione del ruolo della donna nella famiglia,
e liquida la questione [...].
[...] Nel 1887 al progetto Crispi di riforma della legge comunale e provinciale
passava il principio che per lungo tempo chiuderà la questione: non
si nega il diritto delle donne al voto, ma l'opportunità del suo esercizio.[...]
Poi, per vent'anni non ci saranno più discussioni parlamentari sul voto
alle donne [...].
In favore del progetto di legge del repubblicano Mirabelli sul voto politico
alle donne, presentato nel 1904 e discusso dalla Camera nel dicembre 1905,
viene presentata dal Comitato nazionale pro-suffragio femminile nel marzo 1906
una nuova petizione al parlamento [...]. I.;aveva redatta, ancora una volta,
l'anziana Mozzoni [...].
La petizione viene discussa alla Camera nel febbraio 1907: [...] il presidente
del consiglio Giolitti dichiara che è opportuno procedere per gradi
e nomina una "commissione ministeriale sul voto femminile amministrativo" [...]
che si pronuncerà alla fine in senso negativo sul voto, tra superficialità e
stereotipi [...].
[...] 18 maggio 1912, durante la discussione della nuova legge elettorale politica,
Turati presenta alla Camera un ordine del giorno che enuncia il "ragionevole
supposto" che in essa "s'intendano comprendere effettivamente tutti
gli italiani, indipendentemente da differenze di carattere esclusivamente anatomico
e fisiologico" [...] chiede che almeno si mantenga la promessa del voto
amministrativo [...].
Nel 1919, il voto alle donne entra davvero sulla scena politica: [...] viene
votata a grande maggioranza la proposta di legge Martini e Gasparotto che realizza
questo principio [...]. La chiusura anticipata della legislatura impedisce
il passaggio della legge Martini-Gasparotto al Senato, ma ancora nel 1920 vengono
presentati tre disegni di legge sul voto alle donne, [...] mentre un progetto
Modigliani del 1922 estende alle donne "tutte le leggi vigenti sull'elettorato
politico e amministrativo".[...]
Il progetto Acerbo [...] diventa il 22 novembre 1925 la prima legge italiana
sul voto amministrativo alle donne,
ma si tratta di una legge beffa, che non sarà mai applicata per l'introduzione,
già prevista, del regime podestarile, che eliminava qualsiasi base elettiva
dalle amministrazioni comunali". (Anna Rossi-Doria, Diventare cittadine,
cit., pp. 77-86).
••••••••••••••
IL
DIRITTO DI VOTO
Il
suffragio universale, cioè quello con cui si estende il
diritto di voto anche alle donne, si attua in Italia con il decreto
legislativo luogotenenziale n. 23 del 1 febbraio 1945. Questo
decreto non prevede l'eleggibilità delle donne, che sarà sancita
solo dal decreto n.74 del 10 marzo 1946.
•
ESERCIZIO 9
Dividi il foglio in due parti: indica, nella metà a sinistra, le date
cui si è fatto riferimento in questo excursus sulle proposte o i disegni
di legge sul voto alle donne nell'Italia unitaria e nella metà a destra,
in corrispondenza, i vari progetti o dibattiti parlamentari cui si fa riferimento.
• ESERCIZIO 10
Conosci la differenza tra voto amministrativo e voto politico? Spiegala per
iscritto con parole tue o, se non la conosci, cercandone la definizione su
un dizionario o facendoti aiutare dal/la tuo/a insegnante.
Sapresti spiegare perché era più facile che venisse riconosciuto
alle donne (o meglio, ad alcune categorie di donne) il voto amministrativo
che non quello politico? Un passaggio del documento può aiutarti nella
risposta.
• ESERCIZIO
11
Con quale motivazione veniva negato l'esercizio politico del voto alle donne?
Ricerca nel documento la risposta a questa domanda e trascrivi la. Cerca poi
di spiegare con parole tue le motivazioni addotte e danne un tuo giudizio.
• ESERCIZIO
12
Perchè il decreto legislativo con cui si sancisce, in Italia, il suffragio
universale, traducendo appunto in decreto la deliberazione del Consiglio dei
Ministri del 30 gennaio 1945, si chiama luogotenenziale? da chi era firmato?
Quando e perchè era stata istituita questa figura di luogotenente del
re?
Rispondi a queste domande utilizzando i manuali di cui disponi e/o ricorrendo
all'aiuto dei tuoi insegnanti.
DOCUMENTO
7
"Donne
italiane
Il Governo dell'Italia libera ha concesso, in questi giorni, il voto alle donne.
E' stato finalmente riconosciuto alle donne italiane il diritto e la capacità di
partecipare alla vita politica del paese e questo è un diritto che esse
si sono conquistate partecipando a tutte le lotte popolari
contro tedeschi e fascisti, prendendo parte attiva alla guerra di liberazione
nazionale [ ... ]." (Volantino dei gruppi di difesa della donna e per
l'assistenza ai combattenti della libertà, febbraio 1945, in Archivio
Centrale, I gruppi di difesa della donna. 1943-1945, DDI,1995).
• ESERCIZIO
13
A quale motivazione viene fatta risalire in questo documento la conquista del
diritto di voto?
C'è in
esso il ricordo delle precedenti lotte da parte delle donne per
ottenere questo diritto? (Rispondi per iscritto)
DOCUMENTO 8
"In
quel momento il voto si rivela alle donne stesse nel suo significato
più profondo. Questo consiste spesso, più che nella
consapevolezza dell'entrata nella scena politica in quanto tale,
nella sensazione di libertà personale
provocata dall' atto materiale del votare, per i suoi aspetti
simbolici generali."(Anna Rossi-Doria, Diventare cittadine,
cit., p.1 03).
DOCUMENTO
9
"12
giugno [ ... ] in una cabina di legno povero e con in mano un lapis
e due schede, mi trovai all'improvviso di fronte a me, cittadino.
Confesso che mi mancò il cuore
... " (Il 1946 di Maria Bellonci, in "Mercurio",
novembre-dicembre 1946, n.27-28).
DOCUMENTO
10
"Il
voto è segreto". Lo dicevano anche in casa al marito,
e quando non lo dicevano era come se lo avessero detto [ ...
]. Gli uomini sentivano per la prima volta un disagio che aveva
un nome, si chiamava perdita di controllo sul comportamento delle
donne nella famiglia" (Marisa Ombra, Una fonte per lo
studio del comportamento
elettorale delle donne: l'archivio dell'Unione donne italiane,
in Istituto Storico della Resistenza in Piemonte, Dalla liberazione
alla repubblica: i nuovi ceti dirigenti in Piemonte, Milano,
Franco Angeli/Regione Piemonte, 1987, p.77).
DOCUMENTO
11
"Del
2 giugno 1946 ricordo in particolare la profonda emozione di
mia madre: era talmente agitata all'idea di andare a votare per
la prima volta che mi costrinse ad alzarmi all'alba. Mi disse,
quasi per giustificarsi: "Ho visto mio padre aspettare a
lungo il voto; finalmente però nel
1913 andò a votare. Ma noi donne mai. Ora sono vecchia
e posso morire da un momento all'altro." (Nilde lotti, Arrivai
a Roma in treno: un viaggio di 18 ore in piedi, in "Epoca",
1996, n.22/23, p.19).
• ESERCIZIO
14
Nelle
testimonianze precedenti, quali sentimenti manifestano le donne
nei confronti del voto?
• ESERCIZIO
15
AI di là del riconoscimento di un diritto di cittadinanza, quale valore
simbolico assume il voto "libero e segreto"? In quale documento,
in particolare,
si fa riferimento a questo fatto?
• ESERCIZIO
16
Nel documento 11 viene citata, per quanto riguarda il diritto di voto del nonno
della scrivente, la data del 1913. A cosa si fa riferimento, con quella data?
Se non la conosci già, cerca la risposta sul manuale di storia.
DOCUMENTO 8
"La
donna non avrebbe nella Costituzione il posto che di fatto vi
ha, se non ci fosse stato alla Costituente quel gruppo di donne
... "
(Maria
Federici, L'evoluzione socio-giuridica della donna alla Costituente,
in AA.VV, Studi per il ventesimo anniversario dell'Assemblea
Costituente, Firenze, Vallecchi, 1969, p. 202).
• ESERCIZIO
17
Con l'aiuto di testi e/o del/la tuo/a insegnante rispondi alle seguenti domande:
- Che cos'è la Costituente? Quando si svolsero le elezioni per sceglierne
i membri?
-
Quante furono le donne elette alla Costituen-
te?
- Che proporzione rappresentavano sul totale?
- A quali partiti appartenevano?
- Che cos'è la Commissione dei 75?
- Quante donne ne fecero parte?
••••••••••••••
DOPO IL DIRITTO DI VOTO
Le
donne sono elettrici, in Italia, dal 1946, ma vengono elette
in misura irrisoria: la minima rappresentanza parlamentare delle
donne è spia evidente di una serie di problemi non ancora
risolti.
Tuttavia, con la sentenza 422 del 1995, la Corte costituzionale ha ritenuta
illegittima la finalità di assicurare alle donne una riserva di posti
nelle liste dei candidati alle elezioni, al fine di favorire le condizioni
per un riequilibrio della rappresentanza dei sessi, perchè " misure
quali quelle in esame si pongono irrimediabilmente in contrasto con i principi
che regolano la rappresentanza politica, quali si configurano in un sistema
fondato sulla democrazia pluralistica".
• ESERCIZIO
18
Quali sono, secondo te, i principali motivi della scarsa presenza di donne
nel Parlamento e nel governo?
Conosci il nome di qualche deputata? e di qualche
donna ministro?
Che cosa pensi della questione delle cosiddette "quote" (a garanzia
della rappresentanza femminile nelle liste elettorali) contro la cui obbligarietà la
Corte Costituzionale si è pronunciata negativamente? (Rispondi per
iscritto)
IL DIRITTO AL LAVORO E L'ACCESSO
ALLE CARICHE PUBBLICHE
Gli
articoli della Costituzione su cui lavoriamo in questa sezione
sono l'articolo 37, primo com ma; l'articolo 51 già riportato
nella sezione precedente e l'articolo 106.
DOCUMENTO 1
Articolo
37 della Costituzione italiana, comma primo:
"La
donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro,
le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore.
Le
condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua
essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino
una speciale adeguata protezione".
• ESERCIZIO
1
Sottolinea con colori diversi le parole con cui:
- si enuncia il principio di non discriminazione delle donne per quanto riguarda
l'accesso al lavoro;
- si afferma la parità salariale uomo/donna;
- si esprime l'esigenza di dover conciliare il la-
voro extradomestico con la funzione familiare della donna .
• ESERCIZIO
2
All'espressione "a parità di lavoro" che si trova nell'articolo
37 si arrivò solo dopo un'animata discussione in assemblea, perchè c'era
la proposta di sostituirla con l'espressione "a parità di rendimento".
Sapresti spiegare la differenza tra queste due espressioni, individuando le
diverse concezioni che stanno dietro all'una e all'altra? (Rispondi per iscritto)
• • • • • • • • • • • • • •
Un
grosso problema è quello che riguarda il rapporto, per
la donna, tra lavoro e famiglia, tra lavoro extradomestico e
lavoro di cura. Leggi a tale proposito le osservazioni che seguono:
DOCUMENTO 2
"...
già nel testo presentato dalla I sottocommissione si garantivano
alla lavoratrice sia la parità salariale che la difesa
della maternità, ma l'art.37 della Costituzione, com'è noto,
con l'aggettivo "essenziale" aggiunto alle
parole "funzione
familiare della donna", finì con il privilegiare quest'ultimo".
(Anna Rossi-Doria, Diventare cittadine, cit., pp.841-842).
DOCUMENTO
3
"Si
puo dire che l'articolo 37, così come è formulato,
fotografi la situazione e la cultura del momento in cui venne
approvato, cristallizzando nella Carta fondamentale dello Stato
i convincimenti, che pure apparivano illuminati, di un 'epoca.
Il costume, la legge [ ... ], la giurisprudenza, oggi, sono andati
molto al di là di quel dettato
costituzionale, nel cammino del concetto di parità e della
sua attuazione reale". (Gabriella Fanello Marcucci, Il
contributo delle donne ali 'Assemblea Costituente, in AA.
VV, Le donne e la Costituzione, Roma, Camera dei Deputati,
1989, p. 126).
ESERCIZIO 3
Sai spiegare con parole tue quello che si dice nei
documenti precedenti? Sapresti fare alcuni riferimenti concreti a sostegno
di questa tesi?
••••••••••••••
PRIMA
DELL'ENTRATA IN VIGORE DELLA COSTITUZIONE
In
epoca fascista, si attuò una vera e propria politica di
progressiva espulsione delle donne dalla pubblica amministrazione,
a cominciare dalla scuola e furono varati alcuni provvedimenti
legislativi tesi a escludere le donne da buona parte del mondo
del lavoro:
- decreto 28 gennaio 1923: tutto il personale assunto nell'amministrazione
dello stato durante il periodo dell'emergenza bellica (in prevalenza era personale
femminile) era rimandato a casa;
- decreto 27 settembre 1923: analogo provvedimento veniva preso per il personale
delle poste e delle telecomunicazioni;
- regio decreto 6 maggio 1923, n. 1054: si preclude alle donne la carriera
di preside negli istituti di istruzione media;
- regio decreto 9 dicembre 1926, n. 2480: le insegnanti donne non possono accedere
a cattedre di lettere classiche, italiano e storia, filosofia, economia e diritto;
- decreto 28 novembre 1933: le amministrazioni dello Stato sono autorizzate
a stabilire dei limiti alle assunzioni di personale femminile;
- regio decreto del 18 ottobre 1938, n. 1814: le donne non devono superare
il 10% del numero totale di posti di lavoro, sia nell'impiego pubblico che
in quello privato.
Leggi con attenzione i seguenti brani:
DOCUMENTO 4
"...fra
i due sessi non può esistere parità di diritti
perchè c'è squilibrio di doveri e la natura stessa
ha dato alla donna compiti e funzioni diverse da quelli che ha
dato all'uomo. Tornino dunque le donne, e tocca a voi sospingerle
e obbligarle, signori uomini, alloro posto e non prendano atteggiamenti
e non usurpino mansioni che non si addicono alloro sesso, ed
anche la famiglia ne guadagnerà". (Mario Palazzi, Autorità dell'uomo,
in "Critica fascista", 1932, riportato in AA.VV, Piccole
italiane. Un raggiro durato trent 'anni, Milano, Anabasi,
1994, p. 164).
DOCUMENTO 5
"...La
donna operaia e lavoratrice in genere interseca oltre la disoccupazione
anche la questione demografica. Il lavoro, ove non è diretto
impedimento, distrae dalla generazione, fomenta una indipendenza
e conseguenti
mode fisiche e morali contrarie al parto". (Benito Mussolini, Macchina
e donna, in "Il Popolo d'Italia", 31 agosto 1934).
• ESERCIZIO
4
Dopo la lettura di questi documenti, ti pare di poter affermare che i motivi
di allontanamento delle donne dalla sfera lavorativa, in epoca fascista,
fossero dovuti solo a motivi economie (disoccupazione maschile) o anche a motivi
ideo ologici e demografici? (Motiva per iscritto la tua risposta)
DOCUMENTO 6
Articolo
51 della Costituzione:
se
ne veda il testo nella sezione precedente.
DOCUMENTO 7
"[Nel
corso della discussione in aula, in seduta ple!aria, sull'articolo
51] le costituenti agirono di conerto, ottenendo un'importantissima
vittoria: il testo lella commissione, che aggiungeva al diritto
di accesso j pubblici uffici dei cittadini di entrambi i sessi
la formula "conformemente
alle loro attitudini", venne modificato in "secondo
i requisiti stabiliti dalla legge". (Anna Rossi-Doria, Le
donne sulla scena politica, in Storia dell'Italia
repubblicana, a cura di Franceco Barbagallo, Torino, Einaudi,
voI. I, 1994, p. 832).
• ESERCIZIO
5
Sapresti
spiegare l'importanza di questo cambiamento nel testo proposto?
Ti può aiutare, per la
risposta, il commento che segue e che si riferisce all'inciso "conformemente
alle loro attitudini".
DOCUMENTO 8
" ...un
inciso apparentemente innocuo, ma in realtà oltremodo
insidioso, che tendeva implicitamente a conolidare presunte divisioni "vocazionali" tra
uomini e donne
nell'ambito del lavoro e quindi nell'accesso ai pubblici uffici".
(Gabriella Fanello Marcucci, Il contributo delle donne all'Assemblea
Costituente, cit., p. 127).
• ESERCIZIO
6
Nel documento 7 si parla di "testo proposto dalla commissione" e
di discussione in seduta plenaria. Sapresti spiegare che cosa si intende con
queste espressioni? Fatti eventualmente aiutare per la risposta dai tuoi insegnanti.
• ESERCIZIO
7
Anna Rossi Doria parla, a proposito di come è stato cambiato questo
articolo, di "importantissima vittoria". Da che cosa è stata
resa possibile? Per rispondere, leggi con attenzione questa testimonianza di
Nilde lotti:
DOCUMENTO 9
"Mi
ricordo [...] quando venne in discussione l'amlissione di tutti
i cittadini- senza distinzione di sesso, i religione, di razza
- ai pubblici uffici [...]. E ricordo he non c'eravamo messe
d'accordo tra noi prima, ma nmediatamente sapemmo trovare la
posizione comune
perchè quella era una grossa questione che riguardava
le donne". (Nilde lotti, Intervento nella tavola rotonda
conclusiva del convegno in AA.VV., Le donne e la Costituzione,
cit., 1989, p.224).
DOCUMENTO 10
Articolo
106 della Costituzione, comma 1:
"
Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso".
Tuttavia, quando si discusse della nomina dei magistrati (art. 106) e Maria
Maddalena Rossi presentò un emendamento aggiuntivo, in cui si diceva
esplicitamente: "Le donne hanno accesso a tutti gli ordini e gradi della
magistratura", tale emendamento venne respinto, a scrutinio segreto, con
153 voti contrari e 120 a favore.
Per impedire che quella votazione restasse negli Atti della Costituente come
una chiara volontà del legislatore contraria all'accesso delle donne
nella magistratura, fu presentato il giorno dopo un nuovo ordine del giorno,
con la firma congiunta di deputate di diversi partiti (e anche di deputati
uomini) in cui si afferma che l'art.48 (attuale articolo 51) contiene le garanzie
necessarie per la tutela del diritto di accesso della donna alla magistratura.
Ma bisognerà arrivare sino alla legge 9 febbraio 1963 perchè questo
diritto sia effettivamente sancito.
DOCUMENTO 11
"Alla
Costituente è passata "l'assurda ipotesi di un individuo
(la donna) capace politicamente di partecipare alla formazione
della legge (mediante l'elettorato passivo ed attivo), capace
di far parte del governo (cioè del potere che rende esecutiva
la legge) ed incapace poi, per
una non chiarita insufficienza mentale, di applicarla ai casi
concreti." (M. Bassino, La donna magistrato, in "Mercurio",
1948, maggio-giugno).
•
ESERCIZIO 8
Quali
considerazioni fa questa donna avvocato rispetto al fatto che
il testo della Costituzione italiana
non garantisca l'accesso delle donne alla magistratura? Quali
sono le tue riflessioni al proposito? (Rispondi per iscritto)
••••••••••••••
DOPO
L'ENTRATA IN VIGORE DELLA COSTITUZIONE
C'è stata
grande difficoltà a tradurre in pratica i principi della
Costituzione riguardanti il rapporto donnal lavoro extradomestico.
Nonostante l'opinione espressa in un primo tempo da studiosi che ritenevano
che il sesso potesse rientrare tra i "requisiti attitudinari" per
alcuni uffici pubblici, la legislazione ordinaria ha fatto progressivamente
venire meno tutte le discriminazioni per ogni tipo di cariche e impieghi pubblici,
compresa la magistratura. La più recente legislazione, sviluppando il
divieto di discriminazioni fondate sul sesso, si è ispirata anche al
principio di introdurre nell'ordinamento le "azioni positive" per
promuovere il raggiungimento di una reale situazione di pari opportunità fra
i sessi.
Vediamo insieme le principali tappe di questo lungo e faticoso percorso legislativo:
- legge n.860 del 26 agosto 1950: tutela fisica ed economica delle lavoratrici
madri (regola l'orario notturno e i lavori dannosi);
- sentenza della Corte Costituzionale del 1960: stabilisce che la diversità di
sesso non può essere ragione di discriminazione legislativa;
- legge n. 7 del 9 gennaio 1963: la donna lavoratrice non può essere
licenziata per causa di matrimonio;
- legge n. 63 del 9 febbraio 1963: è una conseguenza della sentenza
della Corte costituzionale prima
citata e stabilisce che la donna può accedere a tutte le cariche, professioni
e impieghi pubblici, compresa la magistratura, senza distinzioni di carriera
nè limitazioni di grado;
- legge 903 del 9 dicembre 1977: dà attuazione alle direttive CEE 75/117
(parità salariale) e 76/207 (parità di trattamento) riaffermando
il divieto di qualsiasi discriminazione tra uomo e donna e il diritto alla
stessa retribuzione;
- legge 125 del1 O aprile 1991: riguarda le "azioni positive per la realizzazione
della parità uomo/donna nel lavoro" ed è comunemente nota
come legge sulle "pari opportunità".
Questa legge introduce il concetto di specifici interventi (le "azioni
positive", appunto) tesi a rimuovere gli ostacoli che impediscono, di
fatto, la realizzazione di pari opportunità per uomini e donne: si passa
da un generico dovere di imparzialità (quale prevedeva la legge 903)
all'obbligo di realizzare le condizioni che garantiscano tali opportunità,
attraverso anche una deroga, temporanea e consapevole, al principio di uguaglianza,
vista come unico mezzo per poter davvero incidere sulla disuguaglianza. Tale
legge individua inoltre un terreno d'intervento non limitato a quello del lavoro
produttivo, riconoscendo che la discriminazione uomo/donna ha origine dalla
divisione sessuale dei ruoli nella famiglia e nella società e che quindi è necessario
andare ad incidere sul tipo di mentalità diffusa e sull' ampio retroterra
culturale su cui essa si basa.
• ESERCIZIO 9
Il movimento delle donne ha a lungo discusso e si è spesso diviso intorno
al tema delle cosiddette leggi di tutela, (cioè leggi create espressamente
per "proteggere" le donne lavoratrici) sostenendo le une che si tratta
di uno strumento positivo, proprio perchè tutelano la differenza femminile;
le altre che, invece, è uno strumento di discriminazione rovesciata,
perchè pongono le donne in una situazione di svantaggio sul mercato
del lavoro. Esprimete, motivandola, la vostra opinione al proposito.
• ESERCIZIO
10
Tra la legge 903 e la legge 125 c'è un salto di qualità: si passa
da un concetto di parità formale a uno di uguaglianza sostanziale.
Sai spiegare con parole tue, magari ricorrendo ad esempi concreti, questo concetto?
• ESERCIZIO
11
Ti pare che il compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono una concreta
uguaglianza tra i sessi debba essere di competenza dello Stato? Perché?
Dove è previsto?
• ESERCIZIO
12
Un problema reale delle donne che lavorano è quello di conciliare lavoro
extradomestico e famiglia.
Sapresti spiegare, sulla base della tua esperienza diretta, in che cosa consistono
queste difficoltà?
Ti pare giusto che sia un problema che riguardi solo le donne? Quali conseguenze
comporta? Quali soluzioni pensi siano possibili concretamente?
• ESERCIZIO
13
La Costituzione e la legislazione successiva, di fatto, affermano che la maternità non
deve costituire un ostacolo al pieno sviluppo della personalità femminile:
ma ciò implica, necessariamente, oltre ad una redistribuzione dei ruoli
all'interno della famiglia, anche una trasformazione della vita sociale e dell'organizzazione
del lavoro, in modo che ritmi di lavoro, tempi di vita, condizioni ambientai
i e modalità di svolgimento dell'attività lavorativa siano a
misura di uomo e di donna, e non solo di uomo.
A tale proposito, un gruppo di donne ha presentato una proposta di legge di
iniziativa popolare, dal titolo "Le donne cambiano i tempi" (Ciclo
di vita, orario di lavoro, tempo nella città). Il testo di questa proposta
di legge è stato pubblicato a Roma a cura della Sezione Femminile Nazionale
del PCI nel 1990.
Cercate di procurarvelo, per leggerlo e commentarlo in classe.
Stendi poi per iscritto le tue osservazioni al proposito.
IL
DIRITTO DI FAMIGLIA
Gli
articoli della Costituzione che qui prendiamo in esame sono l'articolo
29, l'articolo 31 e l'articolo 37, primo comma.
DOCUMENTO 1
Articolo
29 della Costituzione italiana:
"La repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale
fondata sul matrimonio.
Il
matrimonio è ordinato sull' eguaglianza morale e giuridica
dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare."
DOCUMENTO 2
Articolo
31 della Costituzione italiana:
"La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione
della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi con particolare riguardo
alle famiglie
numerose.
Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli
istituti necessari a tale scopo."
DOCUMENTO 3
Articolo
37 della Costituzione, primo comma:
se
ne veda il testo nella sezione precedente.
• ESERCIZIO
1
Rispondi per iscritto alle seguenti domande:
- Come viene definita la famiglia dalla Costituzione?
- La Costituzione garantisce la tutela dei diritti
della famiglia anche nel caso in cui si sia di fronte a una "famiglia
di fatto", cioè senza il vincolo giuridico del matrimonio?
- Quale rapporto viene sancito tra i coniugi dalla
Costituzione? In quale articolo?
- Lo stato si prefigge il compito di intervenire in qualche modo in aiuto delle
famiglie? Come? In che articolo viene sancito questo principio?
- L'uguaglianza sancita tra i coniugi nella famiglia è assoluta e completa,
o può essere limitata? per quale motivo? (Riporta con esattezza le parole
con cui il legislatore esprime questo concetto e specifica in quale articolo
della Costituzione si trovano).
••••••••••••••
Nell'articolo
37 si parla di "essenziale funzione familiare" riferendosi
alla donna. A questo proposito, Gabriella Fanello Marcucci osserva:
DOCUMENTO 4
"Se
la "essenzialità" della funzione familiare
[H'] è attribuita in modo esclusivo alla donna (come fa
il citato art.37), allora questo non può che rappresentare
un peso e una discriminazione nei confronti della donna stessa, sulle
cui spalle si carica una responsabilità che va, invece,
opportunamente divisa". (Gabriella Fanello Marcucci, Il
contributo delle donne all 'Assemblea Costituente, cit.,
p. 126).
• ESERCIZIO
2
Condividi questa affermazione? Motiva la tua risposta.
•
ESERCIZIO 3
Nel testo costituzionale, si fa riferimento al principio della indissolubilità del
matrimonio?
•
ESERCIZIO 4
Con l'aiuto del manuale e/o dei tuoi insegnanti, verifica
se al tempo in cui fu redatta la Costituzione, era riconosciuto il diritto
di divorzio e cerca in che data esso è stato introdotto.
•
ESERCIZIO 5
Se, come voleva una parte consistente dell'assemblea Costituente (191 contro
194) si fosse deciso di inserire nel testo costituzionale il principio della
indissolubilità del matrimonio, quali conseguenze questo fatto avrebbe
comportato?
••••••••••••••
PRIMA
DELL'ENTRATA IN VIGORE DELLA COSTITUZIONE
Secondo
quanto stabilito dal Codice civile del 1942 (ma che restò in
vigore fino al 1975) il marito è capo della famiglia;
la moglie ne assume il cognome ed è obbligata a seguirlo
dove lui decide di fissare la sua residenza. Il marito amministra
i beni che la moglie porta in dote e ne riscuote i frutti.
La donna ha diritto a ricevere "protezione" dal marito,che ha il
dovere di tenerla presso di sè e di provvedere a tutti i suoi bisogni.
L'uomo esercita su di lei la stessa autorità che esercita sui figli,
ricorrendo anche a "mezzi di correzione e di disciplina" di cui il
Codice Penale vieta l'abuso, ma non l'uso .
••••••••••••••
IL
DIBATTITO ALLA COSTITUENTE
L'8
marzo 1947, all'interno dell'Assemblea Costituente Nadia Spano,
deputata del PCI, tenne un discorso di celebrazione della Giornata
internazionale della donna. Ne riportiamo alcuni stralci:
DOCUMENTO 5
"Esse [= le donne, ndr] chiedono che sia assicurato il lavoro a
tutti, l'assistenza a chi ne ha bisogno, che sia protetta la maternità,
[ ... ] che si inizi un'opera efficace per la soddisfazione delle più immediate
esigenze delle donne e delle loro famiglie nel settore dell'alimentazione attraverso
un tesseramento differenziato, parificando nel campo del lavoro a quella degli
uomini l'indennità di contingenza percepita dalle lavoratrici [ ... ]
che sia riconosciuta in tutti i campi la piena parità di diritti, esse
che hanno dimostrato di saper sostenere la piena parità dei doveri".
Alle parole appassionate di Nadia Spano - niente vittimismo,
ma sicura coscienza di diritti già maturatiseguono quelle molto più moderate
di un'altra donna, Elisabetta Conci, democristiana: "Non dimenticheremo
mai che il primo compito nostro, il più sacro, il più alto è la
famiglia; che la maternità [ ... ] è il nostro privilegio e per
questo abbiamo reclamato e reclameremo dalla nostra Costituzione quelle nuove
disposizioni di legge [ ... ] che le permettano di svolgere in pieno la sua
funzione familiare ... ". (Tilde Capomazza, Marisa Ombra, 8 marzo.
Storie miti riti della giornata internazionale della donna, Roma, Utopia,
1991, p. 28).
• ESERCIZIO
6
Confronta tra loro i due discorsi citati. Ti pare che
l'impostazione di fondo nel modo di affrontare il tema della questione femminile
sia lo stesso? Motiva la tua risposta.
••••••••••••••
DOPO
L'ENTRATA IN VIGORE DELLA COSTITUZIONE
I
temi del divorzio e di nuove norme del diritto di famiglia sono
ripresi solo negli anni '70, quando un ampio movimento femminista
mette in discussione dal profondo le gerarchie e i codici famigliari,
negando che la liberazione della donna coincida esclusivamente
con la sua emancipazione sul piano del lavoro.
Ripercorriamo insieme brevemente queste fasi:
- 1968: la Corte Costituzionale dichiara illegittima la norma che punisce l'adulterio;
1969: la Corte Costituzionale stabilisce una completa uguaglianza tra i sessi
abolendo sia il reato di relazione adulterina per la moglie che quello di concubinato
per il marito.
Ricordiamo che, fino ad allora, il codice prevedeva reati e pene diverse per
la moglie e per il marito infedeli: la moglie commetteva reato di adulterio anche
per un solo rapporto extraconiugale ed era punibile con la reclusione fino
ad un anno; ma se aveva un rapporto continuo con un altro uomo, cioè una
relazione adulterina, la reclusione era fino a due anni, anche se la relazione
era tenuta nascosta e agli occhi degli altri "l'onore" del marito
era fatto salvo. L'uomo poteva essere colpevole solo di concubinato se teneva
un'amante nella casa coniugale, oppure altrove, ma "notoriamente",
cioè in maniera tale che il fatto fosse di pubblica conoscenza. La pena
prevista era la reclusione fino a due anni.
1970: legge sul divorzio;
1974: referendum per l'abrogazione della legge sul divorzio. Vincono i "no" e
la legge resta in vigore. legge 19 maggio 1975, n.151: nuovo diritto di famiglia.
Due sono i principi fondamentali:
l'applicazione integrale del principio della gestione paritetica (uguaglianza
formale, morale e sostanziale dei due coniugi); presupposto del governo famigliare è l'accordo
coniugale.
Il nuovo diritto di famiglia sancisce l'obbligo per entrambi i coniugi di contribuire
ai bisogni della famiglia, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alle
proprie capacità; prevede la comunione dei beni; riconosce la patria
potestà a entrambi, stabilisce che la donna aggiunga al proprio il cognome
del marito e che i due coniugi concordino tra loro l'indirizzo della vita famigliare
e fissino la residenza della famiglia secondo le esigenze di entrambi.
legge 22 maggio 1978, n. 194: "norme per la tutela sociale della maternità e
sull'interruzione della gravidanza", Stabilisce le norme per quanto riguarda
l'interruzione volontaria di gravidanza, affermando il principio dell'autodeterminazione
della donna;
1981: referendum per l'abrogazione della legge precedente: anche questa volta
vincono i no.
legge 5 agosto 1981, n. 422: viene abrogato il delitto per causa "d'onore" e
il principio del matrimonio riparatore.
Fino a quella data, il nostro Codice, infatti, prevedeva che nei casi di violenza
carnale, atti di libidine violenti, ratto a fine di matrimonio o di libidine,
corruzione di minorenne, se il colpevole si sposava con la persona offesa,
il reato si estingueva. L'articolo 587 del codice penale, quello relativo al
cosiddetto "delitto d'onore", prevedeva invece la reclusione solo
da tre a sette anni per "chiunque cagionasse la morte del coniuge, della
figlia o della sorella nell'atto in cui ne scoprisse l'illegittima relazione
carnale e nello stato d'ira determinata dall'offesa recata all'onore suo e
della famiglia".
• ESERCIZIO
7
Compila una tabella, dividendo in due il foglio; nella parte sinistra scrivi
quanto prevedevano le vecchie norme del diritto di famiglia e nella parte destra
quanto prevedono invece le nuove norme
riguardo a:
- Cognome della donna;
- residenza del nucleo famigliare;
- patria potestà;
- contributo all'economia famigliare.
I
DIRITTI DIMEZZATI
• ESERCIZIO 1
Confronta i vari articoli della Costituzione che abbiamo analizzato in questo
percorso.
In tutti o solo in alcuni viene sancita una piena uguaglianza
tra i sessi? Indica gli articoli in cui ritrovi questa affermazione e quelli
in cui invece ti pare che non sia presente in maniera piena. Riesci a spiegarti
questo fatto? Che riflessioni ti suggerisce? (Rispondi per iscritto)
DOCUMENTO 1
"...
le deputate dei diversi partiti trovarono nei dibattiti sui diritti
di uguaglianza tra i sessi nella sfera pubblica - non però,
come vedremo, in quella privata - uno spazio comune per collaborare
nella formulazione di alcuni dei principi fondamentali che avrebbero
segnato nel futuro lo sviluppo civile delle donne italiane. In
questa parziale azione unitaria fu presumibilmente determinante
il fatto che nel corso di quei dibattiti le costituenti si sentissero
e fossero sentite come le rappresentanti più delle donne
che dei partiti. [ ... ] I.;unità delle elette alla Costituente
rimase salda in tutte le discussioni sui diritti di parità nel
lavoro [ ... ]. Invece, nelle discussioni relative ai rapporti
tra i sessi nella sfera privata le costituenti furono sempre
divise: intorno alla concezione della famiglia la contrapposizione
rimase fron-
tale [ ].
"... Il testo costituzionale [ ... ] recepì quasi per intero
la concezione cattolica della famiglia: non potè di conseguenza accogliere
l'affermazione dei diritti delle donne all'interno della famiglia e rimase
ambiguo nella loro formulazione per quanto riguardava il rapporto tra lavoro
e famiglia. [ ... ]
Sulla base dell' inferiorità della donna nella sfera privata sancita
dalla Costituzione, resteranno in seguito immutate le norme che l'avevano stabilita
sia nel codice Rocco che nel codice civile del 1942, che, come è noto,
non furono per molto tempo modificati neppure nelle parti che confliggevano
direttamente con il testo costituzionale.
[ ... ].
Cosa indusse l'UDI [Ndr: si tratta dell 'Unione Donne Italiane, che raggruppava
le donne appartenenti ai seguenti partiti: Democrazia del lavoro, Partito Comunista,
Partito d'Azione, Partito socialista, Partito della Sinistra Cristiana]
ad abbandonare una visione così chiara della questione dei diritti civili
delle donne? Le risposte possono essere molte: il desiderio di non rompere
con il CIF, geloso custode della concezione cattolica della famiglia; la paura
[ ... ] di perseguire obiettivi elitari o "borghesi" e la correlativa
convinzione che le "masse" femminili di cui si doveva conquistare
il consenso non fossero interessate alla battaglia sui diritti civili; il bisogno,
già sperimentato dalle emancipazioniste dell'Ottocento, di legittimare
la novità dell'entrata sulla scena politica indossando la veste "femminile" della
dedizione e del sacrificio anzichè quella "maschile" della
rivendicazione dei diritti. Tuttavia, la causa principale fu probabilmente
un'altra, legata non alle autonome decisioni delle donne dell'Udi, ma alle
scelte politiche sulla questione della famiglia fatte dal partito cui la maggior
parte di loro apparteneva [ ... ].
In conclusione, gli articoli della Costituzione sulla famiglia furono frutto
di un compromesso mal riuscito più che di una vera mediazione tra cattolici
e comunisti". (Anna Rossi Doria, Le donne sulla scena politica,
cit., pp. 831-832; 840-842).
• ESERCIZIO
2
Dopo aver letto con attenzione le osservazioni e le considerazioni riportate
nel documento, rispondi per iscritto alle seguenti domande:
- Le deputate della Costituente trovarono un pieno
accordo, come donne, in tutti i campi della discussione?
- In quale sfera esse raggiunsero un accordo unanime? In quale esso non fu
possibile?
- Come mai, per quanto riguarda i diritti delle donne nellia sfera privata,
le posizioni erano diverse, quasi contrapposte? A quali diverse concezioni
facevano riferimento?
- Quale di queste posizioni finì per prevalere nel testo costituzionale?
- Quali sono i motivi che Anna Rossi Doria individua, per spiegare le cause
che hanno frenato le donne che facevano riferimento all'UDI e
allo schieramento di sinistra dal tentare di imporre la loro concezione?
- Condividi questa chiave di lettura?
- Pensi che al giorno d'oggi le cose andrebbero diversamente?
(Motiva le tue risposte)
I
DOCUMENTI SONO TRATTI DA:
AA.VV., Le
donne e la Costituzione, Roma, Camera dei Deputati, 1989.
AA.VV., Lettura
al femminile della Costituzione. Per conoscere e verificare
valori, conquiste e inadempienze, Bologna, Comitato Donne
e Resistenza, 1989.
AA.VV., Piccole
italiane. Un raggiro durato vent'anni, Milano, Anabasi,
1994.
AA.VV., Studi
per il ventesimo anniversario dell'Assemblea Costituente,
Firenze, Vallecchi, 1969.
Archivio
Centrale, I gruppi di difesa della donna. 1943-1945,
UDI, 1995.
Tilde
Capomazza, Marisa Ombra, 8 marzo. Storie miti riti della
giornata internazionale della donna, Roma, Utopia, 1991.
Esistere
come donna, a cura di Rachele Farina, Milano, Mazzotta,
1983.
Istituto
storico della Resistenza in Piemonte, Dalla liberazione alla
repubblica: i nuovi ceti dirigenti in Piemonte, Milano,
Franco Angeli, 1987.
Anna
Rossi Doria, Diventare cittadine. Il voto alle donne in Italia,
Firenze, Giunti, 1996.
Anna
Rossi Doria, Le donne sulla scena politica, in Storia
dell'Italia repubblicana, a cura di Francesco Barbagallo,
Torino, Einaudi, voI. I, 1994.
"Epoca",
1996, n. 22-23.
"Mercurio",
novembre-dicembre 1946, n. 27-28.
"Mercurio",
maggio-giugno 1948, n. 36-39.
"Il
Popolo d'Italia", 31 agosto 1934.
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