Giuseppe
Raimondi nacque il 9 luglio 1878 a Tortona in provincia di Alessandria.
Il padre, proprietario terriero, conduceva anche un avviatissimo
stabilimento enologico. Giuseppe fu avviato agli studi nel seminario
diocesano, che abbandonò al compimento del corso di teologia.
Si dedicò poi all'attività patema ed entrò nella vita politica
locale, militando nelle organizzazioni cattoliche. In seguito
aderì al partito popolare.
Alla fine della prima guerra mondiale nel Tortonese, in una situazione
politico-socíale scossa da scioperi e da lotte sindacali, il partito
popolare ebbe vasta diffusione soprattutto tra i contadini. Alle
elezioni del 1919 si presentò con un programma aperto alle tendenze
innovatrici e di rottura degli scherni tradizionalisti, con forte
aderenza alle esigenze dei lavoratori della terra. Così annunciava
'T Popolo": "Il Partito Popolare comprende la crisi che attraversano
molti contadini dei Tortonese, specialmente quelli avventizi a
causa della disoccupazione. Il partito è favorevole alla diffusione
ed alla protezione della piccola proprietà agraria: attraverso
riforme legislative i popolari si propongono di rendere il contadino
padrone delle terre che lavora ed inoltre di estendere il più
possibile le affittanze collettive ed altri generi di cooperative
agricole". Nelle file del Ppi Giuseppe Raimondi nel 1920 venne
eletto consigliere della Provincia di Alessandria e nel 1921 fu
candidato alle elezioni politiche.
Sul finire del 1922 si trasferì in Argentina. Dedicatosi all'incremento
della produzione agricola, rivelò tale perizia, specialmente nel
campo vinicolo, da venire nominato vice presidente del Consiglio
agrario nazionale. Alla fine della seconda guerra mondiale, valendosi
dei suo ascendente su numerosi e ricchi connazionali, si fece
promotore di un comitato italo-argentino per l'aiuto all'Italia.
Rientrò in patria per provvedere alla distribuzione delle derrate
in arrivo e per preparare, di concerto con la Croce Rossa, il
piano di ripartizione dei futuri quantitativi di merci. In tempi
di penuria, - i tempi dell'Unrra - si era reso benemerito con
un'opera di alto civismo e la sua attività abbracciò più vasti
campi: si interessò a scambi commerciali italo-argentini, alla
eventuale immissione di capitali stranieri nelle nostre industrie,
a nuove fonti di lavoro.
Un tangibile riconoscimento di tale impegno gli venne dall'essere
stato chiamato a membro della Consulta; gli aveva ceduto il posto
Piero Mentasti, esponente di primo piano nella Dc e futuro ministro
dell'Alimentazione. Aveva meritato anche le onorificenze di Gran
Croce e di Gran Cordone della Corona d'Italia.
Nelle file della Democrazia cristiana fu poi eletto all'Assemblea
costituente con una buona affermazione personale, avendo raccolto
28.811 voti. Raimondi ebbe una indubbia competenza di problemi
viti-vinicoli, di grande attualità, che affrontò ripetutamente:
disciplina dei vivai e degli impianti vítícoíí, perfezionamento
colturale della produzione delle uve da tavola, tutela e legislazione
sui vini pregiati e sul marchio d'esportazione, sviluppo delle
cantine sociali cooperative, esclusione di interventi statali.
E si interessò anche alla diffusione del cooperativismo e del
sindacalismo (Acli).
Nel novembre 1946 fu a capo della missione d'esperti italiani
inviata in Argentina per l'acquisto di grano, granturco, semi
oleosí~ carni e altri generi alimentari. Abbandonò l'incarico
solo per la particolare situazione in cui venne a trovarsi; infatti
lo raggiunse una comunicazione di De Gasperi che metteva in dubbio
l'opportunità del ruolo affidatogli: "Presi visione dopo qualche
giorno dal tuo arrivo in Argentina di una comunicazione dell'Incaricáto
di Affari, Fornari, che manifestava il punto di vista di quel
ministero degli Esteri sulla delicata tua posizione nei confronti
dei funzionari del Dicastero dell'Agricoltura con i quali fino
a pochi mesi prima tu eri in comune lavoro al servizio della Repubblica
Argentina e che quindi si sarebbero potuti trovare in disagio
nel discutere con te nella tua nuova veste... D'accordo con me
Campilli ti telefonò allora di rientrare per avere un altro incarico
... ".
Fu rieletto deputato nel Il collegio di Cuneo-Alessandria-Asti
alla prima Camera repubblicana. Si dedicò allora, in nome di un
principio morale innanzitutto, al suo collegio elettorale. Sentìva
il suo mandato un po' come uno di quei buoni deputati all'antica
i quali, pur non dimenticando i più vasti problemi nazionali,
desideravano sentirsi vicini ai loro elettori. 1 circondari di
Tortona e Novi erano il campo della sua capillare e fattiva attività
testimoniata dalla ottenuta realizzazione di numerosissime opere
pubbliche fatte eseguire nelle zone dimenticate dai passati governi.
Le assegnazioni ottenute per tali zone furono di circa due miliardi
di lire, ed oltre cinquemila furono le pratiche di pensioni e
di interesse privato svolte per suo interessamento.
Nel 1951 fu elevato alla presidenza della Camera di commercio
di Alessandria e chiamato a far parte del comitato centrale della
Croce Rossa Italiana, da cui veniva insignito di medaglia d'oro
per l'attività assistenziale. Destinato a reggere il comitato
provinciale di quell'Ente a Savona, diede ad esso con le sue qualità
di organizzatore ed animatore, un volto nuovo.
Il suo operato, ispirato a solido realismo e assoluta moralità,
resta ancor oggi presente nel rinsaldare le file ideologiche e
l'azione pratica nella storia della Democrazia cristiana nel Tortonese.
Morì ad Albisola Superiore il 29 ottobre 1955.
FONTI
E BIBLIOGRAFIA
Oltre ai cenni in La Consulta nazionale. I deputati alla Costituente,
Roma, La Navicella, 1987, utili riferimenti all'operato di Giuseppe
Raimondi si possono trovare in alcuni testi sul Tortonese: A.
Gatti, Le forze politiche nel Tortonese (1919-1922), tesi di laurea,
Università di Pavia, Facoltà di Lettere, a.a. 1977-1978; R. Vaccari,
L'impegno politico sociale e religioso dei cattolici tortonesi
negli anni del biennio rosso, tesi di laurea, Università di Pavia,
Facoltà di Lettere, a.a. 1977-1978; L. Maggiolo, L'azione cattolica
nella diocesi di Tortona dal 1915 al 1934, tesi di laurea, Pontificia
Università Laterana, Facoltà di Teologia, a.a. 1972-1973. Si vedano
poi in particolare alcuni articoli comparsi su "Il Popolo", settimanale
diocesano, Tortona, n. 38, a. XXIII, 4 ottobre 1919; n. 32, a.
L, 20 dicembre 1945; n. 15, a. LI, 11 aprile 1946; n. 19, a. LI,
9 maggio 1946; n. 21, a. LI , 23 maggio 1946; n. 22, a. LI, 30
maggio 1946.
Per gli interventi in sede costituente: Atti dell'Assemblea Costituente,
Roma, 1946-1948, ad nomen.
(Renato
Lanzavecchia)