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Stellio Mauro Lozza  
 

 

I costituenti della provincia di Alessandria

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Luigi Longo

Stellio Mauro Lozza

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Giuseppe Raimondi

Giuseppe Romita

 

 

Stellio Mauro Lozza nacque il 23 luglio 1906 da una famiglia di piccoli artigiani a Santa Giuletta, un modesto centro dell'Oltrepo Pavese tra Voghera e Stradella. Il padre Giuseppe e la madre Angela Giganti avviarono il giovane Stellio agli studi magistrali, e proprio durante gli ultimi anni di scuola, che coincisero con il periodo più duro dello squadrismo fascista, egli iniziò a frequentare ambienti socialisti. Nel 1925, non ancora ventenne, aderì al Psi assumendo subito incarichi di responsabilità e divenendo dirigente della Federazione giovanile l'anno successivo.
Con il consolidamento del regime, Lozza si iscrisse all'Università e si laureò in Lettere ottenendo nel 1934 una cattedra presso l'Istituto Magistrale di Voghera. Sebbene schedato come sovversivo dalla polizia fascista e, come tale, assiduamente sorvegliato, non svolse in quegli anni attività politica clandestina e, dopo un primo periodo in cui condusse la vita dei pendolare tra la sede di insegnamento ed il paese natale, negli anni successivi ottenne il trasferimento ad Alessandria, dove stabilì anche la residenza della propria famiglia. Qui, dopo l'8 settembre 1943 e su iniziativa essenzialmente del partito comunista, nacque il Fronte della gioventù, che riuscì a costruire, sotto la direzione dello studente liceale Carlo Gilardenghi, una organizzazione ramificata in tutte le scuole del capoluogo. Presso l'Istituto Magistrale fu particolarmente attivo un gruppo di ragazze, che si adoperò per la circolazione nella scuola di stampa e materiale clandestino, un'attività di cui Lozza fu a conoscenza e che lo stimolò a cercare un contatto con il Pci alessandrino.
Con la mediazione di Gilardenghi, il partito acconsentì ad avere un abboccamento con lui, poiché era nota al gruppo dirigente del Pci locale la sua trascorsa militanza socialista. L'incontro si svolse il 30 aprile 1944, nella casa dei maestro elementare Botto, in via Pastrengo, e vi presero parte Lozza, Gilardenghi e Vacani, un piccolo artigiano che ricopriva l'incarico di responsabile cittadino: Lozza e la moglie entrarono così a far parte del Pci alessandrino e lui assunse subito la responsabilità della stampa di partito e del funzionamento della tipografia clandestina, attività che svolse parallelamente all'insegnamento per tutto il 1944, riuscendo ad eludere la sorveglianza della polizia. Il 14 dicembre 1944, in seguito alla scoperta del gruppo di studentesse magistrali del Fronte della gioventù ed all'arresto di alcune sue componenti, fu però costretto ad entrare in clandestinità per evitare a sua volta di essere arrestato: si nascose momentaneamente presso il macello comunale di Alessandria, per poi raggiungere i partigiani della 79a Brigata Garibaldi inquadrata nella Divisione Viganò, dislocata nell'Alessandrino settentrionale. La sua attività partigiana lo vide impegnato come responsabile della stampa clandestina, incarico che lo portò ad aver contatti anche con formazioni GL operanti nell'Oltrepò Pavese, sua terra d'origine.
Alla liberazione, in ragione della sua esperienza di insegnante e del suo prestigio politico e culturale, venne designato dal Pci a ricoprire la carica di provveditore agli studi di Alessandria. La distribuzione delle cariche tra i partiti antifascisti, però, penalizzava liberali e democristiani, che esercitarono pressioni per la sostituzione di Lozza anche presso il Comando militare alleato. Ciononostante, Lozza si attivò nel corso dell'estate 1945 per la riorganizzazione della scuola, spaziando dai problemi dell'edilizia scolastica a quelli dell'epurazione del corpo insegnante, dall'istituzione di sessioni speciali di esame alla revisione delle intitolazioni fasciste delle scuole, alla riapertura delle colonie solari estive, precedentemente gestite dalla Gil, la Gioventù italiana del littorio, in molte località della provincia. Le polemiche interne al CIn provinciale erano intanto proseguite e, su esplicita richiesta del presidente comunista Giuseppe Longo, preoccupato di non incrinare l'alleanza con l'ala moderata delle forze antifasciste, Lozza rasse_ gnò le proprie dimissioni il 25 ottobre 1945, decisione che provocò discussioni e malumori all'interno della federazione comunista provinciale. Il suo prestigio trovò però una evidente conferma al congresso provinciale dei partito, quando ottenne, con 186 voti, più alto numero di preferenze nell'elezione del nuovo Comitat federale e venne designato delegato al congresso nazionale che si sarebbe svolto a Roma tra il 29 dicembre 1945 ed il 6 gennaio 1946.
Anche in questa occasione, Lozza confermò la propria grande esperienza maturata nel settore scolastico incentrando il proprio intervento al congresso sul tema dell'istruzione pubblica. Egli fu, insieme a Marchesi, Alicata e Banfi, uno dei pochi delegati ad affrontare il problema, e lo fece illustrando un avanzato progetto di riforma complessiva della scuola italiana, che per molti aspetti precorreva la riforma della scuola dell'obbligo varata quasi vent'anni dopo dal governo di centro-sinistra. Il progetto prevedeva infatti un ciclo elementare dell'obbligo di cinque anni ed una scuola media unica, anch'essa obbligatoria; successivamente un biennio professionale o corsi quinquennali di indirizzo tecnico o umanistico che dessero accesso libero a tutte le facoltà universitarie. Lozza fu inoltre particolarmente attento al problema della democratizzazione della scuola, proponendo tra l'altro una maggiore responsabilizzazione degli insegnanti nella gestione scolastica a scapito della figura del preside, carica che avrebbe dovuto essere elettiva, mentre per la soluzione dei problemi disciplinari, era prevista l'istituzione di un consiglio di classe aperto a studenti e genitori.
Lozza fu anche tra i fondatori del sindacato insegnanti della Cgil di cui fu segretario provinciale, un settore in cui ricoprirà incarichi dirigenziali per i trent'anni successivi. Il Pci lo candidò alle elezioni comunali di Alessandria del 7 aprile 1946 e Lozza, a conferma del prestigio personale conquistato in città, risultò il terzo degli eletti della lista comunista e, con le sue 1.236 preferenze risultò essere il quarto consigliere in termini di preferenze assolute. Le urne confermarono la consolidata tradizione socialista della città (Alessandria era stato il primo comune italiano ad amministrazione socialista all'inizio del secolo), conferendo al Psiup la maggioranza relativa e sedici seggi, contro i tredici andati al Pci, i nove andati alla Dc, i due dei liberali. Lozza venne eletto assessore supplente nella giunta socialcomunista guidata dal socialista Giuseppe Moccagatta e comprendente tre "socialisti e tre comunisti.
Poche settimane dopo venne candidato dal Pci anche alle elezioni per l'Assemblea costituente nella circoscrizione Alessandria Asti-Cuneo. Eletto con un lusinghiero successo personale (31.543 voti preferenziali), rassegnò le dimissioni dall'assessorato, mantenendo la carica di consigliere comunale.
In sede costituente prese solo margimalmente parte attiva all'elaborazione del testo costituzionale, non avendo partecipato ad alcuna commissione preposta. Intervenne in Assemblea sugli articoli 27 e 28 (33 e 34 del testo definitivo) sui problemi relativi alla libertà d'insegnamento e sulla questione cruciale dell'istituzione di scuole private "senza oneri per lo Stato", come sostenuto dallo schieramento laico e recepito dal testo costituzionale. Si preoccupò anche di garantire a tutti l'effettivo diritto allo studio e l'accesso dei meritevoli ai gradi superiori dell'istruzione. Fu infine molto puntuale nel farsi carico dei problemi che assillavano il personale insegnante nel dopoguerra, formulando numerose interrogazioni per la tutela delle carriere, per il reiserimento nei ruoli di docenti antifascisti e partigiani estromessi dall'insegnamento e per il miglioramento delle condizioni generali di lavoro.
Ricandidato dal Fronte democratico popolare alla Camera dei deputati nel collegio Alessandria-Asti-Cuneo alle elezioni del 18 aprile 1948, partecipò direttamente all'aspra campagna elettorale, che si risolse, ad Alessandria, con la netta affermazione del Fronte sia alla Camera che al Senato. Lozza venne rieletto con oltre 54.000 preferenze e, per le sue competenze nel settore della scuola, fu nominato responsabile per il gruppo del Pci nella VI Commissione (Istruzione e Belle arti) ed iniziò una fattiva collaborazione con Alessandro Natta.
Alle elezioni comunali del 1951, venne ricandidato al comune di Alessandria, questa volta come capolista, ottenendo la rielezione con 4.001 preferenze personali, che si aggiungevano ai 13.775 voti di lista. Le ume avevano confermato la solidità della giunta socialcomunista, ma gli impegni di parlamentare gli impedirono l'assunzione di incarichi diretti nell'amministrazione e, fino al 1956, ricoprì così la carica di consigliere di maggioranza. Nel frattempo, alle elezioni politiche del 1953, venne rieletto alla Camera e, come parlamentare di una circoscrizione che non vedeva eletti comunisti ad Asti, il partito lo incaricò di seguire anche le vicende politiche ed organizzative della federazione astigiana. Lozza partecipò così in prima persona alle lotte contadine del biennio 1956-57 promosse dall'Associazione contadini astigiani, la locale organizzazione dei coltivatori diretti legata ai partiti della sinistra, manifestazioni nel corso delle quali i contadini rivendicarono la concessione dell'assistenza mutualistica e pensionistica.
Nel corso del dibattito politico interno al Pci seguito alla crisi ungherese, Lozza, pur senza assumere posizioni di aperto contrasto con la direzione, si schierò a favore di un rinnovamento del partito e caldeggiò, nel corso del congresso provinciale, l'elezione del nuovo Comitato federale su lista aperta e con scrutinio segreto. Nel 1958, terminato il terzo mandato di deputato, la stessa esigenza di rinnovamento sostenuta da lui suscitò un dibattito interno al Pci alessandrino, per la sostituzione dei due candidati "storici" della federazione alla Camera: Lozza e Audisio, il comandante "Valerio", regolarmente eletti fin dal 1946. Nonostante le pressioni esercitate dalla direzione nazionale e da Natta in particolare, favorevoli ad una sua conferma alla Camera, Lozza venne così dirottato sul collegio senatoriale di Acqui-Ovada, considerato peraltro "sicuro": il sensibile arretramento registrato dal partito rispetto alle elezioni del 1953 (-2% ad Alessandria e ad Acqui, -4,8% ad Ovada) fece però sì che non risultasse eletto. La federazione comunista si pose quindi il problema della necessità di recuperare a livello locale l'immagine e l'esperienza politica di Lozza, e gli affidò l'incarico di assessore all'Istruzione del comune di Alessandria, in sostituzione di Gilardenghi, che lo aveva ricoperto a partire dal 1956. Lozza, rieletto consigliere alle amministrative dei 1960, gestì l'assessorato fino al novembre 1964, quando per la prima volta dal dopoguerra la sinistra perdette l'amministrazione del comune a favore di una nuova maggioranza di centro-sinistra. In questa occasione, però, Lozza non si ricandidò ad Alessandria: problemi di carattere familiare lo spinsero a decidere il proprio progressivo disimpegno dalla federazione comunista alessandrina ed il ritorno a Santa Giuletta, paese con cui aveva sempre mantenuto uno stretto legame affettivo. Proprio nel novembre del 1964, così, si candidò come capolista nel comune natale e venne eletto sindaco, incarico che ricoprì fino al giugno 1970, limitando la propria presenza alessandrina al lavoro presso la Cgil-Scuola e ad una meno assidua partecipazione alla vita del Pci locale, cosa che non gli impedì, nel corso dei dibattiti politici del biennio 1968-69, di assumere posizioni di apertura verso le rivendicazioni del movimento studentesco e di appoggio verso le istanze di rinnovamento che giungevano dall'interno del partito.
Nel 1970 venne rieletto in consiglio comunale a Santa Giuletta, ma rifiutò nuovi incarichi di responsabilità, limitandosi a proseguire la propria attività sindacale ad Alessandria, dove, il 10 giugno 1975, venne colto da embolia cerebrale. Ricoverato in gravissime condizioni all'Ospedale civile, si spense in breve tempo.

FONTI E BIBLIOGRAFIA Per una sintetica analisi della storia del Pci nell'Alessandrino, cfr. soprattutto due saggi di C. Gilardenghi: Note di storia del PCI in provincia di Alessandria, "Nuove prospettive", Quaderno n. 1, settembre 1972, pp. 33-38, ed il più recente "Dall'antifascismo alla Resistenza", in R. Botta-G. Canestri (a cura di), Alessandria dalfascismo alla Repubblica, Alessandria, Boccassi editore, 1995, pp. 57-64.
Sul ruolo di Stellio Lozza nel dibattito del Pci nell'immediato dopoguerra ed in particolare sulla sua esperienza di provveditore agli studi di Alessandria e sulle sue proposte di riforma scolastica, cfr. invece il saggio di G. Canestri Stellio Lozza delegato di Alessandria al quinto congresso nazionale del PCI, pubblicato in due parti su "Quaderno", rivista dell'Istituto per la storia della Resistenza in provincia di Alessandria, a. V, n. 9 (pp. 4780) e n. 10 (pp. 41-56), 1982. Per la sua presenza e la sua azione politica nell'Astigiano, soprattutto in relazione alle lotte contadine del 1956-57, cfr. invece Sinistra e piccola proprietà. L'Associazione contadini astigiani 1951-1975, Alessandria, Edizioni dell'Orso, 1990. Brevi note sulla sua attività fino al '48 si trovano in Albo biografico dei deputati e senatori comunisti e socialisti, Roma, Edizioni Emes, 1948 e nei repertori biografici de La Navicella sulle varie legislature. Notizie occasionali possono essere reperite anche sulla stampa locale alessandrina, in particolare su "Il Piccolo"; importanti integrazioni a quanto emerge da queste brevi indicazioni bibliografiche sono state invece fornite all'autore dalla preziosa testimonianza personale di Carlo Gilardenghi.

(Mario Renosio)

 

 

 

 

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