Paolo
De Michelis nacque a Valenza il 24 febbraio 1889. Operaio orafo,
aderì giovanissimo, nel 1904, al Partito socialista italiano e
nel 1914, a venticinque anni, fu eletto consigliere comunale nella
sua città natale. L'anno seguente fu nominato segretario generale
della Camera dei lavoro della Confederazione generale dei lavoro
di Alessandria, divenendo uno dei più rappresentativi organizzatori
sindacali della provincia.
Collaborò attivamente come pubblicista a numerosi periodici locali
tra cui "La Scure" di Valenza, "Bandiera Rossa" di Casale Monferrato,
"L'Idea Nuova", settimanale della federazione socialista alessandrina
e I `Avanguardia", il battagliero organo nazionale d'informazione
della Federazione giovanile socialista. Allo scoppio del conflitto
mondiale assunse posizioni antimilitariste e fu attivo propagandista
del neutralismo.
Nelle elezioni politiche del 1919, le prime con il sistema proporzionale,
il Psi in Piemonte superò il 50% dei suffragi ed elesse in Parlamento
ben 29 rappresentanti sui 56 attribuiti alla regione. Nel collegio
elettorale della provincia di Alessandria, che comprendeva anche
i comuni che nel 1935 sarebbero stati scorporati per formare la
provincia di Asti, i socialisti ottennero il 44,9% dei suffragi,
riuscendo a far eleggere ben 6 deputati, tra cui lo stesso Paolo
De Michelis.
Per le sue riconosciute doti di organizzatore, fu nominato segretario
del gruppo parlamentare socialista alla Camera dei deputati, composto
da 156 deputati, meritandosi ben presto la stima dei principali
leader socialisti dell'epoca.
Rimasto nel partito socialista dopo la scissione comunista del
gennaio 1921, nell'aspro dibattito tra le correnti interne De
Mi chelis si schierò con la frazione "centrista", capeggiata da
Gregorio Agnini, che cercava di mediare tra le posizioni dei riformisti
turatiani, sostenitori di una politica gradualista e i massimalisti
guidati da Serrati, favorevoli all'azione rivoluzionaria e all'adesione
all'Internazionale comunista. Il tentativo, destinato all'insuccesso
per l'intransigenza della maggioranza massimalista, era quello
di evitare una nuova scissione, attraverso un compromesso tra
l'autonomia d'azione rivendicata dal gruppo parlamentare, in larga
maggioranza riformista, e la direzione del partito, che non intendeva
abdicare al suo ruolo di guida complessiva del movimento socialista,
sindacato compreso.
De Michelis, che nel frattempo si era trasferito a Roma, aderì,
nell'ottobre del 1922, al Partito socialista unitario (Psu), forte
di oltre 80 deputati, che raccoglieva i dirigenti politici e sindacali
riformisti espulsi dal Psi massimalista e di cui divenne segretario
Giacomo Matteotti. Con il giovane deputato veneto egli strinse
subito un forte sodalizio politico, diventandone il segretario
particolare, fino al rapimento e all'uccisione del leader riformista
nell'estate del 1924. A testimonianza di questo legame, Filippo
Turati in una corrispondenza con Anna Kuliscioff, scriveva, all'indomani
della scomparsa di Matteotti, che De Michelis "gli era accanto
come un caro padre".
Nell'ambito delle attività organizzative del Psu, De Michelis
aveva assunto nel 1923 l'incarico di segretario della Federazione
interprovinciale Laziale-Umbra e l'anno seguente era stato inviato
in Sicilia, quale fiduciario della direzione nazionale per promuovervi
l'organizzazione del partito. Nel 1925, invece, fu nominato segretario
della sezione di Roma.
Sciolto il Psu nel novembre del 1925 a causa dell'attentato a
Mussolini compiuto da un ex deputato riformista, Tito Zaniboni,
De Michelis, dopo la morte della sua compagna, lasciò la capitale
e ritornò a Torino, per continuare la battaglia politica contro
il fascismo oramai imperante. In Piemonte ricoprì il delicato
incarico di fiduciario-segretario della sezione regionale del
Partito socialista dei lavoratori italiani (Psli), erede del disciolto
Psu.
Il Piemonte era una delle ultime roccaforti dell'opposizione al
fascismo ed in particolare una roccaforte dei riformisti, che
nelle elezioni del 1924, contrassegnate dalle violenze squadriste,
erano stati il primo partito della sinistra nella regione, sopravanzando
sia il Psi massimalista che il Pcd'l di Gramsci e Togliatti, ottenendo
oltre 50.000 voti e portando in Parlamento ben tre deputati (Giulio
Casalini, Oddino Morgari e Bruno Buozzi).
Abbandonata l'attività politica durante il ventennio, De Michelis
dopo la caduta di Mussolini, nel luglio del 1943, si recò a Casale
Monferrato per riallacciare i rapporti con i vecchi compagni socialisti
e dopo l'8 settembre partecipò attivamente alle riunioni del locale
Comitato di liberazione nazionale che operava nel comprensorio
casalese e a Valenza.
Per questa sua attività resistenziale De Michelis fu arrestato
nel marzo del 1944 e condotto alle carceri "Nuove" di Torino,
dopo essere transitato nella caserma di via Asti, luogo di tortura
delle milizie nazi-fasciste operanti nel capoluogo subalpino.
Dopo la liberazione riprese il lavoro di riorganizzazione delle
disperse file socialiste che si erano riunite nel Psiup (nato
nel 1943 dall'unione del Psi, con il "Movimento di unità proletaria
per la rivoluzione socialista" (Mup) di Lelio Basso e I`Unione
proletaria italiana" (Upi) di Giuliano Vassalli e Achille Corona),
assumendo l'incarico di segretario della federazione provinciale
di Alessandria.
Nelle consultazioni del 2 giugno 1946, De Michelis fu il terzo
degli eletti socialisti alla Costituente, con 16.733 preferenze
personali, per la circoscrizione del Piemonte Sud (Cuneo-AlessandriaAsti),
dopo Giuseppe Romita, ministro dell'Interno e Umberto Calosso,
la popolare "voce" di Radio Londra.
Nel gruppo socialista alla Costituente De Michelis ritornò a ricoprire
l'incarico di segretario, che aveva svolto prima del fascismo
sia nel Psi che, dopo il 1922, nel Psu.
L'acceso dibattito interno al partito socialista tra i sostenitori
di un'alleanza organica con i comunisti per approdare, in tempi
brevi, ad un partito unico dei lavoratori e i fautori, al contrario,
di una maggiore autonomia del Psi rispetto al Pci, sfociò nella
scissione di Palazzo Barberini e la fondazione del Partito socialista
dei lavoratori italiani, erede del Psu pre-fascista. A differenza
della stragrande maggioranza dei riformisti, De Michelis decise
di non aderire al Psli per continuare la sua militanza nel partito
socialista.
Il suo contributo in sede costituente lo diede soprattutto nell'ambito
delle cinque diverse commissioni di cui fece parte per l'esame
di disegni di legge governativi, per lo più in materia di norme
elettorali. Raramente intervenne in aula se non per interrogazioni
a tutela di interessi delle popolazioni locali. li 29 marzo 1947
fu delegato dal gruppo socialista per commemorare il dodicesimo
anniversario della morte, in esilio, di Filippo Turati.
Nelle elezioni del 18 aprile 1948 fu candidato, in rappresentanza
dei socialisti, nelle liste del Fronte popolare nella circoscrizione
di Cuneo-Alessandria-Asti. Come accadde in moltissimi collegi,
la maggiore forza organizzativa dell'apparato comunista consentì
ai candidati del Pci di sopravanzare quasi ovunque i socialisti
(i deputati del Psi saranno solamente 42 sui 183 eletti del Fronte)
e De Michelis, nonostante l'appoggio di tutte e tre le federazioni
del Piemonte Sud, non fu più rieletto.
Morì nel 1961 all'età di settantadue anni.
FONTI E BIBLIOGRAFIA
Dati
personali e attività politica fino alle leggi eccezionali dei
1926 si possono trovare nel suo fascicolo in Archivio Centrale
dello Stato, Casellario Politico Centrale, da cui sono tratti
i cenni biografici in F. Andreucci-T. Detti che si arrestano a
tale data, De Michelis, Paolo, in Il movimento operai o italiano.
Dizionario biografico 1853-1943, vol. V, Roma, Editori Riuniti,
1976, pp. 211-212. Sul periodo successivo, e in particolare sulla
riorganizzazione del Psi in Piemonte e la partecipazione alla
Resistenza, cfr. G. Subbrero, La divisione Matteotti "Marengo
": profilo di una formazione partigiana, "Quaderno di storia contemporanea",
1994, n. 15, pp. 5583. Sul ruolo alla Costituente vedi Atti dell'Assemblea
Costituente, Roma, 1946-1948; e ad indicem R. Ruffilli, Cultura
politica e partiti nell'età della Costituente, Bologna, Il Mulino,
1979, vol. 11.
(Federico
Fornaro)