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Quaderno
di storia contemporanea
semestrale dell'Istituto per la storia della Resistenza e della
società contemporanea in provincia di Alessandria
Regionalismo e Costituzione
giovedì
19 giugno, ore 18.30, Sala del Consiglio Comunale,
Alessandria (piazza della Libertà)
Interverranno:
Andrea
Foco, già vicepresidente del Cosiglio regionale
Andrea Giorgis, professore straordinario di
Garanzie dei diritti fondamentali presso l'Università del
Piemonte Orientale
Laurana Lajolo, direttrice di Quaderno di storia
contemporanea
Paolo Soddu, professore di Storia contemporanea
presso l'Università di Pavia, sede di Cremona
coordina
Federico Fornaro
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Tempi
duri per le riviste di storia. Negli ultimi anni molte hanno interrotto
le pubblicazioni e altre, anche nell’ambito degli Istituti
della resistenza, vivono qualche difficoltà, proprio quando
la manipolazione mediatica della memoria e della storia tende
a sostituirsi alla ricerca e alla divulgazione qualificata, producendo
un senso storico diffuso fortemente influenzato dalle urgenze
politiche del presente. In tale contesto c’è dunque
un grande bisogno di storia, di una storia costruita sulle fonti
e con rigorosi strumenti critici e c’è bisogno di
mantenere spazi di comunicazione dei livelli di ricerca e di discussione.
Invitata ad assumere la direzione di Quaderno di storia contemporanea
ho proposto agli organismi dirigenti dell’Istituto e alla
redazione, nella scia della migliore tradizione della rivista,
un progetto che intende coniugare la ricerca storica e la ricerca
didattica, prestando attenzione alle inferenze con altre discipline,
e di dare informazione del dibattito storiografico in corso.
Per dare consistenza e riconoscibilità al progetto viene
individuato per ogni numero un argomento centrale, trattato da
diverse angolature, anche disciplinari, favorendo l’intreccio
tra la storia generale e i riferimenti propriamente territoriali
e locali. Tenuto conto, inoltre, dell’archivio fotografico
dell’Istituto, proponiamo anche un racconto per immagini
di avvenimenti, storie, processi sociali per alimentare memoria
storica anche attraverso codici espressivi diversi dalla scrittura.
Il primo numero sotto la mia direzione nasce da questo impianto,
che è stato concretizzato e implementato dall’intelligente
collaborazione di tutta la redazione e del Comitato scientifico,
che pubblicamente ringrazio per l’amicizia e la fiducia.
In
occasione dell’anniversario dell’istituzione della
Repubblica italiana, abbiamo voluto proporre una riflessione sul
regionalismo e la Costituzione, alla luce della legge costituzionale
n. 3 del 2001, che ha apportato una modifica sostanziale al Titolo
V della Costituzione. Attraverso i contributi degli storici Paolo
Soddu e Vincenzo Ferrone e dei giuristi Andrea Giorgis, Enrico
Grosso e Giorgio Lombardi abbiamo inteso inquadrare l’attuazione
del regionalismo in relazione alla Costituzione italiana, partendo
dalla valutazione del significato storico delle varie proposte
di modifica della Costituzione dal momento della sua promulgazione
fino al contrastato dibattito politico in atto. Sono evidenziati
i problemi e le tematiche più rilevanti della nuova regolamentazione
del rapporto tra le istituzioni, facendo particolare riferimento
al “caso” della Regione Piemonte attraverso gli interventi
degli amministratori regionali, direttamente impegnati nella Commissione
speciale per lo Statuto.
Il contesto storico è delineato da Paolo Soddu, che traccia
una periodizzazione delle fasi politiche della storia italiana
in relazione alle proposte istituzionali e all’interpretazione
della Costituzione come fondamento della garanzia dei diritti.
Soddu individua le diverse proposte di revisione del dettato costituzionale
durante i governi centristi intorno al nodo dei poteri della maggioranza
e dell’opposizione, sottolinea, poi, la centralità
politica della Costituzione come riconoscimento reciproco dei
partiti dal centrosinistra fino al delitto Moro. Tale cesura tragica
mette in crisi lo stesso sistema politico e consente, con Craxi,
l’avvio del processo delle riforme dei meccanismi istituzionali.
La “grande riforma” annunciata con un forte valore
simbolico trova un’iniziativa operativa soltanto nel 1996
con la Commissione Bicamerale, che fa emergere, però, il
clamoroso fallimento delle culture politiche.
La legge costituzionale n 3 del 2001 ha, dunque, esteso i poteri
e le fonti di autonomia economica delle Regioni, rendendo necessaria
la stesura di nuovi Statuti regionali, come esplicita Andrea Giorgis,
che analizza le articolazioni normative della legge e la complessità
dei problemi per la definizione dei nuovi organismi e delle nuove
funzioni delle istituzioni regionali. Infatti il nuovo Titolo
V prevede che siano le Regioni stesse a scegliere le loro forme
di governo: in prima istanza l’elezione diretta o indiretta
del Presidente della Giunta e le conseguenti modalità di
nomina della Giunta, il sistema di elezione e i poteri del Consiglio
regionale, l’istituzione di un nuovo organismo quale il
Consiglio delle autonomie locali per stabilire un rapporto istituzionale
tra le “nuove” Regioni e le amministrazioni provinciali
e comunali. A tale proposito, vi sono posizioni contrapposte in
merito all’opportunità di un richiamo esplicito nei
nuovi Statuti dei diritti e dei doveri dei cittadini, già
contemplati dalla Costituzione e Giorgis richiama l’esigenza
di un bilanciamento giuridico tra l’autonomia normativa
delle Regioni e le garanzie generali dello Stato ai cittadini,
evitando discrezionalità politiche.
La legge ha introdotto un’evidente discontinuità
nell’impianto della Costituzione repubblicana, che pur prefigurando
le Regioni (per altro istituite, tardi, soltanto nel 1970), privilegia
la funzione centrale dello Stato, come spiega nel suo saggio Enrico
Grosso, comparando il nostro testo costituzionale ad altri esempi
di impianto differente, come quelli statunitense e tedesco. Nonostante
la rilevanza del futuro regionalismo per l’assetto complessivo
della nostra democrazia, l’elaborazione degli Statuti procede
con tale lentezza che, a quattro anni di distanza dall’inizio
dei lavori delle apposite commissioni, nessuna Regione ha ancora
approvato il nuovo Statuto. Il dibattito si è incagliato
in evidenti difficoltà, anche perché, contemporaneamente
all’attuazione del regionalismo, le forze politiche sono
impegnate a confrontarsi con le proposte della “devoluzione”
leghista, che segue logiche ben diverse dalla legge approvata.
Riguardo allo stato attuale della discussione, Grosso esprime
serie preoccupazioni sull’enfasi posta da alcuni settori
sulla nuova “stagione costituzionale” e si chiede
se sia opportuno che le Regioni approvino una loro “costituzione”,
che potrebbe anche essere in contrasto con la Costituzione repubblicana.
Per quanto si riferisce al “caso” Piemonte, è
stimolante il saggio di Ferrone sulla denominazione Piemonte,
formatasi storicamente attraverso mai sopiti conflitti tra l’entità
statuale centralizzata e i radicati municipalismi locali. Lo storico
invita, dunque, a tenere conto della storia secolare della comunità
nella redazione del nuovo Statuto, auspicando un federalismo davvero
partecipativo anche per quanto attiene alla definizione del ruolo
di Torino capitale.
Andrea Foco ha curato la raccolta di una serie di interviste ad
amministratori regionali. I temi che emergono dalle dichiarazioni
di Enzo Ghigo, Roberto Cota, Ennio Galasso, Giovanni Caracciolo
e Pietro Marcenaro sono sui punti qualificanti del nuovo Statuto:
dall’elezione diretta del Presidente della Giunta ai poteri
del parlamento regionale, dall’istituzione del Consiglio
delle autonomie locali all’articolazione della legge elettorale.
Dagli interventi appare che, nonostante alcuni orientamenti comuni,
manca ancora un accordo definitivo tra maggioranza e minoranza.
Maria Rovero, membro della Commissione nazionale per gli Statuti
e direttore della segreteria dell’Assemblea regionale, fa
il punto sul livello della discussione in sede nazionale, segnalando
come soltanto due Regioni, Abruzzo e Calabria, abbiano ultimato
i lavori.
Sulle questioni ancora aperte nella stesura dello Statuto della
Regione Piemonte si sofferma Giorgio Lombardi, sottolineando i
temi normativi più rilevanti, dalle materie di rilevanza
comunitaria ai poteri del Presidente e della maggioranza, dalle
garanzie dei diritti dei cittadini alla riforma dell’istituto
del difensore civico.
Per
ricordare, senza retorica, l’anniversario della Liberazione,
appena trascorso, pubblichiamo un racconto fotografico a cura
di Franco Castelli, attraverso un repertorio di immagini dell’eccidio
della Benedicta, luogo simbolico significante la lotta contro
la violenza nazifascista e la sopraffazione della dignità
umana.
Nella
sezione Note e discussioni ricordiamo Giovanni Battista Lazagna
e Pier Luigi Romita, recentemente scomparsi. Pubblichiamo il ricordo
funebre di Lazagna, tenuto da Antonio Gibelli e riportiamo un’intervista,
condotta da Roberto Botta al comandante partigiano, in cui la
memoria si intreccia vivacemente con un acuto spirito critico
del presente. Federico Fornaro traccia un profilo biografico e
politico di Pier Luigi Romita.
Considerati i gravissimi fatti internazionali del terrorismo e
della guerra in Iraq non potevamo eludere l’argomento guerra
con due riflessioni, una di Laurana Lajolo, che pone il nodo della
relazione tra guerra preventiva e democrazia occidentale e l’altra
di Mauro Bonelli, che si sofferma sul ruolo degli organismi internazionali
nella legittimazione dei conflitti.
Nella
sezione Fonti e documenti compare un saggio di Elena Giordano,
estratto della sua tesi di laurea sull’epistolario inedito,
composto da trenta lettere, di Giovanni Benazzo, originario di
Mombercelli (AT). Giordano analizza soprattutto l’aspetto
della scrittura e della lingua, sottolineando come il giovane
soldato al fronte sia riuscito ad affinare, con il passare del
tempo, lo strumento della parola scritta per comunicare con la
famiglia.
Seguono i resoconti di convegni, incontri e mostre e alcune recensioni.
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