La
storia dell'Ospedale dei santi Antonio e Biagio di Alessandria,
come è già stato fatto rilevare anche da altri,
non è agevole da scrivere per vari motivi. Innanzi tutto
su questo ospedale, come d'altronde su tutti gli ospedali di Alessandria
sorti nel corso dei secoli, non esistono allo stato attuale opere
organiche, ma solo pubblicazioni, generalmente di mole modesta,
oppure notizie frammentarie pubblicate in diverse epoche.
Anche
l'abbondante materiale dell'archivio storico dell'Ospedale dei
santi Antonio e Biagio, attualmente conservato presso l'Archivio
di Stato di Alessandria e non ancora completamente ordinato, pur
essendo la fonte più ricca di notizie, non fornisce informazioni
sufficienti per scrivere una storia incompleta e sistematica di
questo ospedale perché, a causa della sua discontinuità,
lascia scoperti parecchi periodi di tempo. inoltre "sulle
numerose carte, registri, libri, vasi di farmacia, quadri, mappe,
disegni, oggetti, strumenti ed edifici di questo ospedale, di
cui si conosce l'esistenza e la localizzazione e, almeno approssimativamente,
anche la consistenza, non è ancora stato compiuto uno studio
approfondito per la semplice ragione che lo stato in cui queste
fonti si trovano, nonostante i vari tentativi fatti per ordinarle,
non consente alcun approccio metodico" (1).
Il
materiale dell'archivio storico dell'Ospedale (Arch. Stor. Osp.)
conservato presso l'Archivio di Stato di Alessandria (Arch. St.
Al.) è composto da: Ordinati (delibere) dal 1602 al 1968
(140 volumi); registri ricoveri dal 1790 al 1950 (190 volumi);
lasciti e donazioni dal sec. XVII al sec. XX (48 volumi); cabrei
(elenco) dei beni dell'ospedale dal XVIII al XIX secolo (20 volumi);
registri decessi e nascite dal 1842 al 1968 (120 volumi); Opera
Pia Solia dal 1891 al 1950 (65 volumi); repertori di contratti
dal sec. XIX al sec. XX (40 volumi), contratti dal 1875 al 1911
(34 volumi); registro presenze dal 1925 al 1949 (29 volumi); conti
consuntivi dal 1890 al 1950 (10 volumi); mastri dal 1881 al 1915
(85 volumi); protocollo generale dal 1863 al 1919 (67 volumi);
inventario patrimoniale dal 1914 al 1920 (1 volume); inventario
archivio 1880 (1 volume); biblioteca medica (3000 volumi: il totale
di questi però comprende anche le «vecchie»
riviste conteggiate per fascicoli); disegni (elenco a parte).
Oltre a questo materiale, esiste un «Archivio classificato»
che contiene: titolo I amministrazione e personale dal sec,
XVII al sec. XX (80 buste); titolo II patrimonio e finanze
dal XVII al XX sec. (175 buste); titolo III beneficenza
dal XVII al XX sec. (44 buste).
Pur
essendo così ricco, questo archivio presenta delle lacune,
dovute sia alla mancanza di documenti perché andati persi
o non sistemati adeguatamente, sia al fatto che la maggior parte
di questi riguardano le attività amministrative, trascurando
quelle sanitarie. Tali lacune sono state però generalmente
colmate attingendo alla storia di altri ospedali. Tuttavia, per
quanto riguarda il settore sanitario, nel materiale dell'archivio
storico dell'ospedale di Alessandria si trovano alcuni documenti
che consentono di conoscere, sia pure parzialmente, l'attività
che veniva svolta in tale settore. Fra questi si sono dimostrati
particolarmente utili i regolamenti interni, che iniziano nel
1589; le statistiche sanitarie, che riguardano gli anni dal 1840
al 1907 (2); le relazioni sanitarie, che vanno dal 1908 al 1916
(3); gli inventari della farmacia e del materiale sanitario in
generale (4); le deliberazioni del consiglio di amministrazione
concernenti l'attività sanitaria.
Si
è ritenuto opportuno suddividere questo libro in quattro
parti. La prima riguarda gli antichi ospedali speciali di Alessandria,
sorti nel periodo che va dalla fondazione della città (1168
circa) all'entrata in funzione dello «Spedal Grande»
dei santi Antonio e Biagio (1579), e gli ospedali di Alessandria.
Con il termine di ospedali speciali vengono indicati sia quegli
ospedali in cui sono inviate persone affette da malattie contagiose
(lebbrosari, lazzaretti, tubercolosari o sanatori) o da malattie
mentali (manicomi), sia quelli in cui si ricoverano i pazienti
a seconda dell'età (ospedali pediatrici e geriatrici) o
per ragioni inerenti alla loro attività (ospedali militari).
L'inserimento in questo libro dedicato all'Ospedale dei santi
Antonio e Biagio, di notizie riguardanti anche gli antichi ospedali
e gli ospedali speciali di Alessandria è stato fatto allo
scopo di fornire un quadro completo dell'ospedalità alessandrina
nei secoli. La seconda parte del libro riguarda lo «Spedal
Grande» (1579-1790), mentre la terza e la quarta riguardano
rispettivamente l'attuale ospedale e i benefattori sia di questo
ospedale che dello Spedal Grande.
La
storia dell'Ospedale dei santi Antonio e Biagio descritta nel
presente libro viene fatta terminare all'anno 1968 perché
a quell'anno risalgono gli ultimi documenti dell'archivio storico
di questo ospedale. Infatti i documenti degli anni successivi,
che erano situati in altre sedi, sono stati quasi tutti distrutti
dall'alluvione del 1994. La perdita di questi ultimi documenti
ci ha privati della principale fonte di notizie relativa agli
ultimi decenni del 1900 poiché, come si è già
ricordato, le poche fonti attualmente esistenti sono generalmente
costituite da pubblicazioni di mole modesta e povere di nozioni
significative.
Le
parti di questo libro riguardanti l'Ospedale dei santi Antonio
e Biagio sono tra loro legate da una continuità durata
oltre mezzo millennio: l'antico ospedale di sant'Antonio, che
ne costituisce la parte più antica, è ricordato
per la prima volta in un documento del 1493. Tra il 1565 e il
1566 esso venne accorpato in via patrimoniale e amministrativa
a quello di san Biagio e divenne l'Ospedale dei santi Antonio
e Biagio. Questo nuovo ospedale era però inizialmente situato
in due edifici separati, perché ciascun ospedale aveva
mantenuto la propria sede: quello di san Biagio, con la rispettiva
chiesa, si trovava nell'angolo fra l'attuale via Milano e via
Verona, mentre quello di sant'Antonio, con la propria chiesa,
era situato sul lato destro dell'attuale via Treviso e si allungava
sino a Largo Vicenza (5). Solo nel 1579 (cioè quasi 13
anni dopo la fusione patrimoniale e amministrativa dei due ospedali),
quando venne abbattuto l'ospedale di san Biagio, quello di sant'Antonio,
che nel frattempo era stato ampliato, divenne lo «Spedal
Grande dei santi Antonio e Biagio» (denominato da alcuni
anche «Ospedale di via Treviso», perché il
suo ingresso principale dava su questa via). Nel 1790 lo «Spedal
grande» venne trasferito nella sede dove si trova l'attuale
ospedale e assunse dapprima il nome di «Ospedale degli infermi
dei santi Antonio e Biagio», poi quello di «Opere
pie ospedaliere», perché all'ospedale si erano unite
altre Opere pie, ed infine quello di «Ospedale civile»,
denominazione dettata dal popolo per distinguerlo da quello militare
sorto nel frattempo (6).
All'inizio
di ogni parte del libro, per meglio illustrare la storia dell'Ospedale
dei santi Antonio e Biagio, si è ritenuto opportuno riportare
alcune brevi notizie sia sullo stato della medicina e della chirurgia
nelle varie epoche della vita di tale istituzione, sia sulla storia
di Alessandria, soffermandosi in modo particolare sugli eventi
che hanno influito sul settore socio-sanitario cittadino, quali
epidemie, carestie, avversità meteorologiche, scontri armati
avvenuti in città o nei dintorni, condizioni igieniche
e tutto quanto è stato causa dell'insorgenza di malattie.
Fame, peste e guerra sono stati infatti sempre i tre principali
nemici della salute del corpo.
Siccome
questo libro è stato scritto anche per coloro che sono
poco competenti in medicina o in questioni sanitarie, si è
cercato di semplificare la terminologia medica per facilitare
la comprensione; ma per renderlo il più completo possibile,
non si è potuto evitare di riportare statistiche, inventari
di materiale sanitario, relazioni sanitarie ed altri documenti
di stretta competenza medica.
Le
difficoltà incontrate nella compilazione di questo libro,
dovute ai motivi già ricordati, sono state superate grazie
alla valida collaborazione delle seguenti persone che ringrazio
sentitamente: Anna Masini per i preziosi suggerimenti che mi ha
offerto nella stesura del libro; Paola Furlan e Giancarlo Roggero
per il contributo che mi hanno fornito con le loro pregevoli esecuzioni
grafiche; tutto il personale della Biblioteca Civica di Alessandria
e quello dell'Archivio di Stato di Alessandria per l'assidua disponibilità
dimostratami durante la non facile ricerca di notizie effettuata
sull'abbondante materiale dell'Archivio storico dell'Ospedale
(non ancora completamente ordinato), conservato presso l'Archivio
di Stato; Roberto Botta, direttore dell'istituto per la storia
della resistenza e della società contemporanea, in provincia
di Alessandria, per il sostegno alla pubblicazione del libro.
Rivolgo
infine un particolare ringraziamento alla Fondazione della Cassa
di Risparmio di Alessandria che, dimostrando anche in questa occasione
la sua disponibilità ad appoggiare iniziative di promozione
culturale, ha voluto sostenere cospicuamente l'onere finanziario
della pubblicazione di questo libro unitamente al Comune di Alessandria
e all'Azienda Ospedaliera Nazionale dei santi Antonio e Biagio
e Cesare Arrigo di Alessandria per il loro contributo finanziario.
Note
l.
Paola Lanzavecchia, il refrigerio dei poveri, Ed. U.S.S.L. 70,
Alessandria 1991.
2.
Archivio di Stato di Alessandria, Archivio Storico dell'Ospedale,
(d'ora in poi ASAL, Arch Ospedale), 1-9 1.
3.
ASAL, Arch Ospedale, 1-9 2.
4.
ASAL,Arch Ospedale 2-1-1 3.
5.
Giuseppe Amato, L'ospedale dei Santi Antonio e Biagio in Alessandria,
Tip. Colombari G. e C., Alessandria 1955, pag. 5.
6.
Pietro Angiolini, Vecchia Alessandria, Rubrica di «Il Piccolo»
di Alessandria,
18-6-1955.