Introduzione  
 

Giovanni Maconi, Storia dell'Ospedale dei santi Antonio e Biagio di Alessandria, Le Mani- Isral, Recco (Genova) 2003, euro 15.

sezioni

Presentazione

Prefazione

Sommario





Pianta di Alessandria nel '600. Ubicazione di alcuni antichi ospedali.

Un'immagine del reparto uomini dell'Ospedale negli anni 30'.




 

 

 

 

 

La storia dell'Ospedale dei santi Antonio e Biagio di Alessandria, come è già stato fatto rilevare anche da altri, non è agevole da scrivere per vari motivi. Innanzi tutto su questo ospedale, come d'altronde su tutti gli ospedali di Alessandria sorti nel corso dei secoli, non esistono allo stato attuale opere organiche, ma solo pubblicazioni, generalmente di mole modesta, oppure notizie frammentarie pubblicate in diverse epoche.

Anche l'abbondante materiale dell'archivio storico dell'Ospedale dei santi Antonio e Biagio, attualmente conservato presso l'Archivio di Stato di Alessandria e non ancora completamente ordinato, pur essendo la fonte più ricca di notizie, non fornisce informazioni sufficienti per scrivere una storia incompleta e sistematica di questo ospedale perché, a causa della sua discontinuità, lascia scoperti parecchi periodi di tempo. inoltre "sulle numerose carte, registri, libri, vasi di farmacia, quadri, mappe, disegni, oggetti, strumenti ed edifici di questo ospedale, di cui si conosce l'esistenza e la localizzazione e, almeno approssimativamente, anche la consistenza, non è ancora stato compiuto uno studio approfondito per la semplice ragione che lo stato in cui queste fonti si trovano, nonostante i vari tentativi fatti per ordinarle, non consente alcun approccio metodico" (1).

Il materiale dell'archivio storico dell'Ospedale (Arch. Stor. Osp.) conservato presso l'Archivio di Stato di Alessandria (Arch. St. Al.) è composto da: Ordinati (delibere) dal 1602 al 1968 (140 volumi); registri ricoveri dal 1790 al 1950 (190 volumi); lasciti e donazioni dal sec. XVII al sec. XX (48 volumi); cabrei (elenco) dei beni dell'ospedale dal XVIII al XIX secolo (20 volumi); registri decessi e nascite dal 1842 al 1968 (120 volumi); Opera Pia Solia dal 1891 al 1950 (65 volumi); repertori di contratti dal sec. XIX al sec. XX (40 volumi), contratti dal 1875 al 1911 (34 volumi); registro presenze dal 1925 al 1949 (29 volumi); conti consuntivi dal 1890 al 1950 (10 volumi); mastri dal 1881 al 1915 (85 volumi); protocollo generale dal 1863 al 1919 (67 volumi); inventario patrimoniale dal 1914 al 1920 (1 volume); inventario archivio 1880 (1 volume); biblioteca medica (3000 volumi: il totale di questi però comprende anche le «vecchie» riviste conteggiate per fascicoli); disegni (elenco a parte). Oltre a questo materiale, esiste un «Archivio classificato» che contiene: titolo I amministrazione e personale dal sec, XVII al sec. XX (80 buste); titolo II patrimonio e finanze dal XVII al XX sec. (175 buste); titolo III beneficenza dal XVII al XX sec. (44 buste).

Pur essendo così ricco, questo archivio presenta delle lacune, dovute sia alla mancanza di documenti perché andati persi o non sistemati adeguatamente, sia al fatto che la maggior parte di questi riguardano le attività amministrative, trascurando quelle sanitarie. Tali lacune sono state però generalmente colmate attingendo alla storia di altri ospedali. Tuttavia, per quanto riguarda il settore sanitario, nel materiale dell'archivio storico dell'ospedale di Alessandria si trovano alcuni documenti che consentono di conoscere, sia pure parzialmente, l'attività che veniva svolta in tale settore. Fra questi si sono dimostrati particolarmente utili i regolamenti interni, che iniziano nel 1589; le statistiche sanitarie, che riguardano gli anni dal 1840 al 1907 (2); le relazioni sanitarie, che vanno dal 1908 al 1916 (3); gli inventari della farmacia e del materiale sanitario in generale (4); le deliberazioni del consiglio di amministrazione concernenti l'attività sanitaria.

Si è ritenuto opportuno suddividere questo libro in quattro parti. La prima riguarda gli antichi ospedali speciali di Alessandria, sorti nel periodo che va dalla fondazione della città (1168 circa) all'entrata in funzione dello «Spedal Grande» dei santi Antonio e Biagio (1579), e gli ospedali di Alessandria. Con il termine di ospedali speciali vengono indicati sia quegli ospedali in cui sono inviate persone affette da malattie contagiose (lebbrosari, lazzaretti, tubercolosari o sanatori) o da malattie mentali (manicomi), sia quelli in cui si ricoverano i pazienti a seconda dell'età (ospedali pediatrici e geriatrici) o per ragioni inerenti alla loro attività (ospedali militari). L'inserimento in questo libro dedicato all'Ospedale dei santi Antonio e Biagio, di notizie riguardanti anche gli antichi ospedali e gli ospedali speciali di Alessandria è stato fatto allo scopo di fornire un quadro completo dell'ospedalità alessandrina nei secoli. La seconda parte del libro riguarda lo «Spedal Grande» (1579-1790), mentre la terza e la quarta riguardano rispettivamente l'attuale ospedale e i benefattori sia di questo ospedale che dello Spedal Grande.

La storia dell'Ospedale dei santi Antonio e Biagio descritta nel presente libro viene fatta terminare all'anno 1968 perché a quell'anno risalgono gli ultimi documenti dell'archivio storico di questo ospedale. Infatti i documenti degli anni successivi, che erano situati in altre sedi, sono stati quasi tutti distrutti dall'alluvione del 1994. La perdita di questi ultimi documenti ci ha privati della principale fonte di notizie relativa agli ultimi decenni del 1900 poiché, come si è già ricordato, le poche fonti attualmente esistenti sono generalmente costituite da pubblicazioni di mole modesta e povere di nozioni significative.

Le parti di questo libro riguardanti l'Ospedale dei santi Antonio e Biagio sono tra loro legate da una continuità durata oltre mezzo millennio: l'antico ospedale di sant'Antonio, che ne costituisce la parte più antica, è ricordato per la prima volta in un documento del 1493. Tra il 1565 e il 1566 esso venne accorpato in via patrimoniale e amministrativa a quello di san Biagio e divenne l'Ospedale dei santi Antonio e Biagio. Questo nuovo ospedale era però inizialmente situato in due edifici separati, perché ciascun ospedale aveva mantenuto la propria sede: quello di san Biagio, con la rispettiva chiesa, si trovava nell'angolo fra l'attuale via Milano e via Verona, mentre quello di sant'Antonio, con la propria chiesa, era situato sul lato destro dell'attuale via Treviso e si allungava sino a Largo Vicenza (5). Solo nel 1579 (cioè quasi 13 anni dopo la fusione patrimoniale e amministrativa dei due ospedali), quando venne abbattuto l'ospedale di san Biagio, quello di sant'Antonio, che nel frattempo era stato ampliato, divenne lo «Spedal Grande dei santi Antonio e Biagio» (denominato da alcuni anche «Ospedale di via Treviso», perché il suo ingresso principale dava su questa via). Nel 1790 lo «Spedal grande» venne trasferito nella sede dove si trova l'attuale ospedale e assunse dapprima il nome di «Ospedale degli infermi dei santi Antonio e Biagio», poi quello di «Opere pie ospedaliere», perché all'ospedale si erano unite altre Opere pie, ed infine quello di «Ospedale civile», denominazione dettata dal popolo per distinguerlo da quello militare sorto nel frattempo (6).

All'inizio di ogni parte del libro, per meglio illustrare la storia dell'Ospedale dei santi Antonio e Biagio, si è ritenuto opportuno riportare alcune brevi notizie sia sullo stato della medicina e della chirurgia nelle varie epoche della vita di tale istituzione, sia sulla storia di Alessandria, soffermandosi in modo particolare sugli eventi che hanno influito sul settore socio-sanitario cittadino, quali epidemie, carestie, avversità meteorologiche, scontri armati avvenuti in città o nei dintorni, condizioni igieniche e tutto quanto è stato causa dell'insorgenza di malattie. Fame, peste e guerra sono stati infatti sempre i tre principali nemici della salute del corpo.

Siccome questo libro è stato scritto anche per coloro che sono poco competenti in medicina o in questioni sanitarie, si è cercato di semplificare la terminologia medica per facilitare la comprensione; ma per renderlo il più completo possibile, non si è potuto evitare di riportare statistiche, inventari di materiale sanitario, relazioni sanitarie ed altri documenti di stretta competenza medica.

Le difficoltà incontrate nella compilazione di questo libro, dovute ai motivi già ricordati, sono state superate grazie alla valida collaborazione delle seguenti persone che ringrazio sentitamente: Anna Masini per i preziosi suggerimenti che mi ha offerto nella stesura del libro; Paola Furlan e Giancarlo Roggero per il contributo che mi hanno fornito con le loro pregevoli esecuzioni grafiche; tutto il personale della Biblioteca Civica di Alessandria e quello dell'Archivio di Stato di Alessandria per l'assidua disponibilità dimostratami durante la non facile ricerca di notizie effettuata sull'abbondante materiale dell'Archivio storico dell'Ospedale (non ancora completamente ordinato), conservato presso l'Archivio di Stato; Roberto Botta, direttore dell'istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea, in provincia di Alessandria, per il sostegno alla pubblicazione del libro.

Rivolgo infine un particolare ringraziamento alla Fondazione della Cassa di Risparmio di Alessandria che, dimostrando anche in questa occasione la sua disponibilità ad appoggiare iniziative di promozione culturale, ha voluto sostenere cospicuamente l'onere finanziario della pubblicazione di questo libro unitamente al Comune di Alessandria e all'Azienda Ospedaliera Nazionale dei santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria per il loro contributo finanziario.

Note

l. Paola Lanzavecchia, il refrigerio dei poveri, Ed. U.S.S.L. 70, Alessandria 1991.

2. Archivio di Stato di Alessandria, Archivio Storico dell'Ospedale, (d'ora in poi ASAL, Arch Ospedale), 1-9 1.

3. ASAL, Arch Ospedale, 1-9 2.

4. ASAL,Arch Ospedale 2-1-1 3.

5. Giuseppe Amato, L'ospedale dei Santi Antonio e Biagio in Alessandria, Tip. Colombari G. e C., Alessandria 1955, pag. 5.

6. Pietro Angiolini, Vecchia Alessandria, Rubrica di «Il Piccolo» di Alessandria, 18-6-1955.



 

 

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