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Si è spento Franco Della Peruta. Il ricordo di Luciana Ziruolo

 

 

 


 

 

Per Franco Della Peruta

Ho il cuore stretto, da quando se ne è andato, ho tardato a scrivere per lui, in considerazione di quanto hanno già scritto Maria Luisa Betri e Alberto De Bernardi, eppure sento che queste parole gliele devo.
Sono una sua allieva atipica, nel senso che non frequentai le sue lezioni e non ebbi dimestichezza con la vita accademica della fine degli anni Settanta, nonostante le sue aperture e i suoi inviti. Una scelta d'amore mi aveva portato a spostare la mia residenza in Piemonte, e una voglia di autonomia a qualunque costo ad accettare un posto impiegatizio di basso profilo. Non mi biasimò, anzi mi spinse ad accelerare i tempi della tesi per poter partecipare a un concorso per le scuole superiori bandito dopo innumerevoli anni.
Questo innanzi tutto voglio ricordare di lui: la disponibilità all'ascolto e la sagacia nell'individuare in ogni giovane le possibilità di mostrare il proprio talento, attivando la sua straordinaria rete di relazioni, con una generosità sconfinata per tutti, anche per me che allora ero proprio "un pesce fuor d'acqua".
Ieri sera, in solitudine, con l'amore per le fonti che a tanti di noi ha insegnato, ho ricercato i suoi biglietti, le sue lettere che per anni terminavano con "suo Franco Della Peruta" e quando giunsero i primi "tuo" mi sentii graziata. Mi ha accompagnato per più di trent'anni sempre dolce e pur severo, come in quelle nostre interminabili discussioni sulla didattica della storia (era certo stessi perdendo tempo) che terminavano sempre con la sua convinzione "chi sa la storia la sa insegnare". Ora, a distanza di tanti anni, sono disposta a dargli un po' più ragione. Della Peruta oltre ad essere un grande storico, è sempre stato uno straordinario didatta: la sua tenerezza nel correggere, "un po' librato", per un capitolo di tesi campato per aria, la sua disponibilità a lasciarti nei posti più comodi (per te, in considerazione degli orari) le cartelle corrette, al bar Giamaica per esempio, così vicino alla sua Braidense.
Ho sentito la sua cara voce il 31 dicembre, per gli auguri di buon anno, come ogni anno, la sua ultima parola è stata passerà, lui sapeva che cosa e anch'io, però speravo si fosse sbagliato.
Mi piace ricordarlo con sua moglie Lilli, belli come il sole, nel sole, in piazza "Libertà" ad Alessandria, soltanto qualche anno fa, quando anche a mio figlio, maturando al liceo classico, seppe dare il consiglio giusto: "non abbiamo bisogno solo di ingegneri".

Luciana Ziruolo

Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea
in provincia di Alessandria "Carlo Gilardenghi"
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