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Franco
Della Peruta non amava le commemorazioni, in specie quelle accademiche,
e il compianto, spesso esteriore
e retorico, che accompagna la morte di un grande. In un giorno
altrettanto triste, nell’aprile 1999, dopo aver ricordato
alla Fondazione Feltrinelli uno dei suoi migliori allievi, Duccio
Bigazzi, scomparso prematuramente, disse: “E adesso andiamo
a lavorare”, per nascondere la commozione e per reimmergersi,
subito, in quella che è stata una delle grandi passioni,
una passione quasi febbrile, della sua vita.
Vorrei, in queste poche righe, ricordarlo nella quotidianità del
suo “mestiere di storico”. Gli piaceva ripetere che
quello dello storico è un “lavoro artigianale”,
e ad esso, alla ricerca condotta con grande rigore filologico,
vasta e minuta al tempo stesso, ha davvero dedicato tutto il suo
impegno di studioso, e le sue energie. Era straordinaria la sua
capacità di dedicarsi per ore e ore alla consultazione delle
fonti, seduto al tavolo della sala riservata della Biblioteca Braidense,
del Museo del Risorgimento o in Archivio di Stato, dalla quale
si risollevava di tanto in tanto per scambiare qualche battuta,
con l’amabilità e l’ironia che gli erano consuete,
con un collega, un allievo, uno studente. Delle fonti aveva una
conoscenza ineguagliabile, frutto dell’intenso e pionieristico
lavoro di ricognizione avviato dalla seconda metà degli
anni Quaranta intorno alla rivista “Movimento operaio”,
e tale da permettergli di indicare all’istante dove si trovassero
le tali carte, quale fosse la loro consistenza e importanza. E
uno dei tanti aspetti della sua generosità scientifica consisteva
nel segnalare, talvolta con un entusiasmo quasi infantile, annotandoli
con la sua grafia minuta sull’indimenticabile piccolo formato
dei suoi fogli d’appunti, dati e notizie attinenti alle ricerche
che altri avevano in corso, in cui gli era gli capitato di imbattersi
mentre studiava. E come non ricordare il suo impegno nell’assegnare
le tesi di laurea – generazioni di studenti lo hanno avuto
come relatore – su un ampio ventaglio tematico, e il suo
rallegrarsi quando anche quell’apprendistato alla ricerca
era in grado di apportare un contributo originale alla conoscenza
del suo amato Ottocento?
Pur essendo Della Peruta poco incline alle grandi enunciazioni
teoriche, alla sua intera opera, a ogni pagina dei suoi scritti,
così intessuti di concretezza,così densi
e nitidi al tempo stesso, è sotteso un quadro concettuale e interpretativo
solidissimo, nel quale le ragioni scientifiche non si sono mai disgiunte da quelle
civili. La sua è stata una grande lezione di storia, di insegnamento universitario,
di promozione, organizzazione, divulgazione culturale, insomma quella di un vero
maestro, al quale oggi è davvero amaro dire addio.
Maria Luisa Betri Dipartimento di Scienze della storia
e della documentazione storica
Via Festa del Perdono 7
Università degli studi di Milano
marialuisa.betri@unimi.it
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