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E’ morto il 7 novembre, all’ospedale
di Terni, dov’era da lungo tempo degente, Walter Colli, autore
del bellissimo memoriale I ragazzi di Piazza Mentana. Storia
senza fine di un’amicizia senza fine, edito nella collana Isral
nel 2009, a cura di Franco Castelli.
Aveva 88 anni e aveva percorso una brillante carriera giornalistica,
prima a Genova, poi a Milano e infine a Roma. Alla figlia Francisca,
che ha seguito le orme paterne nel giornalismo, vadano le nostre
più sincere condoglianze.
Ricorderemo più ampiamente Walter Colli, come merita, sul
sito e sulla nostra rivista.
Per ora riportiamo la scheda del suo libro che racconta l’affascinante
vicenda della banda di fanciòt da cui, all’indomani
dell’8 settembre, si formò il nucleo del Gap più combattivo
dell’Alessandrino, che ebbe tra i suoi caduti Ennio Massobrio,
il primo giovane partigiano combattente della città.
Walter Colli (Pontedecimo,
GE, 1923) a 5 anni si trasferisce con la famiglia ad Alessandria.
Consegue il diploma
magistrale nel 1940, per tre anni è disegnatore meccanico
presso la ditta G.B.Mino di G.B. (1940- 52 studi Facoltà lingue
e letterature straniere al Magistero di Torino non completati).
Dicembre 1943-giugno 1944 armaiolo di compagnia fino alla diserzione
e alla macchia nel Vogherese fino al 25 aprile '45. Dal 1946 al
1978 giornalista professionista (“l'Unità” di
Genova con direttore Bini, “Corriere Mercantile” di
Genova, Informatore Moderno, Ciao Amici, “Tirreno” di
Livorno, “Paese” di Roma e “Stasera” a
Milano con direttore “Fortebraccio”; dal 1969 al 1978
caporedattore “Momento Sera” a Roma).
I
ragazzi di Piazza Mentana. Storia senza fine di un’amicizia
senza fine
Una banda di
ragazzi nati sotto il fascismo, ma diventati quasi tutti antifascisti
(di loro undici sono stati partigiani combattenti,
con due caduti): questa la storia dei “ragazzi di piazza
Mentana”, nel rione Pista di Alessandria.
Il loro sodalizio si snoda dagli anni anteguerra attraverso vicende
tristi o liete narrate con verve ironica: dai giochi sportivi agli
scherzi da scanzonati studenti alle tragedie della guerra (i bombardamenti,
la Resistenza, la deportazione), il tutto narrato con penna lieve
da Walter Colli, che così (dopo l’esemplare Cantón
di rus di Carlo Gilardenghi) ci consegna un’altra tessera
di storia del Novecento alessandrino.
Proprio da questa banda di ragazzi (studenti di famiglia piccolo
borghese e figli di ferrovieri) si forma, all’indomani dell’8
settembre 1943, il nucleo combattente dei Gap (quello degli Abbiati,
Bastianelli, Biorci, Cellerino, Debernardi, Massobrio), che compie
le azioni più audaci di guerriglia urbana.
Mentre nel Cantón di rus Gilardenghi è autore e orchestratore
assoluto delle memorie di quel rione proletario, qui Walter Colli
si assume il compito di cronista e notaio del collettivo, raccogliendo
amorosamente le storie individuali e incastonandole dentro a una
cornice narrativamente fluida, che trasforma il puzzle in una specie
di romanzo di formazione.
Tante vicende personali, tanti destini diversi, accomunati però dall’attaccamento
ad un luogo (la piazza sede dei giochi e degli incontri) e da un
sentimento che sfida il tempo: l’amicizia.
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