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Intervista a Laurana Lajolo Finisce
l’anno del Risorgimento e l’Istituto
per la storia della resistenza e della società contemporanea
in provincia di Alessandria (Isral) stende un bilancio a tutto
campo su questi 150 anni con il volume dal significativo titolo ‘Unità celebrata’ del
suo ‘Quaderno di storia contemporanea’. Un lavoro a
cui hanno partecipato numerosi studiosi e che permette di valutare
quanto è avvenuto nel corso del 2011 sotto ogni profilo,
sia dal punto di vista nazionale che locale. Laurana Lajolo, direttrice
della pubblicazione, spiega finalità e risultati di questo ‘Quaderno’.
‘Unità celebrata’ è il titolo di questa pubblicazione.
Come sono stati trattati questi 150 anni?
Questi 150 anni sul piano dell’approfondimento storico hanno
prodotto poco. Si è fatto molto come romanzi, divulgazione
e film ma poco come storia ragionata. Inoltre alcune componenti
del Risorgimento sono risultate completamente trascurate: è stato
così per i repubblicani e anche per il mondo cattolico,
proprio non preso in considerazione. Unico protagonista osannato è stato
Cavour per la sua grande abilità diplomatica. Quindi credo
che la nostra rivista abbia un suo interesse anche per avere dato
spazio a questi aspetti che sono stati trascurati. Grazie al professor
Malandrino abbiamo anche affrontato la questione delle interpretazioni
del Risorgimento.
Questa pubblicazione ha avuto una gestazione piuttosto impegnativa.
Per noi è stato un lavoro di un anno. Il progetto è partito
all’inizio del 2011 ed è diventato un vero osservatorio
su quanto stava accadendo a livello locale e nazionale.
A livello nazionale chi è stato il protagonista di queste
celebrazioni?
Direi il presidente della repubblica Giorgio Napolitano che ha
affrontato con grande impegno i valori dell’unità del
paese, incontrando una grande e inaspettata partecipazione popolare.
I discorsi del presidente hanno risvegliato la coscienza nazionale,
il senso di dignità degli italiani, l’etica pubblica:
proprio quei valori innovativi che avevano guidato il complesso
processo risorgimentale. D’altra parte, tutto il 2011 è stata
caratterizzato da una ripresa di manifestazioni pubbliche per affermare
valori etici e culturali e cambiare politica. Queste celebrazioni
sono arrivate in una fase di transizione.
La storia viene spesso utilizzata nella vita pubblica e nella politica.
Diciamo che si fa sempre nelle commemorazioni un uso pubblico della
storia. In questo caso, è stato fatto per rafforzare l’identità nazionale.
Sul piano locale?
In provincia, i comuni hanno partecipato a questa celebrazione,
spesso legandola con mostre e altro al dato locale, ricordando
personaggi e fatti connessi al luogo. Un discorso a parte va fatto
per Torino che ha investito tantissimo su questi 150 anni e direi
che è tornata la vera capitale del Risorgimento mentre nel
1961 era stata Roma al centro delle commemorazioni.
Altre differenze con le altre celebrazioni?
Nel 1911 il cinquantenario arrivò in un momento di grande
entusiasmo per una nazione che stava vivendo la prime rivoluzione
industriale. Nel 1961 c’era il miracolo economico. Questa
volta la situazione era decisamente diversa.
Alberto Ballerino
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