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Le vicende sindacali che attraversarono la Borsalino s.p.a di Alessandria,
il più importante cappellificio del mondo assieme alla statunitense
Stetson, dalla fine della guerra all'Autunno caldo del 1969 sono
poco note. Se si fa eccezione per alcuni articoli dell'Unità,
La Stampa e Il Sole 24 ore, apparsi in occasione di vertenze particolarmente
lunghe e dure (in primis quella che culminò con l'occupazione
e la requisizione dello stabilimento nel 1961), la "vita sindacale
quotidiana" dell'azienda è restata tutto sommato avvolta
nella nebbia, così consona a questa città.
Gli inediti
Verbali della Commissione interna dell'azienda sono una fonte
sintetica ma sicuramente importante per far emergere,
dai contorni indefiniti del risaputo o del supposto, la realtà delle
relazioni sindacali in tutte le loro forme, dalla collaborazione
agli scontri più duri.
I sei volumi
che li costituiscono raccolgono tutta l'attività della
Commissione interna dal momento della sua ricostituzione nel 1943
alla sua cessazione nel 1971. Il verbalizzante è sempre
un dirigente dell'azienda, ma in calce appaiono sempre una o più firme
dei membri dell'organismo sindacale. La discussione inizia con
l'approvazione del verbale precedente cui seguono le richieste
della C.I. e le repliche della Direzione secondo un ordine dettato
dalle esigenze del momento.
Il fatto che
il verbalizzante fosse un esponente della Direzione è facilmente
comprensibile in ragione del livello culturale e della conseguente
competenza linguistica dei dirigenti, caratteristiche di cui sicuramente
difettavano i membri della C.I. Di conseguenza i Verbali, pur sottoposti
a verifica e a controfirma degli esponenti sindacali, lasciano
trapelare la posizione ideologica del loro estensore (per molti
anni il dr.Umberto Antonioletti) che mentre verbalizza il dibattito
non può fare a meno, anche involontariamente, di filtrarlo
attraverso il proprio angolo visuale di dirigente e rappresentante
degli interessi dell'azienda. La procedura, probabilmente involontaria,
consiste nell'esporre in maniera concettualmente rigorosa le argomentazioni
della Ditta e nel far emergere il lessico necessariamente elementare
e i limiti concettuali delle considerazioni dei membri della C.I.
E' facile perciò trovare nei verbali espressioni di sufficienza
nei confronti dei rappresentanti dei lavoratori che "si ostinano" ad
avanzare "richieste irragionevoli" nonostante "la
ditta faccia sempre tutto il possibile per...." Molto spesso
si sottolinea come le richieste siano "prive di fondamento" e
si insinua che i alcuni membri della C.I.( in specifico quelli
CGIL) siano solo dei burattini manovrati da abili e spregiudicai
pupari:"Chi vi ha consigliato di porre simili domande.."(12
novembre 1958). Gli scioperi non si discutono, ma "gli atteggiamenti
scioperistici...sono irragionevoli"(7 gennaio 1959). Di questo
raffinata operazione di "limatura" dei verbali si era
formalmente lamentato, seppur in un'occasione in cui aveva completamente
torto, Pietro Balbi, il più battagliero esponente della
C.I. allorchè aveva dichiarato che "la direzione, approfittando
del modesto livello di istruzione dei suoi membri, ha scritto cose
deformanti e mutanti il significato degli argomenti espressi dalla
C.I” (18 ottobre 1957).
Premesso tutto
ciò e prescindendo dai limiti individuati
sopra, i Verbali non possono comunque essere ritenuti in alcun
modo resoconti stilati con malafede o spirito di parte, non fosse
altro per il fatto che una copia di quanto verbalizzato in ciascun
incontro veniva regolarmente rilasciata alla C.I. per il suo archivio.
Purtroppo quest'ultimo tipo di materiale, con le eventuali postille
e considerazioni dei rappresentanti degli operai, è andato
perduto.
Dai verbali
della C.I. è possibile dunque ricavare una
documentazione esauriente, in grado di descrivere anno per anno:
• Le richieste dei rappresentanti dei lavoratori e le risposte della
ditta
• Il raccordo con le azioni sindacali nazionali
• Gli scioperi ( non infrequenti quelli di natura politica), con
particolare rilievo per il grande sciopero del 1961
•
L’ambiente e le condizioni del lavoro in fabbrica
•
Il problema dell’irregolarità del lavoro, di tipo
essenzialmente stagionale, con le conseguenti drammatiche ricadute
sulle retribuzioni e la lotta per l’orario garantito
•
Le tipologie dei reparti di produzione, le attività in essi
svolte e le malattie professionali più frequenti
• La malattia professionale del mercurialismo con anamnesi prodotte
da specialisti in medicina del lavoro
• Le ripercussioni in azienda degli accordi interconfederali e di
quelli di categoria
• La progressiva perdita di consenso della CGIL in favore del sindacato
filopadronale degli Autonomi
•
Il profilo sindacale ma anche psicologico ed umano di alcuni esponenti
della C.I., in particolare Balbi (CGIL), “l’uomo che
salì sulla ciminiera” e Bellotti (CISL)
Questi materiali,
integrati con gli Stralci dei Verbali del Consiglio di Amministrazione,
riescono a fornire uno spaccato abbastanza
esaustivo sia dell’attività commerciale dell’azienda
e dei limiti delle sue strategie, ancorate testardamente sulla
produzione esclusiva del “cappello di marca” sia alle
divaricazioni fra profitti aziendali (in genere in attivo) e la
perdita progressiva delle ordinazioni da parte dei clienti internazionali
con il conseguente dilagare della cassa integrazione e dei “turni
riduttivi”.
Quanto alla
modalità di elaborazione dei contenuti, trattandosi
di un prodotto multimediale, si può rilevare come la inevitabile
stringatezza espositiva sia compensata dalla possibilità di
connessioni ipertestuali immediate, in grado di porre a confronto
gli eventi della Borsalino con:
• Le azioni rivendicative a livello nazionale della CGIL e degli
altri sindacati
• Gli accordi interconfederali e i contratti di categoria
• I successivi regolamenti delle C.I.
•
L’interpretazione “padronale” dei problemi aziendali
A parte qualche
rarissima occasione in cui una qualche valutazione era palesemente
ineludibile, l’autore ha mantenuto nei confronti
di quanto è venuto esponendo un atteggiamento il più possibile
neutro, conformemente ai più elementari crismi della ricerca
storica..
Ciò non significa che egli abbia rimosso il fatto di essere
il nipote del portinaio della Borsalino, Pasquale Zunino, alla
cui memoria questo lavoro è dedicato, unitamente a quella
dell’amico Angelo Mirabelli, sindacalista CGIL.
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