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Il lavoro nasce per un debito di memoria nei confronti di uno dei rioni
più popolari di Alessandria, el cantón di rus appunto, ora scomparso.
Del
rione è rimasto lo scheletro, il tracciato delle strade, le
case, anche se con qualche irrimediabile manomissione. Scomparsa è la
vita di quel microcosmo ricco di minute attività produttive,
fitto di relazioni sociali e umane, di tradizioni e, perché no,
di cultura. Ma come in ogni operazione del genere l'esigenza di recuperare
la memoria scaturisce da un bisogno attuale. Un "come eravamo" a
partire da dove siamo. El
cantón di rus,
ma anche i dintorni. Il rione e la città. Alessandria e gli
svolgimenti del Novecento: Alessandria socialista d'inizio secolo,
Alessandria sotto il fascismo, l'Alessandria della guerra e della Resistenza,
il secondo dopoguerra e la radicale trasformazione subita dalla città quasi
a sua insaputa. Non è un'operazione di nostalgia: incommensurabili
sono i miglioramenti delle condizioni di vita perché sia desiderabile
un ritorno al passato. Piuttosto un conto profitti e perdite.
E ciò che si è perduto è il senso
della comunità. Questo era il cantón di rus con il suo
carico di miserie e arretratezze, ma comunità.
E l'insieme dei rioni costituiva la comunità cittadina, la
polis. Il libro lascia intendere quale immane compito
tocchi ai contemporanei se vogliono ristabilire lo spirito di comunità in
forme nuove. Altrimenti risulterebbero vani gli sforzi di riconoscere
ad Alessandria una sua identità. Chi
ch'l'à la rugna
ch'us la grata, come dire ad ogni generazione il suo compito.
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