Seri e piacevoli. Si può.

da Millenovecento, mensile di storia contemporanea, novembre 2002, n.1.

 

Alessandro Secciani

 

 


L'obiettività probabilmente non esiste, ma la faziosità sì. E, se si vuole, si può ampiamente evitare. E' questo l'intendimento che ci proponiamo nell'aprire una rivista di storia contemporanea diretta al grande pubblico in un momento in cui si discute molto di questo argomento, soprattutto a livello politico. C'è chi afferma che la storia degli ultimi cento anni andrebbe riscritta completamente perché chi ha fatto storia è stato mosso soprattutto da una visione apologetica nei confronti delle forze politiche vincenti, c'è chi afferma addirittura che i testi che vanno ai ragazzini delle scuole dovrebbero essere controllati da una commissione, prima di essere messi in vendita, c'è chi usa la storia come vera e propria arma politica per verificare la democraticità degli avversari, c'è chi si limita a fare il trombone e si comporta come un vescovo offeso ogni volta che sente mettere in dubbio le sue verità.

Ebbene, in questo polverone Milienovecento non ha alcuna intenzione di entrare: ovviamente non vivremo sulla luna, sappiamo che certi dibattiti storicopolitici ci sono e quando sono fra studiosi di buon livello tecnico bisognerà certamente darne conto, ma non ci interessa prendere posizione a favore dell'uno o dell'altro. Con ciò non abbiamo la pretesa di essere obiettivi, di essere al di sopra delle parti, ma di non essere faziosi, come dicevamo all'inizio, sì. Uno storico revisionista sul fascismo, per quanto ci riguarda, non è un avversario o un amico, ma semplicemente un signore che va preso in considerazione per la validità degli argomenti che riesce a produrre. In nessun dibattito accetteremo mai che uno studioso venga bollato in quanto vicino o amico di una parte politica, la dietrologia dei cui prodest non ci interessa. Qualunque storico abbia dei materiale interessante, degli studi seri alle spalle troverà sempre il massimo interesse da parte nostra.

Non a caso questa linea è già presente in questo primo numero di Millenovecento: al di là dei servizio di copertina, affidato a Thomas G. Fraser, considerato universalmente uno degli storici più competenti e più obiettivi sui rapporti arabo-israeliani, gli altri collaboratori sono tutti storici di ottimo livello e provenienti dalle più disparate esperienze. Comunque personaggi dei calibro di Andrea Riccardi, Bruno Tobia, Orio Caldiron e diversi altri, che compaiono nelle pagine di Milienovecento, hanno alle spalle una carriera e un tale numero di pubblicazioni da renderli inattaccabili sul piano della competenza storica.

Ed è infatti questa una delle nostre ambizioni: realizzare una rivista con un impianto scientifico ineccepibile. Sulla storia contemporanea parlano tutti e tanti scrivono libri. Spesso però il livello di chi scrive o di chi parla non è dei più elevati e certe operazioni commerciali storico-giornalistiche fanno semplicemente rabbrividire per il dilettantismo o l'enorme quantità di imprecisioni o di errori che vengono spacciati come verità rivelate. Da parte nostra intendiamo pubblicare articoli solamente di storici o ricercatori che abbiano un'ampia esperienza e di una comprovata capacità. Tendenzialmente vorremmo evitare le collaborazioni di giornalisti che si improvvisano storici, salvo rarissime eccezioni.
Certo, gli storici talvolta sono noiosi, sono abituati, specie in Italia, a rivolgersi a un pubblico di specialisti in grado di capire un linguaggio per iniziati. Ed è proprio su questo di punto che entreranno in azione i giornalisti che partecipano a Millenovecento: i testi infatti vanno spesso lavorati, spezzati, resi piacevoli anche per chi non è un docen
te universitario. E' necessario aggiungere un ampio corredo di foto, disegni, documenti che rendano scorrevole la lettura: anche chi non è uno specialista, anche chi non ha una laurea in storia ha tutto il diritto di essere informato con la massima serietà, ma con altrettanta piacevolezza. Questa è la nostra ambizione e pensiamo che sia possibile. Un'altra ambizione è di comprendere le radici lontane degli avvenimenti di oggi: vorremmo fare dell'attualità attraverso la storia. Il primo esempio è proprio il pezzo di copertina sulla guerra dei sei giorni, individuata come l'avvenimento chiave dell'ultimo mezzo secolo in Medio oriente e la radice vera di una pace che, dopo oltre mezzo secolo, non si è ancora trovata.

 

 

 

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