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L'ombra
 


di e con Luciano Nattino
in collaborazione con l'Associazione "Peppino Sarina"


I burattini utilizzati nello spettacolo

  "L'ombra" è sicuramente una delle fiabe meno conosciute di Andresen e tuttavia tra le più intigranti e complesse. Essa ci parla delle apparenze e delle verità ma, soprattutto, della dignità dell'uomo di fronte alle scelte più impegnative della vita. E' una fiaba emozionante dal finale non consolatorio. Ideata da Andersen durante un suo soggiorno a Napoli fu pubblicata a Copenaghen nel 1847. Di essa esiste una versione teatrale, scritta da Evgenij Schwarz nel 1940, molto distante dalla fiaba di riferimento e legata alle vicende politiche della Russia del tempo.
Nattino ne ha tratto invece una versione più aderente all'originale racconto di Andersen, ampliandone alcune parti, traendone dialoghi e azioni, inventando nuovi innesti e percorsi. Egli la presenta in veste di narratore e di animatore attraverso l'utilizzo di burattini, costumi e fondali.
 

 

Luciano Nattino

 

 

 

Nasce ad Asti nel 1949.
Si laurea (con lode) all'Università Bocconi di Milano nel 1971.
Nello stesso anno fonda, insieme ad Antonio Catalano, Maurizio Agostinetto e altri, il "Magopovero", collettivo teatrale di base diventato poi organismo professionista nel 1978.
Svolge attività di insegnante in Istituti superiori, di amministratore comunale e provinciale, di esperto in tecniche di comunicazione per Enti e Istituti Universitari.
Nel 1976 è presidente della Commissione di Studio per la gestione pubblica del teatro Alfieri di Asti.
Nel 1979 è tra i promotori del Festival Asti Teatro.
Dal 1985 si dedica interamente al teatro curando la scrittura e la regia dei principali lavori teatrali della compagnia "Magopovero" oggi "Casa degli Alfieri".
Traduce autori francesi e americani: Victor Haim, Raymond Cousse, David Mamet, ecc.
Nel 1986 dirige Alessandro Haber e Lorenza Zambon ne "La Barca" di Gérard Gèlas che debutta al Festival Asti Teatro di quell'anno.
I suoi testi "Van Gogh" e "La fortezza vuota" risultano finalisti ai Premi Riccione e Vallecorsi.
Nel 1987 e 1989 dirige la sezione "Alfieri" del Festival Asti Teatro.
Fonda, con Marco Baliani e altri, il "Premio Scenario", premio teatrale di rilievo nazionale (patrocinato dall'ETI) rivolto alle nuove generazioni.
Dal 1988 è direttore artistico delle iniziative teatrali della città di Voghera per giovani e adulti: stagione teatrale, iniziative di teatro/scuola, laboratori per giovani attori, ecc.
Dal 1989 svolge attività teatrale all'interno del carcere di Voghera e per gli utenti dei Servizi Psichiatrici dell'USSL 44 della regione Lombardia.
Nel '94 fonda, con gli altri soci, la "Casa degli Alfieri", centro studi e ricerche teatrali nel cuore del Monferrato (a pochi km da Asti) con sala teatrale, abitazioni per i soci, sale riunioni, uffici, parco, teatro all'aperto, ecc.
Le produzioni teatrali degli "Alfieri" ottengono intanto importanti riconoscimenti in Italia e all'estero.
Nel 1995 il lavoro teatrale "Maudie e Jane" con Judith Malina e Lorenza Zambon, di cui ha curato scrittura e regia, vince il Premio Ubu (miglior attrice) e il Premio Giuseppe Fava (targa Roberto Mazzucco) per il miglior testo di impegno civile. Esso viene circuitato per oltre cinque stagioni.
Dal 1996 è presidente della Quarta Area Agis, Associazione Nazionale dei Teatri di Ricerca e dei Teatri Ragazzi/Giovani. Nel febbraio '99 diventerà Presidente del Coordinamento Teatro Agis, la più alta carica del teatro italiano.
Nel gennaio '97 è nominato Direttore Artistico del Festival Asti Teatro.
Nella stagione '97/98 il suo testo "Chisciotte" viene portato in scena dalla Casa degli Alfieri e dal Living Theatre con la regia di Judith Malina.
Per "Scena Prima" di Milano realizza l'evento "Teatro allo Scalo", coordinando l'attività di oltre dodici gruppi dell'area milanese.


Per l'edizione '98 di Asti Teatro mette in scena "Il Conde", un adattamento teatrale da un racconto di Claudio Magris, con Stefano Jotti (attore) e Mariapaola Pierini (danzatrice).
Collabora intanto con altri soggetti produttivi: per il Centro La Piccionaia di Vicenza realizza "Il berretto a sonagli" di Pirandello e per Torino Spettacoli "Il maestro" di Giuseppe Manfridi.
Come attore, porta in scena per diversi anni un testo contro la pena di morte, "Mi uccideranno in maggio", nonché uno spettacolo "di bosco" per un pubblico ridotto, dal titolo "Le masche".
Nel '99 tiene per l' ETI un laboratorio teatrale a San Giuseppe Jato (PA) che diventerà "I Giganti della Montagna" presentato al Teatro Quirino di Roma nel giugno 2000.
Nel dicembre 99 realizza "Gelindo", la favola dei pastori, dalla tradizione popolare piemontese, che verrà replicata anche negli anni successivi.
Nel 2000 realizza "Il vangelo secondo l' asina" e "E d'accanto mi passano femmine", spettacolo per il 50° anniversario della morte di Cesare Pavese, con Marco Baliani, Giorgio Rossi e due danzatrici, più tre musicisti guidati da Luca Verardo, spettacolo in cartellone dello Stabile di Torino al Teatro Carignano nell'autunno 2001.
Collabora con Antonio Catalano alla realizzazione degli "Universi sensibili", mostre interattive tra teatro e arte visiva che fanno un'importante torunée italiana ed internazionale.
Il 26 gennaio 2001 realizza per il Comune di Milano: "Veglia per Verdi", evento multidisciplinare in occasione del 100° anniversario della morte di Verdi, in collaborazione con il Teatro La Scala, la Scuola Civica Paolo Grassi e i Cori Civici di Milano, evento che vede la partecipazione di oltre cinquemila persone. Una produzione: Isole nella Corrente.
Nella primavera 2001 realizza "L'ombra", da Andersen, di cui è egli stesso attore/autore/narratore, presentata al Teatro Valle di Roma.
E' Presidente della Giuria del Premio Scenario, edizione 2000/2001.
Nell'estate 2001 cura drammaturgia e regia per "Don Bosco e l'asina" (produzione Teatro dell'Angolo di Torino) che debutta al Festival Asti Teatro e per "Manfredi e il suo re" (produzione Ensemble Vicenza) che debutta al Bassano Opera Festival.

La sua ricerca poetica, come autore e regista, è rivolta a un teatro di indagine sull'uomo, in particolare delle sue "periferie", delle sue "province", quelle zone, cioè, in cui tutto si fa più labile, in cui si colgono meglio solitudini e speranze, dignità e tenacia. Ma lontano dalla cronaca, giacché le atmosfere sono spesso oniriche, di memoria e sogno. Anche il linguaggio verbale è indagato con voglie antiletterarie, diventando così tagliato, scolpito, frantumato. Spesso appaiono i dialetti o una lingua meticcia, oppure una sonorità fonica che meglio restituisce l'essenza e il mutismo di chi ha già detto tutto.

[dal sito www.casadeglialfieri.it]



 

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