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Esibizione
del CORO
BAJOLESE
diretto
da Amerigo Vigliermo,
del Centro Etnologico Canavesano.
Lunedì
16 giugno, ore 21, Teatro Parvum (via
Mazzini 85), Alessandria
Introduce Franco Castelli
Questo
concerto sui canti popolari piemontesi rientra nel progetto Vivere
la memoria, che vede coinvolti il Museo Etnografico “C’era
una volta”, il Centro di Cultura Popolare “G. Ferraro”
dell’Istituto per la Storia della Resistenza e della Società
Contemporanea, il Liceo delle Scienze Sociali “Saluzzo”
e il Dipartimento di Ricerca Sociale dell’ Università
degli Studi del Piemonte Orientale “A. Avogadro”, Facoltà
di Scienze Politiche di Alessandria.

Amerigo
Vigliermo, Canti e tradizioni popolari. Indagini sul canavese,
Priuli e Verlucchi editori, 1974
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IL CORO BAJOLESE
(testo tratto da Canti e tradizioni popolari.
Indagini sul canavese)
Sorto
a Bajo Dora, paesino dell'alto Canavese di circa 500 abitanti
posto a sette chilometri a nord di Ivrea, nell'ottobre dei 1966
è composto da una trentina di voci maschili. 1 componenti
sono operai, operai-contadini, muratori, studenti, diplomati e
laureati provenienti anche dai paesi limitrofi.
Fin
dal momento della fondazione il gruppo si era prefisso lo scopo
di raccogliere e riproporre il patrimonio canoro locale, tuttavia
all'inizio si dedicò quasi esclusivamente al cosiddetto
"canto di montagna".
Nel
1970, con l'inizio della ricerca sistematica dei canti e delle
altre tradizionali espressioni dei sentimenti 'popolari, il coro
cambia orientamento avviandosi sulla strada che lo condurrà
ad un radicamento sempre più profondo tra la propria gente
e nello stesso tempo ad una attività personalizzata di
ben altro valore di quella svolta in precedenza.
Scrivono
Emilio Jona e Sergio Liberovici nella presentazione del gruppo
al primo festival dei cori operai, svoltosi a Budapest nel giugno
1973: « Il Coro Bajolese ha fatto cioè, in modo spontaneo
più che intenzionale, una precisa operazione culturale
di base, che costituisce una piccola importante rivoluzione, che
ha i seguenti significati e risultati:rottura di una tradizionale
divisione tra addetti e non addetti ai lavori; dialettica dei
rapporto tra ricercatore e informatore; uso e inserimento immediato
dell'informazione in un contesto più vasto;radicamento
in un territorio preciso; proposta di una rifondazione culturale
della comunità attraverso le culture locali e riconoscimento
dei loro peso, significato, valore espressivo e creativo autonomi;rilancio
e riconquista di un tipo di comunicazione diretta, orale, dialogica
».
I
primi frutti di questa attività sono raccolti in tre dischi
dal Il vivo l' due dei quali, a 45 giri, avevano e conservano
un chiaro intento sperimentale e di stimolo sia per il gruppo
che per la gente che aveva insegnati i canti al gruppo, mentre
il terzo, a 33 giri, distribuito dalla Ricordi (LPARK 68004) rappresentava,
come dice lo stesso Vigliermo, un modo per farsi un repertorio
nuovo cantando alla maniera vecchia cioé portandosi dietro
l'inutile fardello delle " armonizzazioni ".
Proseguendo
il viaggio all'interno delle origini culturali dei suoi stessi
componenti, il coro ha conosciuto la realtà trascorsa della
propria gente, cogliendo, di questa realtà, i motivi e
i significati più profondi, imparando a riconoscere i caratteri
che contraddistinguono i canti e le altre manifestazioni popolari
dalle ricorrenti mistificazioni.
Cosa
sul disco "il Canavese" realizzato e distribuito dalla
Vedette nella collana Albatros "Documenti Originali dei Folklore
Musicale Europeo (VPA 8146) troviamo la gente canavesana che canta
senza la mediazione dei coro.
Un
passo avanti, sul difficile terreno della riproposta dei canti
registrati, il coro l'ha compiuto incidendo presso la Vedette
un microsolco a 33 giri.
Questo
disco è incluso nella collana FOLK MUSIC REVIVAL (VPA 8190)
diretta da R. Leydi il quale scrive nella presentazione. «
Oggi il Coro Bajolese è diventato il punto di riferimento
di un processo critico che incomincia a scuotere i cori italiani,
il modello per tanti altri cori, sempre più numerosi, che
sentono l'insufficienza e il limite di un repertorio standardizzato,
di uno stile vecchio, artefatto e ormai puramente imitativo. Da
Bajo Dora, cioè, ha preso l'avvio qualcosa che ognuno di
noi da tempo attendeva: la presa di coscienza da parte di alcuni
almeno di quei potenzialmente formidabili organismi di base che
sono i cori (e soprattutto i piccoli cori-di paese) di essere
degli strumenti di cultura, o di poter diventare strumentì
di cultura. E di cultura viva, attiva, veramente popolare. E conclude
dicendo: Si può allora dire che dall'esperienza avviata
da Amerigo Vigliermo e dal Coro Bajolese sono derivate due conseguenze
di eccezionale valore e significato: la costituzione di una base
quanto mai solida per una raccolta sistematica dei canto popolare
in un'area piemontese di notevole interesse e l'intervento, di
un gruppo di " base " - il Coro Bajolese - nel processo
di " folk revival " con prospettive " locali "
e destinazione effettivamente popolare ».
Il
Coro tiene una ventina di serate all'anno nelle varie località
dei Canavese dove si incontra, senza cercare lo spettacolo, ma
piuttosto, l'animazione, con la gente da cui ha imparato i canti.
E'
apparso alla televisione con gli anziani collaboratori, ha partecipato
a serate e a convegni a Torino, Aosta, S. Vincent, Biella, Vercelli,
Lanzo, Offanengo (CR) e Ferrara.
In
particolare nella città estense ha portato i canti e le
tradizioni canavesane al convegno dì etnomusicologi e dei
complessi musicali popolari della Emilia-Romagna.
Nel
mese di giugno dei 1973 come già detto ha preso parte,
unico gruppo italiano presentato da Sergio Liberovici ed Emilio
Jona, al primo festival internazionale dei cori operai svoltosi
a Budapest.
Nel
mese di agosto dei 1974 coadiuvato da alcuni enti locali, e dai
cittadini bajolesi ha ospitato, in uno scambio culturale che nel
1975 lo riporterà in Ungheria, il Coro della città
di Tac sul Balaton.
AMERIGO
VIGLIERMO
Nato
il 25 gennaio 1935 a Villora (Spagna), da genitori canavesoni
là emigrati, vive ora a Bajo Dora.
Laureato in matematica presso l'ateneo torinese, ha compiuto l'intero
ciclo di studio, dalla media superiore alla laurea, in qualità
di lavoratore-studente.
Attualmente si occupa di elettronica.
Appassionato di musica da sempre, ha compiuto gli studi musicali
sotto la guida di maestri che insegnavano ad Ivrea e Quassolo
ma soprattutto seguendo il proprio istinto da autodidatta. Fondatore
e animatore dei Coro Bajolese ne ha mutato radicalmente indirizzo
quando, finito gli studi, ha avuto l'onere della direzione.
E' legato alla sua gente non da spirito campanilistico, ma perché
riconosce in essa e nelle sue tradizionalí attività
i segni di una specifica cultura.
Dal 1970 conduce, coadiuvato da alcuni elementi dei Coro, un'indagine
tra la gente della sua terra, registrando canti, suoni, racconti,
testimonianze e raccogliendo ogni altro materiale atto a far comprendere
la realtà socio-economica in cui fiorivano le tipiche manifestazioni
dell'autoctona cultura popolare.
Nel
1971 ha curato un primo volume di canti e immagini della gente
canavesana edito dalla Società Accademica di Storia ed
Arte Canavesana di Ivrea.
Nel
1972 ha collaborato, per la parte riguardante i canti popolari,
alla stesura del volume Mille più Mille (Priuli & Verlucca,
editori).
Nell'ottobre
dei 1973 è stato invitato dall'istituto Italiano delle
Arti Popolari di Orvieto alla tavola rotonda indetta in occasione
del IV Festival internazionale del film sulle arti popolari. fl
31 maggio 1974 è stato chiamato dalla Regione Lombardia,
assessorato alla cultura, al convegno dei cori lombardí
d'ispirazione popolare per presentare una "comunicazione"
di lavoro sull'attività di ricerca e di riproposta dei
canti popolari, compiuta dal coro Bajolese.
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