Nellultimo
scorcio del 1999 due Enti locali e un istituto di ricerca decisero
di organizzare un premio letterario. Lintenzione era di
mettere in rapporto storia e letteratura: ai partecipanti si chiedeva
infatti (si chiederà, perché mentre scrivo è
in corso la promozione della prima edizione del concorso) di inviare
racconti che avessero per soggetto ispiratore temi, avvenimenti
personaggi dellItalia del Novecento.
Il concorso prendeva le mosse da una consapevolezza e da un disagio:
la presa datto di una forte "domanda" di storia
e, per contro, la circolazione quasi sempre per solo addetti ai
lavori cui va solitamente incontro un saggio di storiografia.
Si trattava insomma di ragionare intorno alle modalità
della divulgazione, di provare a praticare strade poco esplorate
scontando gli inevitabili rischi di ogni sperimentazione. La scelta
di proporre la chiave letteraria per trattare temi storici aveva
naturalmente anche altre ragioni: la constatazione che la letteratura
si è spesso dimostrata più libera da pregiudizi
e meno condizionata ideologicamente della storiografia; e poi
la piacevole scoperta, soprattutto negli ultimi anni, di autori,
spesso giovani e giovanissimi, che lavorano intorno ad un esplicito
intraccio tra inventiva letteraria e riflessione sulla realtà
italiana contemporanea.
Questo
CD, che accompagna il concorso e si candida anchesso ad
offrire qualche spunto alla riflessione sul rapporto storia-letteratura,
propone la rilettura-reinterpretazione di alcuni racconti di uno
degli autori più impegnati in questa ricerca, Carlo Lucarelli.
In
essi Lucarelli ci offre, a volte in chiave sarcastica, con accenti
più amari in altre occasioni, squarci sullItalia
di fine secolo, sospesa tra telefonini e grattaevinci, look da
palestra e giovani stralunati, code interminabili e perdita del
senso del tempo; e chissà che, tra un po di anni,
qualche storico non ricorra propria a questi racconti come "documenti"
per tentare di interpretare la mentalità di questa nostra
strana nazione. Ma in almeno due occasioni il rapporto della narrativa
di Lucarelli con la storia è del tutto esplicito. Lo è
nel racconto in cui solo facendo leva sulla memoria quel vecchio
partigiano (quellanziano) di settantasette anni riesce a
vincere il sarcasmo del giovane autista (a proposito: io sono
convinto sia abbastanza facile scrivere un racconto su un partigiano
nel "fior degli anni", più difficile immaginarlo
protagonista incanutito di una storia, senza monumentalizzarne
la figura, e va a merito di Lucarelli esserci riuscito); e lo
è nel brano che chiude il compact, quel Los fucilados
che resta a mio avviso un piccolo capolavoro di sintesi riuscita
tra pathos narrativo e ritratto partecipato e commovente
di un militante della guerra civile spagnola.
E
poi, qui cè un elemento in più, la musica.
Contarino, Gilardone e Picollo lhanno composta appositamente
per questa riproposta dei racconti di Lucarelli ed è diventata,
per chi come me lha ascoltata molte volte, un tuttuno
con essi. Musica e parole si sono unite per sollecitare le emozioni
e vivificare la memoria. Che poi lultimo racconto di questa
raccolta, Los fucilados, si chiuda con una rielaborazione
di una celebre canzone di Victor Jara, il cantautore cileno tra
le prime vittime della dittatura di Pinochet, mi pare anchesso
un fatto significativo, un modo di rendere, attraverso la musica,
un omaggio al dovere imprescindibile della memoria.