IL TERRORISMO
a cura di Mauro Bonelli


 

sezioni

Definizioni

Prima del Novecento

Libertà del popolo - libertà dallo straniero

Terrorismo in Europa e in Sud America

Il terrorismo fondamentalista

Osama bin Laden e "lo scontro di civiltà"

Il terrorismo e il conflitto arabo israeliano

 


1. DEFINIZIONI

Nel senso comune terrorismo significa metodo di condurre una lotta politica (ma non solo, si parla anche di terrorismo mafioso), in ogni caso di lotta contro uno stato, una classe o una nazione mediante strumenti violenti con lo scopo di spargere disorientamento, sfiducia, spirito di rinuncia non solo nelle fila dei rappresentanti dello stato, ma della popolazione in generale.

La caratterizzazione quindi si può così schematizzare:

  1. Metodo: Uso della violenza
  2. Oggetto: la popolazione in generale
  3. Scopo: piegare la volontà del nemico

     In che cosa si distingue il terrorismo da altre forme di lotta violenta, per esempio dalla guerra? Seguiremo lo schema proposto dal filosofo Michael Walzer (scheda 1) che distingue tra guerra, omicidio politico e terrorismo.

    Guerra

    - Viene dichiarata da uno stato in alcuni casi legittimamente, in altri illegittimamente

    - viene combattuta da eserciti regolari contro altri eserciti regolari

- rispetta alcune regole: si combatte solo tra eserciti – si risparmiano civili e prigionieri (scheda 2).

A queste condizioni la guerra, secondo Walzer, è un atto morale: cioè il soldato che la combatte non commette ingiustizia; anche il soldato che combatte una guerra ingiustamente dichiarata (ma della cui dichiarazione non è responsabile, ad es. i sudditi di un regime tirannico), ma rispettando le regole di conduzione, non commette ingiustizia (esempio 1); per converso i soldati che combattono guerre legittimamente dichiarate, ma non rispettano le norme di conduzione, commettono ingiustizia, o meglio crimini di guerra (esempio 2).

 

Omicidio politico

- E’ commesso non per scopo ignobile, ma come strumento di lotta politica;

- È diretto contro rappresentanti del potere nemico (stato, esercito di occupazione …) e non contropersone comuni;

- Si pone come scopo di indebolire l’apparato militare-repressivo del nemico;

- Presuppone da parte dei membri delle organizzazioni che lo praticano e l’abbandono della pretesa delle tutele di cui godono i combattenti e mette in conto l’alta probabilità di subire gravi repressioni extra legali (esempio 3).

L’omicidio politico è lo strumento di cui si servono spesso i movimenti di rivoluzione/liberazione nazionale in una prima fase in cui sono ancora deboli e/o isolati nella popolazione. Chi commette omicidi politici non è innocente come il combattente, ma neppure viene considerato come un semplice criminale omicida, almeno sul piano morale; ciò non solo relativamente alla giustezza o meno della causa per la quale combatte (i GAP o le BR, scheda 3) ma anche relativamente alle condizioni in cui si svolge la lotta (esempio 4) (inizio Resistenza – fine Resistenza).

 

Terrorismo

-   E’ diretto non contro armati o rappresentanti del potere nemico, ma contro la popolazione civile;

- Si serve di strumenti di distruzione di massa;

- Ha come scopo di spargere il terrore tra la popolazione del “nemico” (esempio 5)


continua

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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