La strage di Cefalonia
a cura di Luciana Ziruolo

 

 

 

 

Presentazione

A quale avvenimento ci si riferisce quando si parla della "Strage di Cefalonia"?
Questa domanda era inserita in un questionario a cui sono stati invitati a rispondere 1042 studenti italiani di scuola media superiore equamente distribuiti sull'intero territorio nazionale.
Gli studenti hanno risposto in questo modo:

- Alla strage della "Divisione Acqui" da parte dei tedeschi dopo l'armistizio del 1943
47%
- La vittoria degli spartani contro gli ateniesi
9%
- Lo sterminio della banda di Salvatore Giuliano
21%
- La mattanza di cefali in Puglia
7%
- La frana che distrusse Longarone
16%

I risultati possono essere commentati in più modi, come è stato fatto dalla stampa nazionale e locale, certo è che più della metà dei ragazzi intervistati non ha saputo rispondere correttamente. Anche per questa ragione, si è pensato di realizzare un apposito percorso didattico rivolto alle ragazze e ai ragazzi di scuola secondaria che vogliano saperne di più, compreso quel sette per cento di burloni che hanno voluto riconoscere in Cefalonia "La mattanza dei cefali in Puglia".

 

Ricerca

La consultazione dei dizionari di storia  non è di aiuto, il termine non compare. Compaiono altri toponimi, ad esempio  sempre nella lettera C, Caltabellotta (pace di), Caporetto (battaglia di), Casablanca (conferenza di), Cayman (isole), ect.,. In questa tipologia di strumenti, Cefalonia  sembra non aver  ancora assunto valore paradigmatico.

Più proficuo è  il ricorso alle  enciclopedie multimediali. Nell’enciclopedia Microsoft Encarta 2001  si trovano  per il lemma due definizioni. La prima geografica, corredata da alcune informazioni storiche di base.

<<Cefalonia (greco Kefallinía), isola della Grecia occidentale, situata nel mar Ionio di fronte al golfo di Patrasso. È la maggiore delle isole Ionie: ha una superficie di 781 km2 e una popolazione di circa 27.650 abitanti (1991). Dal punto di vista amministrativo, insieme ad alcune isole minori, tra cui Itaca, costituisce un dipartimento greco (nomo) appartenente alla regione della Macedonia centrale. Di forma irregolare, ha un territorio montuoso (raggiunge i 1628 m nel monte Ainos) e coste frastagliate, con profondi golfi e insenature, in particolar modo nella parte nordoccidentale. Le città principali sono Argostólion, capoluogo del dipartimento, e Sami, sulla costa orientale. Le principali attività economiche sono l'artigianato e l'agricoltura, che poggia sulla produzione di uva sultanina, olive, uva, agrumi e cotone.

La storia di Cefalonia, come quella delle altre isole Ionie, è stata segnata dal succedersi di numerose dominazioni straniere: fu conquistata dai romani nel 189 a.C., passò ai veneziani nel 1204 e ai turchi nel 1479. Nel 1797 cadde sotto il dominio dei francesi e, nel 1809, passò sotto il controllo degli inglesi; fu infine annessa alla Grecia nel 1863. Durante la seconda guerra mondiale, dal 1941 al 1943, fu occupata dall'Italia>>.

La seconda, invece, sotto forma di approfondimento, esclusivamente storica e relativa al massacro dei soldati italiani a Cefalonia durante la seconda guerra mondiale:

<<Il massacro di Cefalonia

Occupata dalle forze italiane nel maggio 1941 alla firma dell'armistizio che mise fine dopo sei mesi alla campagna di Grecia, l'isola ionica di Cefalonia viene presidiata dalla divisione Acqui del generale Gandin. La resistenza contro i tedeschi, dopo l'8 settembre, porta a un massacro: tra caduti in combattimento, uomini ammazzati a freddo dopo la resa, per vendetta, e vittime del naufragio delle navi dei prigionieri, i soldati e gli ufficiali italiani della divisione Acqui morti a Cefalonia tra il 21 e il 22 settembre 1943 furono 9646.

La resistenza della divisione "Acqui" nell'isola di Cefalonia durò sette giorni e costò la vita a oltre duemila uomini; terminò la sera del 21 settembre 1943 e a partire dall'indomani i tedeschi cominciarono lo sterminio. L'episodio di Cefalonia fu il più drammatico fra le tragedie seguite alla firma dell'armistizio tra l'Italia e gli alleati, annunciato la sera dell'8 settembre. A Cefalonia gli italiani sarebbero stati in grado di cacciare l'esigua guarnigione tedesca, ma la capitolazione ad Atene del 26° corpo d'armata indusse il comando germanico a sollecitare anche la divisione "Acqui" a cedere le armi. Ufficiali e soldati costrinsero il comandante, generale Antonio Gandin, a respingere la richiesta. Fu sollecitato un ordine esplicito del comando supremo e da Brindisi, dove ormai sedeva il governo Badoglio, fu ordinato via radio, con un messaggio in codice, di resistere. C'erano viveri per novanta giorni e munizioni per un mese; gli uomini avevano la volontà di battersi, ma dopo un apparente successo iniziale i tedeschi affrontarono con decisione la crisi e fecero intervenire gli stukas che gettandosi a volo radente sulle colline dell'isola, smantellarono le difese italiane e mitragliarono gli uomini. Agli appelli disperati fatti pervenire a Brindisi, fu risposto predisponendo l'invio di due torpediniere che però un ammiraglio inglese fece subito rientrare in porto, perché avevano osato muoversi senza l'autorizzazione alleata.

Alle 10 e 40 del 21 settembre il generale Gandin rinnovò la richiesta di aiuto: "I tedeschi fortemente appoggiati dall'aviazione, avanzano su tutto il fronte. Urge invio caccia e bombardieri". Ma l'appello rimase senza risposta e la medesima sorte ebbero gli altri inviati nella stessa giornata. L'ultimo fu quello delle ore 18: "I tedeschi si trovano a cento metri di distanza e avanzano sparando".

Durante la notte fu decisa la resa. I tedeschi trucidarono quasi seimila uomini; altri tremila italiani annegarono nel naufragio di due navi sulle quali i tedeschi li stavano deportando; i quattromila superstiti della divisione finirono in campo di concentramento.

da Mario Francini, Quante storie. Fatti, fattacci e fatterelli di vita italiana giorno dopo giorno attraverso i secoli, Frassinelli, Milano 1985>>.

Questi terribili eventi vanno certamente inquadrati nel complesso di questioni che coinvolgono gli anni dal 1941 al 1943, nei quali le truppe italiane occuparono la Grecia. Le caratteristiche di questa occupazione e le relazioni tra Italiani e Greci in quel contesto iniziano  ad essere all’attenzione della ricerca storica, facendo fuoco sulle modalità complessive della politica italiana di occupazione in quegli anni, sul modo in cui la Grecia si inserì all’interno di una più ampia visione strategica dell’influenza italiana nel Mediterraneo e sull’esperienza  della vita quotidiana di Italiani e Greci prima del collasso dello stato fascista.
Rimanendo in ambito virtuale e digitando il lemma nella ricerca in internet  si ottengono buoni risultati visitando il sito dell’ Anpi.

Una buona carta geografica dell’isola  è pubblicata in apertura del volume a cura di Giorgio Rochat e Marcello Venturi, La divisione Acqui a Cefalonia. Settembre 1943, Milano, Mursia, 1993.

Marcello Venturi in Bandiera bianca  a Cefalonia ricostruisce  in forma romanzata il massacro di Cefalonia. Il suo libro fu il primo a suscitare interesse nazionale e internazionale per il tema, dopo quell’opera, su Cefalonia, non sono mancati momenti di attenzione: ad esempio la visita del Presidente della Repubblica Sandro Pertini o il volume già citato dello stesso Venturi insieme a Giorgio Rochat,  per i tipi di Mursia, ma senza grande riscontro mediatico.

Sull’isola è ripiombato il silenzio fino a quando nell’estate 2000 una troupe americana si è recata  a Cefalonia  per girare un film ispirato  al romanzo dello scrittore inglese Louis De Bernieres  Una vita in debito  (Milano, Longanesi, 1996; il volume è stato poi ripubblicato con il titolo del film Il mandolino del capitano Corelli, per i tipi di Guanda nel 2001). Il film dell’inglese John Madden (regista di Shakespeare in love, film che nel 1998 guadagnò sette Oscar).

Il mandolino del capitano Corelli ricostruisce l’episodio  descrivendo gli italiani  con i luoghi comuni  cari a certi inglesi: un po’ pavidi, amanti della musica e delle donne.  Molte sono state le polemiche sulla pellicola, ma certamente ha contribuito ad attirare l’attenzione mediatica su quella tragedia.

Nel 2001 uscirà un’altra pellicola su Cefalonia che verrà stroncata dalla critica  I giorni dell’amore e dell’odio.

L’attenzione mediatica  a Cefalonia  ha  nuova ripresa nel marzo 2001 con la  visita del Presidente della Repubblica Ciampi.  L’evento è stato ampiamente ripreso e commentato dai maggiori quotidiani.  Di particolare interesse il dibattito sul quotidiano “La Repubblica” che  suscita una lettera a Ciampi di Ernesto Galli della Loggia  su  Il Corriere della Sera  al quale il Presidente risponde su “La Repubblica” del 5 marzo 2001. Al dibattito partecipano con interventi appassionati storici e giornalisti  come Claudio Pavone, Giorgio Bocca, Eugenio  Scalfari.

In particolare nell’intervista concessa a Mario Pirani,  Ciampi in relazione a Cefalonia  indica una periodizzazione della storia italiana: “Quella scelta consapevole fu il primo atto della Resistenza in un’Italia libera dal fascismo”  - anche da qui lo scambio di lettere con lo storico Galli della Loggia -  e  Marcello Venturi  (confronta l’intervista alla  voce Marcello Venturi) parla di “un movimento spontaneo di ufficiali e di soldati che si ribellarono alla guerra indipendentemente da ragioni ideologiche”.  La lettura attenta dei documenti  riportati consentono ad ognuno di cimentarsi con l’interpretazione di un complesso problema storiografico. 

Il rinnovato interesse per Cefalonia ha infatti dato la stura a una serie di polemiche storiografiche che, come si  è visto, hanno coinvolto anche settori del mondo politico nazionale sino alla massima carica istituzionale.

Cefalonia  mantiene l’attenzione per tutto il 2001 anche con l’uscita  di un volume che riceve il Premio Acqui Storia 2001 - sezione storico-divulgativa: Alfio Caruso  Italiani dovete morire (Milano, Longanesi, 2000).

Ed è proprio grazie all’idea di due giovani membri della  Giuria dell’ Acqui Storia e  all’attenta partecipazione di Alfio Caruso e Marcello Venturi che nasce l’iniziativa di una raccolta di 11.700 firme (pari al numero dei militari italiani uccisi)  per chiedere alle istituzioni italiane di compiere i passi necessari  affinché la Germania riconosca il crimine compiuto dai soldati della Wehrmacht  (nella strage non furono coinvolte né  SS né  gestapo) e offra le scuse ai reduci sopravvissuti e ai familiari delle vittime. 

Il processo  sull’eccidio della Divisione Acqui  avrà effettivamente inizio nell’ottobre 2001: dopo cinquantotto anni di silenzi omissioni e rinvii.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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