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Direzione Istruzione,
Formazione Professionale e Lavoro

Ministero
della Pubblica Istruzione
Ufficio Scolastico Regionale
per il Piemonte
Direzione Generale

Birkenau 2008

Corfù

Normandia 2004

Auschwitz 2001
Alcuni lavori dei ragazzi

Istituto superiore Marconi di Tortona, a.s. 2005-2006

Liceo scientifico Pascal di Ovada, a.s. 2005-2006

Istituto Tecnico Industriale Statale Ciampini di Novi Ligure, a.s.
2006/2007

Istituto Tecnico Industriale Statale Ciampini di Novi Ligure, a.s.
2007/2008

Istituto Tecnico Industriale Statale Ciampini di Novi Ligure, a.s.
2003/2004
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Il concorso
Il
Concorso di storia contemporanea promosso dal Consiglio Regionale
del
Piemonte da vent’anni a questa parte ha contribuito a
diffondere la conoscenza della storia del Novecento nelle scuole
superiori, ed ha anche spinto migliaia di studenti a fare ricerca
storica sotto la guida dei loro insegnanti, integrando lo studio
del libro di testo. Gli Istituti Storici della Resistenza hanno sostenuto i lavori
dei ragazzi e dei loro professori con incontri, conferenze, consulenze
archivistiche e bibliotecarie, e con la presenza, quando richiesto,
dei loro esperti in ricerca e in didattica.
A partire dall’anno scolastico 2007-08, grazie ad un accordo
tra il Comitato del Consiglio Regionale, l’Ufficio Scolastico
Regionale e gli Istituti Storici della resistenza del Piemonte,
si è introdotto un nuovo strumento: un modulo di formazione
che copre tutti gli aspetti del concorso.
Il
primo incontro introduttivo serve a delineare le tematiche presenti nei temi
proposti e la metodologia generale del lavoro
di ricerca in gruppo nell’ambito scolastico.
Il
primo blocco di incontri successivi consiste in una serie di
relazioni sui singoli temi oggetto delle ricerche, tenute da esperti
che approfondiscono gli argomenti e forniscono indicazioni su come
si svolge una ricerca in dettaglio, comprendendo anche gli eventuali
aspetti multimediali.
Il
secondo blocco di incontri è dedicato ai viaggi che
costituiscono la tappa finale del progetto-concorso. I luoghi della
memoria vengono introdotti e presentati ai docenti e a tutti gli
studenti partecipanti.
Un
ultimo incontro permette di condividere le esperienze degli
studenti vincitori.
Le attività sul territorio regionale sono coordinate dalle
Province con l’apporto degli Istituti Storici; l’ISRAL
agisce come coordinatore di tutte le attività di formazione
su scala regionale.
Caratteristica
peculiare del progetto è che il “premio” non è solo
una “ricompensa” del lavoro, ma è una tappa
(certo la più emotivamente significativa) del percorso di
studio e ricerca. I viaggi sui luoghi della sofferenza e della
lotta, la presenza come accompagnatori di testimoni di quegli anni,
costituiscono un surplus educativo che nessuno studente dimenticherà.
I giovani hanno percorso i prati deserti dei campi di sterminio
nazisti, sono entrati nella camera a gas di Mauthausen, hanno toccato
gli stalli a tre pieni dove dormivano i deportati, hanno visitato
i luoghi legati alle stragi fasciste in Italia come le Fosse Ardeatine,
Marzabotto, la Risiera di San Sabba, hanno conosciuto i grandi
cimiteri di guerra dello sbarco alleato in Normandia, sono stati
nei campi dell’umiliazione, della fame e della morte che
ben più recentemente hanno insanguinato le terre dell’ex
Jugoslavia.
Anche quest’anno ci auguriamo che siano in tanti ad impegnarsi
in questo lavoro così appassionante e formativo.
Dalla
storia insegnata ai viaggi della memoria
Il Concorso
di storia contemporanea indetto dal Comitato per l’affermazione
dei valori della Resistenza e della Costituzione della Regione
Piemonte con la collaborazione della Provincia di Alessandria è un
progetto molto efficace: pone al centro gli studenti che hanno
condotto validi lavori di ricerca storica, li conduce sui luoghi
della memoria, li mette in contatto con storici, scrittori, giornalisti,
testimoni del tempo. La storia insegnata sui libri diventa non
solo ricerca, ma emozione e vita.
In questi anni, insieme con il mio collega Angelo Russo, informatico
con la passione della storia, ho accompagnato sui luoghi teatro
di grandi e tragici eventi del secolo breve circa una settantina
di alunno della mia scuola, raccogliendo il testimone dal collega
ed amico Pino Grassano, che ne aveva accompagnati almeno altrettanti
nel decennio precedente.
E’ proprio così: la memoria del ‘900 è come
un grido, un urlo che ti penetra dentro, ti chiama a seguirla.
Le difficoltà burocratiche e le scartoffie dei Dirigenti
Scolastici, i colleghi che rivendicano la priorità per le
materie di indirizzo, perché “ la storia a che cosa
serve?”, il tempo che è sempre troppo poco e “ …attenti
che quest’anno c’è l’esame”, la
stanchezza: gli unici sempre disponibili, sempre pronti a dare
il massimo sono i ragazzi. Per questo, anche se lasci, anche se
ti senti troppo stanco, ci sarà sempre qualcuno che raccoglie
la fiaccola, ci saranno sempre ragazzi che vogliono sapere, che
vogliono capire.
In questi anni sono stato ad Auschwitz- Birkenau, a Mauthausen,
a Ravensbruck, a Sachsenhausen, a Berlino, a Corfù, a Cefalonia,
in Normandia; ho conosciuti testimoni della guerra, della lotta
di liberazione, dei Lager, come Giuseppe Ansaldi, Natalino Pia,
Pio Bigo, Quinto Osano, Anna Cerchi, Ferruccio Baruffi, Marcello
Martini…. da questi viaggi ho ricavato molto, ma ho cercato
di condensare le tante emozioni in questi brevi ricordi in libertà.
Ravensbruck
2005. Il ragazzo si è fermato. Guarda. L’anno
scorso aveva il cranio rasato, rasato con tre tagli verticali il
sopracciglio destro. Ora non più. Il ragazzo guarda la statua
della donna di Ravensbruck.
Il ragazzo si è fermato colpito da un cazzotto allo stomaco.
Guarda il lago del silenzio ove sono state disperse le ceneri di
migliaia di donne. Passate per il camino…Il ragazzo sente
la voce di Anna Cerchi, della povera Anna Cerchi, sente il racconto
dei denti strappati, vede le celle delle torture, lo staffile delle
punizioni.
Il ragazzo è uno dei miei ragazzi che hanno lavorato nelle
ricerche storiche e ora è lì, vede, sente, divora
le cose che non dimenticherà. Perché questo a Ravensbruck è uno
dei viaggi della memoria e la memoria ti entra dentro, nelle ossa,
nello stomaco, nel cuore e tu non puoi farci niente, niente, non
ti lascerà più.
Cefalonia
2002. Il pullman lascia le spiagge e attraversa l’isola
montuosa. “ Banditi della Acqui in alto il cuore: sui monti
di Cefalonia sta il tricolore.” Abbiamo visto la fossa dei
fucilati. L’ amico Giuseppe Ansaldi di Novi, scampato al
massacro, piange: non era più tornato nell’isola. ” Ci
mettevano in fila vicino al burrone dove oggi c’è il
monumento ai caduti. Al di sotto vi era la fossa nella quale facevano
cadere i corpi. Persero la vita tanti, troppi giovani. Il mio reggimento,
il n° 317, era formato interamente da ragazzi di 19 anni, gli
unici più anziani erano quelli del 33° Artiglieria e
del 17°-18° Fanteria. Anch’io sono stato sul punto
di morire, se non che al momento dell’esecuzione arrivò un
Maresciallo tedesco che fermò la fucilazione, contò fino
a dieci, io ero il quinto, e ci tirò fuori. Non si possono
descrivere le sensazioni davanti alla morte, in quei momenti non
si aveva più sangue da far scorrere nelle vene, veder cadere
morti i compagni che hai nel cuore e saper che tra un secondo una
pallottola metterà fine alla tua esistenza…”
Ora sull’aliscafo che torna verso Corfù, Marcello
Venturi narra il suo” Bandiera bianca a Cefalonia”.
I ragazzi ascoltano. E io vedo al di là dello stretto le
bianche scogliere di Lefkadi, Santa Maura, dove mio padre, sergente
di fanteria, dopo l’8 settembre, fu catturato dai tedeschi
e avviato in Germania. Il suo colonnello Ottalevi e altri ufficiali,
fucilati. E le parole del vecchio racconto udito da bambino tante
volte diventano reali, diventano mare e montagne, diventano divise
grigioverde, diventano carne e sudore e paura. Perché questo
a Cefalonia è un viaggio della memoria e i luoghi della
memoria risvegliano tante cose che credevi perdute, ma si erano
solo smarrite nei meandri della mente e del cuore. Birkenau
2003. La ragazza tace. E’ timida la ragazza, con
i capelli biondi e gli occhiali da sole sulla fronte.In aereo non è voluta
stare vicino al finestrino perché non aveva mai volato,
mi ha chiesto di tenerle la mano durante il decollo perché aveva
paura.La ragazza ha osservato, in silenzio: i capelli dei deportati,
le valigie, i barattoli di Cyclon B, il binario, le baracche, le
rovine delle camere a gas, i camini. Arbeit macht frei. La ragazza
pensa. “…la tua scienza esatta persuasa allo sterminio…”Poi
si avvicina, timida, al povero Quinto Osano, al poeta Osano testimone
del tempo, e, timida, lo abbraccia.” Quante volte ti ho guardato,/
sempre uguale, sempre fumante,/ nelle notti buie, in quelle chiare,/
nei giorni bui senza fine. / Come ti ho odiato/ camino maledetto,/
quante madri hanno aspettato invano,/ quante vedove hai fatto,/
quanti orfani hai lasciato. /”
Perché questo ad Auschwitz – Birkenau è un
viaggio della memoria e la memoria ti rende diverso, più forte.
La ragazza è una dei miei studenti, che ci siamo innamorati
di queste storie, che ci siamo innamorati della Storia.
Vienna – Mauthausen
2007. Francesca mi dice: “ Prof.,
erano due anni che aspettavo di fare il concorso di storia: me
l’ha detto mio fratello più grande che l’aveva
fatto con il prof. Grassano.”
I ragazzi ricordano. E poi, come il fratello di Francesca,
raccontano, raccontano agli altri, ai compagni, agli amici.
Raccontano anche
ai grandi, perché bisogna aver visto per capire.
I ragazzi ricordano.
Forse, avranno anche imparato che di fronte al male si può sempre
dire un sì o un no.
Il catalogo
Nel catalogare
gli elaborati del Concorso Regionale di Storia si è dovuto tener conto di due problemi, che hanno portato
alla strutturazione di una scheda di rilevazione che rispondesse
nel modo più pieno alle finalità per cui è nato
questo progetto di catalogazione.
Il primo problema era dato dalla natura stessa del materiale: elaborati
non destinati alla pubblicazione, riprodotti in poche o in una
sola copia (quel che in biblioteconomia si definisce “letteratura
grigia”).
Il secondo deriva appunto dalla finalità di questo catalogo,
che si propone di rendere conto del lavoro didattico, a volte molto
complesso e ogni volta differente, di cui l'elaborato è solo
la tappa finale.
Il gruppo di lavoro, composto, oltre che da chi scrive, da Gian
Piero Armano, Graziella Gaballo, Giuseppe Grassano, Ennio Morgavi,
Anna Sveva Musso e Luciana Ziruolo, ha affrontato e dibattuto questi
problemi in una serie di incontri, arrivando alle seguenti conclusioni.
Per ogni lavoro si è approntata una scheda flessibile, per
l'elaborazione della quale lo standard internazionale ISBD ha rappresentato
una semplice traccia, sulla quale strutturare uno strumento di
lavoro il più possibile funzionale alle finalità del
catalogo.
La scheda si presenta divisa in due parti: la prima contiene gli
elementi formali presenti in ogni comune catalogo, vale a dire
il titolo, gli autori, la descrizione fisica (tutt'altro che secondaria,
dato che molti lavori sono su supporto multimediale) con due significative
differenze, vale a dire l'indicazione dei coordinatori, cioè degli
insegnanti che hanno guidato gli allievi nel loro percorso, e quella
della scuola. L'inserimento di quest'ultimo campo ha anche una
ragione strettamente pratica: l'informazione relativa alla scuola è infatti
praticamente l'unica che compare su tutti gli elaborati, a dimostrazione
dell'estrema varietà del materiale con cui il gruppo di
lavoro si è confrontato.
Ma molto più significativa e qualificante è la seconda
parte della scheda, la quale accoglie alcuni campi che sono stati
studiati per mettere in luce, per ogni elaborato, il percorso metodologico,
le scelte didattiche e infine il contenuto frutto di quello e di
queste.
Si è pensato così, prima di tutto, di introdurre
un campo abstract, nel quale si cerca di sintetizzare il contenuto
dell'elaborato. Ma questo campo non era ancora sufficiente a rendere
conto del lavoro preparatorio che a quel contenuto, come dicevo,
aveva portato.
Si sono così aggiunti i campi Premessa metodologica
e Bibliografia/Sitografia,
che danno conto della presenza o meno di un consapevole progetto
di ricerca, e delle fonti utilizzate.
Ma ancora più significativi in tal senso sono i campi Appendice
documentaria e Fonti inedite, che riflettono il grado di utilizzo
delle fonti all'interno del lavoro. In molti elaborati infatti,
come il lettore avrà modo di verificare scorrendo il catalogo,
le fonti non sono solo usate come canovaccio su cui costruire il
discorso, ma sono concretamente inserite nella loro integrità in
un'appendice, che può anche contenere fonti inedite, frutto
dunque di un lavoro di ricerca molto più complesso affrontato
dai ragazzi, che si sono cimentati veramente in molti casi col “mestiere
di storico”.
Un'ultima considerazione sulle 5 aree tematiche in cui si suddivide
il catalogo. Esse sono nate da un lavoro di catalogazione semantica
(o, come comunemente si dice, di “soggettazione”) svolto
dal gruppo di lavoro sugli elaborati. In sostanza, alla scheda è stato
aggiunto un campo Tema nel quale si sintetizzava ulteriormente,
sulla base dell'abstract, il contenuto dell'elaborato. Ciò ha
consentito, ultimato il lavoro di schedatura, di costruire quella
suddivisione tematica che costituisce l'impalcatura del lavoro.
Come si vede infatti, i lavori sono suddivisi nelle cinque aree
tematiche Shoah, Resistenza, Storia delle donne, Confine orientale,
Totalitarismo, Diritti umani, e all'interno di ogni area ulteriormente
suddivisi per anno scolastico. Il gruppo di lavoro ha ritenuto
questa struttura la più idonea a dare conto dell'allargamento
dell'interesse, nel corso degli anni, dal tema concentrazionario
ad altri temi di storia contemporanea.
Come si vede da queste note introduttive, si è trattato
di un lavoro complesso, dai non pochi nodi problematici, e certo
le scelte fatte, come ogni scelta, privilegiando alcuni aspetti
hanno rischiato di lasciarne in ombra altri non meno importanti,
come per esempio la graduatoria dei lavori. Tuttavia credo che
una traccia significativa della complessità e ricchezza
del lavoro intellettuale degli studenti delle scuole della provincia
sia rimasta nelle pagine di questo catalogo.
Istituto
Piemontese per la storia della Resistenza e della Società Contemporanea
"Giorgio Agosti"
Istituto
per la storia della Resistenza e della società contemporanea
in provincia di Alessandria "Carlo Gilardenghi"
Istituto
per la storia della Resistenza e della società contemporanea
della provincia di Asti Istituto
per la storia della Resistenza e della società contemporanea
nelle province di Biella e Vercelli "Cino Moscatelli"
Istituto
per la storia della Resistenza e della società contemporanea
nel Novarese e nel Verbano Cusio Ossola "Piero Fornara"
Istituto
Storico della Resistenza e della Società Contemporanea
in Provincia di Cuneo
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