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Sarajevo
13/05/2006
Ha
smesso di piovere: anche l’ultima goccia riga il vetro
dell’albergo, il cielo è terso, l’aria è umida
e fresca ma ancora sporca e densa.
La luce si diffonde tutta intorno ai palazzi e per le vie ghiacciate
della storia, tiepidi raggi di sole trovano fuga in innumerevoli
fori; la gente passeggia serena e sembra non pensare: i ragazzi
giocano, cantano, scherzano; i commercianti vendono; i professori
insegnano.
La gente è povera, il tempo sembra essersi fermato, eppure
la gente vive, sembra strano ma anche a Srebrenica, teatro di
una delle maggiori carneficine che la storia ricordi, la gente
vive.
Le mogli, le mamme, le sorelle, le cugine di quei mariti, figli,
cugini erano lì ad un passo da noi, ad un passo da me.
Le lacrime rigavano il volto di molti presenti a Srebrenica,
che oggi è un tempio di sentimenti contrastanti tra amore ed
odio che echeggiano tra i conta-preghiere del cimitero; mamme e
mogli non più in grado di odiare, perché prive di
forze, perché private dei loro cari, dell’amore.
Poi ci sono le mine, come dice l’Ing. Fontana, (che da produttore è passato
a … sminatore), costituenti una minaccia per chiunque si
aggiri nel paesaggio Bosniaco anche se queste, sono già per
gran parte state rimosse dal suo operato (e naturalmente da tutto
il suo team). Si stima tuttavia che siano ancora migliaia gli
ordigni anti-uomo seminati su tutto il territorio.
Ma la Bosnia non è solo questo: è fatta di tanti
ragazzi felici con la voglia di vivere incollata addosso, che giocano
al pallone, che amano mostrare la “griffe” , che vanno
a scuola … insomma, sono mussulmani ma europei come noi e
guardano l’Italia con gli occhi lucidi.
Un’Italia che, qui a Sarajevo, è presente nella base
militare gestita dai Carabinieri legati alla operazione Altea dell’Eufor,
impiegati per incoraggiare la Bosnia alla ripresa, dal punto
di vista civile e militare.
In definitiva Bosnia-Erzegovina è stata una meravigliosa
esperienza, fondamentale per apprezzare e capire un dono, che
troppo spesso diventa raro in molte parti del nostro ”atomo
opaco del male”: la pace.
Andrea
Baglioni
(Itg Nervi di Alessandria)
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