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CONSIGLIO
REGIONALE DEL PIEMONTE
COMITATO
DELLA REGIONE PIEMONTE PER
L'AFFERMAZIONE DEI VALORI DELLA RESISTENZA
E DEI PRINCIPI DELLA COSTITUZIONE REPUBBLICANA
PROVINCIA
DI ALESSANDRIA
MINISTERO
DELL'ISTRUZIONE,
DELL'UNIVERSITA' E DELLA RICERCA
DIREZIONE GENERALE REGIONALE PER IL PIEMONTE
Per
informazioni rivolgersi a:
- Consiglio regionale del Piemonte - Palazzo Lascaris, Via Alfieri,
15 - 10121 TORINO Tel. O11/5757.289 - 352
- Assessorato all'Istruzione della Provincia di Alessandria
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Il
Comitato della Regione Piemonte per l’affermazione dei
valori della Resistenza e dei principi della Costituzione repubblicana
propone, per l’anno scolastico 2004/2005, alcuni temi di
ricerca per gli studenti delle Scuole superiori, inerenti la
storia contemporanea.
Accogliendo
queste proposte, il Consiglio regionale, le Province piemontesi,
la Direzione generale regionale per il Piemonte del
Ministero all’Istruzione, hanno indetto l’annuale concorso
riservato agli studenti delle Scuole superiori della Regione sui
seguenti temi:
Testo n. 1
Nel
giugno 1924 Giacomo Matteotti fu rapito e assassinato mentre
si recava
in Parlamento. Il “caso Matteotti” segna
la prima fase del fascismo in Italia, ma era destinato a rimanere
nella memoria della nazione per tutta la durata del regime e durante
la Resistenza il suo nome fu dato a formazioni di partigiani.
La sua figura ha raccolto, negli ultimi anni, un rinnovato interesse.
Intorno al profilo di questo socialista di origine veneta (era
nato in provincia di Rovigo, a Fratta Polesine nel 1885), prima
vicino al massimalismo, poi passato ai riformisti gli storici dell’ultima
generazione si sono interrogati facendo ricorso a nuova documentazione
per fare luce su molti aspetti ancora poco conosciuti della sua
esperienza politica. Di formazione giuridica, entrato nel partito
nel 1901, fu neutralista e pacifista di fronte al primo conflitto
mondiale e per questo più volte incarcerato. Eletto per
la prima volta alla Camera nel 1919 si trasformò negli anni
che segnano l’ascesa del regime mussoliniano in un “irriducibile” oppositore
facendosi egli stesso indagatore della corruzione del tempo, denunciando
la demagogia implicita nel primo fascismo, i segni della imminente
dittatura, le malversazioni.
Provate ad affrontare la personalità di Giacomo Matteotti
da uno dei molteplici aspetti della sua attività: il pacifismo,
il riformismo socialista d’inizio secolo, l’opposizione
all’insorgente regime, le indagini contro la corruzione del
fascismo che furono la causa della sua morte. Oppure provate a
raccogliere testimonianze e documenti sull’alone che avvolse
il suo nome e la sua memoria, durante gli anni più bui della
oppressione fascista. Una fama postuma inarrestabile, capace di
penetrare la coltre di silenzio del regime e di diffondersi per
impalpabili canali, come moderna figura di profeta disarmato.
Testo n. 2
La
memoria degli orrori che si consumarono nei campi di concentramento
nazisti,
di cui ricorre nel 2005 il 60.mo della liberazione di
Auschwitz, è un valore fondante per la moderna coscienza
europea, simbolo di un comune e condiviso sentire. Il 27 gennaio
2005 segna, dunque, più solennemente che negli anni passati,
la Giornata della Memoria. Ripensare Auschwitz a sessant’anni
di distanza richiede uno sforzo supplementare di attenzione e una
più meticolosa indagine sul ruolo che la memoria deve assumersi
nella società contemporanea. Pensare Auschwitz non può essere
un’azione scontata: l’unicità di questa riflessione
non è un dato acquisito da molti anni, ma è il frutto
di una continua e in ininterrotta rielaborazione critica.
In Italia proprio l’istituzione di una Giornata della Memoria
ha favorito la riflessione sul rapporto fra memoria e storia, sullo
statuto dell’una e dell’altra, sulle diverse potenzialità e
sui limiti dell’analisi del passato. Provate a svolgere una
piccola ricerca sulla stampa, locale e nazionale, di questi ultimi
quattro o cinque anni, cioè del periodo compreso fra quando,
nel 2001, è stata istituita la Giornata della Memoria e
oggi; raccogliete le riflessioni più interessanti e stimolanti
- sul tema della memoria e della storia, sulla unicità e
sulla comparabilità della Shoah, sul ruolo del testimone – e
provate a stabilire un legame fra quegli eventi e l’idea
che voi stessi intendete costruirvi sulla necessità del
ricordo, sulla “banalità del Male” e sulla “banalità del
Bene”, a cui alludono le opere di seguito citate in bibliografia,
e sulle dimensioni, reali o apparenti, di quell’area intermedia
che Levi definiva “zona grigia”.
Testo n. 3
Nella
società nazionale è comunemente accettato il
principio secondo cui lo Stato esiste per applicare dei diritti.
Le cose mutano se si passa dal piano nazionale a quello sopranazionale.
In modo particolare la vera scommessa per il nostro futuro sarà costituita
dal mutamento delle relazioni fra chi governa e chi è governato.
Ma questa rivoluzione, giunta a compimento solo nelle società nazionali
(e non in tutte) sarà attuata soltanto quando il riconoscimento
sarà globale. La possibilità di “avere diritti” è infatti
ancora ai primi passi in molte parti della terra.
L’omicidio di massa, la pulizia etnica, il genocidio non
sono soltanto azioni barbare e inumane, ma anche violazioni dei
diritti umani – e queste violazioni aprono la via alla legittimità dell’intervento
militare, qualora sia fallito ogni altro tentativo. Rimangono tuttavia
aperti problemi assai vasti che riguardano il riconoscimento globale
dei diritti umani e le conclusioni che se ne possono trarre sono
fra loro diverse, non di rado antitetiche.
Provate a stabilire delle connessioni fra alcune delle più recenti
crisi internazionali e a svolgere una ricerca sui modi e sui tempi
attraverso i quali un “intervento umanitario” realizzandosi,
oppure non realizzandosi, ha prodotto effetti diversi.
Dal momento che non esiste uno Stato super partes, possiamo dire
che l’ONU, come ha scritto Michael Walzer, rappresenti “la
nostra agenzia per l’applicazione dei diritti”, nel
senso che esso è chiamato a organizzare i soccorsi e gli
aiuti in presenza di crisi umanitarie.
Quando uno Stato fallisce nei confronti dei suoi cittadini deve
o non deve esistere una qualche entità sopranazionale il
cui obiettivo fondamentale sia di prestare loro soccorso? Come
lo Stato ha il dovere di proteggerci dall’essere uccisi da
qualunque persona, o gruppo di persone, così dobbiamo domandarci
in primo luogo se e in quali circostanze sia lecito un “intervento
umanitario” e in secondo luogo se l’ONU, o chi altri
per esso , sia legittimato a farlo.
Testo n. 4
Con
la Legge 30 marzo 2004 n. 92,” la Repubblica Italiana
riconosce il 10 febbraio quale ‘Giorno del ricordo’ al
fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli
italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle
loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra
e della più complessa vicenda del confine orientale. Sulla
base della bibliografia esistente ed eventualmente attingendo a
testimonianze, ricostruite gli avvenimenti , contestualizzandoli
nel quadro storico di lungo periodo.
Cercate altresì di approfondire il significato della istituzione
di una solennità civile dedicata alle vittime delle foibe
a sessant’anni dalla data degli avvenimenti.
La
ricerca potrà essere realizzata, laddòve gli
organi collegiali della scuola - ciascuno per quanto di propria
competenza - ritengano aderirvi, senza modificare la normale attività didattica,
attraverso lavori individuali o di gruppo (composto da non più di
5 studenti) articolati all’interno della classe, coordinati
da un insegnante, e potrà essere condotta con la più ampia
libertà dei mezzi di indagine e di espressione (elaborati
scritti, disegni, fotografie, mostre documentarie, materiale audiovisivo
o con lavori che si avvalgono di più mezzi espressivi).
Gli
elaborati prodotti non dovranno superare di massima 50 cartelle
di testo
(2000 caratteri spazi inclusi) sia cartacee che su supporto
informatico o multimediale; la durata dei video (vhs, dvd, etc.)
non dovrà superare 60 minuti circa. Gli elaborati inoltre
dovranno essere completi di una breve nota metodologica e bibliografica.
Gli
insegnanti che hanno intenzione di partecipare con gruppi di
studenti, sono
pregati di darne segnalazione al Consiglio regionale
del Piemonte: Comitato affermazione valori della Resistenza e all’Assessorato
all’Istruzione della Provincia di appartenenza, entro il
mese di novembre 2004, indicando chiaramente il tema prescelto.
Gli
elaborati dovranno essere inviati, previo accordo, all’Assessorato
all’Istruzione della Provincia di appartenenza della Scuola
(per quanto riguarda le scuole della Provincia di Torino al CE.SE.DI.,
Via Gaudenzio Ferrari, 1 - Torino) entro il 21 gennaio 2005.
Le
Commissioni provinciali preposte all’esame dei lavori
selezioneranno gli elaborati migliori. Gli autori di detti elaborati,
accompagnati dall’insegnante che ha coordinato il lavoro,
parteciperanno a spese del Consiglio regionale e delle Province
piemontesi, ad un viaggio di studio con meta la visita di alcuni
luoghi significativi in Italia e in Europa.
Per
agevolare il lavoro dei coordinatori, i temi di ricerca saranno
corredati
da testi esplicativi più articolati e suggerimenti
bibliografici.
L’Assessore all’Istruzione Il Direttore Generale
Massimo Barbadoro Luigi Catalano
Il Presidente del Consiglio regionale
Roberto Cota
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