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E’
uscito in questi giorni, edito dall’Istituto per la storia della
resistenza e della società contemporanea in provincia di
Alessandria, LA SCUOLA NEGLI ANNI DELLA COSTITUENTE. L’esperienza
della provincia di Alessandria, un volume pubblicato con
il contributo del Consiglio Regionale del Piemonte e con il patrocinio
del Provveditorato agli Studi di Alessandria, e curato dalle ricercatrici
Graziella Gaballo e Luciana Ziruolo.
Da
sempre scuola e società percorrono strade che si intersecano,
e spesso è possibile leggere la storia dell’una attraverso
le vicende dell’altra: e ciò particolarmente oggi quando
ad un cambiamento epocale della politica e della società
corrisponde un dibattito sofferto e spesso centrifugo sui destini
della scuola.
Una
situazione simile si era venuta a creare nell’immediato dopoguerra
quando, nella fase storica della costruzione della democrazia e
di una società aperta nel nostro paese, corrispondeva la
necessità di riformare profondamente anche la scuola.
Il
volume di cui stiamo parlando affronta appunto questi nodi, e non
è un caso che proprio ora si sia sentita la necessità
di approfondirli, giacché, come sempre, si studia il passato
per trovare risposte a domande che il presente ci pone con impellenza.
Il
volume, opera di studiosi la cui attività gravita attorno
all’Istituto, ed in particolare alla Sezione didattica, affronta
argomenti che si possono raggruppare attorno a tre punti di ricerca.
Al
primo gruppo appartengono gli scritti di carattere teorico di Giuseppe
Rinaldi e Massimo Cellerino. Il primo analizza il deficit di cultura
civica della società italiana, eredità del fascismo
ma non solo di esso, e l’incapacità delle istituzioni democratiche
di intraprendere, attraverso la scuola, un processo di acculturazione
democratica delle masse, che subirono invece un processo di inglobamento
e mobilitazione attraverso l’uso intensivo della propaganda e della
socializzazione simbolica da parte dei partiti cattolico e comunista.
Il secondo, dopo una profonda e perspicua analisi del concetto di
democrazia, parla esplicitamente di fallimento della Costituzione
per quanto riguarda la scuola, addebitando le cause ai partiti,
che hanno costruito una democrazia fragile e, ora, ulteriormente
indebolita dalla funzione prevaricatrice della televisione.
Al
secondo gruppo appartengono gli scritti dedicati all’analisi di
aspetti della politica scolastica, alla discussione pedagogica e
alla presentazione di figure significative del mondo della scuola
alessandrina dell’immediato dopoguerra. Contributi sono presentati
da Claudia Barberis (La cultura classica), Antonella Ferraris,
(La scuola nella stampa alessandrina), Delmo Maestri (Una
testimonianza sul liceo classico), Graziella Gaballo (La
scuola nelle repubbliche partigiane), Giorgio Canestri (Stellio
Lozza provveditore), Pier Luigi Cavalchini (Piani di sviluppo
urbano e scuole ad Alessandria).
Al
terzo gruppo appartengono scritti che relazionano sulle prime indagini
compiute negli archivi di alcune scuole. Si tratta di un nuovo filone
di ricerca che l’Istituto della resistenza alessandrino, in piena
sintonia con gli altri istituti di tutta Italia, ha intenzione di
allargare, per le importanti indicazioni che ne potranno emergere
sulla storia delle singole scuole certamente, ma più ancora
della cultura, della società e delle comunità locali.
Si annoverano tra questi gli scritti di Luciana Ziruolo sull’Istituto
Magistrale di Alessandria, di Aldo Gorrone sull’Elementare Galilei
di Alessandria anch’essa, e di Chiara Campese e Giovanna Gola sugli
istituti casalesi Leardi, Lanza, Balbo e Contardo Ferrini.
Laurana
Lajolo, presidente dell’Istituto nazionale (INSMLI), ed Agostino
Pietrasanta, già presidente della Commissione storia del
Provveditorato, rispettivamente introducono e concludono un volume
che interesserà chiunque si appassiona ai temi della cultura
e della formazione dei giovani.
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