Questo
scritto si divide in due sezioni: la prima riferisce il lavoro
di ricerca da me svolto su tre diverse enciclopedie multimediali
tra le più diffuse:"Enciclopedia Rizzoli Larousse 2001",
"Omnia Maxi" 2000, "Encarta" 1998 e 2001; la seconda descrive
la stessa ricerca compiuta da un mio studente sull' Enciclopedia
Larousse che già possedeva. Lo studente, Alessandro Tamburrino,
è piuttosto brillante e conosce l’argomento proposto poiché
la sua classe (IV B Lingusistico dell’Istituto Superiore "Saluzzo"
di Alessandria, a. sc. 2000/01) ha partecipato alle lezioni organizzate
dalla scuola per il Giorno della Memoria, ha ascoltato testimoni
della deportazione, ha visto film e documentari come Gli Ultimi
Giorni, ha ricevuto lezioni frontali e materiale bibliografico
e ne ha discusso con i compagni. Alessandro rappresenta bene lo
studente "medio", che usa l'Enciclopedia come supporto
e approfondimento del lavoro scolastico.
Percorso
dell'insegnante
Delle
tre enciclopedie da me consultate solo Encarta 2001 menziona la
voce Shoà (nella traslitterazione Shoah). Encarta, sia
nella versione 1998 sia nell’aggiornamento 2001, alla voce Shoà
non espone lo sterminio degli ebrei, ma descrive "un antico
regno e attualmente regione dell’Etiopia"; nella versione
più recente sono presenti sia la consueta dicitura "Olocausto"
sia la variante Shoah. Tra le due versioni è mutato il
metodo di ricerca: nel 1998 l’Enciclopedia funzionava come un
dizionario enciclopedico dotato di indice delle voci; all’interno
di ognuna si potevano selezionare numerosi link opportunamente
evidenziati. Questo, in effetti, è il sistema più
diffuso e si trova anche nelle altre enciclopedie consultate.
Nella versione aggiornata, invece, l’utente digita una parola
chiave (come appunto Shoà o Shoah) e viene fornito l’elenco
di tutte le voci in cui è stata trovata la parola chiave.
L’elenco dei collegamenti è molto più lungo (15
nel ’98, 55 nel 2001) e la voce Shoah è molto più
lunga e descrittiva rispetto alla precedente, ma aggiunga solo
particolari non essenziali. Il contenuto della voce ricalca quello
di un buon manuale scolastico: vengono citati l’antisemitismo,
il nazionalsocialismo, Hitler, la seconda guerra mondiale e i
campi di concentramento. Anche i collegamenti soffrono della
stessa eccessiva sintesi della voce originale e soprattutto di
una ambiguità o di una mancanza di nessi logici connettivi.
Due esempi: nella voce di riferimento Antisemitismo
si dà una visione d’insieme del fenomeno partendo,
correttamente, dall’affaire Dreyfus: peccato che nello
stesso paragrafo si citino anche le crociate senza spiegare la
differenza tra antigiudaismo medievale e antisemitismo moderno.
Un link più generale come Sinagoga, trovato all’interno
della voce Notte dei cristalli, risulta ambiguo: descrive
le sinagoghe come edifici dell’antichità, citando fonti
come Filone e Giuseppe Flavio, senza spiegare quale connessione
esiste tra quelle antiche e quelle bruciate durante la notte dei
cristalli. La voce termina collegando la nascita dello stato d’Israele
alla Shoà. Interessante la presenza di una sezione bibliografica,
che Encarta è la sola a fornire: alla voce Shoà,
nell'elenco di studi classici (Poliakov e Mosse tra gli altri)
non compaiono né Hillberg, né Mayer, per citare
due interpretazioni paradigmatiche, né un testo recente
come Goldhagen; in compenso c’è il "vecchio"' Reitlinger,
(La soluzione finale), 1965, ornai introvabile se non in
biblioteca e comunque troppo datato. Nella bibliografia dedicata
a Hitler trova posto anche il libro di Antonio Spinosa, che è
un buon divulgatore di /da biografie altrui. Ancora più
sintetica la voce di richiamo Soluzione finale, che presenta
la Conferenza di Wannsee e gli eventi che ne seguirono, ancora
senza citare i campi della morte.
Anche
Omnia non distingue tra antigiudaismo (religioso) e antisemitismo
(razziale) e non contempla la parola Shoà come definizione
autonoma. Ho dovuto ripiegare su nazionalsocialismo, antisemitismo,
campi di concentramento. La voce "nazionalsocialismo" di Omnia
menziona la politica razziale fra le componenti dell’ideologia
nazista, citando in primo luogo il "mito del sangue"' come forma
di identificazione che esclude dalla nazione tedesca i non razzialmente
puri. Compito del nazionalsocialismo era quindi liberare l’anima
tedesca da tutti questi influssi estranei Ciò si traduce,
nel paragrafo dedicato alla politica estera nella "decisione definitiva",
durante la seconda Guerra Mondiale, di procedere all'eliminazione
fisica degli Ebrei, ad opera di uomini e comandi delle SS. Alla
fine della voce viene ricordato che il nazismo, pur sconfitto
dagli Alleati, "è riaffiorato in movimenti di Destra
e in nostalgici di Germania e di altri paesi coi suoi simboli
(la svastica solare) e il suo antisemitismo.
La
voce "campi di concentramento" del dizionario Larousse, l’unica
direttamente collegata al fenomeno dello sterminio degli ebrei,
è piuttosto circostanziata: inizia con una sintesi storica
del fenomeno concentrazionario in generale e approfondisce in
particolare i lager nazisti. Gli autori analizzano il lager come
forma di microsocietà. L’aspetto che mi sembra più
interessante è proprio la descrizione della dinamica interna
dei campi di concentramento: la tipologia degli internati e la
simbologia a seconda delle diverse categorie; la gestione del
campo e il conflitto tra "politici" e delinquenti "comuni"
per il controllo del campo, lo sviluppo della resistenza interna
e infine una descrizione minuziosa della vita quotidiana. C’ è,
a mio parere, solo una sostanziale ambiguità: accanto allo
"sterminio attraverso il lavoro" si menziona la "soluzione
finale" e le camere a gas senza distinguere quali tra i campi
presentavano entrambe le forme e quali fossero esclusivamente
"campi della morte" (questi ultimi non sono citati,
nemmeno sulla cartina). Il sistema dei campi di concentramento
è, per il Larousse, una diretta conseguenza delle concezioni
politiche naziste, il nuovo ordine che doveva essere applicato
in caso di vittoria del III Reich, ma non è specificata
la componente razziale che proprio di queste concezioni era alla
base. Anche qui è evidenziato il ruolo delle SS nella gestione
e nell’organizzazione dei lager.
Tutte
e tre le Enciclopedie presentano un apporto iconografico ricco,
ma non particolarmente nuovo: immagini note di detenuti al momento
della liberazione o nelle loro cuccette, la celebre immagine del
bambino di Varsavia con le mani alzate.
Quanto
ai collegamenti internet, Larousse non offre questa possibilità;
Omnia ed Encarta presentano un elenco di siti, il più interessante
dei quali è il Simon Wiesenthal Center ma non c’è,
per dire, quello della fondazione Spielberg (e mi riferisco sempre
a nomi noti anche ai profani).
Con
il materiale presentato, un docente motivato non potrebbe elaborare
un’unità didattica vera e propria. Mancano le fonti e mancano
le eventuali indicazioni di approfondimento. Un utente normale,
che solitamente possiede una sola enciclopedia su CD-Rom, si troverebbe
con conoscenze frammentarie e superficiali, non differenti da
quanto, e lo ribadisco, si può trovare su un manuale scolastico,
per di più con un taglio "narrativo" nell’esposizione.
Per costruire un percorso occorrono tutte e tre le enciclopedie.
La conclusione che posso trarre è che le enciclopedie multimediali
non costituiscono un supporto scientifico e neppure uno strumento
di approfondimento utile a chi abbia già un minimo di conoscenza
di questo tema; può servire a chi ne sia totalmente digiuno
e cerchi una informazione minima, ma anche qui non sono forniti
mezzi adeguati per approfondire un eventuale interesse.
Percorso
dello studente
Riferisco qui quanto Alessandro mi ha esposto in classe. Il suo
percorso di ricerca è stato alquanto laborioso. La sua
enciclopedia multimediale era l’"Enciclopedia Rizzoli Larousse
2001". Scorrendola non ha trovato la parola chiave Shoà
che gli avevo dato. Basandosi sulle sue pre-conoscenze ha optato
per "campo di concentramento", pensando che fosse un
campo sufficientemente vasto e generale per rientrare nelle voci
dell’Enciclopedia e in seguito a "nazismo". Lavorando
a casa e in autonomia, non ha pensato ad "antisemitismo",
che ha effettivamente ricordato in classe, e del resto la voce
"nazismo" non forniva elementi per compiere una deduzione
autonoma.
La voce "campo di concentramento" gli è sembrata
interessante, non solo perché correlata al tema, ma anche
perché forniva alcuni elementi che lui non conosceva, quale
quello relativo alla gerarchia dei prigionieri nei campi; tant’è
vero che mi ha chiesto un riferimento bibliografico proprio su
questo tema .
La nostra discussione si è poi dedicata a verificare se
aveva compreso quali erano i nessi storici tra nazismo e sterminio
degli ebrei; ricordando quanto aveva visto nel documentario Gli
ultimi giorni ha convenuto con me che nel testo
mancava il nesso tra razzismo "ideologico" e sterminio,
che invece emergeva in modo chiaro dalle testimonianze citate
nel film.
A suo parere la ricerca sull’Enciclopedia era stata deludente:
la mia personale impressione è stata che non se ne servisse
abitualmente. Mi ha detto che probabilmente avrebbe trovato una
quantità maggiore di materiale , e più interessante
sulla rete. Siccome il "Larousse" non fornisce indicazioni
per la ricerca on-line , ha usato il suo browser Janus, che ha
selezionato una serie di siti, solo italiani, usando le parole
chiave Shoà, deportazione degli ebrei, olocausto e stabilendo
un punteggio in base alla loro rilevanza (ritengo che ciò
significhi la frequenza con cui ricorre il termine citato nel
testo selezionato – Alessandro non ha saputo fornirmi un criterio
di giustificazione).
Non
li ha controllati tutti , il lavoro sarebbe stato sicuramente
lungo. Questo è il vero problema: non tanto la ricerca
di materiale, quanto il successivo lavoro di analisi e di eliminazione
di quanto non pertinente o autenticamente fuorviante se non addirittura
revisionista. Ma il problema dei contenuti che vengono divulgati
nella rete è ancora diverso.
Conclusione
Per tornare al tema delle enciclopedie multimediali, posso dire
che il giudizio del docente e quello dell’utente coincidono sostanzialmente.
L’impressione, e concludo con una nota polemica, è che
ormai, più che un supporto culturale più o meno
valido, siano un gadget accluso al computer, con cui si gioca,
ma non sempre si studia.