0.1.
Introduzione
La crescente, capillare diffusione delle tecnologie di trattamento
dell'informazione e di prodotti informatici (dai giochi elettronici
ai CD-Rom ai DVD), nonché l'aumento esponenziale degli
accessi alla rete Internet, sollevano interrogativi pressanti
e urgenti per chi si occupa di educazione e formazione. Si ha
talvolta l'impressione che alcune tipiche modalità di apprendimento
e di trasmissione delle conoscenze siano divenute anacronistiche
e inadeguate alla relazione pedagogica con le giovani generazioni:
mentre la gran parte degli insegnanti si affida pur sempre alla
lezione ex cathedra affiancata dallo studio sul manuale,
buona parte degli studenti fa uso di CD-Rom e "naviga" in Internet,
raccogliendo dalle fonti più varie informazioni presentate
in maniera attraente, persuasiva, magari divertente (circola ormai
anche in Italia il neologismo edutainment, che negli Stati
Uniti designa prodotti informatici destinati alla didattica che
dovrebbero coniugare istruzione e divertimento: education
ed entertainment appunto).
Ciò naturalmente significa che gli insegnanti si trovano
costretti ad affrontare, dal punto di vista della pratica didattica,
la complessa questione del passaggio dalla "galassia Gutenberg"
all'"universo digitale", ovvero da una cultura modellata in gran
parte sulla tecnologia della stampa tipografica e del libro a
una cultura imperniata in gran parte sulla tecnologia informatica.
Qui noi cominciamo a occuparci di quei prodotti informatici disponibili
sul mercato con l'etichetta di "enciclopedie", che hanno trovato
larga diffusione tra gli studenti della scuola secondaria, i quali
se ne servono per preparare compiti, ricerche, approfondimenti.
Allo scopo di esaminare e valutare tali prodotti, può essere
utile riepilogare brevemente alcuni dei risultati della riflessione
che filosofi del linguaggio, lessicografi e storici conducono
ormai da anni sul tema dell'organizzazione delle conoscenze e
del sapere.
Infatti uno degli obiettivi del lavoro che abbiamo intrapreso
è capire se una cosiddetta enciclopedia multimediale sia
uno strumento didattico utile e affidabile per un "utente medio"
(ammesso che esista), o comunque, per uno studente della scuola
secondaria dei nostri giorni. Condizione preliminare di tale lavoro
è allora definire con una certa chiarezza che cosa sia
un'enciclopedia, quali caratteristiche abbia e quali funzioni
debba assolvere. Ciò naturalmente richiede almeno un accenno
alle numerose questioni implicite in ogni tentativo di organizzazione
sistematica delle conoscenze, perlomeno a quelle questioni che
dovremmo considerare rilevanti dal punto di vista didattico, tra
cui, a titolo di esempio: i) come pensiamo debba essere la formazione
che la scuola si propone di offrire agli studenti? ii) l'ordine
e l'organizzazione con cui le conoscenze sono presentate influiscono
sulle modalità di apprendimento e memorizzazione? iii)
in che modo un'enciclopedia può risultare utile dal punto
di vista didattico, e quali competenze deve avere lo studente
per utilizzarla in modo corretto?
Com'è ovvio, non potremo qui dare risposta a quesiti tanti
ampi: ci limiteremo a chiarire alcuni termini e a suggerire un
elenco di difficoltà.
1.
In teoria: enciclopedia e/o dizionario
1.1.
Enciclopedia: cenni storico-filosofici
Uno dei dati da cui conviene partire è il fatto che ogni
opera enciclopedica propone un modello, più o meno definito,
più o meno consapevole, di organizzazione delle conoscenze;
o anche, il fatto che ogni opera enciclopedica è strettamente
legata ai modi storici in cui si produce e si trasmette una certa
articolazione del sapere. Quindi, da una parte, l'enciclopedia
è un prodotto culturale storicamente connotato che rispecchia,
in modi più o meno ingenui, lo stato del sapere di un'epoca.
D'altra parte, e soprattutto in età moderna, la forma enciclopedica
presenta un carattere "dialettico", in quanto è attraversata
da una tensione intrinseca: esprime la volontà di realizzare
una sintesi a partire da una pluralità eterogenea di processi
di conoscenza, la pretesa di unificare elementi che restano irrimediabilmente
distinti, di fissare una totalità che di continuo si scompone
per ricomporsi in nuove forme.
Si può probabilmente sostenere che la storia dell'enciclopedia
sia legata soprattutto a quattro finalità principali: conservazione
e trasmissione di un corpus di conoscenze, integrazione
delle conoscenze, istituzione di una sistematica del sapere.
In età antica e medioevale sembra abbia prevalso la prima
coppia, in età moderna la seconda (1).
a)
Conservazione e trasmissione
Per quanto riguarda la trasmissione, è noto che tanto il
termine quanto il progetto sono antichi: "enciclopedia" è
un termine di scuola, derivante dall'ellenismo e dal mondo romano
(enkyklia paideia), ove designa un ciclo di studi elementare,
più o meno completo, atto a fornire una formazione generale.
Nel corso del Medioevo passa a designare, identificandole, sia
l'organizzazione del sapere che l'organizzazione degli studi,
che invece per i greci restavano due cose ben diverse: da un lato
il sistema filosofico del sapere, come lo concepiva ad esempio
Aristotele (scienze teoretiche, pratiche, poietiche); dall'altro
l'ideale di una conoscenza in grado di spaziare nei vari campi,
la polymatia.
Per quanto riguarda la conservazione del sapere, tra antichità
e medioevo possiamo citare prodotti enciclopedici celebri come
la Naturalis historia di Plinio (I secolo) e lo Speculum
majus di Vincenzo di Beauvais (XIII sec.), che raccolgono
notizie, resoconti e teorie, e che sottintendono una concezione
statica e ripetitiva della conoscenza. Le opere di altri celebri
autori, come Cassiodoro (VI sec.), Isidoro di Siviglia (VII sec.),
Thierry de Chartres e Ugo di S. Vittore (XII sec.) uniscono trasmissione
e conservazione fondendo lo schema didattico delle artes liberales
con il metodo combinatorio: a fondamento di tutto si trova l'unità
dell'ordine divino in conformità al quale si deve organizzare
l'insegnamento delle discipline liberali perseguito a fini morali.
Un altro celebre esempio di enciclopedismo ermetico-religioso
tardomedioevale è l'ars magna di Raimondo Lullo
(XIII sec.), che propone una combinatoria universale i cui elementi
sono allo stesso tempo entità logiche e ontologiche: l'organizzazione
del sapere rispecchia l'organizzazione dell'essere, il più
fedelmente possibile (da questo punto di vista la sintesi più
efficace è notoriamente quella di Tommaso d'Aquino, che
rivisita la filosofia di Aristotele); tuttavia, ed è l'elemento
distintivo della proposta di Lullo, l'ars inveniendi, il
metodo combinatorio dei concetti è in grado di fornire,
grazie al calcolo, ogni conoscenza possibile.
b)
Integrazione e sistematica
Nei secoli della prima età moderna l'interesse per la compilazione
enciclopedica a fini didattici ed epistemologici è alimentato
da umanisti come Juan Luis Vives e Pietro Ramo che propongono
di riformare rispettivamente l'insegnamento e la logica in senso
anti-scolastico e anti-aristotelico. Nel XVII secolo l'esigenza
di un rinnovamento metodico degli studi e della formazione in
senso "enciclopedico" è posta com'è noto da Comenio
(oltre che da J. H. Alsted, autore di una Cursus philosophici
encyclopaedia, 1620), per il quale le strutture del discorso
sarebbero omologhe a quelle del mondo reale, opera di Dio, e la
retta conoscenza dovrebbe riprodurne l'armonia. Una concezione
analoga si trova anche nel progetto, elaborato da Leibniz, di
una "logica universale": Leibniz infatti compila una sorta di
inventario dei concetti fondamentali dei vari campi del sapere
al fine di costruire una logica – o characteristica - universale,
vale a dire una formalizzazione universale degli elementi del
pensiero; ciò avrebbe dovuto consentire di ricostruire
su base razionale il sapere umano e di procedere alla scoperta
di nuove verità. Anche in questo caso, l'ipotesi su cui
poggia il progetto è quella di una coincidenza originaria
dei segni mentali con le idee divine, cioè dell'esistenza
di una razionalità divina ultima, per di più accessibile
all'uomo a patto che questi organizzi adeguatamente il proprio
apparato linguistico e concettuale.
La "caratteristica universale" di Leibniz è dunque un costrutto
teologico-speculativo che dovrebbe cogliere l'armatura razionale
della realtà. In questo senso e da questo punto vista (ma
soltanto da questo: ci sono infatti considerevoli differenze)
si può accostare alla proposta hegeliana di una sistematica
del sapere: nell'Enciclopedia delle scienze filosofiche in
compendio (1817) Hegel afferma che la filosofia è veramente
scienza solo nella forma del sistema, ovvero solo in quanto riceve
una articolazione in forma enciclopedica. Per Hegel infatti la
filosofia è la scienza che riesce a conoscere ciò
che è costante, universale e necessario nell'esperienza
immediata, cioè proprio là dove si incontrano il
caso particolare, la circostanza accidentale, il fatto contingente:
la filosofia conosce l'universale "nel mare delle individualità
empiriche" e il necessario "nell'apparente disordine dell'infinita
moltitudine dell'accidentale" (2). Non solo, conosce i singoli
contenuti considerandoli come parti di un tutto (che a sua volta
ha carattere non statico, ma dinamico, processuale): non si comprende
il frutto se non come negazione e superamento del fiore che a
sua volta era negazione e superamento del bocciolo, e tutti e
tre si comprendono appieno solo come parti reciprocamente connesse
dello stesso processo.
Se dunque la filosofia è riflessione sulle forme dell'esperienza
(esterna e interna), in grado di svelare la struttura razionale
del reale, e se, in quanto razionale, il reale è costituito
da elementi connessi tra loro in modi non accidentali e non contingenti,
allora la filosofia sarà veramente scientifica, cioè
rigorosa, cioè vera, quando mostrerà la reciproca
(e necessaria) connessione delle forme principali del reale, o
meglio la concatenazione dei principi fondamentali delle scienze
particolari nella totalità che costituisce il reale. In
altre parole, la filosofia diviene scienza quando si fa sistema:
il sistema filosofico sta alle scienze particolari in modo simile
a quello in cui il termine generale "frutta" sta a ciliege, pere,
uva, ecc.; o meglio, la filosofia è davvero conoscenza
scientifica del reale quando è sistema, "perché
il vero, come concreto, è solo in quanto si svolge in sé
e si raccoglie e mantiene in unità, cioè come totalità",
proprio perché, come si è detto, i vari elementi
sono tra loro dialetticamente connessi. A questo punto forse si
comprende meglio perché Hegel distingua tra "enciclopedia
filosofica" e "enciclopedia ordinaria": nel caso dell'enciclopedia
filosofica abbiamo il sistema, cioè la concatenazione di
parti (che in quanto scienze sono a loro volta non semplicemente
parti ma anche totalità, sebbene relative) secondo i loro
rispettivi principi, e considerate dal punto di vista della loro
collocazione e funzione all'interno dell'armatura razionale del
reale; nel caso invece dell'enciclopedia ordinaria abbiamo "un
aggregato di scienze, prese in modo accidentale e empirico, e
tra le quali ve ne ha perfino di quelle che di scienza han solo
il nome e consistono in una semplice raccolta di conoscenze. L'unità,
nella quale le scienze sono messe insieme in tale aggregato, è
[…] un'unità estrinseca, un semplice ordinamento" (3).
c)
L'enciclopedia moderna
La sistematica enciclopedica di natura teologico-speculativa non
è tuttavia l'unica possibilità. Altri pensatori,
tra XVII e XVIII secolo, hanno percorso un'altra via, che ha portato
alla formulazione di un progetto enciclopedico di natura diversa,
a un tempo empirica e ideologica, vale a dire, rispettoso dei
dati dell'esperienza sensibile e solidale con una comprensiva
concezione dell'uomo e della storia.
Secondo Alfredo Salsano (4), l'enciclopedia moderna nacque nel
XVIII secolo dalla volontà di integrare le arti (in senso
lato: le tecniche) e le scienze nel corpo di un sapere che rifiutava
tanto il sistema filosofico quanto l'erudizione e che doveva essere
utile, immediatamente e generalmente fruibile da un lettore cui
si attribuiva un atteggiamento pragmatico. I curatori di due delle
più celebri opere settecentesche, la Cyclopedia
(1728) di E. Chambers e soprattutto l'Encyclopédie
(1751-1772) di D. Diderot e J.B. d'Alembert, si posero il problema
della concatenazione delle conoscenze: al contrario dei
dizionari eruditi del secolo precedente, che erano piuttosto cataloghi
assortiti di argomenti più o meno fantastici, l'Encyclopédie
si presentava come "dizionario ragionato" (così recitava
il sottotitolo) che forniva il quadro unitario delle conoscenze
concatenate; in questo "corpo del sapere", inoltre, vennero inserite
con dignità pari alle altre anche le conoscenze tecniche
e scientifiche, con una decisione che segnava uno scarto significativo
rispetto a una cultura prevalentemente letteraria e antiquaria.
Nell'enciclopedia di Diderot e d'Alembert troviamo una tensione
particolare fra l'intento di concentrare tutte le conoscenze fondamentali
in un'unica opera (nella forma del dizionario) e la volontà
di organizzarle e classificarle in modo razionale (attraverso
una proposta di concatenazione): qui il rifiuto illuministico
del filosofare a priori conduce a un atteggiamento empiristico
nettamente diverso rispetto agli ideali universalistici ed enciclopedici
à la Leibniz, da un lato, e a quelli che saranno
poi di Hegel, dall'altro. Il punto di riferimento degli
enciclopedisti francesi sembra piuttosto essere l'idea dell'unità
delle scienze teorizzata più di un secolo prima da Francesco
Bacone: nella sua Instauratio magna tutte le scienze, salvo
la teologia, sono ricondotte a un'unica scienza della natura;
benché in Bacone tutto l'impegno sia rivolto alla definizione
del metodo della ricerca sperimentale, vi si trova anche una sistematica
sotto forma di albero delle scienze.
Per sottolineare la novità della concezione baconiana vale
la pena di confrontarla brevemente con quella di Raimondo Lullo,
una delle principali fonti dell'enciclopedismo magico-filosofico
tra XV e XVII secolo. In Lullo l'arbor scientiae è
una metafora ontologica che esprime, con l'ordine del sapere,
anche l'ordine del creato, identico al primo; proprio su tale
identità si basa la possibilità dell'ars magna,
cioè di un sapere universale contenente i principi fondamentali
di tutte le scienze sotto forma di elementi primi traducibili
in simboli del linguaggio. Secondo Lullo gli elementi primi che
costituiscono i principi delle scienze particolari sono anche
gli elementi primi (i fondamenti) della realtà, dunque
le operazioni di calcolo compiute sui simboli che li designano
consentono non solo di ordinare nozioni già note, ma anche
di scoprire nuove verità: l'ars magna è appunto
ars inveniendi veritatem, basata sul presupposto dell'identità
di linguaggio ed essere, ovvero di logica e metafisica, e sulla
convinzione che la conoscenza umana possa effettivamente rispecchiare
l'ordine stabilito da Dio.
Al contrario, in Bacone la metafora dell'albero del sapere non
ha un senso ontologico, ma esclusivamente epistemologico: le scienze
particolari si dipartono dal tronco della filosofia prima, ma
ciò non rispecchia una corrispondenza tra la natura degli
oggetti e l'ordine del sapere, perché è sempre l'uomo
all'origine dell'ordine del sapere, distinto dall'ordine, o meglio,
dal disordine, del mondo. L'universo è per Bacone un labirinto,
una selva in cui si l'uomo deve aprirsi una strada. Non c'è
più unità o identità tra un sapere ottenuto
per illuminazione divina e l'ordine del creato, la corrispondenza
tra le parole (o i segni dell'ars magna) e le cose; né
d'altro canto la conoscenza si può ottenere per illuminazione
divina, ma solo tramite una rigorosa ricerca sperimentale.
Ecco allora il punto: venuta meno l'identità tra cose e
pensiero, e tra essere e linguaggio, il problema centrale dell'enciclopedia
moderna, prima fra tutte l'Encyclopédie, è
quello del criterio organizzativo, della sistematica, della strutturazione
possibile (e provvisoria) del sapere. Come per Bacone, anche per
Diderot e d'Alembert l'albero del sapere non rispecchia un ordine
divino già dato, e l'esperienza è piuttosto un mare
di oggetti, un caos indistinto da sottoporre a una suddivisione
arbitraria che può essere solo il frutto di una scelta.
Il criterio è antropocentrico: l'ordine delle conoscenze
è "dedotto" dalle facoltà e dai bisogni dell'uomo:
dalle facoltà fondamentali, ragione, immaginazione, memoria,
derivano rispettivamente filosofia, arte, storia; dai bisogni
degli uomini derivano le tecniche e le scienze morali. L'enciclopedia
si presenta dunque come una sorta di "inventario sensista del
cosmo considerato nel suo rapporto con l'uomo" (5).
Lo testimonia, fra l'altro, l'adozione dell'ordine alfabetico,
un altro elemento che la rende "rivoluzionaria": esso infatti
corrisponde a un sapere organizzato secondo un ordine empirico
e non logico-ontologico, e sostituisce un sistema che pretende
di rispecchiare l'ordine del mondo con una classificazione delle
scienze arbitraria e sempre rinnovabile (tanto arbitraria che
sotto "storia" troviamo voci come "conciatore", "scamosciatore",
"fabbricazione di cappelli"). Secondo Salsano, l'enciclopedia
moderna nasce quando la forma del dizionario si combina
con un'istanza di coordinamento e concatenazione delle conoscenze
significativamente diversa da quella sistematico-speculativa,
cioè un'istanza aperta alla dinamica della cultura e solidale
con il carattere cumulativo del sapere scientifico: l'ordine alfabetico
ne è l'espressione, in quanto non riproduce un'ontologia
pre-definita e ammette solo una sistematica epistemologica (arbitraria
e artificiale) che consente di costruire percorsi sempre diversi;
l'ordine alfabetico (con Bacone, oltre Bacone) ammette una combinatoria
"empirica e pragmatica delle cose significate dal linguaggio naturale"
(6). L'ordine alfabetico, che organizza il mondo delle cose secondo
un criterio empirico arbitrario, contraddice gli intenti dell'enciclopedismo
sistematico, che si proponeva di organizzare il reale secondo
l'ordine logico del mondo.
Malgrado il suo intento di critica epistemologica e politico-sociale,
che pure determinò il suo successo editoriale mentre le
rese ostile gran parte del mondo accademico, l'enciclopedia illuminista
divenne il modello di un genere che conobbe grande fortuna nei
due secoli successivi: l'idea di una cultura che avesse una chiara
rilevanza empirica e pratica, nonché la proposta di un
ordine del sapere modellato sulle facoltà e sui bisogni
dell'uomo si ritrovano, malgrado tutte le differenze, in opere
come l'Encyclopaedia Britannica (la cui prima edizione
uscì fra il 1768 e il 1771) o la tedesca Allgemeine
Encyclopädie der Wissenschaften und Künste (1819-1890)
o il Grand Dictionnaire Universel du XIX siècle
(1866-76) di Pierre Larousse, e persino in opere primo-novecentesche
come la spagnola Enciclopedia universal ilustrada europeo-americana
(1905-30) e l'Enciclopedia Italiana Treccani (1929-39).
Rispetto all'impostazione scettica e fallibilista dell'Encyclopédie,
le grandi opere ottocentesche privilegiano il compito di una divulgazione
che deve essere sempre più obiettiva, precisa, aggiornata
sugli ultimi fatti e dottrine, e nella quale riceve particolare
attenzione il sapere scientifico, spesso trattato in chiave nazionalistica.
Delle due istanze che definiscono l'enciclopedia moderna, la concatenazione
e la sintesi, prevale la seconda: la forma del dizionario, più
puntuale, più concisa, apparentemente più "oggettiva",
ha la meglio su quella dell'enciclopedia, che richiede una presa
di posizione epistemologica. Le opere citate non si propongono
tanto di riorganizzare il sapere o l'ordine delle conoscenze,
quanto piuttosto di informare, di presentare lo stato del sapere
"istituzionale", in funzione, anche politica, di educazione nazionale
e organizzazione culturale (si veda per tutte la prefazione di
Giovanni Gentile all'Enciclopedia Italiana, in cui si fa
riferimento alla "grande morale concordia degli scrittori italiani"
e all'"alta educazione nazionale" cui l'opera dovrebbe contribuire
(7)).
Un posto a parte occupa l'International Encyclopaedia of Unified
Science, l'ambizioso progetto filosofico-epistemologico nato
nell'alveo dell'empirismo logico e curato da Otto Neurath, Rudolf
Carnap e Charles Morris a partire dal 1938. Per Neurath la forma
enciclopedica, anziché il sistema, doveva essere il "modello"
delle scienze: si trattava di trovare il modo di integrare tra
loro i vari metodi e contenuti delle diverse scienze al fine di
costruire un unico discorso logico-filosofico in grado di rendere
conto dei progressi empirici delle scienze; in questo senso l'enciclopedia
prevedeva la possibilità di un progresso infinito della
conoscenza, a differenza del sistema, che anticipava in certo
modo il proprio assetto definitivo. L'obiettivo del lavoro di
Neurath era la costruzione di un linguaggio universale tale da
rendere possibile la formulazione di tutte le proposizioni della
scienza, convalidabili in ultima analisi tramite il riferimento
all'esperienza sensibile. Attraverso la collaborazione di scienziati
di varia formazione e provenienza l'Enciclopedia internazionale
della scienza unificata avrebbe dovuto rappresentare in concreto
l'unità della scienza e contribuire a definire le metodologie
scientifiche: ai primi due volumi dedicati all'analisi dei fondamenti
logici delle scienze sarebbero dovuti seguire studi particolari,
secondo un'impostazione aperta e progressiva. L'opera tentava
di mettere in pratica la concezione neoempirista, che perseguiva
la rifondazione della conoscenza su basi strettamente empiriche,
e a questo fine l'elaborazione di un linguaggio corretto, non
ambiguo o fuorviante. Il progetto non fu completato, ed è
certo una strana ironia, come ha notato Arthur Danto, che uno
degli ultimi fascicoli commissionati si rivelasse proprio il testo
che diede il colpo di grazia alla concezione neoempirista della
conoscenza, cioè quella Struttura delle rivoluzioni
scientifiche (1962) di Thomas Khun che sottolineava l'importanza
della dinamica storico-sociale per l'affermazione delle teorie
scientifiche. In ogni caso, incompiuto o fallito che sia, il progetto
di unificazione della scienza non risolveva il problema dell'enciclopedia:
non si traduceva cioè in una proposta di concatenazione
delle conoscenze (anche perché per i neopositivisti l'enciclopedia,
come modello dell'impresa scientifica, doveva limitarsi a definire
i fondamenti e il metodo, e rimanere "aperta" alle nuove acquisizioni
del sapere).
Tra le opere che tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni
Settanta hanno tentato di innovare il modello prevalente (l'enciclopedia
come dizionario-inventario di informazioni puntuali e disaggregate)
va ricordata la francese Encyclopaedia Universalis (1968-75),
che ha proposto varie "tavole di relazioni" (tableaux des relations),
esempi di connessione fra concetti di ambiti e di livelli logici
differenti: nell'epoca contemporanea infatti "nessun modello e
nessuna immagine più o meno stabile del sapere può
essere validamente proposta" (8); a partire dai tableaux
ci si può muovere in ogni direzione prescindendo dagli
ambiti disciplinari, tra concetti legati anche in maniera aleatoria,
per associazione mnemonica, probabilità culturale, affinità
semantica. D'altra parte anche la quindicesima edizione dell'Encyclopaedia
Britannica (1974) ha cercato di innovare, organizzando gli
articoli fondamentali secondo uno schema generale della conoscenza
umana: troviamo una "Micropaedia" disposta in ordine alfabetico,
e una "Macropaedia" suddivisa in dieci sezioni (materia e energia,
terra, vita sulla terra, vita umana, società umana, arte,
tecnologia, religione, storia dell'umanità, rami del sapere).
Secondo Salsano, la Britannica si limita a registrare certi
aspetti ed esigenze del mondo del sapere contemporaneo, mentre
l'Encyclopaedia Universalis, rifiutando la scelta dell'ordine
rigoroso e sistematico che rischia di reintrodurre una gerarchia
tra le conoscenze, "porta alla dichiarata impossibilità
di costruire una rete del sapere" (9).
1.2.
Enciclopedia e dizionario: alcune definizioni
Per curioso che possa sembrare, il problema di definire esattamente
che cosa sia un'enciclopedia e che cosa la distingua da altri
prodotti culturali, anzitutto dal dizionario, è stato intensamente
dibattuto, tra gli altri, da filosofi, lessicografi, semiologi.
Come nota Diego Marconi, la differenziazione tra dizionario ed
enciclopedia è un fatto storicamente abbastanza recente,
o anche, "è recente la persuasione socialmente diffusa
che vi siano libri (i dizionari) il cui scopo è di informare
sul significato delle parole, e altri libri (le enciclopedie)
per certi aspetti simili ai primi, ma finalizzati a descrivere
le cose stesse, e non il significato delle parole che le designano.
Ma questa distinzione intuitiva è meno chiara di quello
che sembra […]. Vi sono voci di dizionario che si presentano come
descrizioni di cose, e d'altra parte molte voci di enciclopedia
contengono parti che sono esplicitazioni del significato del lemma
corrispondente. Inoltre, le più visibili differenze fra
dizionari e enciclopedie non sono facilmente riconducibili alla
distinzione intuitiva in questione" (10).
a)
Precisazioni terminologiche
La differenza tra dizionari ed enciclopedie si può forse
trovare nel modo in cui i dizionari e rispettivamente le enciclopedie
formulano e dispongono le informazioni.
"Un
dizionario è come minimo una lista di parole o espressioni
linguistiche" (non necessariamente un libro). Un lemmario
è "la lista di unità linguistiche evidenziata dalla
struttura grafica del dizionario"; ogni elemento del lemmario
verrà detto lemma. "La parte del testo di un dizionario
compresa fra due lemmi successivi verrà detta 'glossa'.
La coppia costituita da un lemma e dalla glossa immediatamente
successiva – e interpretata come pertinente a quel lemma – verrà
detta 'voce' (di dizionario)" (11).
Il dizionario, quando è ben fatto, si può considerare
un'"enciclopedia essenziale" perché il significato dei
termini che esso definisce non è determinato indipendentemente
dalla conoscenza che l'enciclopedia rispecchia, ma dipende strettamente
dalla conoscenza enciclopedica. Viceversa una buona enciclopedia
si può considerare un "dizionario ridondante" (12). Esiste
dunque una certa circolarità fra le due forme: "l'enciclopedia
è riducibile al dizionario in quanto quest'ultimo incorpora
un'enciclopedia, e d'altra parte il dizionario è riducibile
all'enciclopedia nella misura in cui quest'ultima presuppone un
dizionario" (13).
Ciò
non significa che non ci sia differenza: semplicemente, la differenza
non si trova negli oggetti cui si riferiscono ma nel tipo di informazioni
che forniscono e nel modo in cui le forniscono. Sempre secondo
Marconi, il dizionario è funzionale al miglioramento della
nostra competenza linguistica per quanto riguarda la fonetica
e la sintassi; non così l'enciclopedia, che fornisce invece
informazioni (ad esempio, quelle connesse con i nomi propri) che
non paiono indispensabili per certi aspetti della comprensione
del linguaggio. Più precisamente, enciclopedia e dizionario
si differenziano in virtù dei seguenti elementi.
Anzitutto per quanto attiene al lemmario: nell'enciclopedia compaiono
nomi propri, mentre mancano termini sincategorematici (avverbi,
congiunzioni, preposizioni, ecc.) e (quasi sempre) verbi e aggettivi;
inoltre di solito il lemmario dell'enciclopedia non contiene più
di un elemento per ogni gruppo di lemmi sinonimi o quasi sinonimi,
mentre nel dizionario figurano voci distinte per ogni sinonimo.
In secondo luogo per quanto riguarda la quantità d'informazione:
una voce d'enciclopedia contiene normalmente una maggiore quantità
di informazioni della corrispondente voce di dizionario.
In terzo luogo, quanto al tipo d'informazione: le glosse dei dizionari
contengono informazioni sintattiche e fonologiche perlopiù
assenti nelle enciclopedie.
In quarto luogo, quanto al modo di formulare le informazioni:
"il nucleo dell'informazione semantica compresa nella glossa di
un dizionario è spesso espresso da una espressione della
stessa categoria sintattica del lemma corrispondente" (14), ciò
che non avviene con le enciclopedie. Ad esempio, alla voce 'patata'
nel Dizionario Garzanti troviamo: "pianta erbacea con fiori
bianchi e violetti […]", mentre nell'Enciclopedia Treccani
troviamo: "la patata è pianta annuale, ha rami sotterranei
[…]"; e ancora, nel primo alla voce 'pastorizzazione' troviamo
"operazione del pastorizzare", nella seconda "consiste nel riscaldare
i liquidi […]".
Dunque secondo Marconi "sembra esserci una differenza di funzioni
[…]: il dizionario dovrebbe servire a partecipare in modo
adeguato e competente ad una comunità linguistica, cioè
ad usare un linguaggio in maniera conforme ai comportamenti linguistici
prevalenti […]; l'enciclopedia […] dovrebbe mettere a disposizione
di ciascun utente gli elementi considerati più importanti
di un bagaglio di conoscenza diviso, e che nella sua interezza
[…] non può essere disponibile a nessun singolo uomo o
donna" (15). È sbagliato quindi presentare la differenza
come una differenza di oggetti, così che il dizionario
parlerebbe di parole o dei loro significati, mentre l'enciclopedia
parlerebbe di "cose": ciò alimenta l'idea poco verosimile
che esistano due regni separati di enti; da una parte, i significati,
la cui descrizione sarebbe compito del dizionario, dall'altra
le cose, appannaggio della descrizione enciclopedica. Invece per
Marconi la differenza potrebbe essere analoga a quella che esiste
fra un trattato di meccanica e un libro di tecnologia meccanica:
"informazioni che, almeno in parte, sono sostanzialmente le stesse,
vengono formulate in maniera diversa per servire scopi differenti"
(16).
In altre parole, il dizionario ci informa sul significato di una
parola, cioè ci fornisce l'"informazione semantica" relativa
a una data parola e all'uso che ne dobbiamo fare: "Una glossa
di dizionario è la somma di informazioni fonologiche, sintattiche,
stilistiche, ecc. – e di quel tanto di informazione enciclopedica
che è considerata socialmente indispensabile (per una determinata
classe di utenti) ad un uso competente dei lemmi", dove comunque
resta non facile da definire che cosa sia un uso competente (17).
L'enciclopedia invece fornisce l'informazione semantica in quantità
maggiore, in forma diversa, più discorsiva, più
dettagliata, corredata da documenti iconografici, fotografici,
ecc, e aspira a raccogliere l'insieme delle proposizioni collettivamente
credute dalla comunità linguistica a un dato punto della
sua storia (di solito, al momento della pubblicazione dell'opera).
b)
Precisazioni filosofiche
Ecco allora il problema filosofico implicito nella distinzione
fra dizionario ed enciclopedia: non è facile definire in
modo netto e ultimativo che cosa sia l'informazione semantica,
poiché la conoscenza "del significato" di un termine è
per molti versi indistinguibile dalla conoscenza "della realtà"
cui il termine si riferisce (a meno di considerare il significato,
il senso, il concetto, enti separati dalla cose: ma, come si è
detto, è difficile immaginare che cosa potrebbero essere
e dove potrebbero trovarsi). Né del resto è facile
spiegare che cosa significhi "comprendere il significato di una
parola". Marconi sostiene che
"essere
capaci di usare una parola sia, da un lato, avere accesso a una
rete di connessioni tra quella parola e altre parole ed espressioni
linguistiche: è sapere che i gatti sono animali,
che per arrivare da qualche parte ci si deve muovere,
che una malattia è qualcosa da cui si può
guarire, e così via. Dall'altro lato, essere capaci
di usare una parola è saper mettere in corrispondenza le
unità lessicali con il mondo reale, cioè essere
capaci di denominazione (la selezione della parola giusta
in risposta a un dato oggetto o circostanza) e di applicazione
(la selezione dell'oggetto o della circostanza giusta in risposta
a una data parola). Le due capacità sono largamente indipendenti
l'una dall'altra. […] La prima capacità può essere
chiamata inferenziale, perché soggiace alle nostre
prestazioni inferenziali (per esempio, interpretare una normativa
relativa agli animali come applicantesi ai gatti); la seconda
può essere chiamata referenziale"
(dove
naturalmente la prestazione inferenziale opera solo su descrizioni
linguistiche, mentre quella referenziale presuppone che siamo
collegati al mondo attraverso percezioni e azioni) (18).
Anche Umberto Eco si è occupato di dizionari ed enciclopedie
nel contesto dell'elaborazione di una teoria del significato delle
espressioni linguistiche complesse. Per riprendere i risultati
di una trattazione lunga e articolata si può dire che per
Eco il "tutto" del dicibile e del rappresentabile è concepibile
come un'enciclopedia ideale consistente di infinite marche semantiche
(o unità elementari di significato), all'interno della
quale i diversi utenti delimitano porzioni più o meno estese
che essi organizzano in forma di dizionario allo scopo di comunicare
e ordinare le proprie conoscenze: "Se l'enciclopedia è
un insieme non-ordinato (e potenzialmente contraddittorio) di
marche, l'assestamento dizionariale che via via le si conferisce
tenta di ridurla, transitoriamente, a degli insiemi quanto più
possibile gerarchizzati" (19). È chiaro che per varie ragioni
culturali certe marche o proprietà enciclopediche debbano
essere usate come "più dizionariali" di altre (cioè
"certe marche dizionariali presentano maggior inerzia storica
e culturale di altre", sono radicate nel modo di pensare di una
civiltà al punto che è difficile o impossibile trovare
contesti in cui siano messe in questione: ad esempio, la distinzione
fra generi naturali e accidenti nella struttura delle lingue indoeuropee
– soggetto e predicato, sostantivo e verbo, ecc).
Come affermava d'Alembert nel discorso introduttivo alla Encyclopédie,
una struttura ad albero è solo il modo provvisorio con
cui si disciplinano e si selezionano i punti altrimenti collegabili
di una "mappa":
"il
sistema generale delle scienze è una specie di labirinto,
di cammino tortuoso capace di annientare qualsiasi albero enciclopedico
volesse rappresentarlo. Il sistema delle scienze è composto
di diverse branche 'molte delle quali convergono verso un medesimo
centro; e poiché partendo da esso non è possibile
imboccare tutte le vie, ad un tempo, la scelta è determinata
dalla natura dei differenti spiriti'. Il filosofo è colui
che sa guardare a questo labirinto scoprendone le connessioni
segrete, le diramazioni provvisorie, le vicendevoli dipendenze
che costituiscono questo reticolo come un mappamondo. Gli articoli
dell'Encyclopédie non possono perciò che
essere carte particolari che rendono solo in misura ridotta il
mappamondo globale […].
Il modello dell'enciclopedia semiotica non è dunque l'albero
ma il rizoma: ogni punto del rizoma può essere connesso
e deve esserlo con qualsiasi altro punto, e in effetti nel rizoma
non vi sono punti o posizioni ma solo linee di connessione; un
rizoma può essere spezzato in un punto qualsiasi e riprendere
seguendo la propria linea; è smontabile, rovesciabile;
una rete di alberi che si aprano in ogni direzione può
fare rizoma, il che equivale a dire che in ogni rizoma può
essere ritagliata una serie indefinita di alberi parziali; il
rizoma non ha centro" (20). Eco nota poi che l'enclopedia (intesa
come la competenza globale dell'uso dei segni) "è una ipotesi
regolativa in base alla quale, in occasione delle interpretazioni
di un testo (sia esso una conversazione all'angolo della strada
o la Bibbia), il destinatario decide di costruire una porzione
di enciclopedia concreta che gli consenta di assegnare al testo
o all'emittente una serie di competenze semantiche" (e le descrizioni
provvisorie, in quanto provvisorie, assumono la struttura
ad albero). Intesa in questo senso l'enciclopedia è un
postulato ideale:
"è
l'insieme registrato di tutte le interpretazioni, concepibili
oggettivamente come la libreria delle librerie, dove una libreria
è anche un archivio di tutta l'informazione non verbale
in qualche modo registrata, dalle pitture rupestri alle cineteche.
Ma […] di fatto non è descrivibile nella sua totalità.
Le ragioni […] sono varie: la serie delle interpretazioni è
indefinita e materialmente inclassificabile; l'enciclopedia come
totalità delle interpretazioni contempla anche interpretazioni
contraddittorie; l'attività testuale che si elabora sulla
base dell'enciclopedia, agendo sulle sue contraddizioni, e introducendovi
di continuo nuove risegmentazioni del continuum, anche sulla base
di esperienze progressive, trasforma nel tempo l'enciclopedia,
così che una sua ideale rappresentazione globale, se mai
fosse possibile, sarebbe già infedele nel momento in cui
è terminata; infine l'enciclopedia come sistema oggettivo
delle sue interpretazioni è 'posseduta' in modo diverso
dai suoi diversi utenti" (21).
Eco ritiene che la nozione di enciclopedia possa chiarire in che
modo un'espressione linguistica, ad esempio "gatto", possa essere
associata a uno o più significati:
"Un
rapporto di interpretazione è […] registrato dal
tesoro della intertestualità (nozione che si identifica
con quella dell'enciclopedia). Che un gatto sia non solo un felino
domestico, ma anche l'animale che le classificazioni zoologiche
definiscono come felis catus, l'animale adorato dagli egiziani,
l'animale che appare nell'Olympia di Manet, l'animale mangiare
il quale era una leccornia nella Parigi assediata dai prussiani,
l'animale cantato da Baudelaire, l'animale che Collodi associa
per astuzia e malvagità alla volpe, l'animale che in una
certa favola è al servizio del marchese di Carabas, un
infingardo amante della casa che non muore di inedia sulla tomba
del padrone, l'animale prediletto dalle streghe e così
via, sono tutte interpretazioni dell'espressione /gatto/.
Tutte sono registrate, poste intersoggettivamente in qualche testo
di quella immensa e ideale biblioteca il cui modello teorico è
l'enciclopedia. Ciascuna di queste interpretazioni definisce sotto
qualche aspetto che cosa sia un gatto, e tuttavia fa conoscere
sempre qualcosa di più circa un gatto. Ciascuna di queste
interpretazioni vale ed è attualizzabile in un determinato
contesto, ma l'enciclopedia dovrebbe idealmente provvedere istruzioni
onde interpretare nel modo più fruttuoso l'espressione
/gatto/ in numerosi contesti possibili.
Naturalmente ogni interpretazione è a propria volta soggetta
a interpretazione: occorre interpretare felino, streghe, prediligere,
Manet, ecc."(22).
In conclusione, l'ipotesi di Eco è che il linguaggio debba
essere concepito come un sistema di segni contenente fra le proprie
regole di significazione anche istruzioni per l'uso dei segni
a seconda del contesto: dunque come un complesso sistema di competenze
enciclopediche, che registri i vari usi linguistici sotto forma
di "sceneggiature" o frames, cioè schemi d'azione
e comportamento prestabiliti, come partecipare a una festa, andare
alla stazione per partire, fare un'ordinazione al ristorante.
Come dire che per comprendere correttamente un enunciato il "dizionario"
non è sufficiente, è necessario riferirsi alle "sceneggiature"
fornite dall'enciclopedia: è quanto suggeriscono le ricerche
di intelligenza artificiale, in cui i frames sono usati
per sintetizzare le competenze di cui il computer ha bisogno per
"capire" un enunciato. Tra le varie questioni sollevate da quel
genere di ricerche Eco cita quella delle competenze necessarie
a un calcolatore per risolvere il "problema di Muhammad Alì",
cioè per consentirgli di trarre inferenze diverse a seconda
se gli si dice che John ha schiaffeggiato Mary o ha schiaffeggiato
Muhammed Alì: nel primo caso le inferenze riguarderanno
ciò che è accaduto a Mary, nel secondo ciò
che è accaduto a John (23).
2.
In pratica: l'Enciclopedia Einaudi
2.1.
Il progetto
Dalle enciclopedie ideali torniamo alle enciclopedie "in carne
ed ossa". Tra le opere enciclopediche degli ultimi anni spicca
certamente per ambizione epistemologica, complessità e
scrupolo metodologico l'Enciclopedia pubblicata dall'editore
Einaudi tra il 1977 e il 1984. Si differenzia dagli altri prodotti
del genere per l'estrema raffinatezza dei contenuti, degli strumenti
metodologici e per la acuta consapevolezza dei limiti e delle
possibilità della forma enciclopedica: oltre che un'opera
di consultazione, l'Enciclopedia Einaudi è l'applicazione
concreta di una teoria dell'organizzazione della conoscenza, è
una presa di posizione critica ed epistemologica circa lo stato
del sapere contemporaneo. Si richiama idealmente all'Encyclopédie
illuminista come "momento di un sapere mutante, […] di una cultura
che si cerca, di una società che vede emergere nuovi valori"
(24); è implicito in questo richiamo (e diviene esplicito
in molti passi dell'opera) l'intento critico nei confronti dello
stato presente della scienza e della cultura. Inoltre, come l'
Encyclopédie, l'Enciclopedia Einaudi propone
una sorta di mappatura del sapere, cercando legami e mostrando
intersezioni fra le discipline e sottodiscipline che lo costituiscono.
Il progetto, diretto da Ruggero Romano con la collaborazione di
un'équipe di scrittori, storici, filosofi, epistemologi,
scienziati (da Jean Petitot a Massimo Piattelli Palmarini, da
Giulio Giorello a Fernando Gil, senza contare gli autori delle
singole voci: da Marc Augé a René Thom, da Jacques
Le Goff a Umberto Eco, da Chaïm Perelman a Ilja Prigogine
e moltissimi altri) era molto ambizioso, e si proponeva di esprimere,
nelle parole dell'editore, "l'intreccio delle strade che la ricerca
contemporanea sta seguendo, le strutture organizzative, e – soprattutto
– le possibilità del domani"; non intendeva presentare
una summa delle conoscenze contemporanee né una
riduzione che le rendesse accessibili al largo pubblico, ma individuare
criticamente i "momenti di incrocio delle diverse problematiche,
ritenendo questi momenti capaci di costituire un discorso coerente
– non definitivo – in sviluppo, animatore del sapere attuale".
L'enciclopedia non si prefiggeva di fornire nozioni, ma di presentare
la situazione presente della cultura in tutta la complessità
delle sue articolazioni, partendo dagli "oggetti concreti delle
pratiche disseminate dallo sviluppo diseguale della scienza, aspirando
a cogliere i nodi problematici del sapere" (25), con l'obiettivo
di prospettare possibili modi di unificare le conoscenze.
Secondo Romano, il contributo culturale dell'Enciclopedia Einaudi
avrebbe dovuto essere duplice: da un lato, rendere esplicito e
presentare in una forma compiuta il discorso scientifico contemporaneo
attraverso la definizione dei suoi concetti fondamentali (non
sempre le singole scienze si preoccupano di riflettere sulle proprie
metodiche e sui propri principi: questa sarebbe potuta essere
un'opportunità per farlo); dall'altro, proporre una classificazione
generale dei saperi formulata secondo i principi propri di ciascuna
disciplina e le connessioni che legano ciascuna a molte altre,
siano esse costanti cognitive, storiche, antropologiche o d'altro
genere. Le scienze contemporanee, notava ancora Romano, formano
qualcosa di simile a un mosaico, in cui ogni disciplina è
semplicemente accostata alle altre, e le enciclopedie tradizionali
si limitano a riprodurre l'aggregato delle varie unità;
l'Enciclopedia ambiva invece a costruire un "sistema",
cioè una totalità in cui ogni parte fosse coordinata
con le altre tramite un'idea del fine a cui tutte le parti concorrono,
senza che ciò significasse un fine dato a priori,
un'armonia prestabilita o una composizione elegante; si trattava
piuttosto di presumere una concatenazione fra i diversi saperi,
o anche fra le discipline e le sotto-discipline, di assumerla
come ipotesi di lavoro nella redazione del lemmario e delle voci,
e di verificarla effettivamente alla fine dell'impresa (26).
La redazione ha proceduto in questo modo: ha stabilito un lemmario
di cinquecentocinquantasei termini entro il quale ha individuato
settantatré parole (e altrettante voci) "portanti", scelte
per vari motivi: parole che per la loro astrattezza e generalità
assumono sensi diversi in ambiti diversi (ad esempio: "classi",
"comunicazione", "locale/globale", "materia", "metodo", "sistema"),
parole che designano aspetti essenziali della cultura e dell'esperienza
umana ("arti", "calcolo", "civiltà", "inconscio", "mythos/logos",
"religione", "rito", "vita/morte"), parole che individuano ambiti
disciplinari canonici consolidati ("dialettica", "filosofia/filosofie",
"fisica", geometria e topologia", "letteratura", "logica", "strutture
matematiche", "storia"), e altre ancora, secondo associazioni
non sempre ovvie né del tutto condivisibili. In ogni caso,
a mano a mano che il lemmario definitivo si precisava, ciascuna
di queste settantatré parole "portanti" è diventata
il perno, l'elemento portante appunto, di un gruppo, o "pacchetto",
di parole, e di altrettante voci afferenti alle prime in vari
sensi e modi: ad esempio, la voce Anthropos è il
perno del pacchetto che contiene le voci "natura/cultura", "cultura/culture",
"etnocentrismi"; la voce Fisica è al centro del
pacchetto che comprende "atomo e molecola", "conservazione/invarianza",
"entropia", "forza/campo", "moto", "particella", "plasma", "propagazione",
"quanti", "relatività", "reversibilità/irreversibilità",
"stato fisico". E così via.
Una volta raccolte le cinquecentocinquantasei voci, i redattori
hanno costruito una "sistematica" (così titola il XV volume),
cioè un insieme di regole che consentissero di stabilire
collegamenti (di vario genere: integrazioni, spiegazioni, approfondimenti,
critiche) tra le varie voci dell'enciclopedia. Naturalmente la
sistematica doveva essere coerente con l'ipotesi di lavoro e con
l'ipotesi teorica soggiacente: doveva quindi rilevare le sussunzioni
di un lemma nell'altro soltanto a posteriori, cioè
sulla base dell'analisi delle singole voci (ovvero: attraverso
la lettura occorreva verificare se nei diversi pacchetti di voci
si poteva trovare una trattazione soddisfacente delle principali
questioni riferibili all'ambito tematico o disciplinare corrispondente);
inoltre doveva restare fedele all'ideale della pluralità
delle possibili articolazioni del sapere, dunque proporre possibili
"itinerari" di lettura e di studio all'interno dell'Enciclopedia
offrendo però a ciascun lettore tutte le informazioni necessarie
a costruire da sé i propri itinerari, a seconda delle proprie
curiosità e dei propri interessi.
Tutto questo è stato fatto negli ultimi due dei sedici
volumi dell'opera, che forniscono le chiavi di lettura e le istruzioni
per l'uso dell'Enciclopedia. Nel quindicesimo volume, intitolato
"Sistematica", vengono proposti settantatré brevi saggi
(uno per ogni pacchetto di voci) che esplicitano le relazioni
interne fra le voci (ma anche le parole-chiave, i concetti fondanti,
i principi) che compongono il pacchetto. Ad esempio, per il pacchetto
politico-economico che ha come voce portante Capitale si
cercano di chiarire le relazioni fra i concetti di "accumulazione",
"crisi", "distribuzione", "fabbrica", "gestione", "imperialismo",
"impresa", "mercato", "merce", "moneta", "pianificazione", "profitto",
"rendita", "salario", "utilità", "valore/plusvalore". Nello
stesso volume si propongono poi dieci "ricoprimenti tematici",
cioè altrettanti itinerari trans-disciplinari o "metadisciplinari":
qui si esce dallo specifico disciplinare definito dal singolo
pacchetto di voci e si collegano ambiti diversi attraverso la
riflessione metodologica, l'analisi del lessico, la delucidazione
dei concetti fondamentali, la sintesi e la generalizzazione. Così
Pierre Delattre propone di passare "Dalla biologia alla filosofia",
e Giuseppe Papagno "Dall'economia alla storia", Jean Petitot argomenta
in favore dell'"Unità delle matematiche" e Krzysztof Pomian
specula su "Natura, storia, conoscenza" (27). Come si è
detto, questo volume vuole suggerire le regole della "grammatica
enciclopedica", cioè della libera costruzione di percorsi
tematici all'interno dell'opera, dove all'analisi del tema prescelto
si può affiancare anche la riflessione sul "modo
di trattamento del tema: fenomenologico, deterministico, riduzionistico"
(28).
Se
nel quindicesimo volume la sistematica enciclopedica è
suggerita dagli autori, cioè dagli studiosi estensori delle
voci, nel sedicesimo volume (che contiene gli indici) è
il risultato di un'elaborazione quantitativa e almeno apparentemente
più "oggettiva". Qui oltre al "Repertorio alfabetico" (l'indice
analitico dei nomi e dei lemmi), e alla tabella delle corrispondenze
(che mostra gli incroci dei rimandi fra i settantatré pacchetti
dell'Enciclopedia individuati dalle rispettive parole "portanti"),
meritano soprattutto attenzione le "zone di lettura". Il curatore
Renato Betti propone di considerare l'Enciclopedia come
uno spazio piano, un territorio in cui sono situati i settantatré
pacchetti delle voci portanti; ogni pacchetto costituisce una
porzione di spazio, più o meno esteso a seconda nel numero
delle voci che lo compongono, e più o meno circoscritto
(o "chiuso") a seconda dei legami e delle intersezioni con altri
pacchetti. Attraverso un'analisi statistica dell'occorrenza dei
termini portanti negli articoli dell'Enciclopedia Betti
ha costruito settantatré "zone di lettura", cioè
altrettante "mappe", sia in forma di grafico sia in forma di tabelle
di corrispondenze alfa-numeriche, che rappresentano le corrispondenze
e gli intrecci fra le diverse voci dell' Enciclopedia (oltre
che all'interno di ciascun pacchetto di voci). Come dire che la
sistematica globale e la sistematica locale vengono presentate
al lettore in forma intuitiva per fornirgli tutte le coordinate
necessarie ad attraversare il territorio dell'Enciclopedia
senza smarrirsi, cioè a passare da una voce all'altra seguendo
la logica interna dell'opera. Per dare ancora un esempio: il grafico
mostra che il pacchetto di voci imperniato su Cervello
fa parte di una "zona di lettura" che comprende anche i pacchetti
di Cognizione, Macchina, Comunicazione, e
confina con le voci collegate a Sistema e Società,
nonché con altre meno prossime ma affini, come Anthropos,
Evoluzione, Filosofia/filosofie, Linguaggio,
Orale/scritto, Organismo, Soma/psiche, Spiegazione,
Uomo. La tabella numerica corrispondente evidenzia il "valore"
numerico del rimando da ciascuna delle settantatré voci
portanti alle cinque voci del pacchetto che fa capo a Cervello:
consente di misurare l'occorrenza dei termini significativi del
tema scelto in ciascuno dei principali pacchetti dell'Enciclopedia.
Per quanto riguarda invece la sistematica "locale", in ogni sezione
un altro grafico e un'altra tabella rappresentano i rimandi interni
al pacchetto di voci.
2.2.
Un'enciclopedia "in rete" prima della Rete
Riprendiamo quanto detto in precedenza: un'enciclopedia che non
voglia essere solo un aggregato di trattati disciplinari o un
inventario di nozioni e di teorie deve necessariamente avanzare
un'ipotesi di sistematica che, data la situazione presente della
filosofia e dell' epistemologia, difficilmente potrà essere
metafisico-teologica o aprioristica. L'Enciclopedia Einaudi
ha scelto una sistematica che è allo stesso tempo illuminista,
empiristica e "razionalistica": anzitutto, l'unificazione delle
conoscenze è stata cercata soprattutto attraverso la forma
della collaborazione tra ricercatori di diversa estrazione disciplinare
accomunati però da una speciale attenzione per gli aspetti
metodologici delle rispettive materie; in secondo luogo, i nessi
interdisciplinari sono stati in gran parte ricavati a posteriori
dal corpus complessivo dell'opera (benché certo a partire
da un'ipotesi di lavoro preliminare); infine, pare di poter rilevare
nel gruppo redazionale una concezione filosofica semi-kantiana
secondo cui conoscere significa introdurre un ordine razionale
nell'esperienza al fine di renderla intelligibile. In questo senso
ogni scienza proporrebbe uno o più modelli di spiegazione
del reale, dove "modello" designa un artefatto intellettuale prodotto
da una teoria (le teorie sarebbero "generatori di modelli") che
simula una porzione di realtà allo scopo di studiarla,
spiegarla e renderla prevedibile (29): ogni modello si dovrebbe
poter considerare un punto di vista sulla realtà, e il
sapere in generale si dovrebbe concepire come una "rete di modelli"
collegati tra loro per mezzo di molteplici legami, intrecci, ramificazioni,
senza naturalmente che ciò implichi la garanzia di una
rappresentazione vera del mondo.
Nel momento in cui il progetto di un'unificazione linguistica
e metodologica delle scienze si rivela impraticabile, un'enciclopedia
metodologicamente consapevole realizza il proprio intento costitutivo
(che resta la concatenazione delle conoscenze) attraverso la formazione
di una "rete" fatta di teorie, ipotesi, spiegazioni, definizioni,
argomentazioni, rappresentazioni di vario genere. Se nelle enciclopedie
proto-moderne l'intento organizzativo si esprimeva e si realizzava
nella metafora dell'albero del sapere (in cui da un tronco "fondamentale",
di solito filosofico, si dipartivano le ramificazioni ancillari
e sussidiarie), oggi la consapevolezza epistemologica dei redattori
dell'Enciclopedia suggerisce piuttosto di pensare il sapere
"come
una rete, o come una mappa in cui si concretizzi il complesso
delle ipotesi emerse nel corso dell'inchiesta e verificate nella
realizzazione dell'opera.
È
chiaro che ciò non equivale alla riproduzione di un ordine
del sapere né tantomeno di un ordine del mondo: rete strappata,
mappa lacunosa, essa sarà priva di centro, non proporrà
un ordine di determinazione generale delle cose, così come
rifiuterà una qualsiasi gerarchia nell'ordine delle conoscenze.
Questa rappresentazione […] è possibile solo in quanto
non propone altro che dei segnali allusivi a temi e problemi più
o meno concettualizzati […].
La mappa […] non è un calco […]. Non dunque l'impronta
di qualcosa che esista stabilmente al di fuori, ma piuttosto una
registrazione provvisoria e parziale di una situazione destinata
ad evolvere, dove le caratteristiche dell'oggetto osservato contano
almeno quanto le interferenze e le deformazioni dovute a chi osserva"
(30).
Con un'insistenza che oggi suona forse un poco ideologica (insieme
con la rassegnata e quasi orgogliosa previsione di obsolescenza
dei risultati teorici, certo poco rassicurante per gli acquirenti
dell'opera), Salsano, autore della voce "Enciclopedia", sottolineava
come la metafora della rete (e quelle connesse della mappa e del
labirinto) presentasse, tra gli altri, il vantaggio di escludere
un ordine gerarchico delle conoscenze e di concepire il sapere
come il risultato di un'impresa intersoggettiva soggetta a variazioni,
mutamenti, trasformazioni, rivoluzioni continue. In altre parole,
la concezione reticolare e labirintica del sapere rifiutava gli
stereotipi consolidati per cui vi sarebbe una disciplina "regina
delle scienze" (volta a volta la teologia, la filosofia, la matematica),
o una rigida divisione fra cultura umanistica e cultura scientifica,
o fra scienze dello spirito e scienze della natura, e si proponeva
come opportunità di riflessione sui contenuti e sui modi
dell'organizzazione della conoscenza.
Da un certo punto di vista l'albero del sapere esiste ancora,
ed è la disposizione delle materie interna alle single
scienze, determinata dalla storia della disciplina, dal livello
di generalità dei principi, dalla propedeuticità,
da approcci diversi alla disciplina stessa (si pensi alle varie
"scuole" storiche, sociologiche, linguistiche; e, nelle scienze
"dure", alle famiglie di teorie), anche se forse sarebbe più
appropriato parlare di "alberi", al plurale. Gli alberi disciplinari
hanno prodotto una quantità di ramificazioni che si sono
talmente intrecciate tra loro che ora è difficile districare
le une dalle altre: l'arbor scientiae si è trasformato
in una rete multidisciplinare e pluridimensionale, priva di centro
e di direzione (al di fuori di quelle stabilite o stipulate da
coloro che la percorrono), o anche, con un'altra analogia carica
di suggestioni e già presente a Diderot e d'Alembert, in
un labirinto: l'Enciclopedia Einaudi, con i suoi pacchetti
di voci, i grafici, le "zone di lettura", i "ricoprimenti tematici",
si proponeva come la mappa per orientarvisi. La concatenazione
(la "navigazione"", si direbbe oggi) è possibile sia "localmente",
all'interno dei singoli pacchetti di voci organizzati intorno
a una voce concepita come un "nodo", sia "globalmente", utilizzando
i collegamenti tra le voci portanti dei diversi pacchetti.
Si sarebbe tentati di assimilare la "rete" del sapere auspicata
dagli autori dell' Enciclopedia Einaudi a quella che in
questi ultimi anni è divenuta la Rete per antonomasia,
denominata Internet e costituita dai collegamenti telefonici
che mettono in comunicazione milioni di computer in tutto il mondo
e consentono di scambiarsi informazioni in poche frazioni di secondo.
In effetti Internet è concepibile come una sorta di enorme
enciclopedia fatta di testi (in centinaia di lingue diverse),
immagini (fotografie, disegni, filmati, ecc.) e suoni: Internet
infatti realizza la possibilità di aumentare in modo esponenziale
le informazioni a disposizione dell'utente che si muove lungo
i fili della rete, fornendo in questo modo un'integrazione ideale
alle voci che compongono l'opera (come vedremo, si tratta di un'idea
concretizzata in molte "enciclopedie multimediali" attualmente
in commercio, che contengono rimandi a siti Internet selezionati).
Naturalmente però l'analogia è imperfetta, addirittura
fuorviante, e non soltanto perché l'Enciclopedia Einaudi,
come ogni opera del genere, è fatta di carta, mentre l'enciclopedia
di Internet è fatta di bytes e kilobytes:
è imperfetta perché nel primo caso abbiamo l'opera
di un gruppo di studiosi ed esperti disciplinari che hanno collaborato
al tentativo di disegnare una mappa del sapere contemporaneo e
dei collegamenti possibili fra i suoi luoghi più significativi,
e di costruire una "grammatica enciclopedica" per il lettore (importa
poco da questo punto di vista che il risultato non sia sempre
convincente, che la lettura di molte voci non sia sempre comprensibile
ai non specialisti o che manchino molte nozioni che un utente-tipo
si aspetterebbe di trovare in un'opera enciclopedica). Nel caso
della Rete invece abbiamo una sorta di immenso bazar dell'informazione,
dove tutto è potenzialmente collegabile con tutto, senza
regole o vincoli (disciplinari, estetici, scientifici, morali),
senza garanzie di competenza, veridicità, e, in genere,
senza un progetto complessivo né un senso preordinato.
Inoltre l'analogia è fuorviante perché suggerisce
l'idea che l'informazione sia di per sé cultura, e che
Internet metta a disposizione del suo utente i contenuti culturali
più completi e aggiornati. Si tratta di suggerimenti sbagliati,
perché quando un'opera si propone di fornire contenuti
culturali complessi (abbiamo già ricordato che una delle
caratteristiche che distinguono l'Enciclopedia Einaudi
è proprio il tentativo di non fornire nozioni) difficilmente
può risultare di facile consultazione per un lettore qualsiasi:
verosimilmente presupporrà una formazione generale non
proprio elementare, che ne consenta una fruizione adeguata e consapevole.
Anche Internet, del resto, non è affatto facile da usare
come archivio o deposito di contenuti culturali complessi: richiede
la competenza di un lettore in grado di riconoscere le fonti autorevoli,
di separare le informazioni esatte da quelle approssimative o
scorrette, di distinguere una trattazione imparziale da una tendenziosa.
Insomma, a dispetto delle apparenze la Rete è molto meno
accessibile di quanto vorremmo credere: rizomatica, multidimensionale,
labirintica, Internet è piuttosto una buona rappresentazione,
più fedele di ogni enciclopedia, del caos del mondo e della
bêtise umana.
NOTE
(1)
Cfr. Alfredo SALSANO, voce Enciclopedia, in Enciclopedia,
Torino, Einaudi, 1977, vol. 1, pp. 3-62, da cui è tratta
gran parte delle informazioni e delle riflessioni qui presentate.
Salsano segnala che il termine "enkykliopaideia" si trova anche
in Quintiliano, e che il greco enkyklios significa "generale",
ma anche "circolare" (en+kyklos). Il riferimento
a Plinio riguarda naturalmente la Storia naturale.
(2)
G. W. F. HEGEL, Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio,
tr. it. di B. Croce, Bari, Laterza, 1963, p. 9.
(3)
Ivi, p.19 e p. 20.
(4)
SALSANO, cit.
(5)
Yves BELAVAL, Introduzione al Prospectus de l'Encyclopédie,
in D. DIDEROT, Oeuvres complètes, vol. II, citato
da SALSANO, cit., p.37.
(6)
SALSANO, cit., p. 33.
(7)
Citato da SALSANO, cit., p. 47.
(8)
Cfr.Encyclopaedia universalis, citato da SALSANO, cit.,
p. 53.
(9)
Ivi, p. 54.
(10)
Diego MARCONI, Dizionari ed enciclopedie, Torino, Giappichelli,
1982, p. 6.
(11)
Ivi, pp. 13-14.
(12)
Ivi, p.95.
(13)
Ivi, pp. 78-79. C'è poi naturalmente differenza anche fra
un dizionario e un inventario: nel primo le glosse danno informazioni
sui lemmi, nel secondo le glosse danno informazioni su ciò
che i lemmi denotano in un certo contesto, cioè sulle "cose".
Quanto alla differenza tra enciclopedia e inventario Marconi sostiene
che dipende dall'ampiezza delle informazioni contenute nelle glosse:
nel caso dell'inventario le glosse contengono informazioni ristrette
contestualmente, a seconda delle esigenze (si pensi all'inventario
del negozio di un rigattiere: la glossa conterrà informazioni
atte all'identificazione fisica dell'oggetto, alla determinazione
del valore, della provenienza, ma non molto altro); nel caso dell'enciclopedia
tale limitazione contestuale non si dà. "Un inventario
del mondo (= non ristretto contestualmente) sarebbe un tipo particolare
di enciclopedia" (Marconi, cit. p. 15).
(14)
Ivi, p. 77-78, da cui sono tratti anche gli esempi.
(15)
Ivi, p. 78.
(16)
Ibidem.
(17)
Ivi, p. 146; si veda Diego MARCONI, La competenza lessicale,
Roma-Bari, Laterza, 1999, p. 66.
(18)
MARCONI, La competenza lessicale, cit., pp. 4-5, corsivi
dell'autore.
(19)
Umberto ECO, "Dizionario versus Enciclopedia", in ECO,
Semiotica e filosofia del linguaggio, Torino, Einaudi,
1983, p. 132.
(20)
Ivi, p. 113; le frasi tra virgolette semplici sono una citazione
da d'Alembert. Quanto al rizoma, si tratta di una citazione dalla
teoria di Gilles Deleuze e Felix Guattari: di questi autori si
veda Rizoma (1976), tr. it. Parma-Lucca, Pratiche, 1977.
Alla voce "rizoma" del Dizionario Italiano Sabatini
Colletti, Giunti, Firenze 1997 si legge: "fusto carnoso, di
solito sotterraneo, presente in alcune piante erbacee perenni,
simile a una radice ma dal quale si sviluppano foglie normali
o squamose".
(21)
ECO, cit., p. 110.
(22)
Ivi, pp. 108-09; si noti che l'enciclopedia contiene interpretanti
visivi (immagini di gatti), definizioni, inferenze ("se gatto,
allora animale che miagola quando gli si pesta la coda").
(23)
Ivi, p.125. Sull'intelligenza artificiale, cfr. MARCONI, Competenza
lessicale, cit., che esamina criticamente alcune importanti
teorie della competenza semantica e lessicale.
(24)
Giulio EINAUDI, Premessa dell'Editore, in Enciclopedia,
Torino, Einaudi, 1977, Vol. I, p. XIII.
(25)
Ivi, p. XIII e p. XVII.
(26)
Ruggero ROMANO, Premessa, in Enciclopedia, Torino,
Einaudi, 1982, vol. 15, p. XIV.
(27)
Sono alcuni dei titoli dei saggi raccolti nella sezione "Ricoprimenti
tematici" del vol. 15 dell'Enciclopedia Einaudi.
(28)
ROMANO, cit., p. XXI.
(29)
È l'opinione di Giulio GIORELLO, in Marc AUGÈ et
al., Il sapere come rete di modelli. La conoscenza oggi,
Modena, Panini, 1981: il testo, che si apre proprio con un'introduzione
di Ruggero Romano, raccoglie gli atti di un convegno tenutosi
a Modena dal 20 al 23 gennaio 1981 in cui alcuni dei principali
collaboratori dell'Enciclopedia Einaudi si incontrarono
per riflettere su teoria della conoscenza, epistemologia, metodologia
scientifica, teoria dei sistemi.
(30)
SALSANO, cit., p. 55: la metafora della rete priva di centro proviene
dalla celebre riflessione elaborata da Gilles Deleuze e Felix
Guattari in Rizoma, cit. Dagli anni Settanta in poi, com'è
noto, la metafora della rete (del resto non nuova alla storia
della filosofia) ha incontrato grande fortuna, soprattutto con
l'avvento di Internet e delle nuove tecnologie di trattamento
dell'informazione. Sul labirinto, cfr. Pierre ROSENSTIEHL, voce
Labirinto, in Enciclopedia, cit., vol. 8, pp. 3-30.