*Enciclopedie, CD-Rom, etc.
 
di Massimo Cellerino
*Articolo pubblicato su "Quaderno di Storia Contemporanea" numero 31 dell'Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea.

sezioni

Presentazione

Enciclopedie multimediali: una ricerca fra gli studenti

Lemmi enciclopedici analizzati:

1. Costituzione della Repubblica italiana

2. Decolonizzazione

3. Femminismo

4. Geopolitica

5. Industrializzazione

6. Questione tedesca

7. Resistenza

8. Rivoluzione culturale cinese

9. Shoà

10. Storia dell'Italia repubblicana

"Enciclopedie, media e immagine della storia" di Giuseppe Rinaldi

"Enciclopedie, CD-Rom, etc..." di Massimo Cellerino


 

 
0.1. Introduzione

La crescente, capillare diffusione delle tecnologie di trattamento dell'informazione e di prodotti informatici (dai giochi elettronici ai CD-Rom ai DVD), nonché l'aumento esponenziale degli accessi alla rete Internet, sollevano interrogativi pressanti e urgenti per chi si occupa di educazione e formazione. Si ha talvolta l'impressione che alcune tipiche modalità di apprendimento e di trasmissione delle conoscenze siano divenute anacronistiche e inadeguate alla relazione pedagogica con le giovani generazioni: mentre la gran parte degli insegnanti si affida pur sempre alla lezione ex cathedra affiancata dallo studio sul manuale, buona parte degli studenti fa uso di CD-Rom e "naviga" in Internet, raccogliendo dalle fonti più varie informazioni presentate in maniera attraente, persuasiva, magari divertente (circola ormai anche in Italia il neologismo edutainment, che negli Stati Uniti designa prodotti informatici destinati alla didattica che dovrebbero coniugare istruzione e divertimento: education ed entertainment appunto).

Ciò naturalmente significa che gli insegnanti si trovano costretti ad affrontare, dal punto di vista della pratica didattica, la complessa questione del passaggio dalla "galassia Gutenberg" all'"universo digitale", ovvero da una cultura modellata in gran parte sulla tecnologia della stampa tipografica e del libro a una cultura imperniata in gran parte sulla tecnologia informatica. Qui noi cominciamo a occuparci di quei prodotti informatici disponibili sul mercato con l'etichetta di "enciclopedie", che hanno trovato larga diffusione tra gli studenti della scuola secondaria, i quali se ne servono per preparare compiti, ricerche, approfondimenti. Allo scopo di esaminare e valutare tali prodotti, può essere utile riepilogare brevemente alcuni dei risultati della riflessione che filosofi del linguaggio, lessicografi e storici conducono ormai da anni sul tema dell'organizzazione delle conoscenze e del sapere.

Infatti uno degli obiettivi del lavoro che abbiamo intrapreso è capire se una cosiddetta enciclopedia multimediale sia uno strumento didattico utile e affidabile per un "utente medio" (ammesso che esista), o comunque, per uno studente della scuola secondaria dei nostri giorni. Condizione preliminare di tale lavoro è allora definire con una certa chiarezza che cosa sia un'enciclopedia, quali caratteristiche abbia e quali funzioni debba assolvere. Ciò naturalmente richiede almeno un accenno alle numerose questioni implicite in ogni tentativo di organizzazione sistematica delle conoscenze, perlomeno a quelle questioni che dovremmo considerare rilevanti dal punto di vista didattico, tra cui, a titolo di esempio: i) come pensiamo debba essere la formazione che la scuola si propone di offrire agli studenti? ii) l'ordine e l'organizzazione con cui le conoscenze sono presentate influiscono sulle modalità di apprendimento e memorizzazione? iii) in che modo un'enciclopedia può risultare utile dal punto di vista didattico, e quali competenze deve avere lo studente per utilizzarla in modo corretto?

Com'è ovvio, non potremo qui dare risposta a quesiti tanti ampi: ci limiteremo a chiarire alcuni termini e a suggerire un elenco di difficoltà.

 

1. In teoria: enciclopedia e/o dizionario

1.1. Enciclopedia: cenni storico-filosofici

Uno dei dati da cui conviene partire è il fatto che ogni opera enciclopedica propone un modello, più o meno definito, più o meno consapevole, di organizzazione delle conoscenze; o anche, il fatto che ogni opera enciclopedica è strettamente legata ai modi storici in cui si produce e si trasmette una certa articolazione del sapere. Quindi, da una parte, l'enciclopedia è un prodotto culturale storicamente connotato che rispecchia, in modi più o meno ingenui, lo stato del sapere di un'epoca. D'altra parte, e soprattutto in età moderna, la forma enciclopedica presenta un carattere "dialettico", in quanto è attraversata da una tensione intrinseca: esprime la volontà di realizzare una sintesi a partire da una pluralità eterogenea di processi di conoscenza, la pretesa di unificare elementi che restano irrimediabilmente distinti, di fissare una totalità che di continuo si scompone per ricomporsi in nuove forme.

Si può probabilmente sostenere che la storia dell'enciclopedia sia legata soprattutto a quattro finalità principali: conservazione e trasmissione di un corpus di conoscenze, integrazione delle conoscenze, istituzione di una sistematica del sapere. In età antica e medioevale sembra abbia prevalso la prima coppia, in età moderna la seconda (1).

a) Conservazione e trasmissione

Per quanto riguarda la trasmissione, è noto che tanto il termine quanto il progetto sono antichi: "enciclopedia" è un termine di scuola, derivante dall'ellenismo e dal mondo romano (enkyklia paideia), ove designa un ciclo di studi elementare, più o meno completo, atto a fornire una formazione generale. Nel corso del Medioevo passa a designare, identificandole, sia l'organizzazione del sapere che l'organizzazione degli studi, che invece per i greci restavano due cose ben diverse: da un lato il sistema filosofico del sapere, come lo concepiva ad esempio Aristotele (scienze teoretiche, pratiche, poietiche); dall'altro l'ideale di una conoscenza in grado di spaziare nei vari campi, la polymatia.

Per quanto riguarda la conservazione del sapere, tra antichità e medioevo possiamo citare prodotti enciclopedici celebri come la Naturalis historia di Plinio (I secolo) e lo Speculum majus di Vincenzo di Beauvais (XIII sec.), che raccolgono notizie, resoconti e teorie, e che sottintendono una concezione statica e ripetitiva della conoscenza. Le opere di altri celebri autori, come Cassiodoro (VI sec.), Isidoro di Siviglia (VII sec.), Thierry de Chartres e Ugo di S. Vittore (XII sec.) uniscono trasmissione e conservazione fondendo lo schema didattico delle artes liberales con il metodo combinatorio: a fondamento di tutto si trova l'unità dell'ordine divino in conformità al quale si deve organizzare l'insegnamento delle discipline liberali perseguito a fini morali. Un altro celebre esempio di enciclopedismo ermetico-religioso tardomedioevale è l'ars magna di Raimondo Lullo (XIII sec.), che propone una combinatoria universale i cui elementi sono allo stesso tempo entità logiche e ontologiche: l'organizzazione del sapere rispecchia l'organizzazione dell'essere, il più fedelmente possibile (da questo punto di vista la sintesi più efficace è notoriamente quella di Tommaso d'Aquino, che rivisita la filosofia di Aristotele); tuttavia, ed è l'elemento distintivo della proposta di Lullo, l'ars inveniendi, il metodo combinatorio dei concetti è in grado di fornire, grazie al calcolo, ogni conoscenza possibile.

b) Integrazione e sistematica

Nei secoli della prima età moderna l'interesse per la compilazione enciclopedica a fini didattici ed epistemologici è alimentato da umanisti come Juan Luis Vives e Pietro Ramo che propongono di riformare rispettivamente l'insegnamento e la logica in senso anti-scolastico e anti-aristotelico. Nel XVII secolo l'esigenza di un rinnovamento metodico degli studi e della formazione in senso "enciclopedico" è posta com'è noto da Comenio (oltre che da J. H. Alsted, autore di una Cursus philosophici encyclopaedia, 1620), per il quale le strutture del discorso sarebbero omologhe a quelle del mondo reale, opera di Dio, e la retta conoscenza dovrebbe riprodurne l'armonia. Una concezione analoga si trova anche nel progetto, elaborato da Leibniz, di una "logica universale": Leibniz infatti compila una sorta di inventario dei concetti fondamentali dei vari campi del sapere al fine di costruire una logica – o characteristica - universale, vale a dire una formalizzazione universale degli elementi del pensiero; ciò avrebbe dovuto consentire di ricostruire su base razionale il sapere umano e di procedere alla scoperta di nuove verità. Anche in questo caso, l'ipotesi su cui poggia il progetto è quella di una coincidenza originaria dei segni mentali con le idee divine, cioè dell'esistenza di una razionalità divina ultima, per di più accessibile all'uomo a patto che questi organizzi adeguatamente il proprio apparato linguistico e concettuale.

La "caratteristica universale" di Leibniz è dunque un costrutto teologico-speculativo che dovrebbe cogliere l'armatura razionale della realtà. In questo senso e da questo punto vista (ma soltanto da questo: ci sono infatti considerevoli differenze) si può accostare alla proposta hegeliana di una sistematica del sapere: nell'Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio (1817) Hegel afferma che la filosofia è veramente scienza solo nella forma del sistema, ovvero solo in quanto riceve una articolazione in forma enciclopedica. Per Hegel infatti la filosofia è la scienza che riesce a conoscere ciò che è costante, universale e necessario nell'esperienza immediata, cioè proprio là dove si incontrano il caso particolare, la circostanza accidentale, il fatto contingente: la filosofia conosce l'universale "nel mare delle individualità empiriche" e il necessario "nell'apparente disordine dell'infinita moltitudine dell'accidentale" (2). Non solo, conosce i singoli contenuti considerandoli come parti di un tutto (che a sua volta ha carattere non statico, ma dinamico, processuale): non si comprende il frutto se non come negazione e superamento del fiore che a sua volta era negazione e superamento del bocciolo, e tutti e tre si comprendono appieno solo come parti reciprocamente connesse dello stesso processo.

Se dunque la filosofia è riflessione sulle forme dell'esperienza (esterna e interna), in grado di svelare la struttura razionale del reale, e se, in quanto razionale, il reale è costituito da elementi connessi tra loro in modi non accidentali e non contingenti, allora la filosofia sarà veramente scientifica, cioè rigorosa, cioè vera, quando mostrerà la reciproca (e necessaria) connessione delle forme principali del reale, o meglio la concatenazione dei principi fondamentali delle scienze particolari nella totalità che costituisce il reale. In altre parole, la filosofia diviene scienza quando si fa sistema: il sistema filosofico sta alle scienze particolari in modo simile a quello in cui il termine generale "frutta" sta a ciliege, pere, uva, ecc.; o meglio, la filosofia è davvero conoscenza scientifica del reale quando è sistema, "perché il vero, come concreto, è solo in quanto si svolge in sé e si raccoglie e mantiene in unità, cioè come totalità", proprio perché, come si è detto, i vari elementi sono tra loro dialetticamente connessi. A questo punto forse si comprende meglio perché Hegel distingua tra "enciclopedia filosofica" e "enciclopedia ordinaria": nel caso dell'enciclopedia filosofica abbiamo il sistema, cioè la concatenazione di parti (che in quanto scienze sono a loro volta non semplicemente parti ma anche totalità, sebbene relative) secondo i loro rispettivi principi, e considerate dal punto di vista della loro collocazione e funzione all'interno dell'armatura razionale del reale; nel caso invece dell'enciclopedia ordinaria abbiamo "un aggregato di scienze, prese in modo accidentale e empirico, e tra le quali ve ne ha perfino di quelle che di scienza han solo il nome e consistono in una semplice raccolta di conoscenze. L'unità, nella quale le scienze sono messe insieme in tale aggregato, è […] un'unità estrinseca, un semplice ordinamento" (3).

c) L'enciclopedia moderna

La sistematica enciclopedica di natura teologico-speculativa non è tuttavia l'unica possibilità. Altri pensatori, tra XVII e XVIII secolo, hanno percorso un'altra via, che ha portato alla formulazione di un progetto enciclopedico di natura diversa, a un tempo empirica e ideologica, vale a dire, rispettoso dei dati dell'esperienza sensibile e solidale con una comprensiva concezione dell'uomo e della storia.

Secondo Alfredo Salsano (4), l'enciclopedia moderna nacque nel XVIII secolo dalla volontà di integrare le arti (in senso lato: le tecniche) e le scienze nel corpo di un sapere che rifiutava tanto il sistema filosofico quanto l'erudizione e che doveva essere utile, immediatamente e generalmente fruibile da un lettore cui si attribuiva un atteggiamento pragmatico. I curatori di due delle più celebri opere settecentesche, la Cyclopedia (1728) di E. Chambers e soprattutto l'Encyclopédie (1751-1772) di D. Diderot e J.B. d'Alembert, si posero il problema della concatenazione delle conoscenze: al contrario dei dizionari eruditi del secolo precedente, che erano piuttosto cataloghi assortiti di argomenti più o meno fantastici, l'Encyclopédie si presentava come "dizionario ragionato" (così recitava il sottotitolo) che forniva il quadro unitario delle conoscenze concatenate; in questo "corpo del sapere", inoltre, vennero inserite con dignità pari alle altre anche le conoscenze tecniche e scientifiche, con una decisione che segnava uno scarto significativo rispetto a una cultura prevalentemente letteraria e antiquaria.

Nell'enciclopedia di Diderot e d'Alembert troviamo una tensione particolare fra l'intento di concentrare tutte le conoscenze fondamentali in un'unica opera (nella forma del dizionario) e la volontà di organizzarle e classificarle in modo razionale (attraverso una proposta di concatenazione): qui il rifiuto illuministico del filosofare a priori conduce a un atteggiamento empiristico nettamente diverso rispetto agli ideali universalistici ed enciclopedici à la Leibniz, da un lato, e a quelli che saranno poi di Hegel, dall'altro. Il punto di riferimento degli enciclopedisti francesi sembra piuttosto essere l'idea dell'unità delle scienze teorizzata più di un secolo prima da Francesco Bacone: nella sua Instauratio magna tutte le scienze, salvo la teologia, sono ricondotte a un'unica scienza della natura; benché in Bacone tutto l'impegno sia rivolto alla definizione del metodo della ricerca sperimentale, vi si trova anche una sistematica sotto forma di albero delle scienze.

Per sottolineare la novità della concezione baconiana vale la pena di confrontarla brevemente con quella di Raimondo Lullo, una delle principali fonti dell'enciclopedismo magico-filosofico tra XV e XVII secolo. In Lullo l'arbor scientiae è una metafora ontologica che esprime, con l'ordine del sapere, anche l'ordine del creato, identico al primo; proprio su tale identità si basa la possibilità dell'ars magna, cioè di un sapere universale contenente i principi fondamentali di tutte le scienze sotto forma di elementi primi traducibili in simboli del linguaggio. Secondo Lullo gli elementi primi che costituiscono i principi delle scienze particolari sono anche gli elementi primi (i fondamenti) della realtà, dunque le operazioni di calcolo compiute sui simboli che li designano consentono non solo di ordinare nozioni già note, ma anche di scoprire nuove verità: l'ars magna è appunto ars inveniendi veritatem, basata sul presupposto dell'identità di linguaggio ed essere, ovvero di logica e metafisica, e sulla convinzione che la conoscenza umana possa effettivamente rispecchiare l'ordine stabilito da Dio.

Al contrario, in Bacone la metafora dell'albero del sapere non ha un senso ontologico, ma esclusivamente epistemologico: le scienze particolari si dipartono dal tronco della filosofia prima, ma ciò non rispecchia una corrispondenza tra la natura degli oggetti e l'ordine del sapere, perché è sempre l'uomo all'origine dell'ordine del sapere, distinto dall'ordine, o meglio, dal disordine, del mondo. L'universo è per Bacone un labirinto, una selva in cui si l'uomo deve aprirsi una strada. Non c'è più unità o identità tra un sapere ottenuto per illuminazione divina e l'ordine del creato, la corrispondenza tra le parole (o i segni dell'ars magna) e le cose; né d'altro canto la conoscenza si può ottenere per illuminazione divina, ma solo tramite una rigorosa ricerca sperimentale.

Ecco allora il punto: venuta meno l'identità tra cose e pensiero, e tra essere e linguaggio, il problema centrale dell'enciclopedia moderna, prima fra tutte l'Encyclopédie, è quello del criterio organizzativo, della sistematica, della strutturazione possibile (e provvisoria) del sapere. Come per Bacone, anche per Diderot e d'Alembert l'albero del sapere non rispecchia un ordine divino già dato, e l'esperienza è piuttosto un mare di oggetti, un caos indistinto da sottoporre a una suddivisione arbitraria che può essere solo il frutto di una scelta. Il criterio è antropocentrico: l'ordine delle conoscenze è "dedotto" dalle facoltà e dai bisogni dell'uomo: dalle facoltà fondamentali, ragione, immaginazione, memoria, derivano rispettivamente filosofia, arte, storia; dai bisogni degli uomini derivano le tecniche e le scienze morali. L'enciclopedia si presenta dunque come una sorta di "inventario sensista del cosmo considerato nel suo rapporto con l'uomo" (5).

Lo testimonia, fra l'altro, l'adozione dell'ordine alfabetico, un altro elemento che la rende "rivoluzionaria": esso infatti corrisponde a un sapere organizzato secondo un ordine empirico e non logico-ontologico, e sostituisce un sistema che pretende di rispecchiare l'ordine del mondo con una classificazione delle scienze arbitraria e sempre rinnovabile (tanto arbitraria che sotto "storia" troviamo voci come "conciatore", "scamosciatore", "fabbricazione di cappelli"). Secondo Salsano, l'enciclopedia moderna nasce quando la forma del dizionario si combina con un'istanza di coordinamento e concatenazione delle conoscenze significativamente diversa da quella sistematico-speculativa, cioè un'istanza aperta alla dinamica della cultura e solidale con il carattere cumulativo del sapere scientifico: l'ordine alfabetico ne è l'espressione, in quanto non riproduce un'ontologia pre-definita e ammette solo una sistematica epistemologica (arbitraria e artificiale) che consente di costruire percorsi sempre diversi; l'ordine alfabetico (con Bacone, oltre Bacone) ammette una combinatoria "empirica e pragmatica delle cose significate dal linguaggio naturale" (6). L'ordine alfabetico, che organizza il mondo delle cose secondo un criterio empirico arbitrario, contraddice gli intenti dell'enciclopedismo sistematico, che si proponeva di organizzare il reale secondo l'ordine logico del mondo.

Malgrado il suo intento di critica epistemologica e politico-sociale, che pure determinò il suo successo editoriale mentre le rese ostile gran parte del mondo accademico, l'enciclopedia illuminista divenne il modello di un genere che conobbe grande fortuna nei due secoli successivi: l'idea di una cultura che avesse una chiara rilevanza empirica e pratica, nonché la proposta di un ordine del sapere modellato sulle facoltà e sui bisogni dell'uomo si ritrovano, malgrado tutte le differenze, in opere come l'Encyclopaedia Britannica (la cui prima edizione uscì fra il 1768 e il 1771) o la tedesca Allgemeine Encyclopädie der Wissenschaften und Künste (1819-1890) o il Grand Dictionnaire Universel du XIX siècle (1866-76) di Pierre Larousse, e persino in opere primo-novecentesche come la spagnola Enciclopedia universal ilustrada europeo-americana (1905-30) e l'Enciclopedia Italiana Treccani (1929-39). Rispetto all'impostazione scettica e fallibilista dell'Encyclopédie, le grandi opere ottocentesche privilegiano il compito di una divulgazione che deve essere sempre più obiettiva, precisa, aggiornata sugli ultimi fatti e dottrine, e nella quale riceve particolare attenzione il sapere scientifico, spesso trattato in chiave nazionalistica. Delle due istanze che definiscono l'enciclopedia moderna, la concatenazione e la sintesi, prevale la seconda: la forma del dizionario, più puntuale, più concisa, apparentemente più "oggettiva", ha la meglio su quella dell'enciclopedia, che richiede una presa di posizione epistemologica. Le opere citate non si propongono tanto di riorganizzare il sapere o l'ordine delle conoscenze, quanto piuttosto di informare, di presentare lo stato del sapere "istituzionale", in funzione, anche politica, di educazione nazionale e organizzazione culturale (si veda per tutte la prefazione di Giovanni Gentile all'Enciclopedia Italiana, in cui si fa riferimento alla "grande morale concordia degli scrittori italiani" e all'"alta educazione nazionale" cui l'opera dovrebbe contribuire (7)).

Un posto a parte occupa l'International Encyclopaedia of Unified Science, l'ambizioso progetto filosofico-epistemologico nato nell'alveo dell'empirismo logico e curato da Otto Neurath, Rudolf Carnap e Charles Morris a partire dal 1938. Per Neurath la forma enciclopedica, anziché il sistema, doveva essere il "modello" delle scienze: si trattava di trovare il modo di integrare tra loro i vari metodi e contenuti delle diverse scienze al fine di costruire un unico discorso logico-filosofico in grado di rendere conto dei progressi empirici delle scienze; in questo senso l'enciclopedia prevedeva la possibilità di un progresso infinito della conoscenza, a differenza del sistema, che anticipava in certo modo il proprio assetto definitivo. L'obiettivo del lavoro di Neurath era la costruzione di un linguaggio universale tale da rendere possibile la formulazione di tutte le proposizioni della scienza, convalidabili in ultima analisi tramite il riferimento all'esperienza sensibile. Attraverso la collaborazione di scienziati di varia formazione e provenienza l'Enciclopedia internazionale della scienza unificata avrebbe dovuto rappresentare in concreto l'unità della scienza e contribuire a definire le metodologie scientifiche: ai primi due volumi dedicati all'analisi dei fondamenti logici delle scienze sarebbero dovuti seguire studi particolari, secondo un'impostazione aperta e progressiva. L'opera tentava di mettere in pratica la concezione neoempirista, che perseguiva la rifondazione della conoscenza su basi strettamente empiriche, e a questo fine l'elaborazione di un linguaggio corretto, non ambiguo o fuorviante. Il progetto non fu completato, ed è certo una strana ironia, come ha notato Arthur Danto, che uno degli ultimi fascicoli commissionati si rivelasse proprio il testo che diede il colpo di grazia alla concezione neoempirista della conoscenza, cioè quella Struttura delle rivoluzioni scientifiche (1962) di Thomas Khun che sottolineava l'importanza della dinamica storico-sociale per l'affermazione delle teorie scientifiche. In ogni caso, incompiuto o fallito che sia, il progetto di unificazione della scienza non risolveva il problema dell'enciclopedia: non si traduceva cioè in una proposta di concatenazione delle conoscenze (anche perché per i neopositivisti l'enciclopedia, come modello dell'impresa scientifica, doveva limitarsi a definire i fondamenti e il metodo, e rimanere "aperta" alle nuove acquisizioni del sapere).

Tra le opere che tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta hanno tentato di innovare il modello prevalente (l'enciclopedia come dizionario-inventario di informazioni puntuali e disaggregate) va ricordata la francese Encyclopaedia Universalis (1968-75), che ha proposto varie "tavole di relazioni" (tableaux des relations), esempi di connessione fra concetti di ambiti e di livelli logici differenti: nell'epoca contemporanea infatti "nessun modello e nessuna immagine più o meno stabile del sapere può essere validamente proposta" (8); a partire dai tableaux ci si può muovere in ogni direzione prescindendo dagli ambiti disciplinari, tra concetti legati anche in maniera aleatoria, per associazione mnemonica, probabilità culturale, affinità semantica. D'altra parte anche la quindicesima edizione dell'Encyclopaedia Britannica (1974) ha cercato di innovare, organizzando gli articoli fondamentali secondo uno schema generale della conoscenza umana: troviamo una "Micropaedia" disposta in ordine alfabetico, e una "Macropaedia" suddivisa in dieci sezioni (materia e energia, terra, vita sulla terra, vita umana, società umana, arte, tecnologia, religione, storia dell'umanità, rami del sapere). Secondo Salsano, la Britannica si limita a registrare certi aspetti ed esigenze del mondo del sapere contemporaneo, mentre l'Encyclopaedia Universalis, rifiutando la scelta dell'ordine rigoroso e sistematico che rischia di reintrodurre una gerarchia tra le conoscenze, "porta alla dichiarata impossibilità di costruire una rete del sapere" (9).

1.2. Enciclopedia e dizionario: alcune definizioni

Per curioso che possa sembrare, il problema di definire esattamente che cosa sia un'enciclopedia e che cosa la distingua da altri prodotti culturali, anzitutto dal dizionario, è stato intensamente dibattuto, tra gli altri, da filosofi, lessicografi, semiologi. Come nota Diego Marconi, la differenziazione tra dizionario ed enciclopedia è un fatto storicamente abbastanza recente, o anche, "è recente la persuasione socialmente diffusa che vi siano libri (i dizionari) il cui scopo è di informare sul significato delle parole, e altri libri (le enciclopedie) per certi aspetti simili ai primi, ma finalizzati a descrivere le cose stesse, e non il significato delle parole che le designano. Ma questa distinzione intuitiva è meno chiara di quello che sembra […]. Vi sono voci di dizionario che si presentano come descrizioni di cose, e d'altra parte molte voci di enciclopedia contengono parti che sono esplicitazioni del significato del lemma corrispondente. Inoltre, le più visibili differenze fra dizionari e enciclopedie non sono facilmente riconducibili alla distinzione intuitiva in questione" (10).

a) Precisazioni terminologiche

La differenza tra dizionari ed enciclopedie si può forse trovare nel modo in cui i dizionari e rispettivamente le enciclopedie formulano e dispongono le informazioni.

"Un dizionario è come minimo una lista di parole o espressioni linguistiche" (non necessariamente un libro). Un lemmario è "la lista di unità linguistiche evidenziata dalla struttura grafica del dizionario"; ogni elemento del lemmario verrà detto lemma. "La parte del testo di un dizionario compresa fra due lemmi successivi verrà detta 'glossa'. La coppia costituita da un lemma e dalla glossa immediatamente successiva – e interpretata come pertinente a quel lemma – verrà detta 'voce' (di dizionario)" (11).

Il dizionario, quando è ben fatto, si può considerare un'"enciclopedia essenziale" perché il significato dei termini che esso definisce non è determinato indipendentemente dalla conoscenza che l'enciclopedia rispecchia, ma dipende strettamente dalla conoscenza enciclopedica. Viceversa una buona enciclopedia si può considerare un "dizionario ridondante" (12). Esiste dunque una certa circolarità fra le due forme: "l'enciclopedia è riducibile al dizionario in quanto quest'ultimo incorpora un'enciclopedia, e d'altra parte il dizionario è riducibile all'enciclopedia nella misura in cui quest'ultima presuppone un dizionario" (13).

Ciò non significa che non ci sia differenza: semplicemente, la differenza non si trova negli oggetti cui si riferiscono ma nel tipo di informazioni che forniscono e nel modo in cui le forniscono. Sempre secondo Marconi, il dizionario è funzionale al miglioramento della nostra competenza linguistica per quanto riguarda la fonetica e la sintassi; non così l'enciclopedia, che fornisce invece informazioni (ad esempio, quelle connesse con i nomi propri) che non paiono indispensabili per certi aspetti della comprensione del linguaggio. Più precisamente, enciclopedia e dizionario si differenziano in virtù dei seguenti elementi.

Anzitutto per quanto attiene al lemmario: nell'enciclopedia compaiono nomi propri, mentre mancano termini sincategorematici (avverbi, congiunzioni, preposizioni, ecc.) e (quasi sempre) verbi e aggettivi; inoltre di solito il lemmario dell'enciclopedia non contiene più di un elemento per ogni gruppo di lemmi sinonimi o quasi sinonimi, mentre nel dizionario figurano voci distinte per ogni sinonimo.

In secondo luogo per quanto riguarda la quantità d'informazione: una voce d'enciclopedia contiene normalmente una maggiore quantità di informazioni della corrispondente voce di dizionario.

In terzo luogo, quanto al tipo d'informazione: le glosse dei dizionari contengono informazioni sintattiche e fonologiche perlopiù assenti nelle enciclopedie.

In quarto luogo, quanto al modo di formulare le informazioni: "il nucleo dell'informazione semantica compresa nella glossa di un dizionario è spesso espresso da una espressione della stessa categoria sintattica del lemma corrispondente" (14), ciò che non avviene con le enciclopedie. Ad esempio, alla voce 'patata' nel Dizionario Garzanti troviamo: "pianta erbacea con fiori bianchi e violetti […]", mentre nell'Enciclopedia Treccani troviamo: "la patata è pianta annuale, ha rami sotterranei […]"; e ancora, nel primo alla voce 'pastorizzazione' troviamo "operazione del pastorizzare", nella seconda "consiste nel riscaldare i liquidi […]".

Dunque secondo Marconi "sembra esserci una differenza di funzioni […]: il dizionario dovrebbe servire a partecipare in modo adeguato e competente ad una comunità linguistica, cioè ad usare un linguaggio in maniera conforme ai comportamenti linguistici prevalenti […]; l'enciclopedia […] dovrebbe mettere a disposizione di ciascun utente gli elementi considerati più importanti di un bagaglio di conoscenza diviso, e che nella sua interezza […] non può essere disponibile a nessun singolo uomo o donna" (15). È sbagliato quindi presentare la differenza come una differenza di oggetti, così che il dizionario parlerebbe di parole o dei loro significati, mentre l'enciclopedia parlerebbe di "cose": ciò alimenta l'idea poco verosimile che esistano due regni separati di enti; da una parte, i significati, la cui descrizione sarebbe compito del dizionario, dall'altra le cose, appannaggio della descrizione enciclopedica. Invece per Marconi la differenza potrebbe essere analoga a quella che esiste fra un trattato di meccanica e un libro di tecnologia meccanica: "informazioni che, almeno in parte, sono sostanzialmente le stesse, vengono formulate in maniera diversa per servire scopi differenti" (16).

In altre parole, il dizionario ci informa sul significato di una parola, cioè ci fornisce l'"informazione semantica" relativa a una data parola e all'uso che ne dobbiamo fare: "Una glossa di dizionario è la somma di informazioni fonologiche, sintattiche, stilistiche, ecc. – e di quel tanto di informazione enciclopedica che è considerata socialmente indispensabile (per una determinata classe di utenti) ad un uso competente dei lemmi", dove comunque resta non facile da definire che cosa sia un uso competente (17). L'enciclopedia invece fornisce l'informazione semantica in quantità maggiore, in forma diversa, più discorsiva, più dettagliata, corredata da documenti iconografici, fotografici, ecc, e aspira a raccogliere l'insieme delle proposizioni collettivamente credute dalla comunità linguistica a un dato punto della sua storia (di solito, al momento della pubblicazione dell'opera).

b) Precisazioni filosofiche

Ecco allora il problema filosofico implicito nella distinzione fra dizionario ed enciclopedia: non è facile definire in modo netto e ultimativo che cosa sia l'informazione semantica, poiché la conoscenza "del significato" di un termine è per molti versi indistinguibile dalla conoscenza "della realtà" cui il termine si riferisce (a meno di considerare il significato, il senso, il concetto, enti separati dalla cose: ma, come si è detto, è difficile immaginare che cosa potrebbero essere e dove potrebbero trovarsi). Né del resto è facile spiegare che cosa significhi "comprendere il significato di una parola". Marconi sostiene che

"essere capaci di usare una parola sia, da un lato, avere accesso a una rete di connessioni tra quella parola e altre parole ed espressioni linguistiche: è sapere che i gatti sono animali, che per arrivare da qualche parte ci si deve muovere, che una malattia è qualcosa da cui si può guarire, e così via. Dall'altro lato, essere capaci di usare una parola è saper mettere in corrispondenza le unità lessicali con il mondo reale, cioè essere capaci di denominazione (la selezione della parola giusta in risposta a un dato oggetto o circostanza) e di applicazione (la selezione dell'oggetto o della circostanza giusta in risposta a una data parola). Le due capacità sono largamente indipendenti l'una dall'altra. […] La prima capacità può essere chiamata inferenziale, perché soggiace alle nostre prestazioni inferenziali (per esempio, interpretare una normativa relativa agli animali come applicantesi ai gatti); la seconda può essere chiamata referenziale"

(dove naturalmente la prestazione inferenziale opera solo su descrizioni linguistiche, mentre quella referenziale presuppone che siamo collegati al mondo attraverso percezioni e azioni) (18).

Anche Umberto Eco si è occupato di dizionari ed enciclopedie nel contesto dell'elaborazione di una teoria del significato delle espressioni linguistiche complesse. Per riprendere i risultati di una trattazione lunga e articolata si può dire che per Eco il "tutto" del dicibile e del rappresentabile è concepibile come un'enciclopedia ideale consistente di infinite marche semantiche (o unità elementari di significato), all'interno della quale i diversi utenti delimitano porzioni più o meno estese che essi organizzano in forma di dizionario allo scopo di comunicare e ordinare le proprie conoscenze: "Se l'enciclopedia è un insieme non-ordinato (e potenzialmente contraddittorio) di marche, l'assestamento dizionariale che via via le si conferisce tenta di ridurla, transitoriamente, a degli insiemi quanto più possibile gerarchizzati" (19). È chiaro che per varie ragioni culturali certe marche o proprietà enciclopediche debbano essere usate come "più dizionariali" di altre (cioè "certe marche dizionariali presentano maggior inerzia storica e culturale di altre", sono radicate nel modo di pensare di una civiltà al punto che è difficile o impossibile trovare contesti in cui siano messe in questione: ad esempio, la distinzione fra generi naturali e accidenti nella struttura delle lingue indoeuropee – soggetto e predicato, sostantivo e verbo, ecc).

Come affermava d'Alembert nel discorso introduttivo alla Encyclopédie, una struttura ad albero è solo il modo provvisorio con cui si disciplinano e si selezionano i punti altrimenti collegabili di una "mappa":

"il sistema generale delle scienze è una specie di labirinto, di cammino tortuoso capace di annientare qualsiasi albero enciclopedico volesse rappresentarlo. Il sistema delle scienze è composto di diverse branche 'molte delle quali convergono verso un medesimo centro; e poiché partendo da esso non è possibile imboccare tutte le vie, ad un tempo, la scelta è determinata dalla natura dei differenti spiriti'. Il filosofo è colui che sa guardare a questo labirinto scoprendone le connessioni segrete, le diramazioni provvisorie, le vicendevoli dipendenze che costituiscono questo reticolo come un mappamondo. Gli articoli dell'Encyclopédie non possono perciò che essere carte particolari che rendono solo in misura ridotta il mappamondo globale […].

Il modello dell'enciclopedia semiotica non è dunque l'albero ma il rizoma: ogni punto del rizoma può essere connesso e deve esserlo con qualsiasi altro punto, e in effetti nel rizoma non vi sono punti o posizioni ma solo linee di connessione; un rizoma può essere spezzato in un punto qualsiasi e riprendere seguendo la propria linea; è smontabile, rovesciabile; una rete di alberi che si aprano in ogni direzione può fare rizoma, il che equivale a dire che in ogni rizoma può essere ritagliata una serie indefinita di alberi parziali; il rizoma non ha centro" (20). Eco nota poi che l'enclopedia (intesa come la competenza globale dell'uso dei segni) "è una ipotesi regolativa in base alla quale, in occasione delle interpretazioni di un testo (sia esso una conversazione all'angolo della strada o la Bibbia), il destinatario decide di costruire una porzione di enciclopedia concreta che gli consenta di assegnare al testo o all'emittente una serie di competenze semantiche" (e le descrizioni provvisorie, in quanto provvisorie, assumono la struttura ad albero). Intesa in questo senso l'enciclopedia è un postulato ideale:

"è l'insieme registrato di tutte le interpretazioni, concepibili oggettivamente come la libreria delle librerie, dove una libreria è anche un archivio di tutta l'informazione non verbale in qualche modo registrata, dalle pitture rupestri alle cineteche. Ma […] di fatto non è descrivibile nella sua totalità. Le ragioni […] sono varie: la serie delle interpretazioni è indefinita e materialmente inclassificabile; l'enciclopedia come totalità delle interpretazioni contempla anche interpretazioni contraddittorie; l'attività testuale che si elabora sulla base dell'enciclopedia, agendo sulle sue contraddizioni, e introducendovi di continuo nuove risegmentazioni del continuum, anche sulla base di esperienze progressive, trasforma nel tempo l'enciclopedia, così che una sua ideale rappresentazione globale, se mai fosse possibile, sarebbe già infedele nel momento in cui è terminata; infine l'enciclopedia come sistema oggettivo delle sue interpretazioni è 'posseduta' in modo diverso dai suoi diversi utenti" (21).

Eco ritiene che la nozione di enciclopedia possa chiarire in che modo un'espressione linguistica, ad esempio "gatto", possa essere associata a uno o più significati:

"Un rapporto di interpretazione è […] registrato dal tesoro della intertestualità (nozione che si identifica con quella dell'enciclopedia). Che un gatto sia non solo un felino domestico, ma anche l'animale che le classificazioni zoologiche definiscono come felis catus, l'animale adorato dagli egiziani, l'animale che appare nell'Olympia di Manet, l'animale mangiare il quale era una leccornia nella Parigi assediata dai prussiani, l'animale cantato da Baudelaire, l'animale che Collodi associa per astuzia e malvagità alla volpe, l'animale che in una certa favola è al servizio del marchese di Carabas, un infingardo amante della casa che non muore di inedia sulla tomba del padrone, l'animale prediletto dalle streghe e così via, sono tutte interpretazioni dell'espressione /gatto/. Tutte sono registrate, poste intersoggettivamente in qualche testo di quella immensa e ideale biblioteca il cui modello teorico è l'enciclopedia. Ciascuna di queste interpretazioni definisce sotto qualche aspetto che cosa sia un gatto, e tuttavia fa conoscere sempre qualcosa di più circa un gatto. Ciascuna di queste interpretazioni vale ed è attualizzabile in un determinato contesto, ma l'enciclopedia dovrebbe idealmente provvedere istruzioni onde interpretare nel modo più fruttuoso l'espressione /gatto/ in numerosi contesti possibili.

Naturalmente ogni interpretazione è a propria volta soggetta a interpretazione: occorre interpretare felino, streghe, prediligere, Manet, ecc."(22).

In conclusione, l'ipotesi di Eco è che il linguaggio debba essere concepito come un sistema di segni contenente fra le proprie regole di significazione anche istruzioni per l'uso dei segni a seconda del contesto: dunque come un complesso sistema di competenze enciclopediche, che registri i vari usi linguistici sotto forma di "sceneggiature" o frames, cioè schemi d'azione e comportamento prestabiliti, come partecipare a una festa, andare alla stazione per partire, fare un'ordinazione al ristorante. Come dire che per comprendere correttamente un enunciato il "dizionario" non è sufficiente, è necessario riferirsi alle "sceneggiature" fornite dall'enciclopedia: è quanto suggeriscono le ricerche di intelligenza artificiale, in cui i frames sono usati per sintetizzare le competenze di cui il computer ha bisogno per "capire" un enunciato. Tra le varie questioni sollevate da quel genere di ricerche Eco cita quella delle competenze necessarie a un calcolatore per risolvere il "problema di Muhammad Alì", cioè per consentirgli di trarre inferenze diverse a seconda se gli si dice che John ha schiaffeggiato Mary o ha schiaffeggiato Muhammed Alì: nel primo caso le inferenze riguarderanno ciò che è accaduto a Mary, nel secondo ciò che è accaduto a John (23).

 

2. In pratica: l'Enciclopedia Einaudi

2.1. Il progetto

Dalle enciclopedie ideali torniamo alle enciclopedie "in carne ed ossa". Tra le opere enciclopediche degli ultimi anni spicca certamente per ambizione epistemologica, complessità e scrupolo metodologico l'Enciclopedia pubblicata dall'editore Einaudi tra il 1977 e il 1984. Si differenzia dagli altri prodotti del genere per l'estrema raffinatezza dei contenuti, degli strumenti metodologici e per la acuta consapevolezza dei limiti e delle possibilità della forma enciclopedica: oltre che un'opera di consultazione, l'Enciclopedia Einaudi è l'applicazione concreta di una teoria dell'organizzazione della conoscenza, è una presa di posizione critica ed epistemologica circa lo stato del sapere contemporaneo. Si richiama idealmente all'Encyclopédie illuminista come "momento di un sapere mutante, […] di una cultura che si cerca, di una società che vede emergere nuovi valori" (24); è implicito in questo richiamo (e diviene esplicito in molti passi dell'opera) l'intento critico nei confronti dello stato presente della scienza e della cultura. Inoltre, come l' Encyclopédie, l'Enciclopedia Einaudi propone una sorta di mappatura del sapere, cercando legami e mostrando intersezioni fra le discipline e sottodiscipline che lo costituiscono.

Il progetto, diretto da Ruggero Romano con la collaborazione di un'équipe di scrittori, storici, filosofi, epistemologi, scienziati (da Jean Petitot a Massimo Piattelli Palmarini, da Giulio Giorello a Fernando Gil, senza contare gli autori delle singole voci: da Marc Augé a René Thom, da Jacques Le Goff a Umberto Eco, da Chaïm Perelman a Ilja Prigogine e moltissimi altri) era molto ambizioso, e si proponeva di esprimere, nelle parole dell'editore, "l'intreccio delle strade che la ricerca contemporanea sta seguendo, le strutture organizzative, e – soprattutto – le possibilità del domani"; non intendeva presentare una summa delle conoscenze contemporanee né una riduzione che le rendesse accessibili al largo pubblico, ma individuare criticamente i "momenti di incrocio delle diverse problematiche, ritenendo questi momenti capaci di costituire un discorso coerente – non definitivo – in sviluppo, animatore del sapere attuale". L'enciclopedia non si prefiggeva di fornire nozioni, ma di presentare la situazione presente della cultura in tutta la complessità delle sue articolazioni, partendo dagli "oggetti concreti delle pratiche disseminate dallo sviluppo diseguale della scienza, aspirando a cogliere i nodi problematici del sapere" (25), con l'obiettivo di prospettare possibili modi di unificare le conoscenze.

Secondo Romano, il contributo culturale dell'Enciclopedia Einaudi avrebbe dovuto essere duplice: da un lato, rendere esplicito e presentare in una forma compiuta il discorso scientifico contemporaneo attraverso la definizione dei suoi concetti fondamentali (non sempre le singole scienze si preoccupano di riflettere sulle proprie metodiche e sui propri principi: questa sarebbe potuta essere un'opportunità per farlo); dall'altro, proporre una classificazione generale dei saperi formulata secondo i principi propri di ciascuna disciplina e le connessioni che legano ciascuna a molte altre, siano esse costanti cognitive, storiche, antropologiche o d'altro genere. Le scienze contemporanee, notava ancora Romano, formano qualcosa di simile a un mosaico, in cui ogni disciplina è semplicemente accostata alle altre, e le enciclopedie tradizionali si limitano a riprodurre l'aggregato delle varie unità; l'Enciclopedia ambiva invece a costruire un "sistema", cioè una totalità in cui ogni parte fosse coordinata con le altre tramite un'idea del fine a cui tutte le parti concorrono, senza che ciò significasse un fine dato a priori, un'armonia prestabilita o una composizione elegante; si trattava piuttosto di presumere una concatenazione fra i diversi saperi, o anche fra le discipline e le sotto-discipline, di assumerla come ipotesi di lavoro nella redazione del lemmario e delle voci, e di verificarla effettivamente alla fine dell'impresa (26).

La redazione ha proceduto in questo modo: ha stabilito un lemmario di cinquecentocinquantasei termini entro il quale ha individuato settantatré parole (e altrettante voci) "portanti", scelte per vari motivi: parole che per la loro astrattezza e generalità assumono sensi diversi in ambiti diversi (ad esempio: "classi", "comunicazione", "locale/globale", "materia", "metodo", "sistema"), parole che designano aspetti essenziali della cultura e dell'esperienza umana ("arti", "calcolo", "civiltà", "inconscio", "mythos/logos", "religione", "rito", "vita/morte"), parole che individuano ambiti disciplinari canonici consolidati ("dialettica", "filosofia/filosofie", "fisica", geometria e topologia", "letteratura", "logica", "strutture matematiche", "storia"), e altre ancora, secondo associazioni non sempre ovvie né del tutto condivisibili. In ogni caso, a mano a mano che il lemmario definitivo si precisava, ciascuna di queste settantatré parole "portanti" è diventata il perno, l'elemento portante appunto, di un gruppo, o "pacchetto", di parole, e di altrettante voci afferenti alle prime in vari sensi e modi: ad esempio, la voce Anthropos è il perno del pacchetto che contiene le voci "natura/cultura", "cultura/culture", "etnocentrismi"; la voce Fisica è al centro del pacchetto che comprende "atomo e molecola", "conservazione/invarianza", "entropia", "forza/campo", "moto", "particella", "plasma", "propagazione", "quanti", "relatività", "reversibilità/irreversibilità", "stato fisico". E così via.

Una volta raccolte le cinquecentocinquantasei voci, i redattori hanno costruito una "sistematica" (così titola il XV volume), cioè un insieme di regole che consentissero di stabilire collegamenti (di vario genere: integrazioni, spiegazioni, approfondimenti, critiche) tra le varie voci dell'enciclopedia. Naturalmente la sistematica doveva essere coerente con l'ipotesi di lavoro e con l'ipotesi teorica soggiacente: doveva quindi rilevare le sussunzioni di un lemma nell'altro soltanto a posteriori, cioè sulla base dell'analisi delle singole voci (ovvero: attraverso la lettura occorreva verificare se nei diversi pacchetti di voci si poteva trovare una trattazione soddisfacente delle principali questioni riferibili all'ambito tematico o disciplinare corrispondente); inoltre doveva restare fedele all'ideale della pluralità delle possibili articolazioni del sapere, dunque proporre possibili "itinerari" di lettura e di studio all'interno dell'Enciclopedia offrendo però a ciascun lettore tutte le informazioni necessarie a costruire da sé i propri itinerari, a seconda delle proprie curiosità e dei propri interessi.

Tutto questo è stato fatto negli ultimi due dei sedici volumi dell'opera, che forniscono le chiavi di lettura e le istruzioni per l'uso dell'Enciclopedia. Nel quindicesimo volume, intitolato "Sistematica", vengono proposti settantatré brevi saggi (uno per ogni pacchetto di voci) che esplicitano le relazioni interne fra le voci (ma anche le parole-chiave, i concetti fondanti, i principi) che compongono il pacchetto. Ad esempio, per il pacchetto politico-economico che ha come voce portante Capitale si cercano di chiarire le relazioni fra i concetti di "accumulazione", "crisi", "distribuzione", "fabbrica", "gestione", "imperialismo", "impresa", "mercato", "merce", "moneta", "pianificazione", "profitto", "rendita", "salario", "utilità", "valore/plusvalore". Nello stesso volume si propongono poi dieci "ricoprimenti tematici", cioè altrettanti itinerari trans-disciplinari o "metadisciplinari": qui si esce dallo specifico disciplinare definito dal singolo pacchetto di voci e si collegano ambiti diversi attraverso la riflessione metodologica, l'analisi del lessico, la delucidazione dei concetti fondamentali, la sintesi e la generalizzazione. Così Pierre Delattre propone di passare "Dalla biologia alla filosofia", e Giuseppe Papagno "Dall'economia alla storia", Jean Petitot argomenta in favore dell'"Unità delle matematiche" e Krzysztof Pomian specula su "Natura, storia, conoscenza" (27). Come si è detto, questo volume vuole suggerire le regole della "grammatica enciclopedica", cioè della libera costruzione di percorsi tematici all'interno dell'opera, dove all'analisi del tema prescelto si può affiancare anche la riflessione sul "modo di trattamento del tema: fenomenologico, deterministico, riduzionistico" (28).

Se nel quindicesimo volume la sistematica enciclopedica è suggerita dagli autori, cioè dagli studiosi estensori delle voci, nel sedicesimo volume (che contiene gli indici) è il risultato di un'elaborazione quantitativa e almeno apparentemente più "oggettiva". Qui oltre al "Repertorio alfabetico" (l'indice analitico dei nomi e dei lemmi), e alla tabella delle corrispondenze (che mostra gli incroci dei rimandi fra i settantatré pacchetti dell'Enciclopedia individuati dalle rispettive parole "portanti"), meritano soprattutto attenzione le "zone di lettura". Il curatore Renato Betti propone di considerare l'Enciclopedia come uno spazio piano, un territorio in cui sono situati i settantatré pacchetti delle voci portanti; ogni pacchetto costituisce una porzione di spazio, più o meno esteso a seconda nel numero delle voci che lo compongono, e più o meno circoscritto (o "chiuso") a seconda dei legami e delle intersezioni con altri pacchetti. Attraverso un'analisi statistica dell'occorrenza dei termini portanti negli articoli dell'Enciclopedia Betti ha costruito settantatré "zone di lettura", cioè altrettante "mappe", sia in forma di grafico sia in forma di tabelle di corrispondenze alfa-numeriche, che rappresentano le corrispondenze e gli intrecci fra le diverse voci dell' Enciclopedia (oltre che all'interno di ciascun pacchetto di voci). Come dire che la sistematica globale e la sistematica locale vengono presentate al lettore in forma intuitiva per fornirgli tutte le coordinate necessarie ad attraversare il territorio dell'Enciclopedia senza smarrirsi, cioè a passare da una voce all'altra seguendo la logica interna dell'opera. Per dare ancora un esempio: il grafico mostra che il pacchetto di voci imperniato su Cervello fa parte di una "zona di lettura" che comprende anche i pacchetti di Cognizione, Macchina, Comunicazione, e confina con le voci collegate a Sistema e Società, nonché con altre meno prossime ma affini, come Anthropos, Evoluzione, Filosofia/filosofie, Linguaggio, Orale/scritto, Organismo, Soma/psiche, Spiegazione, Uomo. La tabella numerica corrispondente evidenzia il "valore" numerico del rimando da ciascuna delle settantatré voci portanti alle cinque voci del pacchetto che fa capo a Cervello: consente di misurare l'occorrenza dei termini significativi del tema scelto in ciascuno dei principali pacchetti dell'Enciclopedia. Per quanto riguarda invece la sistematica "locale", in ogni sezione un altro grafico e un'altra tabella rappresentano i rimandi interni al pacchetto di voci.

2.2. Un'enciclopedia "in rete" prima della Rete

Riprendiamo quanto detto in precedenza: un'enciclopedia che non voglia essere solo un aggregato di trattati disciplinari o un inventario di nozioni e di teorie deve necessariamente avanzare un'ipotesi di sistematica che, data la situazione presente della filosofia e dell' epistemologia, difficilmente potrà essere metafisico-teologica o aprioristica. L'Enciclopedia Einaudi ha scelto una sistematica che è allo stesso tempo illuminista, empiristica e "razionalistica": anzitutto, l'unificazione delle conoscenze è stata cercata soprattutto attraverso la forma della collaborazione tra ricercatori di diversa estrazione disciplinare accomunati però da una speciale attenzione per gli aspetti metodologici delle rispettive materie; in secondo luogo, i nessi interdisciplinari sono stati in gran parte ricavati a posteriori dal corpus complessivo dell'opera (benché certo a partire da un'ipotesi di lavoro preliminare); infine, pare di poter rilevare nel gruppo redazionale una concezione filosofica semi-kantiana secondo cui conoscere significa introdurre un ordine razionale nell'esperienza al fine di renderla intelligibile. In questo senso ogni scienza proporrebbe uno o più modelli di spiegazione del reale, dove "modello" designa un artefatto intellettuale prodotto da una teoria (le teorie sarebbero "generatori di modelli") che simula una porzione di realtà allo scopo di studiarla, spiegarla e renderla prevedibile (29): ogni modello si dovrebbe poter considerare un punto di vista sulla realtà, e il sapere in generale si dovrebbe concepire come una "rete di modelli" collegati tra loro per mezzo di molteplici legami, intrecci, ramificazioni, senza naturalmente che ciò implichi la garanzia di una rappresentazione vera del mondo.

Nel momento in cui il progetto di un'unificazione linguistica e metodologica delle scienze si rivela impraticabile, un'enciclopedia metodologicamente consapevole realizza il proprio intento costitutivo (che resta la concatenazione delle conoscenze) attraverso la formazione di una "rete" fatta di teorie, ipotesi, spiegazioni, definizioni, argomentazioni, rappresentazioni di vario genere. Se nelle enciclopedie proto-moderne l'intento organizzativo si esprimeva e si realizzava nella metafora dell'albero del sapere (in cui da un tronco "fondamentale", di solito filosofico, si dipartivano le ramificazioni ancillari e sussidiarie), oggi la consapevolezza epistemologica dei redattori dell'Enciclopedia suggerisce piuttosto di pensare il sapere

"come una rete, o come una mappa in cui si concretizzi il complesso delle ipotesi emerse nel corso dell'inchiesta e verificate nella realizzazione dell'opera.

È chiaro che ciò non equivale alla riproduzione di un ordine del sapere né tantomeno di un ordine del mondo: rete strappata, mappa lacunosa, essa sarà priva di centro, non proporrà un ordine di determinazione generale delle cose, così come rifiuterà una qualsiasi gerarchia nell'ordine delle conoscenze. Questa rappresentazione […] è possibile solo in quanto non propone altro che dei segnali allusivi a temi e problemi più o meno concettualizzati […].

La mappa […] non è un calco […]. Non dunque l'impronta di qualcosa che esista stabilmente al di fuori, ma piuttosto una registrazione provvisoria e parziale di una situazione destinata ad evolvere, dove le caratteristiche dell'oggetto osservato contano almeno quanto le interferenze e le deformazioni dovute a chi osserva" (30).

Con un'insistenza che oggi suona forse un poco ideologica (insieme con la rassegnata e quasi orgogliosa previsione di obsolescenza dei risultati teorici, certo poco rassicurante per gli acquirenti dell'opera), Salsano, autore della voce "Enciclopedia", sottolineava come la metafora della rete (e quelle connesse della mappa e del labirinto) presentasse, tra gli altri, il vantaggio di escludere un ordine gerarchico delle conoscenze e di concepire il sapere come il risultato di un'impresa intersoggettiva soggetta a variazioni, mutamenti, trasformazioni, rivoluzioni continue. In altre parole, la concezione reticolare e labirintica del sapere rifiutava gli stereotipi consolidati per cui vi sarebbe una disciplina "regina delle scienze" (volta a volta la teologia, la filosofia, la matematica), o una rigida divisione fra cultura umanistica e cultura scientifica, o fra scienze dello spirito e scienze della natura, e si proponeva come opportunità di riflessione sui contenuti e sui modi dell'organizzazione della conoscenza.

Da un certo punto di vista l'albero del sapere esiste ancora, ed è la disposizione delle materie interna alle single scienze, determinata dalla storia della disciplina, dal livello di generalità dei principi, dalla propedeuticità, da approcci diversi alla disciplina stessa (si pensi alle varie "scuole" storiche, sociologiche, linguistiche; e, nelle scienze "dure", alle famiglie di teorie), anche se forse sarebbe più appropriato parlare di "alberi", al plurale. Gli alberi disciplinari hanno prodotto una quantità di ramificazioni che si sono talmente intrecciate tra loro che ora è difficile districare le une dalle altre: l'arbor scientiae si è trasformato in una rete multidisciplinare e pluridimensionale, priva di centro e di direzione (al di fuori di quelle stabilite o stipulate da coloro che la percorrono), o anche, con un'altra analogia carica di suggestioni e già presente a Diderot e d'Alembert, in un labirinto: l'Enciclopedia Einaudi, con i suoi pacchetti di voci, i grafici, le "zone di lettura", i "ricoprimenti tematici", si proponeva come la mappa per orientarvisi. La concatenazione (la "navigazione"", si direbbe oggi) è possibile sia "localmente", all'interno dei singoli pacchetti di voci organizzati intorno a una voce concepita come un "nodo", sia "globalmente", utilizzando i collegamenti tra le voci portanti dei diversi pacchetti.

Si sarebbe tentati di assimilare la "rete" del sapere auspicata dagli autori dell' Enciclopedia Einaudi a quella che in questi ultimi anni è divenuta la Rete per antonomasia, denominata Internet e costituita dai collegamenti telefonici che mettono in comunicazione milioni di computer in tutto il mondo e consentono di scambiarsi informazioni in poche frazioni di secondo. In effetti Internet è concepibile come una sorta di enorme enciclopedia fatta di testi (in centinaia di lingue diverse), immagini (fotografie, disegni, filmati, ecc.) e suoni: Internet infatti realizza la possibilità di aumentare in modo esponenziale le informazioni a disposizione dell'utente che si muove lungo i fili della rete, fornendo in questo modo un'integrazione ideale alle voci che compongono l'opera (come vedremo, si tratta di un'idea concretizzata in molte "enciclopedie multimediali" attualmente in commercio, che contengono rimandi a siti Internet selezionati). Naturalmente però l'analogia è imperfetta, addirittura fuorviante, e non soltanto perché l'Enciclopedia Einaudi, come ogni opera del genere, è fatta di carta, mentre l'enciclopedia di Internet è fatta di bytes e kilobytes: è imperfetta perché nel primo caso abbiamo l'opera di un gruppo di studiosi ed esperti disciplinari che hanno collaborato al tentativo di disegnare una mappa del sapere contemporaneo e dei collegamenti possibili fra i suoi luoghi più significativi, e di costruire una "grammatica enciclopedica" per il lettore (importa poco da questo punto di vista che il risultato non sia sempre convincente, che la lettura di molte voci non sia sempre comprensibile ai non specialisti o che manchino molte nozioni che un utente-tipo si aspetterebbe di trovare in un'opera enciclopedica). Nel caso della Rete invece abbiamo una sorta di immenso bazar dell'informazione, dove tutto è potenzialmente collegabile con tutto, senza regole o vincoli (disciplinari, estetici, scientifici, morali), senza garanzie di competenza, veridicità, e, in genere, senza un progetto complessivo né un senso preordinato.

Inoltre l'analogia è fuorviante perché suggerisce l'idea che l'informazione sia di per sé cultura, e che Internet metta a disposizione del suo utente i contenuti culturali più completi e aggiornati. Si tratta di suggerimenti sbagliati, perché quando un'opera si propone di fornire contenuti culturali complessi (abbiamo già ricordato che una delle caratteristiche che distinguono l'Enciclopedia Einaudi è proprio il tentativo di non fornire nozioni) difficilmente può risultare di facile consultazione per un lettore qualsiasi: verosimilmente presupporrà una formazione generale non proprio elementare, che ne consenta una fruizione adeguata e consapevole. Anche Internet, del resto, non è affatto facile da usare come archivio o deposito di contenuti culturali complessi: richiede la competenza di un lettore in grado di riconoscere le fonti autorevoli, di separare le informazioni esatte da quelle approssimative o scorrette, di distinguere una trattazione imparziale da una tendenziosa. Insomma, a dispetto delle apparenze la Rete è molto meno accessibile di quanto vorremmo credere: rizomatica, multidimensionale, labirintica, Internet è piuttosto una buona rappresentazione, più fedele di ogni enciclopedia, del caos del mondo e della bêtise umana.

 

NOTE

(1) Cfr. Alfredo SALSANO, voce Enciclopedia, in Enciclopedia, Torino, Einaudi, 1977, vol. 1, pp. 3-62, da cui è tratta gran parte delle informazioni e delle riflessioni qui presentate. Salsano segnala che il termine "enkykliopaideia" si trova anche in Quintiliano, e che il greco enkyklios significa "generale", ma anche "circolare" (en+kyklos). Il riferimento a Plinio riguarda naturalmente la Storia naturale.

(2) G. W. F. HEGEL, Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, tr. it. di B. Croce, Bari, Laterza, 1963, p. 9.

(3) Ivi, p.19 e p. 20.

(4) SALSANO, cit.

(5) Yves BELAVAL, Introduzione al Prospectus de l'Encyclopédie, in D. DIDEROT, Oeuvres complètes, vol. II, citato da SALSANO, cit., p.37.

(6) SALSANO, cit., p. 33.

(7) Citato da SALSANO, cit., p. 47.

(8) Cfr.Encyclopaedia universalis, citato da SALSANO, cit., p. 53.

(9) Ivi, p. 54.

(10) Diego MARCONI, Dizionari ed enciclopedie, Torino, Giappichelli, 1982, p. 6.

(11) Ivi, pp. 13-14.

(12) Ivi, p.95.

(13) Ivi, pp. 78-79. C'è poi naturalmente differenza anche fra un dizionario e un inventario: nel primo le glosse danno informazioni sui lemmi, nel secondo le glosse danno informazioni su ciò che i lemmi denotano in un certo contesto, cioè sulle "cose". Quanto alla differenza tra enciclopedia e inventario Marconi sostiene che dipende dall'ampiezza delle informazioni contenute nelle glosse: nel caso dell'inventario le glosse contengono informazioni ristrette contestualmente, a seconda delle esigenze (si pensi all'inventario del negozio di un rigattiere: la glossa conterrà informazioni atte all'identificazione fisica dell'oggetto, alla determinazione del valore, della provenienza, ma non molto altro); nel caso dell'enciclopedia tale limitazione contestuale non si dà. "Un inventario del mondo (= non ristretto contestualmente) sarebbe un tipo particolare di enciclopedia" (Marconi, cit. p. 15).

(14) Ivi, p. 77-78, da cui sono tratti anche gli esempi.

(15) Ivi, p. 78.

(16) Ibidem.

(17) Ivi, p. 146; si veda Diego MARCONI, La competenza lessicale, Roma-Bari, Laterza, 1999, p. 66.

(18) MARCONI, La competenza lessicale, cit., pp. 4-5, corsivi dell'autore.

(19) Umberto ECO, "Dizionario versus Enciclopedia", in ECO, Semiotica e filosofia del linguaggio, Torino, Einaudi, 1983, p. 132.

(20) Ivi, p. 113; le frasi tra virgolette semplici sono una citazione da d'Alembert. Quanto al rizoma, si tratta di una citazione dalla teoria di Gilles Deleuze e Felix Guattari: di questi autori si veda Rizoma (1976), tr. it. Parma-Lucca, Pratiche, 1977. Alla voce "rizoma" del Dizionario Italiano Sabatini Colletti, Giunti, Firenze 1997 si legge: "fusto carnoso, di solito sotterraneo, presente in alcune piante erbacee perenni, simile a una radice ma dal quale si sviluppano foglie normali o squamose".

(21) ECO, cit., p. 110.

(22) Ivi, pp. 108-09; si noti che l'enciclopedia contiene interpretanti visivi (immagini di gatti), definizioni, inferenze ("se gatto, allora animale che miagola quando gli si pesta la coda").

(23) Ivi, p.125. Sull'intelligenza artificiale, cfr. MARCONI, Competenza lessicale, cit., che esamina criticamente alcune importanti teorie della competenza semantica e lessicale.

(24) Giulio EINAUDI, Premessa dell'Editore, in Enciclopedia, Torino, Einaudi, 1977, Vol. I, p. XIII.

(25) Ivi, p. XIII e p. XVII.

(26) Ruggero ROMANO, Premessa, in Enciclopedia, Torino, Einaudi, 1982, vol. 15, p. XIV.

(27) Sono alcuni dei titoli dei saggi raccolti nella sezione "Ricoprimenti tematici" del vol. 15 dell'Enciclopedia Einaudi.

(28) ROMANO, cit., p. XXI.

(29) È l'opinione di Giulio GIORELLO, in Marc AUGÈ et al., Il sapere come rete di modelli. La conoscenza oggi, Modena, Panini, 1981: il testo, che si apre proprio con un'introduzione di Ruggero Romano, raccoglie gli atti di un convegno tenutosi a Modena dal 20 al 23 gennaio 1981 in cui alcuni dei principali collaboratori dell'Enciclopedia Einaudi si incontrarono per riflettere su teoria della conoscenza, epistemologia, metodologia scientifica, teoria dei sistemi.

(30) SALSANO, cit., p. 55: la metafora della rete priva di centro proviene dalla celebre riflessione elaborata da Gilles Deleuze e Felix Guattari in Rizoma, cit. Dagli anni Settanta in poi, com'è noto, la metafora della rete (del resto non nuova alla storia della filosofia) ha incontrato grande fortuna, soprattutto con l'avvento di Internet e delle nuove tecnologie di trattamento dell'informazione. Sul labirinto, cfr. Pierre ROSENSTIEHL, voce Labirinto, in Enciclopedia, cit., vol. 8, pp. 3-30.

 

 

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