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Ricerca sulla voce "Geopolitica"
 
di Luciana Ziruolo
sezioni

Presentazione

Enciclopedie multimediali: una ricerca fra gli studenti

Lemmi enciclopedici analizzati:

1. Costituzione della Repubblica italiana

2. Decolonizzazione

3. Femminismo

4. Geopolitica

5. Industrializzazione

6. Questione tedesca

7. Resistenza

8. Rivoluzione culturale cinese

9. Shoà

10. Storia dell'Italia repubblicana

"Enciclopedie, media e immagine della storia" di Giuseppe Rinaldi

"Enciclopedie, CD-Rom, etc..." di Massimo Cellerino

 

 
È con gli avvenimenti internazionali seguiti al 1989, senza dimenticare la Guerra del Golfo, che si è tornati a parlare diffusamente di "geopolitica". E non a caso: l’assetto geopolitico sancito dalla fine della seconda guerra mondiale si sfalda nel triennio 1989-1991.

Negli anni Novanta del Novecento la geopolitica, tornata di moda tra la stampa quotidiana, torna di moda anche fra i geografi, senza che questi, in fondo, si interroghino sulle cause e sulle finalità di questo ritorno.

Il termine geopolitica subisce un’inflazione semantica, viene usato in tutti i contesti, soprattutto dai media, si assiste ad un suo uso ed abuso, nel senso che spesso viene usato a sproposito, un termine alla moda per infiorare il titolo di articoli che spesso nulla hanno di geopolitico.

Il rapporto significante/significato non è affatto chiaro.

Data la confusione sul termine, pare sensato a un docente, a un discente, a un cittadino consultare dizionari ed enciclopedie.

Ad esempio, Il nuovo Zingarelli (1988) la definisce come scienza che studia le basi e le ragioni geografiche dei problemi politici ed economici.

Curiosamente il termine non compare nella Enciclopedia della geografia della De Agostini (1996).

Nelle enciclopedie su supporto informatico, disponibili nel nostro Istituto, il termine non compare nella Enciclopedia multimediale Mondadori. Nella Enciclopedia Zanichelli Plus Professionale 1999 poche parole che la indicano come "scienza che studia le influenze geografiche sui problemi politici"; poche parole anche nell'Enciclopedia Rizzoli Larousse 1998 "scienza che studia i rapporti tra gli Stati e le loro relazioni politiche in base ai fattori naturali che li possono determinare".

Si distingue Encarta 1998 Microsoft , in prima battuta viene definita con pochissime parole come "scienza che studia le ragioni geografiche dei problemi politici" ma, cliccando su articoli, è possibile trovare una mezza cartella di testo:

"Geopolitica Termine coniato dal politologo svedese Rudolf Kjellén, nel suo Staten som Lifsform (Lo stato come organismo, 1916), per indicare l’influenza determinante dell’ambiente (aspetti geografici, forze sociali e culturali, risorse economiche) sulla politica di un paese. Ogni stato sovrano occupa un particolare territorio con tratti geofisici unici che determinano almeno in parte le forme più efficaci di organizzazione politica, sociale, economica e militare, anche in relazione alla localizzazione geografica degli altri stati: un esempio è dato dal Belgio e dalla Polonia, l’uno situato tra la Germania e la Francia, l’altra tra la Germania e la Russia, che nel XX secolo sono stati campi di battaglia per i paesi vicini. Nell’interpretazione del generale tedesco Karl Haushofer, la geopolitica fornì al nazionalsocialismo un alibi pseudoscientifico per giustificare l’espansione territoriale tedesca in base al presunto diritto di Lebensraum ("spazio vitale"), definito come il territorio necessario al paese per raggiungere l’autosufficienza.

L’approccio geopolitico agli affari internazionali ha permesso di avanzare ipotesi interpretative più profonde sulla struttura dei rapporti di potere tra gli stati, ad esempio sulla rivalità tra gli Stati Uniti d’America (USA) e l’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche (URSS). Vedi Politica dei blocchi."

("Geopolitica", Enciclopedia Microsoft ® Encarta ® 1998. © 1993- 1997 Microsoft corporation)

Basta questa sola lettura per saperne molto di più, per capire ad esempio perché dopo la seconda guerra mondiale e, sostanzialmente fino a pochi anni fa, per lo meno in Italia, il termine non venisse più utilizzato: troppo forte era stata la contaminazione fattane da Haushofer e dalle teorie naziste sullo spazio vitale. La geopolitica è stata uno degli strumenti di propaganda politica dei teorici del Terzo Reich.

Nella voce, poi, sono presenti tre link (sovrano, Karl Haushofer, nazionalsocialismo).

La versione 2001 di Encarta, rimane sostanzialmente invariata, compare l’elenco degli articoli correlati alla voce geopolitica (Equilibrio internazionale, Controllo degli armamenti, Guerra fredda, Isolazionismo, Onu, Pacifismo, Paesi non allineati, Politica dei blocchi, Storia della guerra). E’ poi possibile il collegamento al web, in scelti da Encarta viene selezionato un solo oggetto: Limes (rivista di geopolitica) www.limesonline.com. Nella ricerca libera vengono evidenziati i primi 20 risultati di 864 contenenti geopolitica.

Omnia 2001 nel dizionario riporta una stringatissima definizione: "disciplina che studia ed analizza dal punto di vista politico i Dati geografici di un paese o di uno Stato (economia, razza, ecc.). Invece se si clicca su enciclopedia, poi su ricerca libera, poi nelle voci si trova una definizione soddisfacente:

 

Omnia - © Istituto Geografico De Agostini S.p.A., Novara - 2001

geopolìtica

area di interesse scientifico, a cavaliere fra la geografia e le scienze politiche, che studia la natura e le vicende delle società umane, statualmente organizzate su determinati territori, in rapporto all'ambiente geografico considerato in tutti i suoi aspetti. Le origini della g. si possono riconoscere nel pensiero di H. Mackinder, che, agli inizi del sec. XX, sottolineava l'importanza della posizione geografica e dei fattori fisici nella potenza di uno Stato, con ciò motivando il ruolo allora egemone della Gran Bretagna nei rapporti commerciali a scala planetaria. Ma il fondatore della g., nell'accezione tedesca (Geopolitik) che diverrà dominante fra le due guerre, va riconosciuto in F. Ratzel, il quale, influenzato dalla concezione hegeliana di Stato come unione spirituale trascendente di tutti i membri di una comunità nazionale, vi innestò la sua teoria geografica determinista. L'interpretazione di uno stretto legame biologico fra natura e Stato trovò convinti fautori, negli anni Venti, in R. Kjellen, politologo svedese, e K. Haushofer, geografo tedesco: si consolidò in tal modo, attorno alla rivista Zeitschrift für Geopolitik (1924-44), una scuola di pensiero organicista, strumentalizzato dal nazismo per giustificare l'esasperato nazionalismo, il razzismo e le conseguenti mire espansionistiche, basate sul concetto ratzeliano di Lebensraum (spazio vitale). Oggi il termine g. è usato con diversi significati, che lo avvicinano sempre più alla geografia politica in senso ampio: regionalizzazione politico-economica, rapporti fra aree di influenza, effetti spaziali del potere (anche in termini elettorali) e distribuzione del benessere sociale. Si afferma sempre più, anche in Italia, la tendenza all'identificazione della g. con una geografia politica innovata e adeguata ai nuovi sviluppi della società e del territorio. Ciò avviene nella pubblicistica, con la comparsa (1993) della rivista Limes, mentre altre iniziative editoriali ripropongono saggi di K. Haushofer, G. Roletto ed E. Massi, questi ultimi considerati gli esponenti più significativi della g. italiana nel periodo interbellico. Anche nella stampa quotidiana il termine viene usato con significato generale, per spiegare decisioni ad ampio spettro che vanno dagli equilibri delle relazioni e degli organismi internazionali alle migrazioni, dagli approvvigionamenti di materie prime alle scelte "strategiche" delle grandi manifestazioni sportive. Nel mondo scientifico, in particolare della geografia, si segnalano importanti convegni, come quello promosso dalla Società Geografica Italiana (1993), e appaiono numerosi manuali, che contribuiscono all'interpretazione dei rapporti interdisciplinari, dando luogo a nuovi contributi teorici e operativi. Se al centro dell'attenzione rimane pur sempre lo Stato, nelle sue componenti (territorio, popolazione, sovranità) e articolazioni organizzative, si afferma la tendenza a identificare la g. con la pianificazione e programmazione, nel senso di allocazione spaziale delle risorse, con la politica ambientale e con le relazioni economiche internazionali. Un'interpretazione per molti versi originale è quella data da A. Vallega (1994), il quale, in una approfondita riflessione sul sistema mondo nel sec. XXI, propone il paradigma dello sviluppo sostenibile, fondato, oltre che sulla conservazione dell'ambiente e sull'uso efficiente delle risorse, su una marcata connotazione etica, intesa essenzialmente come equità sociale. Nella g. ricadrebbe, dunque, lo studio dei fattori geografici alla base delle politiche di sviluppo eco-compatibile tendenti al miglioramento della qualità della vita, in opposizione ai modelli di crescita dimensionale (della popolazione, del reddito, dei consumi) che, assumendo tendenze esponenziali, hanno portato – di fatto – alla degradazione del patrimonio naturale e allo squilibrio del territorio, nel suo assetto globale e regionale.

 

In tutte queste definizioni, come è possibile notare, non c’è alcun riferimento alla storia, benché i diritti storici siano uno dei maggiori argomenti in geopolitica.

In proposito si riporta questo passo di Yves Lacoste:

"La sola maniera scientifica di affrontare qualsiasi problema geopolitico è di porre subito in chiaro, come principio fondamentale, che esso è espresso da rappresentazioni divergenti, contraddittorie e più o meno antagoniste.

Bisogna anche tener conto del fatto che ciascuna di queste rappresentazioni non è unicamente fondata su dati spaziali e sulla situazione presente. Ciascuna si riferisce alle situazioni e ai conflitti precedenti, che rimontano più o meno indietro nel tempo. Queste memorie selettive sono evidentemente cariche di giudizi di valore. Ciascuna si fonda sulla sua versione della storia, su antichi tracciati di frontiera, su configurazioni spaziali di cui si conserva o meno la memoria, secondo le necessità della causa. E’ il problema dei diritti storici che si riferiscono a tale o talaltra carta o tale o talaltra descrizione di geografia storica. Una certa rappresentazione, ad esempio, riposa sui "tempi lunghi" per fondare i suoi diritti su un lontano passato. Al contrario, i suoi avversari giocheranno i "tempi brevi" se sono loro più favorevoli. Tale rappresentazione "salta" tutto un periodo del passato quello che invece valorizza il discorso avverso. Rari sono i ragionamenti geopolitici che non fanno alcun riferimento alla storia e in cui gli argomenti appaiono come unicamente spaziali [ …] la geopolitica può essere considerata come metodo scientifico ("scienza" sarebbe ancora presuntuoso in un campo così carico di contraddizioni) dal momento in cui l’una e l’altra tesi rivale sono presentate in buona fede e si cerca di comprenderle entrambe in profondità:"

(Yves Lacoste, Che cos’è la geopolitica (IV), "Limes", 3, 94, pp.299-300)

Tra le definizioni appena viste e questo testo di Yves Lacoste, pare non esserci accordo: innanzi tutto sul fatto che la geopolitica sia una scienza – o non piuttosto azione, strategia - e, in secondo luogo, sull'oggetto di studio.

Per procedere in conoscenza, conviene partire dal famoso articolo, ancora di Yves Lacoste, Il ritorno della geopolitica, pubblicato su "MicroMega" (4/91), subito dopo il disfacimento del blocco sovietico.

Lacoste constata, oltre al ritorno della geopolitica la diffusione di un termine nuovo: geostrategia. I due termini vengono utilizzati correntemente da giornalisti e da specialisti, pur riluttanti sia a differenziarli che a considerarli come sinonimi.

Per Lacoste si può considerare la geopolitica come un approccio di tipo scientifico a condizione di partire dal carattere contraddittorio delle affermazioni delle varie forze politiche (non soltanto dei governi), ciascuna delle quali pretende di riferirsi a buon diritto alla scienza e alla storia al fine di giustificare le proprie ambizioni territoriali, o le posizioni che occupa.

Gli approcci geopolitici non solo tengono conto delle caratteristiche geografiche, ma ciascuno di essi è in funzione di un progetto. Tali approcci sono sostanzialmente strategici e si rifanno alla storia soltanto per giustificare posizioni o rivendicazioni territoriali.

La problematica nazioni/territori è alla base di tutte le controversie geopolitiche. Da Potsdam al 1991 è stata occultata da due ideologie rivali: una affermava che le rivalità tra nazioni erano secondarie di fronte al conflitto tra socialismo e capitalismo, l'altra difendeva "il mondo libero" e con ciò cercava di minimizzare le rivalità nazionali ereditate dal passato. E' con il crollo dei regimi comunisti, con l'avanzata delle rivendicazioni nazionali che la parola geopolitica, troppo a lungo occultata è diventata una idea-forza della fine del secolo scorso

Delle nazioni vogliono essere indipendenti in Urss, nell'Europa centrale e nei Balcani, ciascuna di esse vuole soprattutto avere il controllo, il possesso di quello che ritiene il suo territorio storico.

Lacoste sottolinea poi ancora come non si debba considerare la geopolitica come una scienza, con delle pretese leggi in grado di opporre il vero al falso, il giusto all'ingiusto, bensì "come l'approccio razionale di un insieme di rappresentazioni e di argomenti contraddittori, che esprimono le rivalità di diversi tipi di potere su dei territori.

Intende per geopolitica le discussioni e le controversie per cittadini di una stessa nazione e riserva il termine geostrategia alle rivalità ed antagonismi tra Stati o tra forze politiche che si considerano assolutamente contrapposte.

Il termine sottolinea l'importanza, in certi rapporti di forza, di dati geografici che sono considerati come poste in gioco rilevanti (uno stretto, un canale, i giacimenti di petrolio del Kuwait).

Volendo fare degli esempi, l'invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein nel 1990 attiene alla geostrategia, analogamente le ragioni dell'intervento americano. Per contro, secondo la distinzione di Lacoste, rientra nella geopolitica il dibattito svoltosi successivamente tra cittadini sia in Francia che negli Stati Uniti.

A conferma della tesi di Lacoste, basti pensare che la parola geopolitica e l'insieme di idee che essa designava all'inizio apparvero proprio nella Germania del 1918, nel momento del grande dibattito tra cittadini che si interrogavano su ciò che conveniva fare: accettare certe frontiere che gli alleati pretendevano di imporre e rifiutarne assolutamente altre, dimostrare che esse erano ingiuste, assurde, pericolose per il futuro? La geopolitica fu anzitutto un dibattito democratico tra cittadini e soltanto quindici anni dopo fu confiscata e soffocata dal partito nazista.

Questo per quanto riguarda l'esponente più autorevole della scuola francese che fa riferimento alla rivista Hérodote (Hérodote/Italia-Erodoto inizialmente si presenta come edizione italiana dell'omonima rivista francese di Y.L.).

Un ruolo decisivo nel riportare in auge, in Italia, gli studi geopolitici va riconosciuto alla rivista trimestrale, diretta da Lucio Caracciolo, "Limes. Rivista Italiana di Geopolitica". Il primo numero esce nel marzo 1993 ed è interamente dedicato al conflitto nell’ex Jugoslavia ( il numero, di tragica utilità e attualità, è stato ridistribuito nel mese di maggio scorso, mentre infuriava la guerra del Kosovo). La rivista a differenza di "Hérodote" e di "Hérodote-Italia" non è un prodotto della geografia accademica o meno, bensì dell’editoria specializzata e si caratterizza per una marcata trasversalità dei suoi membri. Trasversalità che diede subito origine a polemiche da parte di "Il Manifesto", poi riprese da "Il Corriere della sera" nell’articolo Un lumbard tra i cosmopoliti? Con Miglio si discute meglio del 31 marzo 1993. "Il Manifesto" aveva segnalato la stridente presenza nel consiglio scientifico della rivista di Gianfranco Miglio: "…non che si voglia censurare il suddetto, ma offrirgli una poltrona nel consiglio scientifico non pare davvero il gesto più coerente per una rivista che vuole sollecitare la riflessione sull’interesse nazionale italiano" e "Il Corriere della Sera" annotava: "…Nella fretta di smascherare l’aborrito leghista, i censori del non hanno neppure registrato la presenza, tra le pagine di Limes, di un nemico ben più insidioso: quel generale Carlo Jean che è stato a lungo consigliere di Francesco Cossiga per le questioni militari. Forse, tratti in inganno dal cognome, avranno pensato che fosse uno stratega di Mitterand".

Il generale Carlo Jean, è stato curatore di una serie di volumi sul pensiero strategico e, come appena visto, è stato consigliere militare del Presidente della repubblica Francesco Cossiga. Marco Antonsich individua in Jean "il capofila di un pensiero geopolitico realista, strumento pratico per la definizione degli interessi nazionali, vera e propria "geografia applicata" al governo degli affari internazionali" (Marco Antonsich, Geopolitica e geografia politica in Italia dal 1945 ad oggi, p. 17. Si tratta di un saggio di grande interesse scaricabile gratuitamente da http://www.univ.trieste.it/~scipoli/quaderni,).

Grazie anche all'esperienza maturata con "Limes", di cui è stato uno dei fondatori, Jean arriva a pubblicare nel 1995, per i prestigiosi tipi della Laterza, un volume che può definirsi come il primo manuale di geopolitica.

Per Jean, la ricomparsa della geopolitica, legata agli eventi internazionali del post 1989, è un sintomo del riacutizzarsi della lotta per il dominio dello spazio e un invito a ridefinire i propri particolari interessi nazionali.

Jean afferma la necessità di considerare accanto ai tre fattori classici della geopolitica – la terra, il mare, l’aria – anche un quarto elemento, il fuoco, ovvero la tecnologia, capace di mutare il significato dei primi tre.

La geopolitica nell’interpretazione di Jean assurge a "metodo di ragionamento [...],

un modo di pensare allo spazio, non in modo neutrale, oggettivo, mantenendo le mani pulite, ma in funzione di propri progetti, valori, visioni del mondo e della storia".

Posta la non neutralità del sapere geopolitico Jean mostra attenzione per gli aspetti più propriamente attivi racchiusi in quel saper: la geopolitica come consigliere del principe, necessaria riflessione che precede l’azione politica. Più che scienza predittiva è mezzo di autocoscienza dei soggetti politici. Se la geografia politica riguarda la politica avvenuta, la geopolitica riguarda la politica futura; mentre la prima, seppur descrittiva è comunque una scienza, la seconda è piuttosto una metageografia.

Il metodo per giungere a una corretta geopolitica, secondo Jean, consiste di tre fasi:

  1. individuazione delle rappresentazioni geografiche che esprimono le percezioni profonde circa gli interessi nazionali e il senso dello spazio proprio di ciascun popolo e che affondano le loro radici nella sua storia e nella sua cultura e valori;
  2. L’elaborazione di scenari geopolitici particolari e generali allo scopo di individuare le tendenze e le dinamiche che probabilmente si verificheranno per l’evoluzione dei fattori in gioco o per iniziativa degli altri soggetti politici con cui si interagisce;
  3. Definizione delle opzioni politiche disponibili per influire sul cambiamento in maniera coerente con i propri interessi e valori.

Per Jean, così come per "Limes" la geopolitica è anche un necessario momento di dibattito democratico, perché tanto più forte è la rimozione del dibattito pubblico sugli interessi nazionali, tanto più essi saranno definiti in modo oligarchico e antidemocratico.

Un importante convegno di approfondimento storico ed epistemologico sul tema della geografia politica e della geopolitica è stato organizzato dal dipartimento di Scienze politiche dell'università di Trieste "La costruzione della geopolitica in Italia: un difficile cammino tra derive, silenzi contestazioni e proposte" (Trieste, 10 novembre 1995). Al convegno, organizzato da Marco Antonsich e Maria Paola Pagnini, hanno partecipato, tra gli altri, anche Giuseppe Dematteis e Lucio Caracciolo. Si riportano le principali posizioni delineatesi nel convegno, così come le ha tratteggiate Antonsich nel saggio già citato.

Dematteis si è riconosciuto nella definizione che Jean ha dato della geopolitica come azione. Più che disciplina conoscitiva, infatti, la geopolitica è innanzi tutto disciplina performativa, votata all’azione. Tra la geografia politica e la geopolitica non esiste però un rapporto di conoscenza e azione: non è, cioè, che la geopolitica sposti nel campo dell’azione le conoscenze acquisite in campo geografico politico. Se un merito la geopolitica l’ha avuto, è stato quello di rendere drammatica l’ambiguità del sapere geografico. La geografia è una metafora spaziale.

Secondo Lucio Caracciolo, direttore di "Limes", la geopolitica non è altro che un approccio di tipo razionale, pragmatico e realista ai conflitti di potere sul territorio. Ricusando la critica di nazionalismo rivolta alla rivista, Caracciolo ha ribadito che compito di "Limes" è quello di riportare in Italia il dibattito sul concetto di national interest. La geopolitica è un mezzo attraverso il quale esplicitare gli interessi nazionali dei diversi stati, innescando un dibattito democratico sugli stessi. In particolare la geopolitica di "Limes" è anche un tentativo di demistificazione della politica, teso a svelare cosa si nasconda dietro a slogan ormai di dominio pubblico, come globalizzazione, federalismo e unificazione europea.

Il convegno è servito a riaffermare la necessità, per la geografia, di riallacciare un dialogo con il "politico", elemento consustanziale alla disciplina stessa. Cercare di nascondere la natura politica di ogni discorso geografico vuol dire negare la natura stessa della geografia. Privata di questa natura, dimenticata cioè la lezione di Erodoto, la geografia rischierebbe di perdere la sua ragion d'essere, di allontanarsi dalla realtà e dai suoi problemi.

Infine, proprio perché i problemi del nostro tempo ci stanno a cuore, un ultimo invito (sono parole di Lacoste, "limes",3/94), sull’opportunità di imparare a utilizzare la riflessione geopolitica:

"…Checché se ne dica le frontiere esistono e, se esse tendono a impallidire in Europa occidentale, il diritto dei popoli a disporre di se stessi le moltiplica dolorosamente in tutto L’Est europeo […]Ora, la funzione del ragionamento geopolitico è anche quella di un ponte che permetta di superare l’ostacolo, facendo capire quali sono le idee e gli antagonismi da una parte e dall’altra delle frontiere, la geopolitica aiuta a scavalcarle e, forse, a contribuire a formare una disposizione d’animo che aiuti a cercare la soluzione pacifica di alcuni conflitti".

Questo percorso credo evidenzi come – nel caso della scuola superiore - la ricchezza della ricerca non venga tanto dalle enciclopedie multimediali, quanto dagli incroci tra documenti cartacei e navigazione nel web (basti pensare a limesonline o alla relazione di Marco Antonsich Geopolitica e geografia politica in Italia dal 1945 ad oggi scaricabile dal sito dell’università di Trieste.

 

 

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