È con
gli avvenimenti internazionali seguiti al 1989, senza dimenticare
la Guerra del Golfo, che si è tornati a parlare
diffusamente di "geopolitica". E non a caso: l’assetto
geopolitico sancito dalla fine della seconda guerra mondiale
si
sfalda nel triennio 1989-1991.
Negli
anni Novanta del Novecento la geopolitica, tornata di moda tra
la stampa quotidiana, torna di moda anche fra i geografi, senza
che questi, in fondo, si interroghino sulle cause e sulle finalità
di questo ritorno.
Il
termine geopolitica subisce un’inflazione semantica, viene usato
in tutti i contesti, soprattutto dai media, si assiste ad un suo
uso ed abuso, nel senso che spesso viene usato a sproposito, un
termine alla moda per infiorare il titolo di articoli che spesso
nulla hanno di geopolitico.
Il
rapporto significante/significato non è affatto chiaro.
Data
la confusione sul termine, pare sensato a un docente, a un discente,
a un cittadino consultare dizionari ed enciclopedie.
Ad
esempio, Il nuovo Zingarelli (1988) la definisce come scienza
che studia le basi e le ragioni geografiche dei problemi politici
ed economici.
Curiosamente
il termine non compare nella Enciclopedia della geografia della
De Agostini (1996).
Nelle
enciclopedie su supporto informatico, disponibili nel nostro Istituto,
il termine non compare nella Enciclopedia multimediale Mondadori.
Nella Enciclopedia Zanichelli Plus Professionale 1999
poche parole che la indicano come "scienza che studia le influenze
geografiche sui problemi politici"; poche parole anche nell'Enciclopedia
Rizzoli Larousse 1998 "scienza
che studia i rapporti tra gli Stati e le loro relazioni politiche
in base ai fattori naturali che li possono determinare".
Si
distingue Encarta 1998 Microsoft , in prima battuta
viene definita con pochissime parole come "scienza che studia
le ragioni geografiche dei problemi politici" ma, cliccando su
articoli, è possibile trovare una mezza cartella di testo:
"Geopolitica
Termine coniato dal politologo svedese Rudolf Kjellén,
nel suo Staten som Lifsform (Lo stato come organismo, 1916),
per indicare l’influenza determinante dell’ambiente (aspetti geografici,
forze sociali e culturali, risorse economiche) sulla politica
di un paese. Ogni stato sovrano occupa un particolare territorio
con tratti geofisici unici che determinano almeno in parte le
forme più efficaci di organizzazione politica, sociale,
economica e militare, anche in relazione alla localizzazione geografica
degli altri stati: un esempio è dato dal Belgio e dalla
Polonia, l’uno situato tra la Germania e la Francia, l’altra tra
la Germania e la Russia, che nel XX secolo sono stati campi di
battaglia per i paesi vicini. Nell’interpretazione del generale
tedesco Karl Haushofer, la geopolitica fornì al nazionalsocialismo
un alibi pseudoscientifico per giustificare l’espansione territoriale
tedesca in base al presunto diritto di Lebensraum ("spazio
vitale"), definito come il territorio necessario al paese
per raggiungere l’autosufficienza.
L’approccio
geopolitico agli affari internazionali ha permesso di avanzare
ipotesi interpretative più profonde sulla struttura dei
rapporti di potere tra gli stati, ad esempio sulla rivalità
tra gli Stati Uniti d’America (USA) e l’Unione delle repubbliche
socialiste sovietiche (URSS). Vedi Politica dei blocchi."
("Geopolitica",
Enciclopedia Microsoft ® Encarta ® 1998. © 1993-
1997 Microsoft corporation)
Basta
questa sola lettura per saperne molto di più, per capire
ad esempio perché dopo la seconda guerra mondiale e, sostanzialmente
fino a pochi anni fa, per lo meno in Italia, il termine non venisse
più utilizzato: troppo forte era stata la contaminazione
fattane da Haushofer e dalle teorie naziste sullo spazio vitale.
La geopolitica è stata uno degli strumenti di propaganda
politica dei teorici del Terzo Reich.
Nella
voce, poi, sono presenti tre link (sovrano, Karl Haushofer, nazionalsocialismo).
La
versione 2001 di Encarta, rimane sostanzialmente invariata,
compare l’elenco degli articoli correlati alla voce geopolitica
(Equilibrio internazionale, Controllo degli armamenti, Guerra
fredda, Isolazionismo, Onu, Pacifismo, Paesi non allineati, Politica
dei blocchi, Storia della guerra). E’ poi possibile il collegamento
al web, in scelti da Encarta viene selezionato un solo
oggetto: Limes (rivista di geopolitica) www.limesonline.com.
Nella ricerca libera vengono evidenziati i primi 20 risultati
di 864 contenenti geopolitica.
Omnia
2001 nel dizionario riporta una stringatissima definizione:
"disciplina che studia ed analizza dal punto di vista politico
i Dati geografici di un paese o di uno Stato (economia, razza,
ecc.). Invece se si clicca su enciclopedia, poi su ricerca
libera, poi nelle voci si trova una definizione soddisfacente:
Omnia - © Istituto Geografico De Agostini S.p.A., Novara
- 2001
geopolìtica
area
di interesse scientifico, a cavaliere fra la geografia e le scienze
politiche, che studia la natura e le vicende delle società
umane, statualmente organizzate su determinati territori, in rapporto
all'ambiente geografico considerato in tutti i suoi aspetti. Le
origini della g. si possono riconoscere nel pensiero di H. Mackinder,
che, agli inizi del sec. XX, sottolineava l'importanza della posizione
geografica e dei fattori fisici nella potenza di uno Stato, con
ciò motivando il ruolo allora egemone della Gran Bretagna
nei rapporti commerciali a scala planetaria. Ma il fondatore della
g., nell'accezione tedesca (Geopolitik) che diverrà
dominante fra le due guerre, va riconosciuto in F. Ratzel, il
quale, influenzato dalla concezione hegeliana di Stato come unione
spirituale trascendente di tutti i membri di una comunità
nazionale, vi innestò la sua teoria geografica determinista.
L'interpretazione di uno stretto legame biologico fra natura e
Stato trovò convinti fautori, negli anni Venti, in R. Kjellen,
politologo svedese, e K. Haushofer, geografo tedesco: si consolidò
in tal modo, attorno alla rivista Zeitschrift für Geopolitik
(1924-44), una scuola di pensiero organicista, strumentalizzato
dal nazismo per giustificare l'esasperato nazionalismo, il razzismo
e le conseguenti mire espansionistiche, basate sul concetto ratzeliano
di Lebensraum (spazio vitale). Oggi il termine g. è
usato con diversi significati, che lo avvicinano sempre più
alla geografia politica in senso ampio: regionalizzazione politico-economica,
rapporti fra aree di influenza, effetti spaziali del potere (anche
in termini elettorali) e distribuzione del benessere sociale.
Si afferma sempre più, anche in Italia, la tendenza all'identificazione
della g. con una geografia politica innovata e adeguata ai nuovi
sviluppi della società e del territorio. Ciò avviene
nella pubblicistica, con la comparsa (1993) della rivista Limes,
mentre altre iniziative editoriali ripropongono saggi di K. Haushofer,
G. Roletto ed E. Massi, questi ultimi considerati gli esponenti
più significativi della g. italiana nel periodo interbellico.
Anche nella stampa quotidiana il termine viene usato con significato
generale, per spiegare decisioni ad ampio spettro che vanno dagli
equilibri delle relazioni e degli organismi internazionali alle
migrazioni, dagli approvvigionamenti di materie prime alle scelte
"strategiche" delle grandi manifestazioni sportive.
Nel mondo scientifico, in particolare della geografia, si segnalano
importanti convegni, come quello promosso dalla Società
Geografica Italiana (1993), e appaiono numerosi manuali, che contribuiscono
all'interpretazione dei rapporti interdisciplinari, dando luogo
a nuovi contributi teorici e operativi. Se al centro dell'attenzione
rimane pur sempre lo Stato, nelle sue componenti (territorio,
popolazione, sovranità) e articolazioni organizzative,
si afferma la tendenza a identificare la g. con la pianificazione
e programmazione, nel senso di allocazione spaziale delle risorse,
con la politica ambientale e con le relazioni economiche internazionali.
Un'interpretazione per molti versi originale è quella data
da A. Vallega (1994), il quale, in una approfondita riflessione
sul sistema mondo nel sec. XXI, propone il paradigma dello sviluppo
sostenibile, fondato, oltre che sulla conservazione dell'ambiente
e sull'uso efficiente delle risorse, su una marcata connotazione
etica, intesa essenzialmente come equità sociale. Nella
g. ricadrebbe, dunque, lo studio dei fattori geografici alla base
delle politiche di sviluppo eco-compatibile tendenti al miglioramento
della qualità della vita, in opposizione ai modelli di
crescita dimensionale (della popolazione, del reddito, dei consumi)
che, assumendo tendenze esponenziali, hanno portato – di fatto
– alla degradazione del patrimonio naturale e allo squilibrio
del territorio, nel suo assetto globale e regionale.
In
tutte queste definizioni, come è possibile notare, non
c’è alcun riferimento alla storia, benché i diritti
storici siano uno dei maggiori argomenti in geopolitica.
In
proposito si riporta questo passo di Yves Lacoste:
"La
sola maniera scientifica di affrontare qualsiasi problema geopolitico
è di porre subito in chiaro, come principio fondamentale,
che esso è espresso da rappresentazioni divergenti, contraddittorie
e più o meno antagoniste.
Bisogna
anche tener conto del fatto che ciascuna di queste rappresentazioni
non è unicamente fondata su dati spaziali e sulla situazione
presente. Ciascuna si riferisce alle situazioni e ai conflitti
precedenti, che rimontano più o meno indietro nel tempo.
Queste memorie selettive sono evidentemente cariche di giudizi
di valore. Ciascuna si fonda sulla sua versione della storia,
su antichi tracciati di frontiera, su configurazioni spaziali
di cui si conserva o meno la memoria, secondo le necessità
della causa. E’ il problema dei diritti storici che si
riferiscono a tale o talaltra carta o tale o talaltra descrizione
di geografia storica. Una certa rappresentazione, ad esempio,
riposa sui "tempi lunghi" per fondare i suoi diritti
su un lontano passato. Al contrario, i suoi avversari giocheranno
i "tempi brevi" se sono loro più favorevoli.
Tale rappresentazione "salta" tutto un periodo del passato
quello che invece valorizza il discorso avverso. Rari sono i ragionamenti
geopolitici che non fanno alcun riferimento alla storia e in cui
gli argomenti appaiono come unicamente spaziali [ …]
la geopolitica può essere considerata come metodo scientifico
("scienza" sarebbe ancora presuntuoso in un campo così
carico di contraddizioni) dal momento in cui l’una e l’altra tesi
rivale sono presentate in buona fede e si cerca di comprenderle
entrambe in profondità:"
(Yves
Lacoste, Che cos’è la geopolitica (IV), "Limes",
3, 94, pp.299-300)
Tra
le definizioni appena viste e questo testo di Yves Lacoste, pare
non esserci accordo: innanzi tutto sul fatto che la geopolitica
sia una scienza – o non piuttosto azione, strategia - e, in secondo
luogo, sull'oggetto di studio.
Per
procedere in conoscenza, conviene partire dal famoso articolo,
ancora di Yves Lacoste, Il ritorno della geopolitica, pubblicato
su "MicroMega" (4/91), subito dopo il disfacimento del blocco
sovietico.
Lacoste
constata, oltre al ritorno della geopolitica la diffusione di
un termine nuovo: geostrategia. I due termini vengono utilizzati
correntemente da giornalisti e da specialisti, pur riluttanti
sia a differenziarli che a considerarli come sinonimi.
Per
Lacoste si può considerare la geopolitica come un approccio
di tipo scientifico a condizione di partire dal carattere contraddittorio
delle affermazioni delle varie forze politiche (non soltanto dei
governi), ciascuna delle quali pretende di riferirsi a buon diritto
alla scienza e alla storia al fine di giustificare le proprie
ambizioni territoriali, o le posizioni che occupa.
Gli
approcci geopolitici non solo tengono conto delle caratteristiche
geografiche, ma ciascuno di essi è in funzione di un progetto.
Tali approcci sono sostanzialmente strategici e si rifanno alla
storia soltanto per giustificare posizioni o rivendicazioni territoriali.
La
problematica nazioni/territori è alla base di tutte
le controversie geopolitiche. Da Potsdam al 1991 è stata
occultata da due ideologie rivali: una affermava che le rivalità
tra nazioni erano secondarie di fronte al conflitto tra socialismo
e capitalismo, l'altra difendeva "il mondo libero" e con ciò
cercava di minimizzare le rivalità nazionali ereditate
dal passato. E' con il crollo dei regimi comunisti, con l'avanzata
delle rivendicazioni nazionali che la parola geopolitica, troppo
a lungo occultata è diventata una idea-forza della fine
del secolo scorso
Delle
nazioni vogliono essere indipendenti in Urss, nell'Europa centrale
e nei Balcani, ciascuna di esse vuole soprattutto avere il controllo,
il possesso di quello che ritiene il suo territorio storico.
Lacoste
sottolinea poi ancora come non si debba considerare la geopolitica
come una scienza, con delle pretese leggi in grado di opporre
il vero al falso, il giusto all'ingiusto, bensì "come l'approccio
razionale di un insieme di rappresentazioni e di argomenti contraddittori,
che esprimono le rivalità di diversi tipi di potere su
dei territori.
Intende
per geopolitica le discussioni e le controversie per cittadini
di una stessa nazione e riserva il termine geostrategia
alle rivalità ed antagonismi tra Stati o tra forze
politiche che si considerano assolutamente contrapposte.
Il
termine sottolinea l'importanza, in certi rapporti di forza, di
dati geografici che sono considerati come poste in gioco rilevanti
(uno stretto, un canale, i giacimenti di petrolio del Kuwait).
Volendo
fare degli esempi, l'invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein
nel 1990 attiene alla geostrategia, analogamente le ragioni dell'intervento
americano. Per contro, secondo la distinzione di Lacoste, rientra
nella geopolitica il dibattito svoltosi successivamente tra cittadini
sia in Francia che negli Stati Uniti.
A
conferma della tesi di Lacoste, basti pensare che la parola geopolitica
e l'insieme di idee che essa designava all'inizio apparvero proprio
nella Germania del 1918, nel momento del grande dibattito tra
cittadini che si interrogavano su ciò che conveniva fare:
accettare certe frontiere che gli alleati pretendevano di imporre
e rifiutarne assolutamente altre, dimostrare che esse erano ingiuste,
assurde, pericolose per il futuro? La geopolitica fu anzitutto
un dibattito democratico tra cittadini e soltanto quindici anni
dopo fu confiscata e soffocata dal partito nazista.
Questo
per quanto riguarda l'esponente più autorevole della scuola
francese che fa riferimento alla rivista Hérodote (Hérodote/Italia-Erodoto
inizialmente si presenta come edizione italiana dell'omonima rivista
francese di Y.L.).
Un
ruolo decisivo nel riportare in auge, in Italia, gli studi geopolitici
va riconosciuto alla rivista trimestrale, diretta da Lucio Caracciolo,
"Limes. Rivista Italiana di Geopolitica". Il primo numero esce
nel marzo 1993 ed è interamente dedicato al conflitto nell’ex
Jugoslavia ( il numero, di tragica utilità e attualità,
è stato ridistribuito nel mese di maggio scorso, mentre
infuriava la guerra del Kosovo). La rivista a differenza di "Hérodote"
e di "Hérodote-Italia" non è un prodotto
della geografia accademica o meno, bensì dell’editoria
specializzata e si caratterizza per una marcata trasversalità
dei suoi membri. Trasversalità che diede subito origine
a polemiche da parte di "Il Manifesto", poi riprese
da "Il Corriere della sera" nell’articolo Un lumbard
tra i cosmopoliti? Con Miglio si discute meglio del 31 marzo
1993. "Il Manifesto" aveva segnalato la stridente presenza
nel consiglio scientifico della rivista di Gianfranco Miglio:
"…non che si voglia censurare il suddetto, ma offrirgli una
poltrona nel consiglio scientifico non pare davvero il gesto più
coerente per una rivista che vuole sollecitare la riflessione
sull’interesse nazionale italiano" e "Il Corriere della
Sera" annotava: "…Nella fretta di smascherare l’aborrito
leghista, i censori del non hanno neppure registrato la presenza,
tra le pagine di Limes, di un nemico ben più insidioso:
quel generale Carlo Jean che è stato a lungo consigliere
di Francesco Cossiga per le questioni militari. Forse, tratti
in inganno dal cognome, avranno pensato che fosse uno stratega
di Mitterand".
Il
generale Carlo Jean, è stato curatore di una serie di volumi
sul pensiero strategico e, come appena visto, è stato consigliere
militare del Presidente della repubblica Francesco Cossiga. Marco
Antonsich individua in Jean "il capofila di un pensiero geopolitico
realista, strumento pratico per la definizione degli interessi
nazionali, vera e propria "geografia applicata" al governo degli
affari internazionali" (Marco Antonsich, Geopolitica e geografia
politica in Italia dal 1945 ad oggi, p. 17. Si tratta di un
saggio di grande interesse scaricabile gratuitamente da http://www.univ.trieste.it/~scipoli/quaderni,).
Grazie
anche all'esperienza maturata con "Limes", di cui è
stato uno dei fondatori, Jean arriva a pubblicare nel 1995, per
i prestigiosi tipi della Laterza, un volume che può definirsi
come il primo manuale di geopolitica.
Per
Jean, la ricomparsa della geopolitica, legata agli eventi internazionali
del post 1989, è un sintomo del riacutizzarsi della lotta
per il dominio dello spazio e un invito a ridefinire i propri
particolari interessi nazionali.
Jean
afferma la necessità di considerare accanto ai tre fattori
classici della geopolitica – la terra, il mare, l’aria – anche
un quarto elemento, il fuoco, ovvero la tecnologia, capace di
mutare il significato dei primi tre.
La
geopolitica nell’interpretazione di Jean assurge a "metodo
di ragionamento [...],
un
modo di pensare allo spazio, non in modo neutrale, oggettivo,
mantenendo le mani pulite, ma in funzione di propri progetti,
valori, visioni del mondo e della storia".
Posta
la non neutralità del sapere geopolitico Jean mostra attenzione
per gli aspetti più propriamente attivi racchiusi in quel
saper: la geopolitica come consigliere del principe, necessaria
riflessione che precede l’azione politica. Più che scienza
predittiva è mezzo di autocoscienza dei soggetti politici.
Se la geografia politica riguarda la politica avvenuta, la geopolitica
riguarda la politica futura; mentre la prima, seppur descrittiva
è comunque una scienza, la seconda è piuttosto una
metageografia.
Il
metodo per giungere a una corretta geopolitica, secondo Jean,
consiste di tre fasi:
- individuazione
delle rappresentazioni geografiche che esprimono le percezioni
profonde circa gli interessi nazionali e il senso dello spazio
proprio di ciascun popolo e che affondano le loro radici nella
sua storia e nella sua cultura e valori;
- L’elaborazione
di scenari geopolitici particolari e generali allo scopo di
individuare le tendenze e le dinamiche che probabilmente si
verificheranno per l’evoluzione dei fattori in gioco o per iniziativa
degli altri soggetti politici con cui si interagisce;
- Definizione
delle opzioni politiche disponibili per influire sul cambiamento
in maniera coerente con i propri interessi e valori.
Per
Jean, così come per "Limes" la geopolitica è
anche un necessario momento di dibattito democratico, perché
tanto più forte è la rimozione del dibattito pubblico
sugli interessi nazionali, tanto più essi saranno definiti
in modo oligarchico e antidemocratico.
Un
importante convegno di approfondimento storico ed epistemologico
sul tema della geografia politica e della geopolitica è
stato organizzato dal dipartimento di Scienze politiche dell'università
di Trieste "La costruzione della geopolitica in Italia: un difficile
cammino tra derive, silenzi contestazioni e proposte" (Trieste,
10 novembre 1995). Al convegno, organizzato da Marco Antonsich
e Maria Paola Pagnini, hanno partecipato, tra gli altri, anche
Giuseppe Dematteis e Lucio Caracciolo. Si riportano le principali
posizioni delineatesi nel convegno, così come le ha tratteggiate
Antonsich nel saggio già citato.
Dematteis
si è riconosciuto nella definizione che Jean ha dato della
geopolitica come azione. Più che disciplina conoscitiva,
infatti, la geopolitica è innanzi tutto disciplina performativa,
votata all’azione. Tra la geografia politica e la geopolitica
non esiste però un rapporto di conoscenza e azione: non
è, cioè, che la geopolitica sposti nel campo dell’azione
le conoscenze acquisite in campo geografico politico. Se un merito
la geopolitica l’ha avuto, è stato quello di rendere drammatica
l’ambiguità del sapere geografico. La geografia è
una metafora spaziale.
Secondo
Lucio Caracciolo, direttore di "Limes", la geopolitica
non è altro che un approccio di tipo razionale, pragmatico
e realista ai conflitti di potere sul territorio. Ricusando la
critica di nazionalismo rivolta alla rivista, Caracciolo ha ribadito
che compito di "Limes" è quello di riportare
in Italia il dibattito sul concetto di national interest. La geopolitica
è un mezzo attraverso il quale esplicitare gli interessi
nazionali dei diversi stati, innescando un dibattito democratico
sugli stessi. In particolare la geopolitica di "Limes"
è anche un tentativo di demistificazione della politica,
teso a svelare cosa si nasconda dietro a slogan ormai di dominio
pubblico, come globalizzazione, federalismo e unificazione europea.
Il
convegno è servito a riaffermare la necessità, per
la geografia, di riallacciare un dialogo con il "politico", elemento
consustanziale alla disciplina stessa. Cercare di nascondere la
natura politica di ogni discorso geografico vuol dire negare la
natura stessa della geografia. Privata di questa natura, dimenticata
cioè la lezione di Erodoto, la geografia rischierebbe di
perdere la sua ragion d'essere, di allontanarsi dalla realtà
e dai suoi problemi.
Infine,
proprio perché i problemi del nostro tempo ci stanno a
cuore, un ultimo invito (sono parole di Lacoste, "limes",3/94),
sull’opportunità di imparare a utilizzare la riflessione
geopolitica:
"…Checché
se ne dica le frontiere esistono e, se esse tendono a impallidire
in Europa occidentale, il diritto dei popoli a disporre di se
stessi le moltiplica dolorosamente in tutto L’Est europeo […]Ora,
la funzione del ragionamento geopolitico è anche quella
di un ponte che permetta di superare l’ostacolo, facendo capire
quali sono le idee e gli antagonismi da una parte e dall’altra
delle frontiere, la geopolitica aiuta a scavalcarle e, forse,
a contribuire a formare una disposizione d’animo che aiuti a cercare
la soluzione pacifica di alcuni conflitti".
Questo
percorso credo evidenzi come – nel caso della scuola superiore
- la ricchezza della ricerca non venga tanto dalle enciclopedie
multimediali, quanto dagli incroci tra documenti cartacei e navigazione
nel web (basti pensare a limesonline o alla relazione di Marco
Antonsich Geopolitica e geografia politica in Italia dal 1945
ad oggi scaricabile dal sito dell’università di Trieste.