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La
figura della fata innegabilmente affonda le sue radici nel medioevo,
le cui letterature ce ne restituiscono
l’immagine riflessa, talora nitida, talora evanescente come
inevitabilmente accade quando la ricezione è subordinata
alla presenza di un medium – quello artistico-letterario,
appunto – a cui in questo caso è a sua volta sovrapposto
un ulteriore filtro, quello culturale indotto dalla spessa coltre
di secoli attraverso cui osserviamo queste entità fragili
e potenti, dalle indubbie ascendenze surnaturali.
Come sovente accade quando i filtri si sommano e si sovrappongono,
anche i fenomeni di rifrazione si moltiplicano, offrendo al nostro
sguardo silhouettes che si
lasciano intuire sfaccettate e poliedriche, ma di cui non di rado ci è dato
cogliere solo pochi lati, vaghi contorni, quelli funzionali al progetto narrativo
in cui sono inserite, frequentemente già sottoposti al vaglio e/o alle
reinterpretazioni dell’ideologia dominante.
Duttile, versatile, eclettico, polimorfo: tale ci appare il personaggio della
fata nella letteratura, e prima ancora nel pensiero, medievale. Tanto da rendere
difficile stabilirne una fisionomia univocamente determinata. Morgana è sicuramente
una fata, nel senso che oggi attribuiamo al termine. Così pure Melusina – e
le sue numerose sodali – anche se alcuni aspetti della sua natura fatata
possono turbare le rigide tassonomie della nostra contemporaneità. Ma
Isotta? Per certo è una donna, in quanto soggetta alla morte, però possiede
poteri taumaturgici, e la madre sa confezionare pozioni di provata efficacia.
E Sibilla? Ella stessa conferma al Meschino di non essere fata, eppure è signora
di un mondo fatato. E le streghe della val di Fassa? Seguaci della donna
del
bon zogo, in nulla credono di offendere il Credo cristiano e sono fermamente
convinte di operare in favore della fertilità della terra e della prosperità della
comunità...
È questo che si propone il nostro convegno: investigare gli aspetti meno
noti di questa figura profondamente ambivalente capace di giungere tale, fra
alterne vicende, ben oltre i confini dell’era moderna, attraverso gli strumenti
di una ricerca interdisciplinare che sappia mettere a frutto gli insegnamenti
dell’antropologia, della filologia, dell’analisi storica e letteraria,
dell’iconografia.
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