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Patrocinato
dal Centro di cultura popolare “G.Ferraro”, un interessante
esperimento di elaborazione, in chiave contemporanea e jazzistica,
del patrimonio musicale popolare.
Il progetto
Il progetto
Varda la Lün-a a cura della musicista Alessandra
Patrucco, è nato dall’esigenza di fare emergere quegli
aspetti peculiari del patrimonio culturale, della storia e delle
tradizioni del Piemonte attraverso una ricerca e una personale
rielaborazione del materiale selezionato in particolare nell'area
dell'alessandrino, terra d'origine della cantante.
Questo progetto musicale si basa sulla realizzazione di composizioni
originali frutto dell'elaborazione, in chiave contemporanea e jazzistica,
del patrimonio musicale popolare, del folklore, dalle polifonie
del canto liturgico alle linee melodiche della musica da ballo.
L’idea sottesa alla composizione dei brani trae origine dall'intimo
legame proprio di tutte le culture arcaiche fra letteratura e musica
nella tradizione orale, dalla precisa intenzione di cogliere l’intima
natura dell’espressione popolare e di riproporla con un senso
moderno. ‘E così che dal recupero di filastrocche,
ninnenanne, detti e proverbi tradizionali in lingua piemontese,
poesie e testi inventati sempre in lingua piemontese, nascono nuove
canzoni o storie cantate come una volta insieme ad una sensibilità moderna,
ad una attenzione particolare per l’improvvisazione, per
il suono, alle possibiltà timbriche non solo della voce
ma anche degli altri strumenti. Tutti aspetti musicali che appartengono
alla tradizione più antica (prendendo distanza da un certo
folk revival) ma che sono al centro ancora oggi della ricerca musicale
contemporanea e d’avanguardia.
Questo aspetto dunque costituisce la ragione della necessità dell’ incontro
tra i musicisti e le comunità sul territorio ancora depositarie
di qualche “antica sapienza” che possa diventare quindi
terreno di scambio, materiale comune e concreta possibilità di
dare un senso attuale e sociale al patrimonio collettivo culturale
tradizionale, di renderlo vivo.
Insieme si cantano, raccontano e improvvisano canzoni e storie,
si creano e sperimentano nuovi paesaggi sonori attingendo a quella
memoria sonora e immaginaria che appartiene a tutti in ogni tempo
ma collocandola in un attuale contesto in cui il passato si fa
portatore del nuovo e l'attitudine contemporanea è messa
al servizio delle antiche radici popolari, originando un linguaggio
musicale nuovo che possa oltrepassare l’ambito locale e diventare
oggetto d’interesse internazionale e raggiungere un più vasto
pubblico.
Il progetto (che per i suoi aspetti di ricerca storica e filologica
si avvale della supervisione del dott. Franco Castelli, storico
e ricercatore presso l’ ISRAL di Alessandria e il CREL di
Rivoli) prevede l’incontro con i seguenti tre gruppi appartenenti
all’area dell’alessandrino in forma di laboratori:
I PIFFERAI e le VOCI LIBERE di Cosola in Alta Val Borbera (un gruppo
di montagne e valli divise, dal punto di vista amministrativo,
in ben quattro province di quattro regioni diverse ma che costituiscono
un'area omogenea, dove per secoli la gente ha vissuto in modi simili
e dove questa unità è testimoniata soprattutto dalla
musica tradizionale popolare), i SUNADUR DAL RAVI di Fubine (gruppo
delle colline del Monferrato che ha esplorato i suoni delle zucche),
i gruppi che prendono parte al carnevale della LACHERA di Rocca
Grimalda ( “La "Lachera" è una festa popolare
di Carnevale tra le più singolari e misteriose del vecchio
Piemonte rurale. Siamo a Rocca Grimalda, nell'Alto Monferrato ovadese,
in un'area di frontiera tra cultura ligure e cultura padano-piemontese,
in una periferia che (come già ricordava Mario Soldati a
proposito delle tradizioni culinarie del paese) sembra dare ragione
alla teoria bartoliana della conservatività delle aree marginali.” F.Castelli).
Questi laboratori offerti a cittadini aggregati intorno ad un interesse
popolare per la musica, a queste piccole comunità che restando
isolate hanno mantenuto una forte e peculiare identità culturale,
avranno una durata di tre giorni per un totale di otto ore e si
concluderanno con una esibizione aperta al pubblico che potrà essere
eterogeneo dato l’interesse trasversale del progetto.
Durante i laboratori i partecipanti verranno coinvolti nella produzione
musicale attraverso sperimentazioni sonore, uso non convenzionale
degli strumenti e improvvisazioni nel pieno rispetto della consolidata
originalità, verranno guidati e inseriti nell’esecuzione
delle composizioni appositamente create e fondate sul presupposto
dell’incontro e dello scambio. Si potrà fruire in
questo modo di una proposta artistica innovativa, di un’ esperienza
nuova.
Le attività di laboratorio elaborate infine insieme al Quintetto SASA’ ,
ben consolidato e d’ottima formazione, costituito da voce ed elettronica (Alessandra Patrucco), clarinetti (Simone Mauri), pianoforte (Angelo Conto),
contrabbasso (Stefano Risso), batteria e percussioni (Donato Stolfi), verranno
proposte in concerto, registrate, e incluse in un cd.
L’intero progetto con inizio nel giugno 2006, è stato inserito
fra gli eventi del 2007 per il Centenario della morte di Costantino Nigra e
segnalato a rassegne musicali e Festivals interessati all'ambito musicale di
riferimento.
Il CD
Sasà - Varda la lüna (Nota Records, 2007)
Varda
la lüna nasce con l'intento di cogliere alcuni degli
aspetti peculiari del patrimonio linguistico, della storia e delle
tradizioni piemontesi ed elaborarli attraverso un linguaggio musicale
e letterario vivo ed attuale. L’ispirazione dei brani trae
origine dall’intimo legame, proprio di tutte le culture arcaiche,
fra letteratura e musica nella tradizione orale: dal recupero di
filastrocche, ninnenanne, detti e proverbi tradizionali in lingua
piemontese nascono nuove canzoni o storie cantate come una volta,
insieme ad una sensibilità moderna dove la lingua piemontese
viene utilizzata e riscoperta anche per il suono e la musicalità che
essa possiede. Nella musica si possono riconoscere la forma-canzone,
suggestioni del jazz contemporaneo, linee melodiche della musica
da ballo; i testi originali sono a volte delle vere e proprie storie
cantate, altre volte descrivono delle suggestioni o delle situazioni
in maniera più o meno astratta. Entrambi affondano le loro
radici nell’antico patrimonio culturale popolare ed allo
stesso tempo cercano di oltrepassarne i confini. Il disco, e di
conseguenza lo spettacolo live, è strutturato in modo tale
da alternare le differenti formazioni all'interno dello stesso
quintetto e quindi da utilizzare a fondo le possibilità sonore
del gruppo.
La realizzazione del CD è stata sponsorizzata da: Regione
Piemonte, Provincia di Alessandria, Cassa di Risparmio di Alessandria,
ISRAL (Istituto per la Storia della Resistenza e della società contemporanea
in provincia di Alessandria), Associazione Viaggi con l’Asino,
Nota (www.nota.it).
Il gruppo ha suonato al: Etnomosaico Festival (Cassine, Al),
Circolo dei Lettori (Torino, www.lettori.it),
Casa Olimpia (Sestriere),
FolkClub (Torino)
Recensioni Tra le poche
autentiche sorprese discografiche che il 2007 ci ha riservato
metteremo senz’altro ai primi posti quest’intenso
lavoro dei piemontesi Sasà, ensemble folk progressivo guidato
dalla voce cristallina di Alessandra Patrucco, peraltro anche protagonista
della raccolta di testi tradizionali operata nella provincia di
Alessandria. La formazione utilizza clarinetto basso, pianoforte,
contrabbasso, batteria e qualche tocco di elettronica: si intuiscono
quindi radici jazz, trasfigurate in una ricerca di “altro” che
potrebbe rammentare, fatte le differenze, certe gloriose pagine
d’epoca targate Pentangle. Quando poi, come in “Cuntanda”,
il gioco sulle sillabe dure del piemontese calca le movenze di
un tala ritmico indiano il gioco diventa irresistibile (Guido Festinese, “World
Music Magazine” ).
Vanno principalmente
ad Alessandra Patrucco e ad Angelo Conto - rispettivamente vocalist
e pianista - i meriti di questo splendido
progetto che recupera motivi della tradizione piemontese - filastrocche,
proverbi, ninne nanne - per riadattarli ravvivandoli in una dimensione
jazz contagiata di avanguardia, sdilinquimenti blues e suggestioni
etniche, senza mai perdere quel senso di magica remissione, un
incanto misterioso e confortevole che sembra esalare da quel mondo
dietro l'angolo dimenticato un attimo fa (e sembra un secolo).
I germogli fanciulleschi di Tuca cicin e Trata burata finiscono
per stemperarsi in una fatamorgana di voci e farragini jazzy, processo
che in O lumaga diventa esplicito, iniziando con una sorta di field
recording della versione tradizionale che poi diluisce in un vaporoso
languore. Più che di una riattualizzazione, che avrebbe
rischiato di inciampare nei pericoli della contemporaneità ad
ogni costo, si tratta di un'accorata dimostrazione d'amore per
certe radici colpevolmente relegate nell'archeologia sonica, le
quail ricambiano mostrandosi vive, versatili, feconde di presente
e - perché no? - di futuro. Basta registrare bene – ovvero
con sincerità, impegno e ingegno - la sintonia tra piano,
contrabbasso, clarinetto, percussioni e la invero splendida voce
di Alessandra, capace di arguzia volatile, di brillante quieta
leggerezza. Allora possono accadere scioglilingua bossa-funk intricati
e intriganti (Cuntanda), rumbe-cha cha cha come un Paolo Conte
in vena di metafore felliniane (la title track), meditazioni paniche
(Valzer d'inverno) e calde fusioni jazz-soul (Admurese
an zé),
spiritual-folk (Su su - Poggiasole) e soavi mestizie in forma di
ballata (Anima placida). Un disco, che è anche uno spettacolo
live, meritevole di rispetto e attenzione (Stefano Solventi, “Sentire
Ascoltare”).
Alessandra Patrucco
alessandrapatrucco@gmail
www.myspace.com/alessandrapatrucco
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