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CARLO
DONA' (Università di Messina)
Il buon brigante fra XII e XIV secolo: una tipologia in formazione.
Il contributo
esamina la letteratura ‘filobrigantesca’ del
Medioevo europeo, passando in rassegna testi come Wistasse le Moine
e Fouke Fitz Warin per l’ambito anticofrancese, “Meier
Helmbrecht” per quello medioaltotedesco e The Tale of Gamelyn
per quello medioinglese, cercando di definire quella figura del ‘buon
brigante’ che, fra XIV e XV secolo, porterà alla fioritura
delle ballate su Robin Hood. In particolare, vengono per la prima
volta analizzate in questa prospettiva le molte fonti religiose
che ci parlano di briganti ’buoni’, ‘convertiti’ o
addirittura ‘santi’.”
Carlo Donà,
nato a Padova nel 1959, è professore
ordinario di Filologia Romanza all'Università di Messina.
Si è occupato soprattutto del territorio di confine tra
letteratura e folklore; ha al suo attivo un volume sulla tradizione
della favola di inganni, un saggio sul tema dell'animale guida,
alcuni volumi di traduzioni (soprattutto dal francese antico),
e parecchi saggi di tematologia e comparatistica letteraria.
MARIA PIA PAGANI (Università di Pavia)
La “gaia morte” di Arlecchino-brigante: Nikolaj
Evreinov e lo splendore dei supplizi in Russia
Un secolo fa,
nel 1906, Nikolaj N. Evreinov (1879-1953) pubblicò a
Mosca la sua tesi di laurea, dal titolo Storia delle pene corporali
in Russia, vincendo anche un premio statale di studio. Si tratta
di una vasta panoramica, supportata da una ricca ricerca bibliografica
e iconografica, sugli spettacolari supplizi per i briganti russi.
Questo testo - sino ad ora mai tradotto in italiano - ha silenziosamente
segnato la straordinaria sua carriera teatrale, anche in seguito
all’esilio in Occidente, cominciato con una tournée
agli inizi del 1925: lo conferma La gaia morte, “arlecchinata
in un atto con un breve ma divertentissimo prologo e con alcune
parole finali per conto dell’autore”, rappresentata
per la prima volta in Russia nel 1909 e applaudita in tutto il
mondo. Pur essendo già avanti negli anni, Arlecchino-brigante
ha commesso una malefatta delle sue innamorandosi della moglie
di Pierrot, ma affronta con il sorriso sulle labbra la condanna
per adulterio…
Maria
Pia Pagani è una giovane studiosa dell’Università di
Pavia. Relatrice a numerosi convegni, è traduttrice e autrice
di saggi sul teatro nell’Europa dell’Est e sul mondo
dei giullari, dei cantastorie e dei “folli in Cristo” della
tradizione bizantino-slava. Ha curato la prima edizione italiana
de I santi dell’antica Russia (2000) del teologo e medievista
G. P. Fedotov, ha pubblicato la monografia Le maschere della santità.
Attori e figure del sacro nel teatro antico-russo (2004, Premio
Cesare Angelini Sezione Giovani) e il volume Starec Afanasij. Un
folle in Cristo dei nostri giorni (2005); ha collaborato all’edizione
italiana de L’Apocalisse (2005) del regista Andrej Tarkovskij,
con prefazione di Mario Luzi.
VINCENZO
PADIGLIONE (Università di
Roma, Museo del Brigantaggio di Itri) La ridefinizione patrimoniale
del brigante: memorie, performances, musei
Luoghi e genti,
che dettero originaria attuazione al brigantaggio e che ne furono
sempre estraniati dal potere di giudicarlo, tornano
ad essere protagonisti in pratiche conoscitive ed espressive di
recupero e riuso. Ne fissano il significato ad un tempo di ferita
e di risorsa culturale, di oggetto interno d’affezione e
di marchio territoriale. L’Italia dei tanti Comuni - che
aveva prodotto insorgenze e brigantaggio - pretende di riprendere
il controllo dei significati e degli usi che dal brigantaggio è possibile
derivare. La relazione intende riflettere sul processo di patrimonializzazione
del brigante a partire dalla cura dell'allestimento del Museo del
Brigantaggio di Itri (LT) e e dalla progettazione (insieme a Fulvia
Caruso) del Museo del
Brigantaggio di Cellere (VT).
Vincenzo
Padiglione,
professore di Antropologia culturale e museale presso l’Università di
Roma “La Sapienza”,
ha realizzato e progettato l’Etnomuseo dei Monti Lepini e
il Museo del Brigantaggio di Itri (LT) e sta realizzando (insieme
a Fulvia Caruso) il Museo del Brigantaggio del Nord del Lazio a
Cellere (VT).
EDOARDO
SANGUINETI (Università di Genova)
Lucini e il brigante. Il mito del bandito in poesia
Prendendo
lo spunto da una poesia di Lucini ispirata alla vicenda di Musolino,
l’intervento cercherà di scoprire come
un poeta anarco-aristocratico poteva leggere il problema del
brigantaggio e come la poesia potesse sviluppare la mitologia
del fuorilegge
con quella simpatia di contestazione del potere e quella fascinazione
(non priva di risvolti erotici) che il personaggio brigante
ha sempre esercitato sulle classi popolari.
Edoardo
Sanguineti, poeta, critico, saggista, ha fatto parte del Gruppo
63 e ha insegnato
nelle Università di Salerno
e di Genova.
SIMONETTA CEGLIE (Archivio di Stato di Roma)
“Elisa, Rosa e le altre”: fonti d’archivio per una storia del
brigantaggio “al femminile” nel Lazio pontificio del XIX secolo
L’ intervento intende rintracciare alcune storie di brigantesse
operanti in area laziale nei due momenti “caldi” del
brigantaggio ottocentesco (gli anni 1800-1825 e il decennio 1860-1870),
attraverso l’analisi della documentazione conservata presso
alcuni Istituti archivistici del Lazio, in particolare presso l’Archivio
di Stato di Roma. Vicende esemplificative che utilizzerò per
tentare di delineare ruoli e funzioni delle donne all’interno
delle bande brigantesche del periodo in esame.
Simonetta
Ceglie,
laureata in Lettere, con tesi in Storia moderna, all’Università degli studi di Roma “La Sapienza”,
dove ha conseguito il perfezionamento in Scienze demo-etno-antropologiche
sotto la presidenza del prof. Luigi M. Lombardi Satriani, diplomata
alla Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica dell’Archivio
di Stato di Roma, lavora da alcuni anni presso l’Archivio
di Stato di Roma nel Servizio Mostre e manifestazioni culturali.
In particolare si è occupata, nell’ambito della mostra “Ne
delicta remaneant impunita. Giustizia e criminalità nello
Stato Pontificio (secc. XVI-XIX)”, realizzata nel 2002, delle
tematiche relative al banditismo-brigantaggio nel Lazio pontificio.
Tra le pubblicazioni si segnala “Di folta selva per le vie
coperte”: dai banditi del Cinquecento ai briganti dell’Ottocento” in
Giustizia e criminalità nello Stato pontificio: ne delicta
remaneant impunita, a cura di M. Calzalori, M. Di Sivo, E. Grantaliano,
Quaderno n. 4 della “Rivista storica del Lazio”, Roma,
Gangemi, 2001.
DARIO
ALTOBELLI (Università di Roma "La Sapienza")
"
L'ultimo brigante": Giuseppe Musolino.
Chi era Giuseppe
Musolino, l' "ultimo brigante" nell'Italia
di inizio Novecento che tenne in scacco per tre anni lo Stato e
il cui caso appassionò a lungo l'opinione pubblica? Subito
fatto oggetto di canti e poesie popolari, di romanzi e drammi teatrali,
attorno alla sua figura di bandito giustiziere si scatenò un
acceso dibattito politico e scientifico che vide fra i suoi protagonisti
personalità come Cesare Lombroso e Silvio Venturi, Giovanni
Pascoli e Leonardo Bianchi. Catturato in fuga nelle campagne di
Urbino, dopo aver compiuto sette omicidi, e condannato all'ergastolo
alla fine di un breve processo che fece scalpore, Musolino trascorse
il resto della sua vita tra carcere e manicomio per morire all'età di
ottant'anni ancora circondato dall'affetto e dalla curiosità della
gente. La relazione ripercorrerà la vicenda del bandito
calabrese soffermandosi su alcuni dei suoi significati culturali
e simbolici e provando a indagare poteri e saperi costituiti o
in formazione osservati su un caso emblematico con il quale la
mitologia brigantesca sembra giungere a un punto definitivo di
saturazione e conclusione.
Dario
Altobelli,
dottore di ricerca in discipline demoetnoantropologiche presso
l'Università di Roma "La Sapienza", si
occupa prevalentemente di antropologia storica e giuridica e di
archivistica; è docente a contratto in Sociologia giuridica
presso la Facoltà di Scienze Politiche, Università di
Roma "La Sapienza", sede di Pomezia.
MAURO GERACI
(Università di Messina)
I cantastorie e la metafora del brigante. Riflessioni poetico-musicali
sulla storia comune
Al di là delle specifiche vite dei briganti che, com’è noto,
costituiscono inesauribili risorse narrative tanto per i poeti
contadini a braccio quanto per la letteratura popolare a stampa
prodotta o diffusa dai poeti-cantastorie non soltanto in Italia,
la relazione esplorerà la portata metaforica che le storie
brigantesche continuano ad assumere in tali prospettive comunicative
e conoscitive. In particolare, cercherà di far emergere
i movimenti esegetici, retorici e simbolici attraverso cui i cantastorie
sviluppano una propria poetica dei briganti e del brigantaggio,
ai fini di una riflessione critica e di piazza sulle ancora attuali
contraddizioni della storia italiana, tra localismi e nazionalismi.
Mauro Geraci,
da più di vent'anni segue con grande interesse
scientifico lo spettacolo dei poeti-cantastorie siciliani. Professore
associato di Etnologia presso l'Università degli Studi di
Messina, è autore del volume Le ragioni dei cantastorie.
Poesia e realtà nella cultura popolare del Sud (Roma, Il
Trovatore 1996), libro che costituisce il primo studio sistematico
di tutti gli aspetti relativi alla comunicazione, alla letteratura
e al sapere dei cantastorie siciliani. Più recentemente
ha pubblicato uno studio sui silenzi retorici e simbolici della
poesia siciliana dal titolo Il silenzio svelato. Rappresentazioni
dell'assenza nella poesia popolare in Sicilia (Roma, Meltemi, 2002),
e La mia vita di cantastorie (Brescia, Grafo, 2006), lavoro antropologico
incentrato sull’autobiografia di Vito Santangelo. Da un anno
a questa parte, il suo interesse etnografico s’è però spostato
sull’Albania, dove la canzone e i circuiti a essa connessi
rivestono un ruolo importante nella gestione delle tensioni politico-sociali
esplose soprattutto dopo la caduta del comunismo.
POMPEO VAGLIANI (Fondazione Tancredi di Barolo, Torino)
Hic sunt latrones. Incursioni nel territorio dell’imaginario
brigantesco
Marginalizzati
e tenuti a distanza, quando non soppressi fisicamente, i briganti
occupano prepotentemente il territorio dell’immaginario
attraverso i vari media che via via rendono disponibili alla gente
le loro figure e le loro storie, dalla pittura di genere dei bamboccianti
secenteschi, alle illustrazioni dei libri dei viaggiatori che tra
Sette e Ottocento intraprendevano il Gran Tour nel “Paese
dove fioriscono i limoni”.
Nella prima metà dell’Ottocento, accanto a interpretazioni
romantiche si assiste alla sterminata produzione di stampe, incisioni
prima e litografie poi, che fissano per sempre l’iconografia
brigantesca: i tipi, il costume, le positure, le situazioni, fino
ai fotogrammi ancora di gusto neoclassico che Bartolomeo Pinelli
(Il Sor Meo del Belli) fissa sulla carta ma anche in gruppi plastici
di grande suggestione.
Nel secondo Ottocento, dopo le sanguinose repressioni, i briganti
entrano nell’epos della letteratura popolare, in cui vicende
storiche e figure di personaggi protagonisti, s’intrecciano
sempre di più con gli eroi dell’immaginario, interpretando
i desideri di rivalsa contro i soprusi dei potenti nei confronti
delle popolazioni più deboli, a cui spesso essi porgono
aiuto.
Nella fiorente editoria popolare di fine secolo, da Perino di Roma,
a Salani di Firenze, e nelle testate dei grandi periodici illustrati,
o nelle dispense di Nerbini del primo Novecento, trovano ampio
spazio le immagini più truculente, e di qui sconfinano verso
il territorio infanzia, entrando nel tessuto narrativo delle fiabe,
grazie in particolare a personaggi “ponte” come la
scrittrice Emma Perodi.
Briganti sono gli “assassini” che inseguono l’ostinato
Pinocchio dopo l’agguato nel bosco, e l’iconografia
di Mazzanti e di Chiostri, i primi figurinai del burattino, ne
registra puntualmente gli attributi; briganti sono gli orchi o
i vagabondi che “rapiscono” i bambini per le strade
per poi costringerli a servirli o a lavorare. Un rischio che consegue
sempre ad una trasgressione, ma che ha in sé il fascino
di un mondo “altro”, insieme temuto e desiderato.
Pompeo
Vagliani,
docente a contratto del corso di Storia della Letteratura per
Ragazzi presso la Facoltà di Lettere e Filosofia
dell’Università degli Studi di Torino. Autore di volumi
e articoli sulla storia della letteratura per l’infanzia, è stato
per 10 anni direttore della Fondazione Alberto Colonnetti di Torino,
Centro studi della letteratura giovanile. Presidente della Fondazione
Tancredi di Barolo, ha curato l’avvio a Palazzo Barolo del
Museo della Scuola e del libro per l’infanzia (dicembre 2003),
realizzato a partire dalle collezioni da lui donate alla Fondazione.
LUCA MALAVASI
(Università dell’Insubria-Varese)
Ombre elettriche di briganti stranieri
La figura del
brigante, liberata dal contesto storico della sua apparizione
e azione, ha costituito lungo il Novecento un “universale” aperto
ai più svariati investimenti di senso; così, pur
mantenendo intatte certe caratteristiche di base, il “personaggio” – tra
mito e archetipo – ha finito per incarnare tensioni, conflitti
e attriti sociali su sfondi politici, geografici e culturali non
necessariamente legati alla sua cronaca storica. L’intervento
ne vorrebbe mettere a fuoco – attraverso un ristretto ma
emblematico corpus di pellicole straniere – costanti figurative
e tematiche, passando dai vari Robin Hood della Hollywood classica
alla figura del gangster fino ai giovani ribelli degli anni Sessanta
(Bonny and Clide, Il bandito delle ore 11): tutti eredi della “lezione”,
tra storia e leggenda, offerta dalle gesta dei briganti, paladini
dell’insofferenza alle regole, della resistenza ai poteri
costituiti e allo status quo, del richiamo a un ordine più giusto.
Luca
Malavasi (Vigevano, 1975) si è laureato in Storia
e critica del cinema a Pavia con Alberto Farassino e ha conseguito
un Dottorato di ricerca presso l’Università Cattolica
di Milano. Nel 2001 ha vinto il Premio Ferrero (sezione saggi),
e da allora collabora a Cineforum. Scrive di libri sulle pagine
di cultura de il manifesto e su Close-up. Ha pubblicato numerosi
saggi in volume e in rivista, sia di carattere storico, sia di
carattere teorico. È docente di Teoria e tecniche dei linguaggi
audiovisivi presso l’Università dell’Insubria
di Varese e di Metodologia dell’analisi del cinema e dell’audiovisivo
presso la Cattolica di Milano, e collabora alla cattedra di Storia
e critica del cinema dell’Università di Pavia. Ha
pubblicato le monografie Gabriele Salvatores (Il Castoro, 2005)
e Mario Soldati (Il Castoro, 2006) e, come co-curatore, La materia
dei sogni. L’impresa cinematografica in Italia (Carocci,
2006).
NUCCIO
LODATO (Università di Pavia)
Ombre elettriche di briganti italiani
Una concisa
selezione di riferimenti cronologici e visivi in otto nostri
cineasti di diverse generazioni. Dal decano Camerini, classe
1895 al più… giovane Benvenuti, 1946: in mezzo a loro
Soldati e Castellani, Germi e Rosi, De Seta e Squitieri. Analizzando
come nei film da essi dedicati all’argomento, ciascuno si
sia atteggiato nei confronti di un fenomeno (che fa tutt’uno
con la storia nazionale, pre- e post-unitaria) definito dal classico
studio di Franco Molfese “complesso e confuso nelle sue manifestazioni,
per taluni versi ancora oscuro”. Come la querelle, anche
filmica, su Salvatore Giuliano, nella quale si fronteggiano la
lontana lettura di Rosi nel film omonimo, a quella recentissima,
polemicamente contrappostavi, di Benvenuti con Segreti di Stato.
Con l’ulteriore apporto di una lettera dalla Sicilia di Indro
Montanelli del ’49, appena edita: nella quale il contrapporsi
(nella realtà) tra il colonnello Luca e il commissario Messana
anticipa esattamente quello (metaforico?) tra il capitano Giordani
e il commissario Siceli, delineato tre anni dopo da Germi nel Brigante
di Tacca del Lupo.
Nuccio
Lodato,
professore a contratto di Storia e critica del cinema all’Università di
Pavia e condirettore del festival della critica “Ring!” (quinta
edizione ad Alessandria dal 28 al 30 settembre), collabora da
quarant’anni
a riviste specializzate nazionali – da un quarto di secolo
fedele a <Cineforum> - ed è autore o curatore di numerose
monografie e raccolte. I suoi interessi insistono sulle aree produttive
italiana, francese e statunitense (sonore e mute, industriali e
off), la storia dell’editoria e della critica, e soprattutto
sulla concreta diffusione territoriale della cultura filmica. Lavora
a due diverse monografie -Jean Renoir, Ingrid Bergman- e sta finalmente
chiudendo, per lontano mandato dell’Accademia Urbense, un’ampia
silloge di materiali sul grande direttore della fotografia ovadese
Ubaldo Arata.
ISABELLA
MARIA ZOPPI (Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea
- CNR, Torino) Banditi e ribelli nella canzone d’autore
Spaziando nel
campo della canzone d’autore italiana, l’intervento
si propone di presentare, a titolo esemplificativo e non certo
esaustivo, una panoramica di testi incentrati sulle figure dell’alterità rispetto
all’ordine costituito, quelle che, muovendosi ai margini
della società, forse proprio per questo riescono meglio
a definirla e a raccontarla. Dunque si metterà in scena
una rassegna di personaggi di diversa devianza, dagli interpreti
emblematici di una varia e vera malavita (il bandito, lo scippatore,
lo spacciatore, la prostituta) ai protagonisti rubati alla realtà,
come Landru o Sante Pollastro, fino agli eroi della letteratura
che nell’immaginario collettivo incarnano il desiderio comune
di rivolta e redenzione, come Robin Hood, oppure di fuga e rifondazione,
come Peter Pan.
Isabella
Maria Zoppi lavora a Torino come ricercatore dell'Istituto di Storia
dell'Europa mediterranea del Consiglio Nazionale delle
Ricerche, ma è anche la cantautrice Isa, che dal 1985 sviluppa
una personale e colta ricerca tra suoni acustici e ritmi latini,
jazz e contaminazioni mediterranee (Disoriente, 2003; Porta dei
Canti, 2005).
MATERIALI
DIDATTICI: REPERTORIO
BRIGANTI POPOLARI ITALIANI , a cura di MILO JULINI Su idea di
Franco Castelli, il Repertorio si propone di allestire schede
dedicate ai briganti che già in vita e soprattutto
dopo la morte - di solito violenta o sul patibolo - hanno assunto
nel giudizio delle popolazioni delle zone teatro delle loro scorribande
il carattere di banditi gentiluomini e di Robin Hood che “rubavano
ai ricchi per dare ai poveri”. Il Repertorio è suddiviso
per regioni, tenendo presente la struttura territoriale degli stati
preunitari. Di ogni personaggio si offrono gli elementi per caratterizzarlo
(ritratto, definizione, area geografica, periodo storico, cenni
biografici e riferimenti alle leggende sorte su di lui), nonché i
dati per approfondirne la conoscenza (bibliografia). Sono già state
completate le schede relative ai briganti del Piemonte e ad alcuni
rilevanti personaggi del Nord e Centro Italia. Le schede riguardanti
il Centro Sud e la Sardegna sono in corso di allestimento.
Milo
Julini,
nato a Torino nel 1951, da molti anni si occupa come cultore
della ricostruzione di vicende criminali in Torino e in
Piemonte, nel periodo risorgimentale per analizzare le modalità di
repressione del crimine, gli uomini e le strutture della giustizia
di questa importante epoca. Sull’argomento, è autore
di vari articoli e libri.
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