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Briganti e cultura popolare. 23-24 settembre 2006 XI Convegno internazionale del Laboratorio Etno-Antropologico di Rocca Grimalda. Abstracts delle relazioni

 

 

CARLO DONA' (Università di Messina)
Il buon brigante fra XII e XIV secolo: una tipologia in formazione.

Il contributo esamina la letteratura ‘filobrigantesca’ del Medioevo europeo, passando in rassegna testi come Wistasse le Moine e Fouke Fitz Warin per l’ambito anticofrancese, “Meier Helmbrecht” per quello medioaltotedesco e The Tale of Gamelyn per quello medioinglese, cercando di definire quella figura del ‘buon brigante’ che, fra XIV e XV secolo, porterà alla fioritura delle ballate su Robin Hood. In particolare, vengono per la prima volta analizzate in questa prospettiva le molte fonti religiose che ci parlano di briganti ’buoni’, ‘convertiti’ o addirittura ‘santi’.”

Carlo Donà, nato a Padova nel 1959, è professore ordinario di Filologia Romanza all'Università di Messina. Si è occupato soprattutto del territorio di confine tra letteratura e folklore; ha al suo attivo un volume sulla tradizione
della favola di inganni, un saggio sul tema dell'animale guida, alcuni volumi di traduzioni (soprattutto dal francese antico), e parecchi saggi di tematologia e comparatistica letteraria.


MARIA PIA PAGANI (Università di Pavia)
La “gaia morte” di Arlecchino-brigante: Nikolaj Evreinov e lo splendore dei supplizi in Russia

Un secolo fa, nel 1906, Nikolaj N. Evreinov (1879-1953) pubblicò a Mosca la sua tesi di laurea, dal titolo Storia delle pene corporali in Russia, vincendo anche un premio statale di studio. Si tratta di una vasta panoramica, supportata da una ricca ricerca bibliografica e iconografica, sugli spettacolari supplizi per i briganti russi. Questo testo - sino ad ora mai tradotto in italiano - ha silenziosamente segnato la straordinaria sua carriera teatrale, anche in seguito all’esilio in Occidente, cominciato con una tournée agli inizi del 1925: lo conferma La gaia morte, “arlecchinata in un atto con un breve ma divertentissimo prologo e con alcune parole finali per conto dell’autore”, rappresentata per la prima volta in Russia nel 1909 e applaudita in tutto il mondo. Pur essendo già avanti negli anni, Arlecchino-brigante ha commesso una malefatta delle sue innamorandosi della moglie di Pierrot, ma affronta con il sorriso sulle labbra la condanna per adulterio…

Maria Pia Pagani è una giovane studiosa dell’Università di Pavia. Relatrice a numerosi convegni, è traduttrice e autrice di saggi sul teatro nell’Europa dell’Est e sul mondo dei giullari, dei cantastorie e dei “folli in Cristo” della tradizione bizantino-slava. Ha curato la prima edizione italiana de I santi dell’antica Russia (2000) del teologo e medievista G. P. Fedotov, ha pubblicato la monografia Le maschere della santità. Attori e figure del sacro nel teatro antico-russo (2004, Premio Cesare Angelini Sezione Giovani) e il volume Starec Afanasij. Un folle in Cristo dei nostri giorni (2005); ha collaborato all’edizione italiana de L’Apocalisse (2005) del regista Andrej Tarkovskij, con prefazione di Mario Luzi.


VINCENZO PADIGLIONE (Università di Roma, Museo del Brigantaggio di Itri) La ridefinizione patrimoniale del brigante: memorie, performances, musei

Luoghi e genti, che dettero originaria attuazione al brigantaggio e che ne furono sempre estraniati dal potere di giudicarlo, tornano ad essere protagonisti in pratiche conoscitive ed espressive di recupero e riuso. Ne fissano il significato ad un tempo di ferita e di risorsa culturale, di oggetto interno d’affezione e di marchio territoriale. L’Italia dei tanti Comuni - che aveva prodotto insorgenze e brigantaggio - pretende di riprendere il controllo dei significati e degli usi che dal brigantaggio è possibile derivare. La relazione intende riflettere sul processo di patrimonializzazione del brigante a partire dalla cura dell'allestimento del Museo del Brigantaggio di Itri (LT) e e dalla progettazione (insieme a Fulvia Caruso) del Museo del
Brigantaggio di Cellere (VT).

Vincenzo Padiglione, professore di Antropologia culturale e museale presso l’Università di Roma “La Sapienza”, ha realizzato e progettato l’Etnomuseo dei Monti Lepini e il Museo del Brigantaggio di Itri (LT) e sta realizzando (insieme a Fulvia Caruso) il Museo del Brigantaggio del Nord del Lazio a Cellere (VT).


EDOARDO SANGUINETI (Università di Genova)
Lucini e il brigante. Il mito del bandito in poesia

Prendendo lo spunto da una poesia di Lucini ispirata alla vicenda di Musolino, l’intervento cercherà di scoprire come un poeta anarco-aristocratico poteva leggere il problema del brigantaggio e come la poesia potesse sviluppare la mitologia del fuorilegge con quella simpatia di contestazione del potere e quella fascinazione (non priva di risvolti erotici) che il personaggio brigante ha sempre esercitato sulle classi popolari.

Edoardo Sanguineti, poeta, critico, saggista, ha fatto parte del Gruppo 63 e ha insegnato nelle Università di Salerno e di Genova.


SIMONETTA CEGLIE (Archivio di Stato di Roma)
“Elisa, Rosa e le altre”: fonti d’archivio per una storia del brigantaggio “al femminile” nel Lazio pontificio del XIX secolo

L’ intervento intende rintracciare alcune storie di brigantesse operanti in area laziale nei due momenti “caldi” del brigantaggio ottocentesco (gli anni 1800-1825 e il decennio 1860-1870), attraverso l’analisi della documentazione conservata presso alcuni Istituti archivistici del Lazio, in particolare presso l’Archivio di Stato di Roma. Vicende esemplificative che utilizzerò per tentare di delineare ruoli e funzioni delle donne all’interno delle bande brigantesche del periodo in esame.

Simonetta Ceglie, laureata in Lettere, con tesi in Storia moderna, all’Università degli studi di Roma “La Sapienza”, dove ha conseguito il perfezionamento in Scienze demo-etno-antropologiche sotto la presidenza del prof. Luigi M. Lombardi Satriani, diplomata alla Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica dell’Archivio di Stato di Roma, lavora da alcuni anni presso l’Archivio di Stato di Roma nel Servizio Mostre e manifestazioni culturali. In particolare si è occupata, nell’ambito della mostra “Ne delicta remaneant impunita. Giustizia e criminalità nello Stato Pontificio (secc. XVI-XIX)”, realizzata nel 2002, delle tematiche relative al banditismo-brigantaggio nel Lazio pontificio. Tra le pubblicazioni si segnala “Di folta selva per le vie coperte”: dai banditi del Cinquecento ai briganti dell’Ottocento” in Giustizia e criminalità nello Stato pontificio: ne delicta remaneant impunita, a cura di M. Calzalori, M. Di Sivo, E. Grantaliano, Quaderno n. 4 della “Rivista storica del Lazio”, Roma, Gangemi, 2001.


DARIO ALTOBELLI (Università di Roma "La Sapienza")
" L'ultimo brigante": Giuseppe Musolino.

Chi era Giuseppe Musolino, l' "ultimo brigante" nell'Italia di inizio Novecento che tenne in scacco per tre anni lo Stato e il cui caso appassionò a lungo l'opinione pubblica? Subito fatto oggetto di canti e poesie popolari, di romanzi e drammi teatrali, attorno alla sua figura di bandito giustiziere si scatenò un acceso dibattito politico e scientifico che vide fra i suoi protagonisti personalità come Cesare Lombroso e Silvio Venturi, Giovanni Pascoli e Leonardo Bianchi. Catturato in fuga nelle campagne di Urbino, dopo aver compiuto sette omicidi, e condannato all'ergastolo alla fine di un breve processo che fece scalpore, Musolino trascorse il resto della sua vita tra carcere e manicomio per morire all'età di ottant'anni ancora circondato dall'affetto e dalla curiosità della gente. La relazione ripercorrerà la vicenda del bandito calabrese soffermandosi su alcuni dei suoi significati culturali e simbolici e provando a indagare poteri e saperi costituiti o in formazione osservati su un caso emblematico con il quale la mitologia brigantesca sembra giungere a un punto definitivo di saturazione e conclusione.

Dario Altobelli, dottore di ricerca in discipline demoetnoantropologiche presso l'Università di Roma "La Sapienza", si occupa prevalentemente di antropologia storica e giuridica e di archivistica; è docente a contratto in Sociologia giuridica presso la Facoltà di Scienze Politiche, Università di Roma "La Sapienza", sede di Pomezia.


MAURO GERACI (Università di Messina)
I cantastorie e la metafora del brigante. Riflessioni poetico-musicali sulla storia comune

Al di là delle specifiche vite dei briganti che, com’è noto, costituiscono inesauribili risorse narrative tanto per i poeti contadini a braccio quanto per la letteratura popolare a stampa prodotta o diffusa dai poeti-cantastorie non soltanto in Italia, la relazione esplorerà la portata metaforica che le storie brigantesche continuano ad assumere in tali prospettive comunicative e conoscitive. In particolare, cercherà di far emergere i movimenti esegetici, retorici e simbolici attraverso cui i cantastorie sviluppano una propria poetica dei briganti e del brigantaggio, ai fini di una riflessione critica e di piazza sulle ancora attuali contraddizioni della storia italiana, tra localismi e nazionalismi.

Mauro Geraci, da più di vent'anni segue con grande interesse scientifico lo spettacolo dei poeti-cantastorie siciliani. Professore associato di Etnologia presso l'Università degli Studi di Messina, è autore del volume Le ragioni dei cantastorie. Poesia e realtà nella cultura popolare del Sud (Roma, Il Trovatore 1996), libro che costituisce il primo studio sistematico di tutti gli aspetti relativi alla comunicazione, alla letteratura e al sapere dei cantastorie siciliani. Più recentemente ha pubblicato uno studio sui silenzi retorici e simbolici della poesia siciliana dal titolo Il silenzio svelato. Rappresentazioni dell'assenza nella poesia popolare in Sicilia (Roma, Meltemi, 2002), e La mia vita di cantastorie (Brescia, Grafo, 2006), lavoro antropologico incentrato sull’autobiografia di Vito Santangelo. Da un anno a questa parte, il suo interesse etnografico s’è però spostato sull’Albania, dove la canzone e i circuiti a essa connessi rivestono un ruolo importante nella gestione delle tensioni politico-sociali esplose soprattutto dopo la caduta del comunismo.


POMPEO VAGLIANI (Fondazione Tancredi di Barolo, Torino)
Hic sunt latrones. Incursioni nel territorio dell’imaginario brigantesco

Marginalizzati e tenuti a distanza, quando non soppressi fisicamente, i briganti occupano prepotentemente il territorio dell’immaginario attraverso i vari media che via via rendono disponibili alla gente le loro figure e le loro storie, dalla pittura di genere dei bamboccianti secenteschi, alle illustrazioni dei libri dei viaggiatori che tra Sette e Ottocento intraprendevano il Gran Tour nel “Paese dove fioriscono i limoni”.
Nella prima metà dell’Ottocento, accanto a interpretazioni romantiche si assiste alla sterminata produzione di stampe, incisioni prima e litografie poi, che fissano per sempre l’iconografia brigantesca: i tipi, il costume, le positure, le situazioni, fino ai fotogrammi ancora di gusto neoclassico che Bartolomeo Pinelli (Il Sor Meo del Belli) fissa sulla carta ma anche in gruppi plastici di grande suggestione.
Nel secondo Ottocento, dopo le sanguinose repressioni, i briganti entrano nell’epos della letteratura popolare, in cui vicende storiche e figure di personaggi protagonisti, s’intrecciano sempre di più con gli eroi dell’immaginario, interpretando i desideri di rivalsa contro i soprusi dei potenti nei confronti delle popolazioni più deboli, a cui spesso essi porgono aiuto.
Nella fiorente editoria popolare di fine secolo, da Perino di Roma, a Salani di Firenze, e nelle testate dei grandi periodici illustrati, o nelle dispense di Nerbini del primo Novecento, trovano ampio spazio le immagini più truculente, e di qui sconfinano verso il territorio infanzia, entrando nel tessuto narrativo delle fiabe, grazie in particolare a personaggi “ponte” come la scrittrice Emma Perodi.
Briganti sono gli “assassini” che inseguono l’ostinato Pinocchio dopo l’agguato nel bosco, e l’iconografia di Mazzanti e di Chiostri, i primi figurinai del burattino, ne registra puntualmente gli attributi; briganti sono gli orchi o i vagabondi che “rapiscono” i bambini per le strade per poi costringerli a servirli o a lavorare. Un rischio che consegue sempre ad una trasgressione, ma che ha in sé il fascino di un mondo “altro”, insieme temuto e desiderato.

Pompeo Vagliani, docente a contratto del corso di Storia della Letteratura per Ragazzi presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Torino. Autore di volumi e articoli sulla storia della letteratura per l’infanzia, è stato per 10 anni direttore della Fondazione Alberto Colonnetti di Torino, Centro studi della letteratura giovanile. Presidente della Fondazione Tancredi di Barolo, ha curato l’avvio a Palazzo Barolo del Museo della Scuola e del libro per l’infanzia (dicembre 2003), realizzato a partire dalle collezioni da lui donate alla Fondazione.


LUCA MALAVASI (Università dell’Insubria-Varese)
Ombre elettriche di briganti stranieri

La figura del brigante, liberata dal contesto storico della sua apparizione e azione, ha costituito lungo il Novecento un “universale” aperto ai più svariati investimenti di senso; così, pur mantenendo intatte certe caratteristiche di base, il “personaggio” – tra mito e archetipo – ha finito per incarnare tensioni, conflitti e attriti sociali su sfondi politici, geografici e culturali non necessariamente legati alla sua cronaca storica. L’intervento ne vorrebbe mettere a fuoco – attraverso un ristretto ma emblematico corpus di pellicole straniere – costanti figurative e tematiche, passando dai vari Robin Hood della Hollywood classica alla figura del gangster fino ai giovani ribelli degli anni Sessanta (Bonny and Clide, Il bandito delle ore 11): tutti eredi della “lezione”, tra storia e leggenda, offerta dalle gesta dei briganti, paladini dell’insofferenza alle regole, della resistenza ai poteri costituiti e allo status quo, del richiamo a un ordine più giusto.

Luca Malavasi (Vigevano, 1975) si è laureato in Storia e critica del cinema a Pavia con Alberto Farassino e ha conseguito un Dottorato di ricerca presso l’Università Cattolica di Milano. Nel 2001 ha vinto il Premio Ferrero (sezione saggi), e da allora collabora a Cineforum. Scrive di libri sulle pagine di cultura de il manifesto e su Close-up. Ha pubblicato numerosi saggi in volume e in rivista, sia di carattere storico, sia di carattere teorico. È docente di Teoria e tecniche dei linguaggi audiovisivi presso l’Università dell’Insubria di Varese e di Metodologia dell’analisi del cinema e dell’audiovisivo presso la Cattolica di Milano, e collabora alla cattedra di Storia e critica del cinema dell’Università di Pavia. Ha pubblicato le monografie Gabriele Salvatores (Il Castoro, 2005) e Mario Soldati (Il Castoro, 2006) e, come co-curatore, La materia dei sogni. L’impresa cinematografica in Italia (Carocci, 2006).

NUCCIO LODATO (Università di Pavia)
Ombre elettriche di briganti italiani

Una concisa selezione di riferimenti cronologici e visivi in otto nostri cineasti di diverse generazioni. Dal decano Camerini, classe 1895 al più… giovane Benvenuti, 1946: in mezzo a loro Soldati e Castellani, Germi e Rosi, De Seta e Squitieri. Analizzando come nei film da essi dedicati all’argomento, ciascuno si sia atteggiato nei confronti di un fenomeno (che fa tutt’uno con la storia nazionale, pre- e post-unitaria) definito dal classico studio di Franco Molfese “complesso e confuso nelle sue manifestazioni, per taluni versi ancora oscuro”. Come la querelle, anche filmica, su Salvatore Giuliano, nella quale si fronteggiano la lontana lettura di Rosi nel film omonimo, a quella recentissima, polemicamente contrappostavi, di Benvenuti con Segreti di Stato. Con l’ulteriore apporto di una lettera dalla Sicilia di Indro Montanelli del ’49, appena edita: nella quale il contrapporsi (nella realtà) tra il colonnello Luca e il commissario Messana anticipa esattamente quello (metaforico?) tra il capitano Giordani e il commissario Siceli, delineato tre anni dopo da Germi nel Brigante di Tacca del Lupo.

Nuccio Lodato, professore a contratto di Storia e critica del cinema all’Università di Pavia e condirettore del festival della critica “Ring!” (quinta edizione ad Alessandria dal 28 al 30 settembre), collabora da quarant’anni a riviste specializzate nazionali – da un quarto di secolo fedele a <Cineforum> - ed è autore o curatore di numerose monografie e raccolte. I suoi interessi insistono sulle aree produttive italiana, francese e statunitense (sonore e mute, industriali e off), la storia dell’editoria e della critica, e soprattutto sulla concreta diffusione territoriale della cultura filmica. Lavora a due diverse monografie -Jean Renoir, Ingrid Bergman- e sta finalmente chiudendo, per lontano mandato dell’Accademia Urbense, un’ampia silloge di materiali sul grande direttore della fotografia ovadese Ubaldo Arata.


ISABELLA MARIA ZOPPI (Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea
- CNR, Torino) Banditi e ribelli nella canzone d’autore

Spaziando nel campo della canzone d’autore italiana, l’intervento si propone di presentare, a titolo esemplificativo e non certo esaustivo, una panoramica di testi incentrati sulle figure dell’alterità rispetto all’ordine costituito, quelle che, muovendosi ai margini della società, forse proprio per questo riescono meglio a definirla e a raccontarla. Dunque si metterà in scena una rassegna di personaggi di diversa devianza, dagli interpreti emblematici di una varia e vera malavita (il bandito, lo scippatore, lo spacciatore, la prostituta) ai protagonisti rubati alla realtà, come Landru o Sante Pollastro, fino agli eroi della letteratura che nell’immaginario collettivo incarnano il desiderio comune di rivolta e redenzione, come Robin Hood, oppure di fuga e rifondazione, come Peter Pan.

Isabella Maria Zoppi lavora a Torino come ricercatore dell'Istituto di Storia dell'Europa mediterranea del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ma è anche la cantautrice Isa, che dal 1985 sviluppa una personale e colta ricerca tra suoni acustici e ritmi latini, jazz e contaminazioni mediterranee (Disoriente, 2003; Porta dei Canti, 2005).

 

MATERIALI DIDATTICI: REPERTORIO BRIGANTI POPOLARI ITALIANI , a cura di MILO JULINI

Su idea di Franco Castelli, il Repertorio si propone di allestire schede dedicate ai briganti che già in vita e soprattutto dopo la morte - di solito violenta o sul patibolo - hanno assunto nel giudizio delle popolazioni delle zone teatro delle loro scorribande il carattere di banditi gentiluomini e di Robin Hood che “rubavano ai ricchi per dare ai poveri”. Il Repertorio è suddiviso per regioni, tenendo presente la struttura territoriale degli stati preunitari. Di ogni personaggio si offrono gli elementi per caratterizzarlo (ritratto, definizione, area geografica, periodo storico, cenni biografici e riferimenti alle leggende sorte su di lui), nonché i dati per approfondirne la conoscenza (bibliografia). Sono già state completate le schede relative ai briganti del Piemonte e ad alcuni rilevanti personaggi del Nord e Centro Italia. Le schede riguardanti il Centro Sud e la Sardegna sono in corso di allestimento.

Milo Julini, nato a Torino nel 1951, da molti anni si occupa come cultore della ricostruzione di vicende criminali in Torino e in Piemonte, nel periodo risorgimentale per analizzare le modalità di repressione del crimine, gli uomini e le strutture della giustizia di questa importante epoca. Sull’argomento, è autore di vari articoli e libri.





 

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