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Prefazione al libro I peccati in piazza  
di Roberto Leydi

Roberto Leydi alla presentazione del libro di Franco Castelli sulle Bosinate carnevalesche
(Alessandria, Palazzo Guasco, 26 febbraio 2000).




Franco Castelli, I peccati in piazza. Bosinate carnevalesche in Piemonte, Istituto per la Storia della Resistenza e della società contemporanea- Centro di cultura popolare "G. Ferraro", Alessandria 19

 

 

 


In ricordo di Roberto Leydi ripubblichiamo la sua prefazione al libro di Franco Castelli I peccati in piazza. Bosinate carnavalesche in Piemonte (1999)

 

Le attenzioni che, nel tempo, son state dedicate alle manifestazioni, ai comportamenti e agli atti comunicativi di quello che, per comodità o convenzione chiamiamo "mondo popolare" hanno seguito, da noi, curiosi percorsi e si segnalano per la loro discontinuità e le loro lacune. E non soltanto (o tanto) son stati i momenti, o le situazioni, o i "generi" secondari o marginali a restar esclusi da impegni non occasionali o localistici di ricerca, ma pure alcune tra le manifestazioni più vistose, diffuse e spesso addirittura clamorose.

Ricordo che quando, ormai anni fa, nell'ambito dei lavori avviati dalla Regione Lombardia sulla realtà "tradizionale" della regione, progettammo di rivolgere l'attenzione sui carnevali lombardi, scoprimmo che ben poco poteva offrirci a quel proposito la bibliografia e che tutto o quasi era da fare, a incominciare dall'identificazione dei luoghi sui quali rivolgere la ricerca. In quella occasione ci furono di aiuto sostanziale le guide del TCI che, per alcuni paesi, riferivano, nei sommari cenni generali, di un "caratteristico carnevale"! Così, per esempio, Italo Sordi arrivò a Bagolino, cioè ad un paese con un carnevale straordinario, sfuggito a tutti i demologi.

Avemmo la conferma, in quella occasione, di quella tendenza che ha percorso (e purtroppo ancora sembra percorrere) gran parte della demologia, cioè la tendenza archeologica, che spinge a inseguire il "prezioso". il "raro" il "sommerso" e, soprattutto, ciò che "sta per scomparire" e quindi caccia all'«ultimo» (o presunto tale), distogliendo l'attenzione da quanto è vivo e si svolge non già in un remoto villaggio ma, in più d'un caso, addirittura sotto i nostro occhi. Fu così che decidemmo, un anno, di lasciar fuori dall'itinerario di ricerca i paesi di montagna per concentrare l'attenzione su Milano. Con scoperte tutt'altro che insignificanti.

Un caso che mi pare esemplare in questa prospettiva è proprio quello della tradizione e della pratica delle "bosinate". "Bosino". a Milano, era il paesano (soprattutto, ma non soltanto, del territorio a nord della città), ignorante e grossolano. Esattamente come il "burino" (etimologia comune? non so, non sono un glottologo) a Roma.

Le "bosinate" erano quindi componimenti poetici in lingua "bosina" che s'immaginavano esser usciti dalla bocca appunto di un "bosino", quindi "ridicole".

Le "bosinate" a Milano, erano lette per strada da professionisti del genere, ma soprattutto vendute, stampate su fogli volanti, sui banchetti dei mercati. Le ultime "bosinate" che io conosca sono su fogli datati all'indomani della Prima guerra mondiale.

I fogli conservati sono moltissimi, centinaia anche soltanto quelli dalla metà del secolo scorso, e alcuni testi sono anche entrati nella memoria popolare. Io stesso, nel secondo dopoguerra, ho registrato alcune di queste bosinate cantate in osteria nella periferia milanese. Tra questi duraturi successi El ridicul matrimoni de Batista e Giuseppin, di Giuseppe Alfieri. Questa "bosinata" era stata stampata la prima volta (dalla Tipografia Ranzini, Milano), nel 1889 e ristampato almeno una volta ancora nel 1902. E a testimoniare la fortuna di questo testo (un bellissimo testo satirico, assai di vertente) abbiamo la produzione di un seguito, El straordinari battesim di fioeu de Battista e Giuseppin, sempre firmato da Giuseppe Alfieri, lo stesso anno del Matrimoni (e anche questo seguito ripubblicato nel 1902).

Un fenomeno consistente, vistoso, significativo eppure pressoché ignorato dalle ricerche e dagli studi che, nel migliore dei casi, si sono dedicati all'elencazione e descrizione dei fogli presenti nelle raccolte pubbliche e private. Non un cenno alla personalità degli autori (i fogli erano infatti quasi tutti firmati), non una ricerca sui modi di lettura pubblica, non un approfondimento del rapporto fra i contenuti satirici dei testi e gli eventi e gli ambienti ai quali esplicitamente si riferiscono. Io credo che sarebbe, per esempio, interessante una ricerca sulla famiglia Alfieri, Carlo, Giacinto e Giuseppe, che hanno composto "bosinate" tra le più fortunate per quasi mezzo secolo, dal 1865 al 1911.

Benvenuto, dunque, lo studio di Franco Castelli, un ricercatore e uno studioso che (fra non molti) ha sempre saputo coniugare la precisione filologica all'attenzione di quello che si dice il "contesto". sfuggendo alle tentazioni nostalgico-provinciali e proiettando invece il suo lavoro dedicato all'alessandrino in un paesaggio regionale e nazionale. E che, come nel caso di questo lavoro, ha sempre prestato attenzione anche a quelle manifestazioni apparentemente (e per pregiudizio) minori o marginali della comunicazione popolare che troppo spesso son messe da parte dalla demologia "seriosa".

Se per quanto riguarda la pratica della "bosinata" milanese (ma, più in generale, lombarda, con una presenza di una certa consistenza, per quanto io sappia, almeno a Bergamo, con testi in lingua bergamasca del contado) non mi risulta un'esplicita e specifica applicazione carnevalesca e soprattutto uno scoperto valore "rituale". per l'Alessandrino (cioè territorio, almeno per la sua parte orientale, "lombardo", come del resto il Novarese e l'Ossola) questo nome - "bosinà" - e questo genere di componimento satirico sembrano aver trovato proprio nel rituale carnevalesco il loro trapianto.

Franco Castelli affronta il problema della "bosinata" carnevalesca alessandrina da tutti i possibili punti di vista e s'avventura anche in interpretazioni che illuminano i testi oltre i loro significati letterali e spiegano il "successo" del genere e, soprattutto, la sua permanenza, forse straordinaria, fino ad oggi.

E' stata naturalmente, la collocazione centrale nel rito carnevalesco a garantire la sopravvivenza della pratica della "bosinata" alessandrina. Constatiamo tutti come, contro le previsioni degli anni Cinquanta, il carnevale abbia trovato, negli ultimi vent'anni, nuova vitalità e anche reviviscenza, accanto ad alcune altre manifestazioni di ritualità tradizionale (penso, per esempio, al "maggio", giudicato in coma negli anni Cinquanta), di fronte alla sempre più rapida crisi delle manifestazioni familiari. Questa tendenza, che ha, mi pare, molti significati non tutti ancora indagati, ha "salvato" la "bosinata" alessandrina, mentre quella milanese è rapidamente scomparsa con la Prima guerra mondiale, o poco dopo.

Il lavoro così approfondito e "largo" di Franco Castelli è, quindi, di grande interesse e utilità non soltanto per quanto ríguarda una tradizione alessandrina, ma anche per quanto tocca il problema della "bosinata" nella sua area più estesa, dei rapporti della "bosinata" con altre tradizioni simili e del valore, senso, significato del carnevale nella realtà di oggi.

Sul suo esempio si potrebbe avviare, finalmente, una ricerca sulla "bosinata" milanese (o, forse meglio, lombarda), oltre le pur utili (e anzi, indispensabili) ricerche e descrizioni dei vecchi fogli volanti, esercizio al quale, del resto, io stesso mi sono applicato.

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