
Roberto
Leydi alla presentazione del libro di Franco Castelli sulle Bosinate
carnevalesche
(Alessandria, Palazzo Guasco, 26 febbraio 2000).

L'ultimo
libro di Roberto Leydi: Gelindo ritorna. Il Natale in Piemonte,
con una nota di Umbrto Eco, Omega Edizioni 2001.
La
prefazione di RobertoLeydi al libro I peccati in piazza di
Franco Castelli
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Roberto
Leydi si è spento sabato 15 febbraio, a 75 anni. E' stato
certamente uno dei più grandi studiosi italiani di cultura
popolare, fondatore, assieme a Diego Carpitella, della moderna
etnomusicologia italiana.
Nato a Ivrea nel 1928, si era interessato, sin dalla fine degli
anni '40 di musica contemporanea, di jazz e di musica popolare
americana, collaborando con Luciano Berio e Bruno Maderna. Si
dedicò poi specificamente alla musica di tradizione popolare,
contribuendo in modo decisivo allo sviluppo dell'etnomusicologia
italiana.
Grande ricercatore "sul campo", fu un eccezionale scopritore
degli "altri mondi" sonori, non solo nel natio Piemonte
e nelle altre regioni settentrionali, ma in Grecia, Francia,
Scozia,
Spagna, Nord Africa, dando nel nostro paese un contributo fondamentale
a promuovere le ricerche e gli studi sul canto sociale, la ballata,
la musica liturgica tradizionale, gli strumenti musicali.
Aveva promosso l’Ufficio per la cultura popolare della Regione
Lombardia, curando una splendida serie di volumi di documentazione
sulla cultura tradizionale lombarda. Aveva curato l’edizione
di numerosi dischi di documentazione etnomusicologica (prima
la
collana dei Dischi del Sole, poi la collana Albatros)
e la realizzazione di spettacoli di musica popolare, di trasmissioni
televisive e radiofoniche, di mostre documentarie sulla musica
e lo spettacolo popolari.
Grande maestro, fascinatore e trascinatore dei suoi allievi,
il suo magistero all'Università di Bologna (DAMS) ha allevato
tutta una generazione di giovani ricercatori e ha influito non
poco sul sorgere e il permanere di un folk-revival in Italia.
Anche chi scrive ha con lui molti debiti di riconoscenza. Fu
lui infatti, alla metà degli anni '60, con i suoi Dischi
del Sole, con il volume Canti sociali italiani,
con lo spettacolo Le canzoni di "Bella ciao"
(Spoleto, 1964), a darmi la spinta alla ricerca sul territorio
alessandrino; fu lui, una decina di anni dopo, con la sua generosa
amicizia, a incitarmi a pubblicare qualcosa delle mie innumerevoli
registrazioni e a fare da padrino al disco di canti popolari Alessandria
e il suo territorio, che vinse inopinatamente, nel 1978,
il premio della critica discografica italiana. L'anno prima avevamo
curato insieme, per la BUR, la densa antologia dei Canti popolari
piemontesi ed emiliani di Giuseppe Ferraro.
E poi, come dimenticare la partecipazione, appassionata e sempre
documentatissima, ai nostri Convegni di Rocca Grimalda: da quello
del 1999 sul Senno di Bertoldo, a quello sullo Charivari (2000),
all'ultimo, dell’anno scorso, dedicato alle Voci
del Medioevo. Come dimenticare la simpatia con cui aveva
voluto scrivere la prefazione al mio libro sulle Bosinate
carnevalesche in Piemonte, presenziando alla stessa serata
organizzata dall’Assessorato provinciale alla cultura in
Palazzo Guasco (26 febbraio 2000). E infine, la sua ultima opera,
guarda caso, dedicata proprio ad una tradizione radicata nella
nostra terra, quel Gelindo ritorna (ed. Omega) cui Umberto
Eco ha premesso una divertentissima nota di tono autobiografico
(“sulla famosa querelle fra le scuole di Bratislava e di
Koenigsberg e i frati di Alessandria”) e a cui anch’io
ho collaborato con tanti documenti, dai canti ai libretti popolari
"di stalla" di mia madre.
Chi ha avuto la fortuna di averlo compagno in qualche momento
conviviale post convegno, non potrà facilmente dimenticare
la sua carica di buonumore, la sua prorompente vitalità,
la sua intelligente ironia. Grazie di tutto, Roberto. Il folk
italiano ti deve molto: non solo i canti di Teresa Viarengo,
della
Daffini, delle sorelle Bettinelli o del Sinigaglia, ma anche
la singolare, imprevista rinascita della canzone popolare in
questo
scorcio di 2003 (leggi il successo di Sento il fischio del
vapore, di De Gregori-Marini).
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